San Castrese a Marano di Napoli 2027 - La barca senza timone e l'incendio del campanile
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 30/08/2026.
La festa di San Castrese si tiene a Marano di Napoli, in provincia di Napoli, in Campania, l'11 febbraio, giorno che la tradizione indica come quello della morte del patrono. La festa «unisce il canto della Passio Castrensis, la lunga processione per le strade della città, la peregrinatio della Sacra Immagine nelle parrocchie del territorio e i riti dell'ottava», celebrati la domenica successiva. A chiudere i festeggiamenti sono l'incendio del campanile e lo spettacolo pirotecnico sopra la piazza; una seconda ricorrenza, il 1° settembre, ricorda lo sbarco del santo sulle coste campane.
L'undici febbraio a Marano
Ogni 11 febbraio Marano di Napoli si stringe attorno al suo patrono nella Solennità di San Castrese, vescovo africano approdato sulle coste campane nel V secolo. È il giorno che la tradizione indica come quello della sua morte, il dies natalis: la comunità celebra la Solennità con una festa che intreccia liturgia solenne, devozione popolare e tradizioni tramandate di generazione in generazione.
La festa unisce il canto della Passio Castrensis, la lunga processione per le strade della città, la peregrinatio della Sacra Immagine nelle parrocchie del territorio e i riti dell'ottava, e ogni tappa è accompagnata da accoglienze, veglie e celebrazioni che coinvolgono i diversi quartieri di Marano, dal Convento a Vallesana, da San Rocco all'Immacolata, dallo Spirito Santo alla Santissima Annunziata. Intanto, tra i balconi di via Parrocchia, via XXIV Maggio, via IV Novembre e via Casalanno vengono installati dei gagliardetti che riportano le strofe dell'Inno e della preghiera di affidamento della città a san Castrese. In chiesa, tutti i sacerdoti di Marano concelebrano la santa messa presieduta da un vescovo ospite, e le solenni celebrazioni si concludono con il canto del Te Deum, l'accensione della lampada votiva e la reposizione del busto del Patrono nella cappella dedicata.
L'ottava, celebrata la domenica successiva, prevede la Messa del mattino, un secondo tratto di processione, la celebrazione serale con i riti dell'ottava e l'accensione della lampada votiva, con cui la città viene affidata al suo patrono. A chiudere i festeggiamenti è il tradizionale incendio del campanile e lo spettacolo pirotecnico, che illumina il cielo sopra la piazza e richiama pubblico anche dai comuni vicini dell'area a nord di Napoli.
I dodici vescovi e la nave destinata ad affondare
San Castrese, o San Castrense, fu un vescovo africano vissuto tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C.: una versione lo colloca durante le persecuzioni degli ariani, un'altra durante le persecuzioni dei Vandali, attorno al 439–440 d.C. La tradizione agiografica racconta che Genserico, re dei Vandali, volle eliminare un gruppo di dodici vescovi africani inviandoli in mare su una nave fatiscente senza timone, con l'intento di farli affogare. Secondo un'altra redazione della Passio, il re non sapeva come costringerli a rinnegare la fede e chiese consiglio ad Aristodemo, che suggerì di farli salire su delle navi e affondarle.
Castrese fu imprigionato con altri cristiani e vescovi e poi condannato a morire su una barca fatiscente e priva di timone, lasciata in balia del Mediterraneo; per miracolo, però, la barca raggiunse le coste della Campania con tutto l'equipaggio. Sbarcati, ognuno prese la propria strada.
Castrese si stabilì nell'antica città romana di Sinuessa, nell'attuale zona di Castel Volturno, e vi svolse il suo apostolato fino al giorno della sua morte, avvenuta l'undici febbraio di un anno imprecisato del V secolo. Il seguito della leggenda chiude il cerchio con chi l'aveva condannato: passò molto tempo, Aristodemo si ammalò, chiese perdono al vescovo tramite la moglie Beatrice e guarì. Quando Castrese capì che stava per morire, comunicò a tutti la notizia e decise di celebrare quella che sapeva sarebbe stata la sua ultima messa. Il racconto è fissato nella Passio Sancti Castrensis, redatta probabilmente tra Sessa e Capua, e nella Vita Castrensis.
La reliquia che arrivò per via di commercio
I maranesi conoscevano molto bene Castrese a causa degli scambi commerciali che c'erano tra Marano e Sessa, e da lì nacque la richiesta di una reliquia. Secondo la tradizione i maranesi la ottennero per intercessione del cardinale Ludovico de Torres, arcivescovo di Palermo, che la inviò all'arcivescovo di Napoli Francesco Buoncompagni; questi la donò al parroco don Cesare Moio.
Alla morte di Castrese i maranesi chiesero alla città di Sessa Aurunca una reliquia del vescovo: si tratta di «una parte della tibia (in passato ritenuta erroneamente un osso del braccio)», tuttora custodita nel busto reliquiario del santo. La reliquia è tutt'oggi conservata in una teca posta nel busto di san Castrese, venerato quale patrono della città nell'omonima parrocchia e portato in processione durante le solenni ricorrenze dell'11 febbraio e del 1° settembre.
All'interno della chiesa sono conservate sei tele che raffigurano alcuni prodigi attribuiti a san Castrese e riguardanti Marano, avvenuti tra la seconda metà del Seicento e la seconda metà del Novecento, e per alcuni di essi esistono testimonianze nell'archivio storico parrocchiale. È molto probabile, dagli studi ancora in corso, che sia stato proprio il vescovo Castrese a portare il cristianesimo nel territorio maranese e a fondarvi una prima comunità cristiana.
Il corpo dato come dono di nozze
Nel 1065 le diocesi di Castel Volturno e Capua furono unite, e nel secolo successivo il vescovo di Capua, Alfano, decise di donare il corpo del santo — privo della testa, che continua a essere conservata nella città campana — al sovrano normanno Guglielmo II, in occasione delle sue nozze con Giovanna d'Inghilterra. Il dono è datato al 1176, e il corpo fu deposto sotto l'altare maggiore della Cattedrale di Monreale, dando origine al culto del santo come protettore della città siciliana. Le spoglie vi furono trasferite dal duomo di Capua.
Nel corso del Cinquecento il cardinale Ludovico de Torres fece erigere la Cappella di San Castrense nella cattedrale, che nel 1637 fu ulteriormente arricchita dal nipote, cardinale Cosimo de Torres, con un pregevole reliquiario in argento per custodire le reliquie.
Le reliquie del corpo hanno però lasciato Monreale per un ritorno in Campania: le comunità di Marano di Napoli, Quarto, Sessa Aurunca e Castel Volturno hanno accolto l'urna giunta dalla Sicilia, e per i nove giorni successivi le città campane che venerano il santo come patrono hanno dato vita a una serie di iniziative religiose, culturali e musicali in memoria del suo approdo sulle coste della Campania. Il 2 settembre i parroci e i fedeli di tutte le parrocchie di Marano si sono ritrovati nella chiesa patronale per una giornata di preghiera, con la recita del santo Rosario completo e una messa solenne durante la quale è avvenuta «una solenne richiesta di perdono per tutti i gravi peccati perpetrati o maturati nei secoli» nella città, «le illegalità, le corruzioni, le morti per mano violenta». Il 3 settembre è stata la volta della Professione di Fede comunitaria, con la solenne recita del Credo «in cui si declama la fede nella Trinità divina, fulcro dell'opera evangelizzatrice di san Castrese».
Lo sbarco del primo settembre
La festa dello sbarco del 1° settembre, gemellata con la comunità di Castel Volturno, si svolge dal 1901 e nasce per commemorare l'approdo dei dodici vescovi giunti dall'Africa come raccontato nella Vita Castrensis. Nel 1909 fu fondata l'Unione Cattolica Operaia, oggi Associazione San Castrese, con lo scopo di coadiuvare il parroco dell'omonima parrocchia nella preparazione della festa patronale e delle processioni.
Ci fu anche una terza ricorrenza, oggi non più celebrata. In passato, oltre alla festa principale dell'11 febbraio e alla festa dello sbarco, si celebrava anche la Traslazione del corpo durante la festività della Santissima Trinità, ossia nella domenica successiva alla Pentecoste, data che sottolinea la matrice ariana della persecuzione subìta dal santo, aderente alla professione di fede nicea.
Il culto accomuna i fedeli di cinque diverse località, quattro in Campania — Castel Volturno, Sessa Aurunca, Marano di Napoli e Quarto Flegreo — e una in Sicilia, Monreale, dove le spoglie del santo sono conservate nel duomo. A Sessa Aurunca esiste ancora oggi una frazione chiamata San Castrese, di cui il vescovo è patrono.
Dentro la chiesa madre, e sotto
La Chiesa di San Castrese a Marano è la chiesa madre, ubicata nel punto più antico della città, ed è il punto di partenza della comunità ecclesiale maranese; dedicata al patrono, festeggiato l'11 febbraio, appartiene all'arcidiocesi di Napoli. Ha tre navate ed è stata costruita nell'anno 1600, e vi si trovano la statua e il busto reliquiario del santo patrono.
Nella chiesa è conservato il fonte battesimale, testimonianza dell'epoca romana assieme al Ciaurro: di autore ignoto, a pianta ottagonale, sulla quale sono scolpite le facce di tre donne che raffigurano la giovinezza, la maturità e la maternità. Apparteneva alla nobile famiglia milanese dei Visconti, che lo regalò nel 1598 alla chiesa di san Castrese appena costruita. Recenti sopralluoghi ipogei hanno portato alla luce l'antica testa di legno di San Castrese, un manufatto ligneo di fine Cinquecento, oggi esposto nella cappella del Santo patrono.
Fuori Marano il culto è confermato da evidenze archeologiche. Una transenna marmorea quadrata con croce monogrammatica, datata ai secoli V–VI e scoperta nel Museo di Capua, potrebbe indicare una fenestella confessionis collocata sulla presunta tomba di San Castrese; e una pittura datata tra l'VIII e il X secolo, rinvenuta in una grotta nei pressi di Calvi, in provincia di Caserta, rappresenta Castrese affiancato a un altro vescovo, Prisco. La tomba, invece, non fu mai ritrovata.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Marano di Napoli per la festa di San Castrese chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Quarto Centro, a 6,7 chilometri da Marano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Melito ha davanti un percorso di 5,1 chilometri, sei minuti di guida.
Che altro succede in provincia di Napoli
Altre feste di febbraio nella stessa zona.
- Sbarco di San Castrese a Marano di Napoli — settembre
- San Ciro a Portici — gennaio
- San Sebastiano a Gragnano — gennaio