San Conone di Iconico ad Acerra 2027 - Le statue dalla pelle nera e la processione senza inchini
Fonte: ildrago1.wixsite.com, letta il 20/09/2026.
La festa dei santi patroni si celebra ad Acerra, in provincia di Napoli, in Campania, il 29 maggio, e dura tre giorni. I patroni sono due, padre e figlio — Cuono e il figlio, martirizzati a Iconio intorno al 275 — e le statue che escono in processione li raffigurano con la pelle nera. Il giorno prima, il 28, le statue vengono portate dalla loro piccola chiesa al Duomo; il 29, nel tardo pomeriggio, attraversano i corsi della città sotto le luminarie; il 30 tornano indietro in una processione lenta e silenziosa. Nella processione «non c'è alcun inchino».
Due santi, non uno
I patroni sono due, e sono padre e figlio. Il fatto che si tratti di due santi è già di per sé una particolarità, poiché la tradizione cristiana ha abituato i fedeli a singoli patroni a cui si affiancano, generalmente, i compatroni.
Si chiamano Cuono e Figlio. Il primo era Conone, e «il nome Cuono deriverebbe dalla trasformazione subita nel tempo». Il secondo non ha un nome negli atti: la tradizione agiografica lo ha chiamato Conello perché, non avendo notizie in merito, ha scelto di attribuire al figlio il nome del padre con un vezzeggiativo.
L'ingegnere idraulico di Iconio
La vicenda si colloca nel III secolo d.C., sotto Aureliano, imperatore dal 270 al 275, quando il prefetto Domiziano fu inviato a sorvegliare che venissero adorati gli dei. A Iconio — città dell'allora provincia d'Isauria, oggi Konya, in Turchia, evangelizzata secondo gli Atti degli apostoli dall'apostolo Paolo — gli fu presentato Conone, «che viveva santamente, accetto a Dio, partecipe di Cristo».
Di mestiere faceva quello che oggi chiameremmo l'ingegnere idraulico. Era sposato e desiderava ardentemente un figlio, che arrivò dopo anni di preghiere; alla morte della moglie fece voto di castità e si ritirò a vita solitaria portando con sé il bambino — un documento lo dice «solitario di professione», cioè monaco. Il figlio seguì il padre in ogni scelta e a soli dodici anni risultava già diacono, dedito all'assistenza spirituale e materiale dei diseredati.
Il fatto che ha reso Conone famoso è il «miracolo dell'acqua»: un fiume inondava campagne e villaggi, e il santo, invocato dalla gente, «prodigiosamente lo ricondusse nel suo alveo». Ne esiste anche una lettura terrena: sarebbe stata un'opera di bonifica delle aree paludose, e fu proprio quella a portarli davanti al prefetto.
Il martirio, e perché le statue sono nere
Durante la nona persecuzione dei cristiani, intorno al 275 d.C., padre e figlio rifiutarono di rinnegare la fede e furono condannati. I supplizi, raccontati con abbondanza di particolari, furono più d'uno: lamine di ferro incandescenti su una graticola rovente, piombo fuso fatto scorrere sul ventre, una caldaia di rame in cui erano stati fusi resine, zolfo e piombo, l'asfissia col fumo dopo essere stati appesi a testa in giù. Da tutti uscirono illesi; a ucciderli fu la frattura delle mani con un martello.
Prima della fine — racconta la passio — si udì una voce dall'alto: «Andate, o coraggiosi campioni di Cristo, la cui vita fu santa e l'indole perfetta e il tempo avvenire nel Cielo; coronati di rose esultate, mostrando la vostra vittoria sopra Satana!». Di fronte alla loro morte, Domiziano ebbe paura.
Da quei supplizi viene il particolare che colpisce chiunque entri nella chiesa di San Cuono: le statue li raffigurano con la pelle nera. La spiegazione più diffusa è che sia «in segno del martirio subìto: la graticola e poi il fumo»; un'altra parla di una pece nera rovesciata addosso da cui sarebbero usciti illesi. Nell'iconografia tengono in mano destra la palma, che simboleggia il martirio.
Come due santi di Iconio sono diventati acerrani
Quando il culto sia arrivato ad Acerra non lo sa nessuno con certezza — si sa che era vivo già prima del 1079 — e le ipotesi sono tre, nessuna dimostrata. La prima: nell'VIII secolo, durante la persecuzione iconoclasta di Leone Isauro, molti cristiani fuggirono dall'Asia Minore e si rifugiarono in Campania, e qualcuno può aver portato con sé reliquie e culto. La seconda: i pellegrini di ritorno dalla Terrasanta, che «donavano parte delle reliquie a chi li ospitava». La terza è un racconto preciso: due monaci diretti a Roma dal Papa si fermarono nei pressi di Acerra e, prima di ripartire, lasciarono al Vescovo la reliquia di San Conone per riconoscenza; esposta alla pubblica venerazione, «si compirono molti prodigi», e il Vescovo propose agli acerrani di dichiarare padre e figlio patroni della città.
Il territorio acerrano era allora una zona paludosa, da bonificare: il miracolo dell'acqua compiuto in Asia Minore parlava esattamente al problema della città, e «fece sì che la città lo accogliesse con lo stesso fervore del suo popolo d'origine». Un patronato nato per l'aria insalubre dei boschi paludosi è tornato di grande attualità con l'inquinamento ambientale.
Prima del 1079 esisteva già un monastero con la chiesa, poi ceduta al «Monistero Benedettino»; una lettera del 1676 descrive l'altare maggiore con le due statue, e nel 1760 tutta la Chiesa fu rifatta in stucco grazie alle elemosine raccolte dall'eremita fra Ciriaco Pier Maria. Quanto alle reliquie, l'ulna di un braccio di San Cuono fu consegnata alla città con una solenne cerimonia religiosa nel 1688 dal vescovo di allora, che l'aveva ricevuta da Roma: è custodita tutto l'anno nel Duomo.
Il vento sul Vesuvio e il bambino sulla strada
Il primo dei due episodi che si raccontano è un'eruzione del Vesuvio: dal vulcano sorse un'immensa nube nera che cominciò a espandersi sulla pianura acerrana, il popolo ricorse all'intercessione dei santi portando statua e reliquie in processione, e «pochi minuti dopo un vento forte, ma riparatore, spazzò via nubi e cenere». Successe nell'aprile del 1872.
Il secondo è del 1806: un generale francese, giunto ai confini della città, nell'attuale Gaudello incontrò un uomo con un bambino che gli intimava di comportarsi in modo corretto con gli acerrani; più tardi, visitando la chiesa dei protettori, riconobbe in quelle statue i due che aveva incontrato. Anche la campana ha un compito civile: quella della chiesa di San Cuono, fusa nel 1818, veniva usata come strumento per allontanare i temporali estivi che potevano danneggiare i campi coltivati.
Da sempre gli acerrani «chiedono la loro intercessione per miracoli che non sono personali», ma l'intervento dei santi patroni «per situazioni collettive, per i drammi della città, del territorio».
Tre giorni, e una processione che non si inchina
La festa religiosa cade il 29 maggio, il giorno che la tradizione indica come quello della morte — anche se la versione latina della passio colloca la commemorazione al ventesimo giorno del mese di maggio, «il che evidentemente non coincide con il 29 maggio, giorno in cui noi acerrani celebriamo la festa dei nostri santi protettori».
Il 28 i santi vengono portati in processione dalla piccola chiesa a loro dedicata fino al Duomo. Il 29 si comincia con la messa delle 11, con le statue collocate a sinistra dell'altare maggiore; il momento che gli acerrani aspettano è quello del tardo pomeriggio, quando le statue attraversano i corsi e le strade principali passando sotto grandi luminarie colorate, accolte da due ali di folla e seguite da un lungo corteo, con la reliquia che per un giorno esce dal Duomo. Poi il rientro, e il riposizionamento al lato dell'altare maggiore. Il 30 maggio le statue tornano nella loro piccola chiesa, in una processione lenta e silenziosa.
In questa processione «non c'è alcun inchino, perché la Madonna e i santi non si inchinano ai boss o ad altri presunti tali», ed è il risultato del lavoro di «monsignor Antonio Riboldi e monsignor Giovanni Rinaldi, che con i loro collaboratori hanno lavorato per purificare la processione da elementi spuri e impropri»: «si prega e si canta, non si verifica nessun elemento negativo, non ci sono festeggiamenti esterni, non c'è un grande dispendio di denaro pubblico e non si chiamano cantanti».
Un tempo gli acerrani celebravano due feste annuali: quella religiosa del 29 maggio, preceduta da un triduo, e l'altra «impropriamente detta civile» nell'ultima domenica di agosto, allora più solenne — luminarie la vigilia, l'alba salutata dal suono delle campane e dall'armonia della banda musicale che gira per la città, la statua «adornata di fiori e cerei», messa cantata con l'intervento del Vescovo, la processione, la corsa al pallio e, a chiudere, lo sparo di fuochi artificiali.
Come arrivare alla festa
Arrivare ad Acerra per la festa di San Conone di Iconico non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Acerra a un passo dal centro, 2,9 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Acerra Centro, e da lì restano 2,0 chilometri e 3 minuti.
Che altro succede in provincia di Napoli
Nella stessa zona, altre feste con una loro storia.
- San Giuliano di Sora a Giugliano — settembre
- Madonna del Rosario a Pompei — maggio
- San Costanzo a Capri — maggio