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Perché nelle processioni di Pasqua ci sono gli incappucciati, e chi sono
Nelle processioni della Settimana Santa i penitenti sfilano con il volto coperto e un cappuccio a punta. Il motivo dichiarato è l'anonimato: chi fa penitenza non deve essere riconosciuto da nessuno, e in quel gesto non si deve poter cercare fama religiosa.
Il colore del cappuccio dice il resto.
Perché il volto è coperto
L'abito serve a garantire l'anonimato di chi lo indossa, e la spiegazione che ne danno le confraternite è precisa: nascondere il volto impedisce di riconoscere chi cerchi vanagloria e fama religiosa.
Il riferimento è il Vangelo di Matteo 6, il passo sulla preghiera fatta di nascosto. Coperto allo stesso modo, ogni penitente rinuncia alla propria identità personale, e il vestito rende tutti uguali davanti a Dio.
C'è poi il rovescio del gesto: il cappuccio è anche la segnatura visibile di chi sta facendo penitenza. Non spettacolo, ma esercizio di ascesi: il silenzio e lo sforzo fisico della processione sono una forma di penitenza corporea, e il carattere penitenziale degli abiti e delle cinture di sparto viene fatto risalire all'Antico Testamento.
Il capirote e il suo colore
In Spagna i penitenti si chiamano nazarenos e compiono la estación de penitencia della Semana Santa, anche in alcuni Paesi ispanoamericani.
Il copricapo è il capirote: un cono di cartone rivestito di stoffa, alto, a forma di cono rovesciato. Sotto si porta l'antifaz, il tessuto che copre completamente il viso. La forma conica ascendente richiama la vicinanza del penitente al cielo.
Il colore cambia da confraternita a confraternita, e ha un significato:
- il rosso è il sangue e la Passione di Cristo;
- il nero è il lutto per la morte di Cristo;
- il bianco è la purezza;
- il morado, il viola, rimanda anch'esso alla Passione.
Da dove viene quel cappuccio
L'origine è più cupa di quanto la processione lasci intendere.
Il capirote nasce agli inizi dell'Inquisizione, intorno al XV secolo: i condannati per delitti religiosi dovevano indossare un tessuto che copriva petto e schiena e un cucurucho di cartone come segno di penitenza. Il cono serviva a segnalare il condannato, e da quell'uso viene anche l'espressione tonto de capirote.
L'abito dei nazarenos si colloca fra il XV e il XVI secolo, collegato alle confraternite dei flagellanti spagnole, e dal XVII secolo le confraternite di Siviglia lo adottarono nelle processioni. Oggi a Siviglia le confraternite sfilano per tutta la settimana e i cittadini assistono in massa.
Chi organizza le processioni
Dietro ogni corteo c'è una confraternita, cioè un'associazione di fedeli legata a una chiesa. Sono loro a stabilire abiti, colori e percorso.
A Iglesias, in Sardegna, le quattro processioni della Settimana Santa sono firmate dall'arciconfraternita della Vergine della Pietà del Santo Monte, e i protagonisti sono i baballottis, gli incappucciati che portano a spalla i sette simulacri della Passione nella processione dei Misteri.
A Lanciano la processione è curata dall'Arciconfraternita «Morte e Orazione» di San Filippo Neri: gli incappucciati indossano un saio nero, hanno il capo coperto da un cappuccio nero e percorrono le vie con le fiaccole il Giovedì e il Venerdì Santo.
Come cambia da città a città
L'abito e la scena mutano parecchio lungo la penisola.
- Sorrento ha due processioni, una bianca e una nera. La bianca comincia nel cuore della notte, con centinaia di penitenti in saio e cappuccio bianchi: rievoca l'uscita della Madonna alla ricerca del Figlio, con la visita ai Sepolcri e il ritorno in chiesa.
- Enna conta oltre duemila confrati incappucciati al Venerdì Santo. Le 15 confraternite procedono in rigoroso ordine e in assoluto silenzio, precedendo le Vare del Cristo morto e dell'Addolorata; dalla Domenica delle Palme al Mercoledì Santo si svolge l'adorazione solenne dell'Eucaristia.
- Trapani porta in processione i venti Misteri, sculture che raffigurano gli episodi della Passione, accompagnati da venti bande musicali: si va dalle 14 del Venerdì fino all'alba del Sabato Santo.
- Isernia ha la Processione degli Incappucciati del Venerdì Santo, con uomini coperti da un telo bianco e incoronati di spine.
- Lipari: gli incappucciati portano un crocifisso sulle spalle, fra ceri e torce accese.
- Minori, in Costiera Amalfitana, ha i Battenti, uomini incappucciati in tonache bianche cinte da una corda di canapa, chiamati anche «peccatori incappucciati»: la tradizione risale al XIV secolo e segue ogni anno lo stesso rituale.
In Sicilia, in generale, i penitenti sono coperti dalla testa ai piedi e non scoprono nemmeno il volto.
Fuori dall'Italia, a Sartène, in Corsica, il Catenacciu è un penitente incappucciato che trascina catene per 17 chili.
Domande frequenti
Perché gli incappucciati coprono il volto?
Per restare anonimi: la penitenza va fatta di nascosto, e nascondere il viso impedisce di cercare fama religiosa. L'abito uguale per tutti annulla le differenze personali.
Che cosa significano i colori del cappuccio?
Dipende dalla confraternita: il rosso richiama il sangue e la Passione, il nero il lutto per la morte di Cristo, il bianco la purezza, il viola ancora la Passione.
Da dove viene il cappuccio a punta?
Dal capirote spagnolo, nato con l'Inquisizione nel XV secolo per segnalare i condannati per delitti religiosi, e adottato dalle confraternite di Siviglia nelle processioni dal XVII secolo.