San Liberale a Treviso 2027 - Il santo in corazza dipinto da Giorgione
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: trevisotoday.it, letta il 21/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La festa di San Liberale, patrono principale della Città e della Diocesi di Treviso, in Veneto, si celebra il 27 aprile. Il momento centrale è la Liturgia eucaristica nella Solennità del patrono, presieduta dal Vescovo nel Duomo di San Pietro, nella cui cripta si trovano le reliquie del santo; al termine si celebrano i Secondi Vespri, con il rinnovo delle promesse delle Cooperatrici Pastorali Diocesane. Liberale, nato ad Altino da famiglia appartenente all'ordo equester, fu proclamato patrono di Treviso fin dal sorgere del libero comune, nel XII secolo, ed è il santo che Giorgione dipinse in corazza, con in mano la bandiera della città, nella pala del duomo di Castelfranco.
Tre modi di vestire lo stesso santo
L'immagine più celebre è una pala d'altare: «Giorgione, nella celebre tela del duomo di Castelfranco, lo rappresenta addirittura rivestito di corazza con in mano la bandiera della città».
L'iconografia più antica lo mostra «vestito d'una lunga sottana simile al camice liturgico e d'una sopravveste più corta simile al colobion o alla tunicella o alla dalmatica». Nella figurina scolpita intorno al sepolcro del beato Enrico di Treviso è invece «rivestito della clamide dei soldati».
Con il passare dei secoli il vestito del santo seguirà la moda del tempo, e il suo essere cavaliere lo porterà a portare la spada o a essere raffigurato con l'armatura, fino a imporsi la rappresentazione con la lorica, l'armatura tipica del soldato romano: è così la statua d'argento, ex voto per la liberazione dalla peste del 1630, che viene portata in Cattedrale nei giorni della festa del patrono.
Un digiuno di sei giorni su sette
Liberale nacque ad Altino, da famiglia appartenente all'ordo equester, e fu educato nella fede cristiana — e battezzato — da Eliodoro, primo vescovo della città. Allo studio, alle preghiere prolungate e alle dure mortificazioni della carne accompagnava l'assistenza ai poveri e agli ammalati e l'azione vigorosa per sostenere il coraggio dei credenti, convertire i pagani e gli ariani e opporsi alle loro prepotenze.
Assisteva ogni giorno alla messa, ogni domenica si comunicava, e, preso cibo solo in quel giorno, restava completamente digiuno il resto della settimana.
Risolse una contesa fra Altinati e Trevigiani sorta attorno al castello di San Lorenzo in Prandecino — l'attuale Rovarè, frazione di San Biagio di Callalta — appartenente a un tal Prando, che si impegnò a demolirlo dopo essere stato miracolosamente guarito dal santo.
L'angelo che annuncia la fine
Quando Eliodoro si fece eremita, lasciò la diocesi al vescovo Ambrogio, che si mostrò incapace di arginare la minaccia eretica; Liberale, preoccupato, decise di andare a cercare il vecchio maestro.
Prima però volle chiedere lumi al Signore. Mentre pregava nella cattedrale si addormentò, e nel sonno gli apparve il suo angelo custode in forma d'uomo dall'aspetto risplendente, che lo incoraggiò e gli preannunciò vicina la morte.
Partì lo stesso, dopo aver visitato un'ultima volta le chiese della città e dei dintorni, e andò a Castrazone, dove c'era una chiesa dedicata a san Lorenzo, presso l'attuale Motta di San Lorenzo. Non trovando modo di raggiungere l'isola dov'era Eliodoro, si fermò là conducendo vita eremitica; colpito da grave malattia morì poco dopo, il 27 aprile, secondo la tradizione nel 437. Clero e popolo lo seppellirono in quella chiesa dentro un'arca marmorea.
Il Martirologio Romano lo registra come eremita: «Ad Altíno in Veneto, san Liberale, eremita.»
Il corpo che due città si contendono
Secondo la tradizione trevigiana, le reliquie di Liberale, insieme a quelle dei martiri Teonisto, Tabra e Tabrata, furono portate a Treviso dagli abitanti di Altino nel 452, quando sotto la minaccia degli Unni di Attila — o più tardi dei Longobardi — si rifugiarono numerosi in quella città; e Altino con il suo territorio restò poi incorporata in quella diocesi.
La contestazione arriva da Torcello, dove la sede vescovile passò nel 639, se non più tardi: il doge Andrea Dandolo, morto nel 1354, e poco dopo il domenicano Pietro Calò affermarono che i quattro corpi erano stati portati lì, nella cattedrale torcellana.
La presenza e il culto di quei corpi santi a Treviso sono però attestati a partire dal 1082 da un crescendo di testimonianze monumentali e archivistiche, e le affermazioni del Trecento «dovevano essere false, in quanto numerosissimi documenti testimoniano con molta chiarezza la presenza a Treviso almeno dal 1082». I resti si trovano tuttora nella cripta del Duomo di San Pietro.
Lo studioso trevigiano R. degli Azzoni Avogari riteneva che la leggenda fosse stata composta nel secolo X, «sfruttando anche elementi tolti da leggende d'altri santi»; il testo si conserva in un manoscritto della fine del XIV secolo e in alcuni compendi, e le gesta del santo sono descritte come «avvolte nel mistero e arricchite da miracoli apocrifi». L'odierna critica agiografica ritiene che Liberale non fosse altinate e che le sue reliquie sarebbero giunte probabilmente da Roma o dal Nordafrica. Le fonti, «scarse, scarne e talvolta leggendarie, offrono pochi e confusi elementi storici sulla sua figura ed opera».
Per la città, però, il patronato è antico e non discusso. Fin dal sorgere del libero comune, nel XII secolo, Liberale — «cavaliere di Altino» — era stato proclamato patrono di Treviso, pur restando gli apostoli Pietro e Paolo titolari della cattedrale; il beato Enrico di Treviso fondò la Confraternita di San Liberale nel 1360 o nel 1365. E i cittadini mandati da Treviso nel 1199 a fondare il castello da cui è nata Castelfranco Veneto lo vollero patrono anche là, nella stessa città dove Giorgione lo avrebbe poi dipinto in corazza.
Solennità del 27 aprile
La festa è il 27 aprile, e si svolge quasi tutta dentro il Duomo.
La Liturgia eucaristica nella Solennità di San Liberale è presieduta dal Vescovo, con altri vescovi concelebranti; partecipano il Capitolo della Cattedrale, il Vicario generale, l'Arciprete parroco, il rettore del Seminario, i vicari foranei, i parroci delle parrocchie del Comune di Treviso, il Seminario Maggiore e i religiosi della città, insieme alle autorità civili e militari. Al termine si celebrano i Secondi Vespri di San Liberale, con il rinnovo delle promesse di castità, povertà e obbedienza delle Cooperatrici Pastorali Diocesane, e fra i brani eseguiti c'è l'Inno a San Liberale, su musica di don Stefano Tempesta.
Alla celebrazione prendono parte gli adulti di Terza Età dell'Azione cattolica trevigiana, per il tradizionale pellegrinaggio, e gli aderenti all'Apostolato della Preghiera, che quel giorno festeggiano l'anniversario della fondazione.
San Liberale è infatti patrono anche dell'Azione cattolica, che lo celebra come «il proprio santo laico» e ne ricorda tre virtù: l'assistenza ai poveri e agli ammalati, l'azione vigorosa per sostenere il coraggio dei credenti, l'instancabile predicazione del Vangelo. L'associazione propone ai propri aderenti di visitare, accompagnati da una guida, la cripta della cattedrale e la sala del Capitolo, e viene illustrata la pala dell'artista bosniaco Safet Zec, che celebra i santi e i beati trevigiani della carità vissuti fra l'Ottocento e il Novecento.
Alla celebrazione partecipano anche i Cavalieri di Malta, i Cavalieri del Santo Sepolcro e l'Unitalsi, insieme all'Amministrazione comunale; e la festa del patrono si chiude con un momento conviviale nel giardino di Casa Toniolo.
Una statua che nessuno riconosceva più
Da una vecchia foto della fine degli anni Venti, che ritraeva l'arca di San Liberale, è emerso che sopra l'arca era collocata una statua in pietra del santo, non più presente. La statua «c'era ancora, inventariata nella banca dati diocesana e custodita nella sacrestia della cripta, quindi molto vicino alla sua collocazione originale, ma ormai trascurata e non più riconosciuta per ciò che era».
L'abito della scultura — un'elegante tunica cinta ai fianchi dalla cintura e il mantello — la avvicina alle rappresentazioni più antiche di Liberale, come quella sull'arca del beato Enrico da Bolzano, oggi usata come altare della celebrazione in Cattedrale, o quella della pala d'oro di Torcello: un abito che corrisponde a quello di una persona appartenente a una famiglia dell'ordine equestre del periodo tardo antico.
Il restauro ha aggiunto un dato: «sotto i vari strati delle ridipinture si sono trovate le tracce di varie dorature, segno dell'importanza e della grande devozione da parte dei trevigiani nei confronti delle reliquie del loro celeste patrono». Non si sa quando e perché la scultura abbia perso le mani; lo stendardo che portava sulla sinistra è stato ritrovato nei depositi della Cattedrale e ricollocato al suo posto.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa di San Liberale a Treviso è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Treviso Centrale si trova a 2,9 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Treviso Sud dista 6,8 chilometri, cioè 9 minuti di strada.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Beato Enrico a Treviso — giugno
- Natività della Beata Vergine Maria a Roncade — settembre
- Giornata medievale a Conegliano — maggio