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Santi Felice e Fortunato a Limena 2027 - Spettacolo pirotecnico e giostre per la sagra

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
14 gennaio 2026

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: lalucedimaria.it, letta il 02/09/2026.

La sagra dei Santi Felice e Fortunato si tiene a Limena, in provincia di Padova, in maggio, per due fine settimana, organizzata dalla Parrocchia con il patrocinio del Comune. Nel campo ci sono gli stand gastronomici con le specialità della cucina veneta e i celebri «panini onti», l'area giovani con musica e bar, il luna park, la pesca di beneficenza e la mostra del libro nel piano interrato del patronato; la domenica conclusiva la sagra termina con lo spettacolo pirotecnico. Il programma alterna momenti di preghiera, come la messa per gli operatori pastorali e il cammino del catechismo, a momenti di puro svago.

Due fine settimana che finiscono col botto

La domenica conclusiva la sagra termina con lo spettacolo pirotecnico. Si tiene in maggio e occupa due fine settimana.

Chi la organizza sono la parrocchia e il municipio insieme: con il Patrocinio del Comune di Limena, la Parrocchia dei Santi Felice e Fortunato organizza la sagra, e il Comune sostiene l'iniziativa che unisce la devozione religiosa alle tradizioni gastronomiche della zona.

I panini onti

Il programma prevede l'apertura di stand gastronomici con le specialità della cucina veneta, i celebri «panini onti», l'area giovani con musica e bar, il luna park, la pesca di beneficenza e la mostra del libro nel piano interrato del patronato.

I sapori veneti sono i protagonisti degli stand, con una menzione speciale per i celebri panini onti che attirano molti appassionati della cucina locale.

Giostre, area giovani e calcio balilla

Accanto agli stand ci sono le attrazioni, e una porta il nome di una persona.

I visitatori possono provare il divertimento delle giostre o partecipare alla pesca di beneficenza organizzata per la comunità, e nel campo ci sono le giostre, lo stand gastronomico e la mitica area giovani.

L'inclusione di spazi dedicati, come l'area giovani o la gara di calcio balilla intitolata a Matteo Mason, serve a dare un senso di appartenenza proprio alle nuove generazioni, evitando che queste si sentano distanti dalle tradizioni del paese.

Fra le attività culturali c'è la mostra del libro, nel piano interrato del patronato.

Messe e catechismo, in mezzo alla festa

Il programma della sagra alterna il campo e la chiesa, ed è una scelta dichiarata.

La gestione della programmazione, che alterna momenti di preghiera come la messa per gli operatori pastorali o il cammino del catechismo a momenti di puro svago, dimostra come la parrocchia riesca a tenere uniti i giovani e gli anziani.

Attorno alla ricorrenza dei due patroni, del resto, la parrocchia organizza eventi speciali, come messe, processioni e momenti di aggregazione, che attirano numerosi fedeli e visitatori, ravvivando la vita culturale e spirituale di Limena.

Due commercianti arrestati in un bosco

I patroni della parrocchia sono due mercanti che facevano affari lontano da casa.

Felice e Fortunato erano due giovani commercianti vicentini che per motivo di lavoro s'erano trasferiti ad Aquileia, in quel tempo centro attivo di commercio sul mare. Nel periodo in cui erano lì, verso la fine del 200 e all'inizio del 300, era in atto la persecuzione dell'imperatore Diocleziano contro i cristiani, e la terra veneta non ne fu esentata.

Li presero mentre erano in preghiera: i due giovani vennero sorpresi (probabilmente intorno al 303-304) dalle guardie imperiali mentre pregavano in un bosco vicino alla città. Furono incatenati e condotti davanti al governatore Eufemio.

E il primo gesto davanti al giudice fu una dichiarazione: prima di rispondere, Felice e Fortunato fecero il segno di croce e poi dissero il loro nome proprio per dimostrare che erano prima d'ogni altra cosa cristiani.

Sassi in bocca e olio bollente

Il racconto del martirio elenca le torture una dopo l'altra, e ogni volta i due ne escono.

Felice e Fortunato resistettero coraggiosamente alla verga, al fuoco e allo stiramento delle membra, anzi, con chiara voce, domandarono la benedizione di Dio. Il governatore, più che mai adirato, ordinò che con sassi si percuotessero le loro bocche e venisse versato sui loro corpi olio bollente.

Anche stavolta niente: ancora una volta Felice e Fortunato uscirono illesi dalle mani del carnefice ed esplosero in un canto di fiducia: «L'aiuto nostro è nel nome di Dio; Egli ha fatto cielo e terra».

Restava un solo strumento: per intimorirli non restava che la scure, e il governatore non esitò a ordinare la decapitazione fuori dalle mura della città. Giunti sul luogo stabilito, s'inginocchiarono, pregarono insieme, si baciarono per l'ultimo addio e presentarono la testa al carnefice: primo fu Felice, poi Fortunato.

Il capo di uno e il corpo dell'altro

Sul destino dei corpi vicentini e aquileiesi non andarono d'accordo, e secondo la tradizione la spartizione fu questa: i Vicentini ritornarono in patria portando il capo di san Felice e il corpo di san Fortunato; ad Aquileia poteva restare invece il capo di san Fortunato e il corpo di san Felice.

Questa versione dei fatti è frutto di una pia leggenda, perché dagli esami clinici compiuti sulle reliquie conservate a Vicenza risulta chiaramente che il capo e il corpo sono della stessa persona: che è venerata con il nome di san Felice.

I traslochi del corpo di San Fortunato

Il corpo di San Fortunato ha cambiato città più volte, sempre per una minaccia o per un sogno.

Il Corpo di San Fortunato rimase sepolto ad Aquileia per 149 anni fino a quando, nel 452, venne spostato nelle isole della Laguna Veneta perché Attila, Re degli Unni e chiamato «flagello di Dio», aveva invaso quelle terre.

Poi arrivò un'indicazione notturna: nel 630 venne nominato Patriarca di Grado Primigenio che, tramite un sogno, fu avvisato da Dio di raccogliere le spoglie di sant'Ermagora, primo patriarca di Aquileia dopo san Marco, e quelle di san Fortunato, sepolte in quei luoghi. Più tardi, tra il 1026 e il 1044, furono trasportate di nascosto a Malamocco, dove rimasero fino al 1110, anno in cui il vescovo Enrico Grancarolo le trasferì a Chioggia unitamente alla sede vescovile.

Nel 1608 il vescovo Lorenzo Prezzato, avvisato in sogno, fece scoprire e rinnovare la mensa di un altare della Cattedrale da cui emersero le reliquie, e le spoglie vennero deposte in un'urna di marmo inaugurata il 12 luglio 1612.

L'urna salvata dall'incendio

Nel 1623, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre, un incendio distrusse la magnifica Cattedrale dell'XI secolo e i capolavori d'ogni genere in essa custoditi, mentre veniva salvata da alcuni marinai e operai muratori proprio l'urna delle reliquie di San Fortunato, che venne sistemata provvisoriamente nella Chiesa di Sant'Andrea e murata sotto l'altare maggiore.

La ricostruzione ebbe una firma illustre: dopo la peste, mentre Venezia per voto del popolo faceva erigere il ricco tempio della Salute, in Chioggia lo stesso architetto Baldassare Longhena dava inizio alla nuova Cattedrale, dove poi vennero riposte solennemente le reliquie.

L'ultimo cambio di contenitore è del Novecento: nel 1903 il vescovo Ludovico Marangoni, in occasione delle celebrazioni centenarie del martirio dei Santi Felice e Fortunato a Vicenza, sua città natale, commissionò al professor Aristide Naccari di Chioggia il disegno di un'urna nuova, bella, più agile per poterla portare in processione e ridonare le reliquie al culto popolare clodiense.

Le fonti letterarie, liturgiche e archeologiche confermano la storicità della devozione ai due fratelli vicentini.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa di Santi Felice e Fortunato a Limena richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Vigodarzere, a 6,4 chilometri da Limena, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Padova Ovest ha davanti un percorso di 5,9 chilometri che in 7 minuti porta a destinazione.

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