Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Feste Patronali

Feste Patronali

Festa di San Michele arcangelo a Carmignano e il Palio dei Ciuchi 2026

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 25 al 29 settembre 2026

Fonte: festadisanmichele.it, letta il 19/09/2026.

La Festa di San Michele si celebra a Carmignano, in provincia di Prato, per tre giorni, nel fine settimana più vicino al 29 settembre, giorno del santo patrono. I quattro rioni in cui è diviso il paese portano in piazza le proprie sfilate storico-folkloristiche e si sfidano nel Palio dei Ciuchi, corso a staffetta: i fantini, al termine del primo giro, scendono dalle proprie cavalcature — montate a pelo — e salgono in sella agli altri quattro animali, e per vincere devono sfondare con le mani un cerchio di carta posto al traguardo.

Tre giorni attorno al 29 settembre

La Festa di San Michele celebra il paese di Carmignano, roccaforte etrusca della provincia di Prato, con le sue tradizioni, la sua gente e la sua storia. Dura tre giorni, si tiene in autunno nel fine settimana più vicino al 29 settembre — giorno in cui si celebra il santo patrono — e una delle tre serate è sempre il 29. Si articola in due serate notturne e nel pomeriggio della domenica.

È una rievocazione multiepoca: si riferisce a più di un periodo storico, dall'età etrusca al Medioevo, dal Rinascimento fino ai grandi eventi del XX secolo, in riferimento a episodi o personaggi ritenuti rilevanti per il territorio carmignanese. Per tre giorni le vie diventano un palcoscenico — il «teatro in strada» — dove i quattro rioni mettono in scena il tema che hanno scelto a suon di coreografie, carri, effetti scenici e danze.

I longobardi, le rificolone e il 1934

Il culto di San Michele, arcangelo dalla spada roteante e debellatore di demoni, esisteva a Carmignano già da secoli: risale alle popolazioni longobarde che qui si stabilirono nell'alto Medioevo. Anche allora in molti giungevano dai dintorni, ma di altra natura erano i giochi e diversa la festa, nata come gesto di rivalsa nei confronti dei dominatori pistoiesi.

La festa come si celebra oggi fu istituita nel 1932 dall'Organizzazione Nazionale Dopolavoro del Fascio di Carmignano, inizialmente come corteo delle rificolone, poi come corteo folcloristico al quale fu abbinata una corsa dei ciuchi. Le contrade furono istituite nel 1934: fra i colori fu accuratamente evitato il rosso, mentre fu concesso ai verdi di inserire nel loro stemma un'incudine e un martello. All'origine tutto si svolgeva nel solo giorno consacrato al Santo, il 29 settembre, e così anche il Palio.

Di quelle origini resta traccia anche nella cera e negli stendardi: la cera doveva servire a illuminare non soltanto la chiesa, ma forse anche le piazze e le strade del Castello per qualche giocosa manifestazione, e il rituale dell'innalzamento dei pennoni — gli stendardi di forma allungata — si praticava in occasione di ricorrenze di particolare importanza, non solo sacra.

Il campano, il leone, la spada e l'incudine

Il paese è diviso in quattro rioni, e ognuno porta il segno del proprio pezzo di territorio. Al Rione Bianco venne dato come simbolo il campano, avendo nel proprio territorio l'antica rocca, e il colore bianco, colore della pace, perché quella zona prettamente agricola era fra le più serene e distensive di Carmignano: è il Rione della Torre. Al Rione Celeste andarono la spada e la bilancia dell'Arcangelo, avendo nel proprio territorio la Prepositura di San Michele, e il colore del cielo: è il Rione dell'Arcangelo.

Al Rione Giallo toccò il leone rampante, simbolo del Comune, perché nel suo territorio c'è il municipio, e il colore dell'oro, perché al proprio interno vivevano allora le persone più abbienti e i commercianti paesani: è il Rione del Leone. Al Rione Verde, infine, l'incudine e il martello, avendo nel proprio territorio le botteghe artigiane, e il verde, colore della povertà e della speranza, poiché i residenti della contrada costituivano la parte meno abbiente della popolazione: è il Rione dell'Arte.

Lo Statuto del 1392 in corteo

Il primo dei tre elementi della festa è il Corteo Storico, organizzato dal Gruppo Storico Carmignano, associazione nata nel 2010 dalla volontà di dare un'identità al corteo che si era sviluppato dentro il comitato organizzatore. Il momento storico scelto è la stesura e l'accettazione del primo Statuto del Comune di Carmignano da parte del Comune di Firenze, avvenuta nel 1392, e da lì il corteo arriva al Rinascimento, periodo in cui nel territorio carmignanese si sviluppano e fioriscono arte, agricoltura e artigianato.

Aprono i musici e gli sbandieratori; seguono, nell'ordine, i popolani, i frati e alcune donne dell'alta borghesia; poi il vescovo e il notaio, al quale era affidata la conduzione delle cause e la redazione degli atti relativi, di cui il podestà era responsabile; appena dietro i rappresentanti di alcune delle famiglie nobili a capo delle varie podesterie. Infine sfilano quattro dame vestite nei colori bianco, celeste, giallo e verde, che mostrano gli stemmi dei quattro rioni, e chiude una dama simbolica, che rappresenta le bellezze artistiche e territoriali di Carmignano e porta una composizione di elementi vegetali e prodotti tipici locali. Fra i musici, ai tamburini si sono aggiunte quattro chiarine, che segnano i momenti salienti del corteo. Al corteo storico si affianca quello istituzionale, con le rappresentanze del Comune, che collabora, contribuisce e assiste con il suo patrocinio.

Trenta minuti per rione, e cinque giurati

Il secondo elemento sono le sfilate storico-folkloristiche, curate dai quattro rioni. Ogni rione è tenuto a realizzare uno spettacolo che abbia attinenza con il territorio, ricostruendo episodi storici e contesti di vita di personaggi illustri vissuti qui in qualsiasi epoca, e per farlo ha a disposizione tutte le arti dello spettacolo e i macchinari scenografici. I rionali dedicano mesi e mesi alla preparazione, in completa autonomia.

Ogni sera i quattro rioni presentano la propria sfilata al pubblico in un tempo massimo di trenta minuti ciascuno. A giudicare è una giuria esterna al comitato, composta ogni serata da cinque membri che stilano una classifica personale in base alle musiche, ai costumi, ai carri e alle coreografie; la somma dei punteggi decreta il vincitore, che si aggiudica una scultura raffigurante San Michele. L'atto conclusivo della festa è la proclamazione del rione vincitore da parte del Sindaco.

Sedici ciuchi, sorteggiati prima della corsa

Il Palio dei Ciuchi si corre su un anello che congiunge le due strade del centro della cittadina. Agli inizi si correva una sola volta, sul tratto di strada che da «Torcicoda» giungeva all'inizio della Piazza del Comune; oggi si corre al centro della piazza, per due serate notturne e una pomeridiana. La partenza viene data tradizionalmente dal Sindaco o, in sua assenza, dal Presidente del Comitato, e attorno alla pista il capitano del popolo, i costumi dei valletti e una particolare atmosfera rimandano al Medioevo.

Per la competizione servono sedici ciuchi, più una riserva: otto per la prima sera e otto per la seconda, mentre i migliori qualificati delle prime due sere si disputano la terza e ultima corsa. I rioni possono scegliere i fantini, ma non le cavalcature: i ciuchi vengono procurati dal Comitato Centrale e assegnati ai rioni con un sorteggio che si effettua immediatamente prima di ogni corsa.

Il punteggio segue l'ordine di arrivo — 4 punti al primo, 3 al secondo, 2 al terzo, 1 al quarto — e alla fine delle tre sere il fantino che ha totalizzato il punteggio maggiore si aggiudica il Palio; il rione che ottiene i migliori piazzamenti complessivi vince a sua volta lo stendardo raffigurante i simboli dei quattro rioni, che dovrà custodire fino all'anno successivo e portare in trionfo nella sfilata dell'anno seguente. Non è sempre stato così: fino agli anni Ottanta, al termine della corsa dei ciuchi, non era neppure contemplata la consegna del Palio, e la vittoria veniva assegnata nominalmente al rione.

La benedizione della domenica mattina

Dietro le tre serate c'è un lavoro che dura tutto l'anno. Il «Comitato per la Festa di San Michele Patrono di Carmignano» è costituito dai rappresentanti dei quattro rioni, fino a un massimo di sei persone per ciascuno, e si occupa degli aspetti organizzativi e burocratici. La festa entra nel vivo a partire da maggio, quando i rioni presentano i temi per le sfilate e al presidente del comitato spetta accertarsi che siano coerenti con storia, cultura e memoria del contesto carmignanese; da lì cominciano i lavori di realizzazione delle scenografie, dei carri allegorici — che rappresentano le scene e i simboli chiave della rappresentazione — e dei costumi.

Resta il fattore religioso da cui la festa trae origine: i rioni, i ciuchi, i fantini e l'intera festa ricevono la consueta benedizione durante la messa della domenica mattina.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Carmignano per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Signa, a 10 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Prato Ovest, e il tragitto è di 12 chilometri per 15 minuti di guida.

Altre feste in provincia di Prato

A settembre, nei paesi vicini, ci sono anche queste feste.

Da leggere