San Ranieri a Pisa e il paliotto azzurro sul pennone di 10 metri 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.pisa.it, letta il 19/09/2026.
La festa di San Ranieri è la festa patronale di Pisa, in Toscana, e si celebra il 17 giugno. Nel pomeriggio quattro imbarcazioni, una per ognuno dei quattro antichi quartieri della città, risalgono l'Arno controcorrente per 1500 metri: a decidere la vittoria non è l'ordine di arrivo, ma il montatore che per primo si arrampica sul pennone alto 10 metri ancorato al traguardo e afferra il paliotto azzurro. La sera prima, il 16 giugno, i Lungarni si accendono per la Luminara, con circa 100.000 lumini disposti sulle biancherie.
Il 17 giugno e la burrasca del santo
La memoria liturgica di San Ranieri è il 17 giugno, ed è la festa patronale di Pisa. In Cattedrale si tengono solenni celebrazioni in onore del santo, e la sua urna viene talvolta condotta in processione per le vie della città, e anche in barca, sul fiume Arno. Dal mattino c'è la Fiera di San Ranieri, con le bancarelle di dolciumi, oggetti di antiquariato e ogni genere di mercanzie, dagli oggetti per la casa all'abbigliamento. La sera prima, il 16, i Lungarni si accendono per la Luminara.
Attorno al patrono si raccontano due cose. La leggenda narra che alla sua morte le campane di Pisa suonarono da sole, tutte assieme, senza che nessuno le toccasse. La seconda riguarda il tempo: da tempo immemorabile si racconta la burrasca di San Ranieri, secondo la quale ogni anno, nonostante il clima estivo, il santo metterebbe alla prova i propri concittadini scatenando la pioggia sulle loro teste.
La Luminara del 16 giugno
La Luminara di San Ranieri — luminara è il vernacolo pisano per «luminaria» — è una festa cittadina che si svolge a Pisa la sera del 16 giugno di ogni anno, vigilia del patrono. Ogni anno circa 100.000 lumini, in pisano lampanini, vengono posti su telai in legno verniciati di bianco, detti biancheria, che vanno a disegnare le forme architettoniche di chiese, palazzi e torri dei Lungarni. Le biancherie presero quel nome non dal loro colore, bensì dal fatto che venivano stese fuori come i panni ad asciugare.
I lampanini erano bicchieri di vetro trasparente che ospitavano una candela di cera; quelli attuali sono realizzati in plastica e con un tappo speciale per preservarne la fiamma per ore, e sono stati introdotti nel 2000 per motivi di sicurezza. Dopo l'accensione, e grazie allo spegnimento dell'illuminazione pubblica e privata, per tutta la notte la luce dei lampanini è la sola a rischiarare il cuore della città; la serata si conclude con i fuochi d'artificio sparati dalla Cittadella.
Il primo documento storico che attesta la tradizione della luminara risale al 1337, ma la prima data ufficiale è il 25 marzo 1688: per volere di Cosimo III de' Medici l'urna contenente il corpo del santo fu collocata solennemente nella cappella dell'Incoronata, in Cattedrale, e la traslazione fu l'occasione per una memorabile festa cittadina. I cittadini risposero affiggendo ai loro palazzi, ai balconi e alle finestre alcune decorazioni in legno dentro le quali sistemarono piccole candele. Da quel giorno del 1688 si decise che la luminara avesse luogo ogni tre anni, e non più solo per avvenimenti eccezionali come era stato dai tempi antichi fino ad allora; la festa si chiamò dapprima illuminazione e poi, nell'Ottocento, Luminara.
Nata come illuminazione delle finestre delle case per il passaggio dei cortei o delle processioni, nel Settecento andò configurandosi come libera architettura luminosa applicata agli edifici, dei quali sempre meno rispettava le reali strutture; nell'Ottocento si andò ben oltre le strutture dei palazzi, e con le strutture in legno vennero creati palazzi immaginari, colonne, loggiati e archi. La luminara venne interrotta nei primi anni del Novecento e ripresa nel 1937, insieme al ripristino del Gioco del Ponte; interrotta nuovamente durante la Seconda Guerra Mondiale, venne ripristinata nel 1952. L'ultima interruzione è stata quella dovuta alla violenta alluvione del 1966, che fece crollare il ponte Solferino e lunghi tratti di lungarno: dal 1969 si ripete il 16 giugno di ogni anno.
Ranieri Scacceri, mercante e pellegrino
Ranieri nacque a Pisa fra il 1115 e il 1118, figlio di Gandolfo e Mingarda. La famiglia, di cui faceva parte anche sua sorella Bella, apparteneva al ceto medio mercantile e risiedeva molto probabilmente nel quartiere di Kinzica, a sud dell'Arno fuori le mura; Ranieri fu istruito da un sacerdote di San Martino.
Condusse la sua giovinezza in maniera spensierata, come tutti i giovani del suo ceto, intento a giochi, musiche e corteggiamenti. Poi, trovandosi ad Arsiccio a casa di una sua parente, vide passare Alberto, nobile cavaliere corso che aveva abbandonato tutto ed era diventato oblato presso il monastero di San Vito. La parente lo invitò a seguirlo, e da quell'incontro cominciò la sua conversione.
Imbarcatosi intorno al 1137 su una nave mercantile diretta in Terrasanta, per svolgere alcune operazioni commerciali per conto del padre, decise di restarvi; secondo un altro racconto la partenza arrivò nel 1140, quando erano passati quasi quattro anni dalla conversione e Ranieri poté aggregarsi ad alcuni nobili pisani che si recavano da quelle parti per commerciare. Giunto all'altare del Calvario, nella chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, si spogliò dei suoi abiti, indossò la pilurica del pellegrino — la tunica pelosa del penitente — e lasciò tutti i suoi beni alla sorella. Portò con sé un solo libro, il Salterio, e prese cibo due sole volte alla settimana. Restò in Terrasanta fino al 1154, quando si imbarcò ad Accon sulla galea che riportava a Pisa Ranieri Bottacci. A Pisa la sua fama di santità si era già affermata: fu accolto dai canonici del Duomo, il giorno dopo andò alla tomba della madre nella chiesa di Sant'Andrea in Kinzica, e infine si ritirò al monastero benedettino di San Vito, continuando la sua vita da laico penitente.
Morì il 17 giugno 1160 — che nello stile pisano si scrive 1161. La sua vita e i miracoli furono messi per iscritto nell'estate del 1161 dai canonici del Duomo, dove era stato tumulato; il più deciso sostenitore fu Benincasa, canonico della cattedrale e suo vecchio allievo, che nel 1165 riplasmò profondamente la biografia per convincere i Pisani. Nel 1632 Ranieri divenne patrono della diocesi e della città di Pisa.
Un voto per l'alluvione del 1777
Il 2 gennaio 1777 una terribile alluvione del fiume minacciò la città, e i pisani rivolsero al patrono una preghiera di protezione. Per ringraziarlo di avere risparmiato a Pisa morte e distruzione, gli avi, insieme ai governanti, promisero di celebrare in perpetuo, ogni anno, una messa votiva.
Per molti anni Pisa ha sciolto quel voto, e la cerimonia si svolgeva nella chiesa di San Vito, dove Ranieri era morto. Poi tutto si è interrotto, fino al 2012: per iniziativa della Compagnia di San Ranieri la Festa del Sacro Voto — così si chiama la ricorrenza — è stata ripristinata, e ogni anno si celebra la Santa Messa nella chiesa della Spina, lungo l'Arno, con la partecipazione della cittadinanza e l'omaggio al santo dell'Amministrazione Comunale.
La Compagnia di San Ranieri è un'associazione cattolica di fedeli laici, riconosciuta il 2 febbraio 2011 con decreto dell'Arcivescovo di Pisa. Raccoglie l'eredità dell'antica confraternita del XIII secolo legata al patrono, e si propone tre obiettivi: culto, formazione e carità.
Quattro barche e un pennone di 10 metri
Il pomeriggio del 17 giugno, dopo la sfilata del corteo storico fluviale, quattro imbarcazioni scendono in Arno a rappresentare i quattro antichi quartieri della città: due per Tramontana e due per Mezzogiorno. Ognuno ha il suo colore: San Martino il rosso, Sant'Antonio il verde, Santa Maria il celeste, San Francesco il giallo.
Le barche si ispirano alle tipiche fregate «stefaniane» dell'Ordine mediceo dei Cavalieri di Santo Stefano: sono lunghe circa 11 metri, costruite in vetroresina per essere più leggere e veloci, a sedile fisso. A bordo ci sono dieci persone: otto vogatori, un timoniere e un montatore.
Il percorso è di 1500 metri di voga controcorrente, con partenza dal Ponte della Ferrovia e arrivo al Palazzo Mediceo. Le corsie vengono assegnate per sorteggio e devono essere mantenute per i primi 500 metri; solo dopo le imbarcazioni sono libere di spostarsi a destra e a sinistra. Per remare bisogna essere nati a Pisa o risiedere da almeno tre anni nei comuni di Pisa, Cascina, San Giuliano e Vecchiano.
Paliotto azzurro e due paperi
La vittoria non si assegna secondo l'ordine di arrivo.
Sulla linea del traguardo è ancorato un barcone, e su quel barcone si alza un pennone alto 10 metri, con quattro canapi, uno per ogni squadra. Quando le barche arrivano, attraccano; ed è lì che entra in scena il montatore, l'unico dell'equipaggio che non voga e che ha un compito solo: arrampicarsi su uno dei canapi, raggiungere la sommità e afferrare per primo il paliotto azzurro, simbolo della vittoria.
Il paliotto bianco spetta al secondo classificato, il rosso al terzo. Agli ultimi classificati tocca il poco ambito riconoscimento di una coppia di paperi, in segno di derisione e di beffa.
L'abbordaggio di Lepanto
Questa modalità di assegnazione della vittoria si ispira all'impresa di Lepanto. Il 7 ottobre 1571 la flotta dei Cavalieri di Santo Stefano andò all'abbordaggio dell'ammiraglia turca per impadronirsi della «fiamma» da combattimento posta sul pennone dell'imbarcazione. Quello stendardo, restaurato di recente, è conservato nella Chiesa dei Cavalieri a Pisa.
Le prime tracce certe del palio marinaro pisano risalgono al XIII secolo, quando le cronache ricordano un palio svoltosi nell'anno 1292 in occasione delle celebrazioni per l'Assunzione al cielo della Vergine: nel Medioevo si correva per la festa dell'Assunta. Solo dal 1718 il palio viene disputato il 17 giugno, per la ricorrenza del patrono. La sua fase moderna comincia negli anni Trenta del Novecento, con il palio in onore del patrono ideato e promosso nel 1935 dalla locale sezione dell'ENAL; di quella fase, a partire dal 1934, il professor Giovanni Armillotta ha ricostruito e divulgato albo d'oro, piazzamenti e curiosità, ricavandoli da fonti dirette, documenti e articoli di stampa.
È la rievocazione storica con le radici più antiche fra tutti gli eventi del Giugno Pisano.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Pisa per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Pisa Centrale, a 3,1 chilometri dal centro, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Pisa Ovest - Livorno ha davanti un percorso di 2,6 chilometri che in 4 minuti porta a destinazione.
Che altro succede in provincia di Pisa
Nella stessa zona, altre feste con una loro storia.
- Luminara di San Ranieri a Pisa — giugno
- Gioco del Ponte a Pisa — giugno
- Capodanno a Pisa — gennaio