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San Nicola vescovo a Galatro e la posbìa benedetta 2026

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
6 dicembre 2026
Dove Chiesa di San Nicola, Santa Cristina D'aspromonte

Fonte: galatro.neoneh.it, letta il 02/09/2026.

La festa di San Nicola vescovo si celebra a Galatro, in provincia di Reggio Calabria, il 6 dicembre. A conclusione della messa solenne il parroco raggiunge con secchiello ed aspersorio la piazzetta laterale alla chiesa, benedice il granturco che alcune devote hanno bollito in un pentolone e lo distribuisce in modica quantità a quanti sono presenti in piazza. La minestra di granturco bollito si chiama «posbìa», da un nome di origine magno-greca, e alla vigilia veniva deposta sul davanzale di una finestra perché il Santo la benedisse durante la notte.

La posbìa

Secondo la tradizione il granturco veniva bollito in tutte le famiglie e, la sera della vigilia di san Nicola, veniva deposto sul davanzale di una finestra perché durante la notte il Santo vescovo potesse più facilmente benedirlo urinandovi sopra. Si è diffusa così la consuetudine di preparare una minestra di granturco bollito che, con nome di origine magno-greca, in molti paesi ancora oggi è chiamata «posbìa». Fino a qualche anno addietro era molto sentita, in paese, la tradizione della benedizione del granturco: la tradizione voleva che San Nicola durante la notte tra il 5 e il 6 dicembre provvedesse a «pisciari 'u migghiu», che poi era di buon augurio mangiare il giorno dopo.

Non era un gesto privato. Per secoli a Galatro il parroco, a conclusione della Messa solenne, distribuiva la «posbìa» benedetta ai fedeli presenti in chiesa perché la portassero a casa e la consumassero a pranzo, come segno di benedizione e di protezione dalla carestia: il dato si ricava dalle spese sostenute annualmente dalla Parrocchia e documentate nel «Catasto onciario» del 1745.

Una volta, in tempi di crisi, quando l'indigenza era una caratteristica sociale assai diffusa, la posbìa benedetta veniva consumata a fine pranzo, come benedizione celeste e come auspicio per la futura annata agraria, ed era anche consuetudine diffusa, in segno di augurio, offrirne agli amici — soprattutto ai vicini di casa — e ai poveri.

Le navi di grano fermate a Mira

La tradizione del granturco, o di qualunque cereale, bollito, nei paesi in cui è ancora in uso, vuole ricordare ai fedeli il miracolo che al tempo del suo episcopato mirese compì san Nicola.

In quel tempo tutta la regione fu colpita da una grave carestia che mise in ginocchio la popolazione. Alcune navi, cariche di grano, partite da Alessandria d'Egitto furono costrette a fare sosta nel porto di Mira. San Nicola accorse e, salito su una delle imbarcazioni, chiese al capitano di sbarcare una discreta quantità di grano necessario per sfamare i suoi concittadini. Si assunse ogni responsabilità e alla fine riuscì a convincerlo: furono scaricati molti sacchi di frumento che venne distribuito ai cittadini, che trovarono grande sollievo perché subito — seguendo il consiglio di san Nicola — lo mangiarono bollito.

Questo miracolo è all'origine della tradizione della posbìa calabrese, ma anche all'origine della tradizione del «pane di san Nicola» che, soprattutto a Bari, durante i festeggiamenti di maggio, viene offerto ai pellegrini.

Il pentolone nella piazzetta

A Galatro, dopo anni di completo oblio, la tradizione del granturco bollito è stata ripresa: è bastato che alcuni fedeli, come ex voto, la mattina del sei dicembre avessero cominciato a portarlo in chiesa per farlo benedire e successivamente che lo avessero distribuito a quanti avevano partecipato al rito della messa.

È stato sufficiente che, la sera del sei dicembre, a conclusione della messa solenne, il parroco con secchiello ed aspersorio raggiungesse la piazzetta laterale alla chiesa per benedire il granturco che alcune devote, proprio lì, in un angolo appartato, avevano provveduto a bollire in un pentolone. E quel granturco benedetto, distribuito in modica quantità a quanti erano presenti in piazza, è bastato perché in molte famiglie la preparazione e il consumo del granturco bollito riprendessero a diffondersi tra i fedeli galatresi, che anche così vogliono onorare il loro santo patrono.

I monaci di contrada Potàme

Il culto di questo miracoloso santo è molto diffuso in Calabria, regione nella quale è stato introdotto dai monaci greci ancor prima del X secolo. A Galatro arrivò con i monaci: gruppi di monaci greco bizantini, per sfuggire alle persecuzioni derivanti dalla lotta iconoclasta voluta dall'editto di Leone Isaurico, abbandonarono in massa i loro paesi orientali e trovarono rifugio nell'Italia meridionale, anche nel vasto territorio galatrese.

Mentre molti monaci preferirono rifugiarsi sulle colline, per meglio controllare gli eventuali arrivi di forze turchesche, un gruppo di monaci profughi trovò riparo in una zona interna della contrada Potàme, ove provvide a dedicare a San Nicola il monastero edificato nei pressi del torrente che dà nome alla località.

Dalla fine del XIV secolo, poi, a San Nicola, come Patrono del paese, è dedicata la chiesa parrocchiale, sul cui altare maggiore è stata posta al culto dei fedeli la statua di marmo alabastrino proveniente dal soppresso monastero di san Salvatore della Chilèna, sull'altipiano della contrada montana «Castellace» — questo, però, secondo una tradizione orale mai confermata da documenti.

La Chiesa Madre, la statua e il dipinto

Accanto al Municipio di Galatro sorge la Chiesa Madre dedicata a San Nicola di Bari, che è la Chiesa Matrice del paese. Dentro c'è la statua: in marmo d'alabastro, scolpita nel Quattrocento e proveniente dalla chiesa di San Salvatore della Chilena, anch'essa distrutta dal sisma; e oltre alla plasticità della figura del Santo, è degno di nota il dettagliato intarsio del suo basamento.

Tra le opere più importanti spicca il dipinto raffigurante San Nicola di Bari, patrono della chiesa e della città di Galatro, e la chiesa è anche luogo di pellegrinaggio per i fedeli, che si recano qui per venerare le reliquie di San Nicola.

Il 6 dicembre, e il gioco della parìa

La festa del santo, che cade il 6 dicembre, è un momento di grande devozione e partecipazione per la comunità locale. I riti sono quelli delle feste comandate: preparazione della novena, messa solenne, processione. E c'era anche un gioco: la «parìa», che proprio nel giorno di San Nicola aveva inizio nel piccolo piazzale, allora non ancora cementato, che si trova tra la Chiesa e il Comune.

Del santo che si festeggia il paese conosce la storia intera. È nato tra il 270 e il 275 a Patara di Lycia, e fu eletto vescovo per volontà di Dio: morto Giovanni, arcivescovo di Myra, il decano dell'assemblea presbiterale disse che «il successore di Giovanni sarà un prete dal nome Nicola che, domani, prima dell'aurora, entrerà nella chiesa in cui siamo riuniti» — e dopo una veglia notturna di preghiere Nicola comparve. Divenne così arcivescovo di Myra, metropoli importante della Lycia, in Asia Minore, che corrisponde attualmente al villaggio di Demre in Turchia, dove svolse il suo ministero durante le ultime persecuzioni; fu arrestato e torturato e, secondo martirologi greci e siriaci, in carcere gli apparvero Gesù e la Vergine che gli restituirono le insegne episcopali.

Avrebbe anche affrontato vari viaggi per mare, uno dei quali a Roma per incontrare Papa Silvestro; durante questo viaggio sarebbe passato per Bari profetizzando: «Qui riposeranno le mie ossa». Il 6 dicembre di un anno compreso tra il 345 e il 352 Nicola morì tra il pianto e la preghiera di tutto il popolo, costernato per la perdita di un così grande pastore, amico degli uomini.

E il mare non l'ha mai lasciato: la letteratura popolare lo vede intervenire anche nella lotta contro lo spirito del male che abita le acque, e soprattutto nel Mediterraneo è il compagno dei marinai e dei pescatori, che a lui affidano le famiglie, e scrivono sulle barche «Non avete paura, io sono Nicola, vostro protettore».

Come arrivare alla festa

Arrivare a Galatro per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Rosarno, a 15 chilometri da Galatro, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Melicucco ha davanti un percorso di 11 chilometri che in 14 minuti porta a destinazione.

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