Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Folklore e Rievocazioni

Folklore e Rievocazioni

Corteo Storico di San Nicola a Bari 2027 - I 62 marinai che trainano la caravella dal Castello Svevo alla Basilica

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 7 al 9 maggio 2026
Dove Piazza Federico II di Svevia, Bari

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: rievochiamo.it, letta il 20/09/2026.

Il Corteo Storico di San Nicola si tiene a Bari, in Puglia, il 7 maggio, per la festa della Traslazione. Un carro-nave, la Caravella, con sopra il quadro che raffigura San Nicola, viene trainato da 62 marinai con delle funi dal Castello Svevo fino al sagrato della Basilica, dove il quadro è consegnato ai frati che custodiscono la chiesa. La rievocazione apre la festa della Traslazione, che dura tre giorni.

Tre giorni, e il Corteo li apre

Il quadro arriva poco prima via mare, e la rievocazione finisce nello stesso punto in cui, nel 1087, finì la storia vera. Il 7 maggio c'è il Corteo Storico; l'8 la statua di San Nicola va «a Mare», portata sull'acqua e riportata a riva in tarda serata; il 9 è dedicato alle celebrazioni liturgiche in Basilica, con il prelievo della Santa Manna — l'acqua che si forma nell'urna che contiene le reliquie — dalla tomba del Santo.

C'è anche una vigilia. Il 6 maggio si rievoca lo sbarco al Molo San Nicola, con attori e figuranti che percorrono i vicoli e le corti della città vecchia per annunciare il Corteo principale; e nei giorni precedenti l'effigie viene portata in processione nei cinque Municipi della città, con sbandieratori, timpanisti, marinai e attori. In ogni sagrato designato si rappresentano i momenti salienti della vita e della traslazione del Santo, e si chiude con un'esibizione di tamburi e bandiere.

Il quadro arriva dal mare

Prima che il Corteo cominci, il quadro raffigurante San Nicola parte in barca dal molo di San Giorgio e approda a Bari Vecchia. Da lì viene portato all'ingresso del Castello Svevo, posizionato sulla Caravella e affidato ai Marinai della Traslazione, che lo trainano lungo tutto il percorso.

Il tragitto attraversa il cuore della città: passa davanti ai palazzi del governo, fra il Comune e la Prefettura, poi scende al mare — dove le reliquie «entrano» nel corteo — quindi al Fortino e infine alla Basilica. Dietro la caravella camminano soldati normanni, monaci, marinai e timpanisti, cavalli, falconieri, sbandieratori, acrobati, trampolieri e danzatori. In tutto l'evento raccoglie centinaia fra figuranti, sbandieratori, coristi e acrobati, e raduna migliaia di visitatori. Fra i nobili normanni spicca la principessa Silkegaita con i suoi scudieri; i mercanti sfilano in abiti d'epoca con arnesi, manufatti e grosse pezze di pane; e in un'altra tappa la processione attraversa i vicoli della città vecchia fino a piazza Mercantile, dove viene allestita una vera e propria piazza medievale, con banchetti e figuranti.

Sull'imbarcazione, a prua, si riconoscono i personaggi dell'impresa: i due preti Lupo e Grimoaldo, il giovane Matteo, che materialmente raccolse le ossa del Santo, e i marinai che presero parte alla spedizione. In una delle prime edizioni la caravella non era trainata dai marinai ma da due buoi.

Che cosa successe nel 1087

I fatti rievocati sono quelli di un colpo di mano. Le ossa di San Nicola riposavano a Myra — città greco-bizantina nell'attuale Turchia sudoccidentale, di cui Nicola era stato vescovo — da circa 750 anni, quando alcuni marinai baresi, alla guida di tre navi mercantili, le sottrassero alla furia dei turchi selgiuchidi. La spedizione fu promossa dall'abate benedettino Elia, al quale, secondo la tradizione, San Nicola apparve in sogno per dirgli che voleva riposare per sempre a Bari. All'epoca il Santo, noto come Hagios Nikòlaos — «santo campione del popolo» — era già una delle figure più famose della Cristianità, patrono di bambini e giovani fanciulle, di marinai e perseguitati: lo stesso che il mondo conosce oggi nelle vesti di Santa Claus.

Quanti fossero, i conti si dividono: 62 è il numero tradizionale e quello che il Corteo mette in scena, ma una ricostruzione parla di «un'ottantina», osservando che i 62 «probabilmente erano i soli uomini liberi». La sera dell'8 maggio 1087 le navi attraccarono al porticciolo di San Giorgio, dove le sante ossa furono sbarcate, devotamente baciate e riposte in una cassa di legno ricoperta di stoffe preziose, in attesa dell'approdo in pompa magna al porto di Bari l'indomani, 9 maggio.

Quel giorno, nel porto, i marinai furono accolti dalla folla in festa — ma finì male. Scoppiò uno scontro fra il popolo dei marinai e le guardie dell'arcivescovo Ursone, che in quel momento era a Trani o a Canosa: la contesa era su chi dovesse custodire le reliquie, ancora chiuse in un forziere dei marinai. I soldati armati e i cittadini male armati si scontrarono aspramente, e a terra rimasero due morti e molti feriti. Fu l'Abate Elia, con i suoi monaci, a placare gli animi: proclamò Nicola protettore della città e di tutto il popolo, e la pace fu ristabilita in suo onore. Nel 1089 cominciò la costruzione della Basilica, e quando fu portata a termine Papa Urbano II raggiunse la città per consacrarne la cripta e deporvi le reliquie.

I quadri, e i colori dei miracoli

Il Corteo non è una sfilata di costumi: è una sequenza di quadri in movimento, messi in scena da attori e danzatori insieme ai figuranti, adulti e bambini, che interagiscono con la scena e con il pubblico. Ogni quadro racconta un miracolo ed è preceduto da una pala affrescata, portata a spalla da quattro giovani monaci. E ogni miracolo ha un colore.

Il Miracolo delle Tre Fanciulle è bianco: tre palcoscenici mobili, ciascuno spinto a mano da sei giovani servitori, su ognuno un Angelo dalle candide ali che cosparge il terreno di petali di rosa e una giovane sposa accompagnata da damigelle e bimbi. È l'episodio della dote donata a tre ragazze, che nelle edizioni recenti viene rappresentato con tre attrici di origini e colore della pelle diversi, e con il giovane Nicola che dona tre alte sfere dorate.

Il Miracolo del Grano è giallo: tre carri-nave con albero e vele, covoni di grano fissati al centro e cinque marinai per carro che festeggiano lo scampato pericolo della carestia; in mezzo, portata a spalla da venti valletti, una grande portantina con trionfi di frutta e di pani.

Il Miracolo dei tre Bambini è azzurro, ed è il più cupo: un grande palcoscenico mobile allestito come una lugubre macelleria, con grandi coltelli, macchie di sangue e tre giovani agnelli a rappresentare l'innocenza sgozzata da un avido oste; poco più in là, tre bimbi biondi dallo sguardo pieno di sogni e di paura.

Il Miracolo dei tre Generali è rosso: tre carri di fuoco, neri di lava e terra bruciata, spinti da figuranti altrettanto neri col volto coperto da una celata, ornati da tre grandi cavalli in rame, con fiamme vive a rappresentare la violenza cieca della guerra.

Poi ci sono i quadri senza miracolo. Gli Scrivani sono i quattro autori che scrissero della vita del Santo — il Chierico Niceforo, Giovanni Arcidiacono, il Compilatore Franco e l'Anonimo Russo — ognuno in piedi davanti a un grandissimo libro dalle pagine dipinte a mano. I Nobili occupano sei palcoscenici mobili, ognuno inquadrato in una cornice preziosa come un quadro vivente. E i Vescovi sfilano dietro un grande Pergamo, dal quale un Diacono srotola e canta l'Exultet: su un carro solenne, sotto un baldacchino rosso e oro, siede Papa Urbano; su un carro più severo l'Abate Elia, con quattro grandi angeli ai quattro angoli; su un terzo carro Ursone arcivescovo di Bari, Anselmo arcivescovo di Canterbury, Emulfo vescovo di Bitonto, Guido arcivescovo di Oria e Leone vescovo di Conversano.

Gli Angeli appesi a un cavo invisibile

La parte che si vede da lontano è quella che sta in aria. Un Angelo si alza in volo e sale in verticale sopra le teste degli spettatori, assicurato a un cavo invisibile teso fra il Palazzo della Prefettura e il Teatro Piccinni; al colmo del volo lo raggiunge una seconda figura, e i due iniziano un «pas de deux» volante.

Il gesto ha un riferimento preciso nella tradizione: un piccolo uccellino, seguendo la Caravella, si posò prima sulla mano del giovane Nicola, figlio del Capitano Alberto, e poi sulle reliquie, come segno di approvazione per la riuscita dell'impresa. Nelle edizioni recenti l'Angelo, dopo aver salutato i Marinai, prosegue il volo fino al palco, dove tre bambini vestiti da angeli lo accolgono. Gli acrobati aerei innalzano anche un grande cerchio sospeso, che richiama le tre sfere dorate di San Nicola: dono, protezione ed equilibrio.

Il popolo che veste il gigante

A chiudere c'è il San Nicola Gigante, una creazione stilizzata e imponente che percorre il tragitto. Parte spoglia, e viene vestita durante il Corteo: i simboli passano di mano in mano fra la gente, ed è la parte in cui il pubblico smette di guardare e comincia a fare.

Attorno, la città mette in campo i suoi sei gruppi storici — I Figuranti di San Nicola, I marinai della traslazione, i Timpanisti Nicolaus Barium, la Militia Sancti Nicolai, Historia e la Compagnia d'arme Stratos — insieme a giocolieri, mangiafuoco, armigeri, popolane con cesti di uova, pane e patate, e le mogli dei marinai con le torce e gli incensieri, in canto e preghiera. Il tema cambia ogni anno, e con esso il numero dei quadri e i gruppi ospiti; quello che non cambia è il finale.

Il quadro, sbarcato al Molo Sant'Antonio da un peschereccio, viene issato sulla Chelandia e custodito fino alla consegna. Sul sagrato della Basilica sfilano popolani, nobili, marinai, soldati, clero, sbandieratori, timpanisti, armigeri, danzatori, bambini; poi i frati escono a prendere il quadro che simboleggia le sacre ossa — la Basilica è affidata ai Domenicani dal 1951 — e la piazza si copre di un tappeto di fiori, mentre dall'alto cade una pioggia ininterrotta di petali bianchi e rosa. Fino a tarda notte una lunga fila di fedeli cammina in silenzio per passare davanti all'immagine, esposta in piena luce al centro del portone spalancato: è il ricordo del soavissimo profumo che, secondo le cronache, dalle reliquie si sparse per la città.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Corteo Storico di San Nicola a Bari è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Bari Centrale (FAL) a un passo dal centro, 1,3 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Bari Carrassi, e da lì restano 4,7 chilometri e 6 minuti.

Da vedere qui intorno

Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.

Da leggere