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Festa di Sant'Agrippino a Napoli e la basilica di Forcella 2026

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
9 novembre 2026

Fonte: santiebeati.it, letta il 19/09/2026.

Il santo che Napoli festeggia il 9 novembre è quello che la difendeva prima che arrivasse il più famoso di tutti: nel testo agiografico della Vita S. Athanasii, del X secolo, Agrippino viene considerato patrono e difensore della città di Napoli prima che fosse qui traslato il beatissimo Gennaro, martire di Cristo.

Popolare quanto San Gennaro

Non è un santo minore diventato tale col tempo: a Napoli sant'Agrippino era popolare quasi quanto san Gennaro. Oggi risulta a molti semisconosciuto, ma intorno all'anno Mille, nell'alto medioevo, la sua popolarità era pari a quella del celebre patrono.

I due, nei testi antichi, compaiono anche insieme: nella Vita S. Severi, dell'XI secolo, Agrippino e Gennaro appaiono insieme al vescovo Severo morente.

E la data della festa viene da una pietra: la celebrazione della festa del santo al giorno 9 novembre proviene dal Calendario marmoreo di Napoli, del secolo VIII-IX: N(a) T(ale) S(ancti) Agrippini.

«Innamorato della patria, difensore della città»

Il titolo con cui lo chiamavano è antico e sta scritto: fu uno dei primi vescovi di Napoli, forse il sesto, e addirittura il primo protettore della città, come testimonia il Chronicon della chiesa napoletana che nel IX secolo lo definisce «amator patriae et defensor civitatis»: innamorato della patria e difensore della città.

L'elogio per intero è di uno scrittore del IX secolo, e vale la pena leggerlo: «Innamorato della patria, difensore della città, egli non cessa di pregare ogni giorno per noi, suoi servitori. Egli accresce assai l'esercito di coloro che credono nel Signore, e li riunisce in seno della Santa Madre, la Chiesa.»

Ma quel titolo di «difensore» ha anche una ragione concreta e patrimoniale: il santo è considerato «difensor civitatis» perché la storia ricorda che offrì le proprie proprietà nell'antico rione di Forcella per i poveri e i cristiani.

E ci sono anche difese di altro genere, quelle che gli valsero il patronato: il santo, a seguito di apparizioni miracolose in occasione di incursioni di Saraceni e di Longobardi, venne proclamato patrono della città ancora prima di San Gennaro.

Il Martirologio Romano lo registra così: «A Napoli, sant'Agrippino, vescovo, che fu tra i primi che antichi documenti dichiarano difensore della città.»

Undici miracoli, e mille anni di ossa perdute

Di lui non si sa quasi niente: su di lui non si hanno notizie certe, e visse probabilmente tra la fine del III secolo e la prima metà del IV.

Quello che resta è un libro di miracoli: è il Libellus miraculorum S. Agrippini, composto tra i secoli VIII-X, a riportare undici miracoli operati dal vescovo, tutti operati, tranne tre, presso il primitivo sepolcro del santo vescovo nelle catacombe poi dette di San Gennaro.

Le sue ossa hanno viaggiato e si sono perse: alla sua morte le sue spoglie vennero seppellite in un primo tempo in un oratorio presente nelle catacombe di San Gennaro a Capodimonte, per poi essere traslate nel nono secolo nella Stefania, la basilica che fu abbattuta dagli Angioini per fare spazio alla nuova cattedrale di Napoli.

Poi sparirono per un millennio, e chi le ritrovò non poté esserne sicuro: mille anni dopo, nel 1744, dopo numerose peripezie, il cardinale Spinelli fece cercare le reliquie dell'antico Vescovo. Trovò un vaso di marmo la cui scritta dava quelle reliquie per incerte, e forse appartenenti al corpo di Sant'Agrippino.

Oggi stanno sottoterra, dove tutto era cominciato: le sue reliquie, che per un periodo sono state conservate nella basilica costantiniana di Santa Restituta, si trovano nella cosiddetta Basilichetta nella parte inferiore delle Catacombe di San Gennaro. E proprio quella basilichetta scavata è identificata con il primo luogo di culto dedicato al vescovo Agrippino, sulla base delle testimonianze dei documenti e in particolare della raccolta di miracoli del santo.

La chiesa di Forcella

Il luogo del culto in città è una casa privata diventata chiesa: in questo luogo, nel II secolo, Sant'Agrippino, il sesto vescovo di Napoli, radunava i fedeli nella sua casa, che alla sua morte venne trasformata in oratorio.

La chiesa che si vede la fecero quattordici famiglie: la chiesa gotica vide la luce grazie all'opera di quattordici nobili famiglie appartenenti al Seggio di Forcella, che ne permisero l'apertura al culto; fu riconsacrata da Papa Clemente IV tra il 1265 e il 1268.

Poi ha cambiato aspetto due volte: nel 1615 la chiesa fu concessa ai monaci Basiliani che la fecero ristrutturare secondo il gusto barocco, e nel Settecento la chiesa subì un altro rifacimento da parte dell'architetto Niccolò Tagliacozzi Canale.

Anche un monastero portava i due nomi insieme: un documento del 942 dice quel monastero dedicato a san Gennaro e sant'Agrippino, benché la notizia non sia condivisa da tutti gli studiosi. E la sua immagine non è cambiata nei secoli: presso l'odierna cattedrale di Napoli è possibile constatare come l'iconografia del santo sia rimasta sostanzialmente invariata.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Napoli per la festa non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Napoli Piazza Amedeo è a 2,1 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Arenella - Zona Ospedaliera: da lì bastano 7 minuti di guida (3,7 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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