Sant'Antonio Abate ad Agerola e la distribuzione del pane tortano 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: proagerola.it, letta il 02/09/2026.
La festa di Sant'Antonio Abate è la celebrazione patronale di Agerola, borgo affacciato sulla Costiera Amalfitana e adagiato sui Monti Lattari, in provincia di Napoli: il culmine è il 17 gennaio, giorno del Santo, e il cuore dei festeggiamenti batte nella frazione Pianillo, dove la Parrocchia di San Pietro Apostolo custodisce l'antico busto reliquiario del Santo. La comunità si stringe attorno ai grandi falò accesi in Piazzale San Pietro Apostolo, e come da tradizione c'è la distribuzione del pane «tortano» tradizionale agerolese e dei calendari dell'anno corrente.
Il santo di mezzo paese
Sant'Antonio Abate è il santo patrono del bestiame — cavalli e maiali in particolare —, degli allevatori, dei fabbricanti di spazzole (che una volta venivano realizzate con le setole dei maiali), dei salumieri, dei macellai, dei commercianti di tessuti e dei droghieri.
È il protettore dei panerai, poiché durante la sua esistenza era solito intrecciare i cestini per non oziare, degli eremiti, perché fondò il monachesimo, e dei becchini, perché pare abbia dato sepoltura cristiana all'abate Paolo.
Viene invocato contro le malattie della pelle, i foruncoli, la scabbia e il fuoco di Sant'Antonio, in conseguenza dei suoi combattimenti con il demonio.
«A serè e Sant'Antuon'»
La vigilia è dedicata all'appuntamento più suggestivo, conosciuto in dialetto come «A serè e Sant'Antuon'», l'attesa della festa.
Nel tardo pomeriggio i gruppi folk sfilano per le strade del paese e si radunano in piazza, dove viene acceso il grande falò accompagnato da una preghiera dedicata al patrono.
Il fuoco, simbolo di purificazione e di rinascita, resta il centro della serata: intorno alle fiamme si condividono i piatti della tradizione paesana e la musica popolare, tra zampogne, canti e balli che animano la notte agerolese. Il falò di Sant'Antonio è a cura dei «Ragazzi del falò», e alla levata del Bambino suonano le zampogne «Symphonia» di Minori.
Attorno ai falò si gustano i piatti tipici della tradizione locale e i prodotti del maiale, in omaggio al Santo protettore degli animali: nei programmi compaiono per nome 'o ventr' à nsalat, pasta i zit allardiata, zuppa forte, ragù all'agerolese, cuzzitiell con cotica e pezzente, dolce della tradizione e vino locale dei Monti Lattari.
L'alba del 17 gennaio
Il giorno del patrono si apre con l'annuncio della festa con il suono dei Sacri Bronzi di tutti i campanili delle chiese del paese, con sparo dei mortaretti e intreccio di granate, a seguire accensione dei falò del Santo e suono delle zampogne.
Segue la Santa Messa dell'alba, con l'accensione della lampada a Sant'Antonio da parte del Primo Cittadino del paese.
È uno dei momenti più intensi dell'intera festa patronale: il buio della notte che lentamente si dissolve con le prime luci del giorno diventa segno di rinascita spirituale e di affidamento al Santo protettore della comunità. Attorno ai bracieri accesi la comunità affida al Signore le proprie speranze, le famiglie, il lavoro e il futuro del paese, in un clima di raccoglimento, preghiera e profonda comunione.
Il programma si apre il 6 gennaio con la Novena, e ogni mattina della Novena si tengono la Santa Messa e il Santo Rosario cantato a Sant'Antonio.
Muli davanti alla chiesa, e il santo che gira le frazioni
In mattinata si celebrano la Santa Messa e la benedizione degli animali e dei muli, sul piazzale della chiesa. Un tempo si portavano davanti alla chiesa buoi, muli, cavalli e asini, fondamentali per il lavoro nei campi; oggi arrivano soprattutto cani, gatti e animali da compagnia, ma il significato resta lo stesso: affidare al santo ciò che accompagna la vita quotidiana delle persone.
La solenne processione con il busto reliquiario del Santo attraversa le vie di Pianillo, e nei giorni seguenti la venerata statua visita le comunità del paese: la processione va a Bomerano e rientra per via Locoli, poi da Pianillo al Ponte con la fiaccolata, con messa nella Parrocchia di San Nicola di Bari; quindi dal Ponte a San Lazzaro, il rientro per via Radicosa, e infine da San Lazzaro a Campora.
Nel programma c'è anche l'arrivo e l'accoglienza della Fiaccola della Pace, portata ad Agerola dai tedofori della Comunità di Caliano di Montoro.
Il busto del 1752 e la chiesa di Pianillo
La chiesa di San Pietro Apostolo è una chiesa monumentale nel comune di Agerola, situata nella frazione di Pianillo; oltre a essere sede parrocchiale, al suo interno viene venerato il patrono della città, Sant'Antonio Abate.
La parte superiore della facciata termina a timpano, decorata al centro da uno stucco realizzato nel 1926 dal salernitano Luca Giordano e raffigurante l'incoronazione della Madonna del Carmine, circondata da angeli, affiancata da san Pietro con un gallo e sant'Antonio Abate con alcuni animali domestici. Al soffitto del pronao c'è un'altra effigie del santo, e nella navata di sinistra, nel 1950, sono state costruite tre cappelle dedicate rispettivamente al Sacro Cuore di Gesù, a san Pietro Apostolo e a sant'Antonio Abate.
All'interno dell'oratorio, restaurato anch'esso dopo il terremoto del 1980, è esposto un busto con basamento del 1752, restaurato nel 1988, raffigurante sant'Antonio Abate e ricoperto con lamine d'oro.
Chi era, e perché il maiale
Nato a Coma, nel cuore dell'Egitto, intorno al 250, rimase orfano e, facendo suoi i precetti evangelici, distribuì tutti i suoi beni ai poveri e si ritirò nel deserto della Tebaide, dove intraprese la vita ascetica. a vent'anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di ottant'anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356.
Già in vita accorrevano da lui pellegrini e bisognosi di tutto l'Oriente, e anche Costantino e i suoi figli ne cercarono il consiglio; la sua vicenda è raccontata da un discepolo, sant'Atanasio. Per due volte lasciò il suo romitaggio: la prima per confortare i cristiani di Alessandria perseguitati da Massimino Daia, la seconda, su invito di Atanasio, per esortarli alla fedeltà verso il Concilio di Nicea. I suoi discepoli furono tanti che venne chiamato padre dei monaci.
Inizialmente legato al grasso di maiale usato dai monaci Antoniani per curare il «fuoco di Sant'Antonio», l'animale è diventato il simbolo del suo patronato universale su tutte le creature domestiche. I suoi emblemi sono il bastone pastorale, il maiale, la campana e la croce a T.
Come arrivare alla festa
Arrivare ad Agerola per la festa di Sant'Antonio Abate chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Castellammare di Stabia, a 13 chilometri da Agerola, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Castellammare di Stabia centro ha davanti un percorso di 12 chilometri che in 17 minuti porta a destinazione.
Da vedere qui intorno
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Presepe Vivente ad Agerola — dicembre
- San Sebastiano a Gragnano — gennaio
- San Ciro a Portici — gennaio