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Sant'Antonio da Padova ad Afragola e la processione con i munacielli in saio bianco 2027

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
ogni anno
Dove Viale Sant'Antonio, Nociglia

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: arte.comune.afragola.na.it, letta il 19/09/2026.

La festa di Sant'Antonio da Padova si celebra ad Afragola il 13 giugno, e la processione prosegue dal 14 al 20, quando il santo rientra in basilica con la «Ritirata». Accanto alla statua camminano dei bambini vestiti da frate: ad accompagnare questo lento incedere ci sono le note della banda musicale e i caratteristici «munacielli», bambini e ragazzi vestiti con un candido saio bianco, spesso per sciogliere un voto fatto dalle madri per una grazia ricevuta o sperata. La preparazione comincia molto prima, con i 13 martedì e la Tredicina che si apre il 31 maggio: per questo Afragola è chiamata la «Padova del Sud».

Il santo scelto quando il patrono sembrò non rispondere

Il legame di Afragola con Sant'Antonio nasce da una paura collettiva e da una delusione: la svolta decisiva avvenne nel dicembre del 1631, quando il Vesuvio eruttò violentemente, seminando panico, morte e terrore a Napoli e nell'intera provincia, e in quel frangente accadde una cosa che il paese racconta ancora oggi senza imbarazzo: la paura collettiva, unita a una presunta indifferenza del patrono San Gennaro, fece crescere a dismisura la devozione popolare verso Sant'Antonio di Padova, che da allora fu intensamente invocato da tutti come il «Santo dei miracoli».

Il racconto locale è ancora più netto: gli afragolesi, intimoriti dalla tremenda eruzione del Vesuvio nel dicembre del 1631 — e a nulla erano valse le preghiere al patrono principale di Afragola, l'unico ancora oggi, San Gennaro — si rivolsero a Sant'Antonio invitati dai frati minori riformati; il Vesuvio smise la sua attività e da allora gli afragolesi non hanno più dimenticato il grande taumaturgo.

I frati, però, avevano già provato ad arrivare e trovato la porta chiusa: già a partire dal 1613, o 1618 secondo il primo storico locale, l'Università di Afragola avanzò pressanti suppliche alla Curia per favorire l'insediamento dei frati francescani, ma i padri Domenicani, presenti da decenni, si opposero fermamente. A sbloccare la cosa fu un cardinale: fu Francesco Boncompagni, cardinale arcivescovo di Napoli, a propiziare la fondazione della cittadella antoniana, affidandola ai frati minori riformati.

Dal 1633 alla basilica del 2004

L'edificio nasce subito dopo l'eruzione: il santuario, poi elevato a basilica minore, fu eretto in stile barocco a partire dal 1633 con annesso convento dei frati minori riformati dell'ordine francescano, nonostante l'opposizione dei domenicani, e una data memorabile resta quella del 1715, anno in cui la chiesa fu consacrata.

Il culto, però, è anche più antico dell'edificio: risale agli inizi del Seicento, e precisamente al 1616, anche se risulta del 1636 la compravendita del terreno e il primo nucleo abitativo dei frati minori così detti riformati. Il percorso istituzionale si è chiuso in tempi recenti: nel 1970 diventa parrocchia, per poi essere elevata a Basilica Minore nel 2004, la prima della Campania dedicata al Santo. Il decreto ha una data precisa: la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, con decreto dell'8 giugno 2004, ha concesso la dignità e il titolo di «basilica minore» al santuario di Sant'Antonio di Afragola.

Ci sono anche due gemellaggi che dicono da dove viene e dove guarda questa devozione: dal 18 febbraio 1995 il santuario è ufficialmente gemellato con la Basilica di Sant'Antonio in Padova, e in quell'occasione i Frati Minori Conventuali di Padova donarono alla città un'importante reliquia del Santo, un pezzo di massa muscolare toracica di circa sei centimetri, conservata in una cappellina nella parte posteriore del Trono del Santo; poi, dal 6 gennaio 2017, il santuario è ufficialmente gemellato anche con il Santuario di Sant'Antonio in Lisbona, città che diede i natali al Santo nel 1195.

Non a caso la città ha un soprannome: Afragola è conosciuta come la «Padova del Sud», tanto è radicata la devozione verso il Santo taumaturgo.

Dentro la basilica: il trono, il collare, il crocifisso

La statua che esce a giugno sta su un trono e ha addosso un'onorificenza: in fondo alle tre luminose navate, dietro l'altare, svetta la statua lignea a grandezza naturale di Antonio, sopra un trono. È vestito con saio, cotta e stola bianca; la mano sinistra alzata sorregge il giglio, la destra la Bibbia, punto d'appoggio per il Bambino Gesù, in piedi e regalmente coronato.

Al collo porta un collare da ordine cavalleresco: la statua lignea seicentesca conservata nel santuario afragolese, ubicata nel tabernacolo soprannominato «Trono del Santo», reca intorno al collo il Collare del Toson d'Oro, onorificenza tradizionalmente attribuita a Sant'Antonio e che sovente ne decora le statue e le pitture.

Attorno ci sono opere di rilievo: in Basilica è conservato un miracoloso crocifisso attribuito a frate Umile da Petralia, la statua in legno di Sant'Antonio di Padova del XVII secolo, collocata in un grande tabernacolo del 1922 conosciuto come «Trono del Santo», un pulpito marmoreo di Francesco Jerace, e altre opere d'arte di rilievo, mentre nella sacrestia c'è un dipinto di Agostino Beltrano raffigurante l'apparizione del Bambino Gesù a Sant'Antonio (1630).

I tredici martedì, e la donna di Bologna

La pratica devozionale che prepara la festa ha un'origine raccontata per filo e per segno, e comincia con un sogno: in quell'anno, il 1617, una donna di Bologna, ricorrendo all'intercessione di Sant'Antonio, pregava per una grazia che le stava particolarmente a cuore. Quella notte il Santo le apparve, come in una visione, e le disse: «Visita per nove martedì la mia immagine nella Chiesa di San Francesco, e sarai esaudita».

Da nove i martedì sono poi diventati tredici, per una ragione di calendario: i martedì furono, dai devoti, portati a tredici in ricordo del giorno della morte del Santo, ma tradizione vuole che bastino anche nove martedì — numero richiesto nella visione — affinché si venga esauditi, soprattutto per le richieste di maternità.

Ad Afragola quei martedì sono un appuntamento che cresce: da marzo iniziano i primi tredici Martedì di Sant'Antonio, che vedono sempre più crescere la partecipazione dei fedeli, e ogni mese c'è un altro richiamo: allo scoccare del giorno 13, la Basilica si riempie di fedeli che accorrono in pellegrinaggio.

Maggio: tredici quadri per tredici quartieri

Un mese prima della festa la città comincia a riempirsi di immagini: l'attesa per la grande festa cittadina inizia a farsi sentire già un mese prima della celebre ricorrenza del tredici giugno, e in questo periodo le strade di Afragola accolgono l'esposizione di tredici quadri che ritraggono il Santo Taumaturgo, sempre accompagnati dal suono festoso della banda musicale cittadina.

La suddivisione della città segue lo stesso numero: Afragola viene divisa in tredici quartieri, ciascuno dei quali presenta in Basilica un vessillo raffigurante Antonio; dopo la benedizione, ogni vessillo viene issato in un luogo significativo del quartiere, dove rimane per tutta l'estate a vegliare sugli abitanti di quelle vie. È la festa dell'«innalzamento dei quadri», che cade il 13 maggio, quando avviene la speciale benedizione delle cosiddette «Bandiere», degli stendardi sacri che vengono posizionati nei punti nevralgici della città per annunciare l'avvicinarsi della festa.

Poi comincia il conto alla rovescia vero: il 31 maggio la Basilica è zeppa di fedeli non per la conclusione del mese mariano, ma per l'inizio della tredicina.

La vigilia, le quattordici messe, la settimana di processione

La notte prima della festa succede una cosa insolita: nel tardo pomeriggio del 12 giugno si svolge un rito di grande suggestione collettiva: il simulacro ligneo del Santo viene solennemente rivestito con i preziosi paramenti liturgici, e poi nel cuore della notte la statua viene delicatamente traslata sul sagrato della Basilica, permettendo all'innumerevole folla di fedeli di rendere un omaggio continuo e ininterrotto all'effigie illuminata.

Il giorno del santo la liturgia non si ferma mai: in questa giornata intrisa di fede vengono celebrate quattordici messe, tra cui una solenne celebrazione all'aperto in piazza, presieduta da un Vescovo. Fra una messa e l'altra si mangiano i dolci della ricorrenza: è immancabile l'assaggio dei dolci tipici della festa, in particolare i celebri croccantini e i tradizionali torroncini di Sant'Antonio.

Poi comincia la parte più lunga: dal 14 al 20 giugno prende vita la manifestazione più spettacolare e corale: una lunghissima processione che dilata la festa nel tempo e nello spazio. Per un'intera settimana la venerata statua lascia il suo prezioso trono marmoreo all'interno della Basilica per attraversare tutte le strade e i vicoli del territorio comunale, spingendosi persino in alcuni quartieri della vicina Casoria.

Il senso di quel giro è dichiarato: è un viaggio in cui è il Santo stesso a «visitare» le case dei fedeli, che in segno di devozione addobbano balconi e finestre con drappi e coperte dai colori chiari, lanciando coriandoli al suo passaggio. Ogni sera il simulacro fa tappa nelle principali chiese cittadine — San Marco Evangelista, Santa Maria d'Ajello, San Giorgio Martire — e il congedo dei fedeli ha un gesto preciso: il tradizionale saluto a Sant'Antonio, caratterizzato dallo sventolio di fazzoletti bianchi.

La fine è una festa a sé: il momento più scenografico ed emozionante è la cosiddetta «Ritirata», che avviene solitamente il 20 giugno: dopo aver percorso chilometri, il Santo fa ritorno alla Basilica a notte fonda, accompagnato da una folla immensa. Ad accoglierlo, per anni, c'è stato il fuoco: l'Incendio del Campanile, una simulazione pirotecnica nata nel 1995 per l'ottavo centenario della nascita del Santo, che avvolgeva la torre campanaria della Basilica in una cascata di fuoco colorato, tradizione tornata nel 2025 a illuminare la festa di Afragola.

Quando si portavano lino, canapa e polli

La festa, un tempo, era una raccolta di prodotti agricoli: nei secoli passati, e in particolare nell'Ottocento, la festa aveva un carattere spiccatamente contadino e le celebrazioni iniziavano un mese prima del tredici giugno con una grande raccolta di offerte in natura.

Le cronache dicono anche cosa si donava e come sfilava: le cronache storiche del 1830 ci raccontano che i devoti donavano i prodotti della loro terra, lino, canapa e beni alimentari, con i quali veniva adornato un magnifico carro trainato da quattro buoi e accompagnato dal suono dei tamburi, e i contadini afragolesi preparavano carri colmi di legna sui quali svettava un ramo verde arricchito con polli, salami, pane e filo, offerti in dono al santuario.

La sera si vendeva tutto, con un giro che tornava al punto di partenza: la sera tutti questi prodotti venivano venduti all'asta e, molto spesso, erano gli stessi donatori a ricomprarli a un prezzo elevato per sostenere economicamente i frati.

C'era anche chi passava di casa in casa: fino alla prima metà del Novecento era comune incontrare un monaco non sacerdote, chiamato affettuosamente «picuozzo», che passava di casa in casa con un carretto per raccogliere ulteriori offerte di cibo.

Durante la guerra la statua cambiò portatori: negli anni della seconda guerra mondiale furono le donne a caricarsi in spalla la pesante statua del Santo, compiendo un voto per chiedere la salvezza dei loro cari partiti per il fronte.

Nel dopoguerra è arrivato un altro oggetto: prese piede la spettacolare usanza di innalzare il «Pallio», un grande arazzo fiorito raffigurante il Santo, tirato su con delle funi tra i balconi dei palazzi al suono di bande musicali e fuochi d'artificio.

E anche le offerte hanno cambiato forma: se in passato si offrivano i frutti della terra, in tempi più moderni i fedeli hanno iniziato a donare denaro, fino a formare un suggestivo mantello di cartamoneta che avvolgeva la figura del Taumaturgo e del Bambin Gesù.

Come arrivare alla festa

Arrivare ad Afragola per la festa di Sant'Antonio da Padova non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Casalnuovo (RFI) a un passo dal centro, 2,7 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Acerra - Afragola, e da lì restano 2,4 chilometri e 4 minuti.

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