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Sant'Antonio di Padova a Bisaccia 2027 - Il pane dei poveri e la clausola dei mietitori

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dall'11 al 13 giugno 2026
Dove viale Vittorio Emanuele III, Bisaccia

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 03/09/2026.

La Fiera e Festa Patronale di Sant'Antonio di Padova si tiene a Bisaccia, borgo dell'Alta Irpinia in provincia di Avellino, l'11, il 12 e il 13 giugno. A Bisaccia c'è un detto che spiega la festa meglio di qualunque cronaca, e mette il paese davanti a una scelta secca: «O Sant'Antonio a Vsazza, o la vesazza nguodd» — o si torna a Bisaccia per Sant'Antonio, o si prende la bisaccia in spalla e si parte. Il 12 giugno c'è il Vespro con l'offerta dei ceri e la distribuzione del pane benedetto; il 13 la processione solenne con la statua per le vie del borgo.

Una clausola nel contratto dei mietitori

Quel detto non era una battuta ma una condizione di lavoro: i braccianti bisaccesi che scendevano in Puglia per la mietitura ponevano ai padroni una condizione non negoziabile: essere liberi il 13 giugno per rientrare al paese, anche a costo di perdere l'ingaggio.

Da lì viene il peso che la festa ha ancora oggi: da qui nasce il carattere identitario di una festa che è insieme devozione, ritorno e riconoscimento collettivo, e infatti la festa di Sant'Antonio non è soltanto una celebrazione religiosa, bensì una vera e propria istanza culturale, identitaria, per i bisaccesi.

Per il paese quel giorno segna anche il cambio di stagione: a Bisaccia il 13 giugno non è una data qualsiasi. È il giorno di Sant'Antonio di Padova, patrono del paese, e per la comunità segna l'inizio vero dell'estate, tanto che l'installazione delle luminarie, l'arrivo delle giostre e le bancarelle di torroni e caramelle sono il segnale che la stagione estiva è ormai arrivata.

Le corde vocali del santo

Nella chiesa c'è una reliquia molto particolare, e si sa esattamente quando è arrivata: ai piedi dell'altare è custodita una reliquia di Sant'Antonio — una porzione delle corde vocali — consegnata, con una cerimonia solenne il 10 giugno 2001, alla Confraternita di Bisaccia di Sant'Antonio dai frati della Basilica di Padova.

La statua, invece, porta una data nascosta sotto un pannello: ai piedi della statua di Sant'Antonio, alzando il pannello con la testa dell'Angelo alato, si legge «1629», che attesta la data di realizzazione dell'opera.

Anche l'edificio ha la sua storia, e un pezzo che non c'è più: la Chiesa di Sant'Antonio da Padova dovrebbe risalire al XVII secolo, anche se il bell'aspetto odierno è dovuto a restauri successivi, ed era affiancata da un Convento dei Frati Minori, soppresso nel 1799. Oggi l'Arciconfraternita di Sant'Antonio organizza feste e mostre, al fine di reperire fondi per il restauro del Convento e delle opere che vi sono conservate.

Tredici giorni di preparazione

Il conto alla rovescia comincia a fine maggio: il percorso spirituale comincia molto prima dei tre giorni di festa: dal 30 maggio all'11 giugno si celebra la Tredicina presso la Chiesa del Convento, con celebrazione eucaristica e preghiera quotidiana.

L'11 giugno è il giorno in cui la confraternita si allarga: è tradizionalmente il giorno della vestizione dei nuovi confratelli e della benedizione con la reliquia del Santo.

Lo stesso giorno comincia la parte civile, e comincia con il rumore: il versante civile si apre l'11 giugno, allo sparo dei mortaretti, con l'inaugurazione della Fiera di Sant'Antonio lungo viale Vittorio Emanuele III: una fiera mercantile di lunga tradizione, con banchi di ogni genere, prodotti tipici irpini, articoli per la casa e per il lavoro nei campi.

Il Vespro del 12: i ceri e il pane dei poveri

Il rito più antico è quello della vigilia, e ha tre parti ben distinte: il Vespro del 12 giugno è una delle tradizioni più importanti e antiche legate alla Festa di Sant'Antonio da Padova ed è caratterizzato da tre momenti essenziali: l'offerta dei ceri, che arderanno durante tutto l'anno, presso la Cappella del Santo, in segno di ringraziamento e protezione da parte dell'Amministrazione comunale; la liturgia solenne del Vespro, presieduta abitualmente dall'Arcivescovo; la benedizione e distribuzione del pane.

A portare i ceri è il Comune, in corteo: il corteo muove dal Municipio verso la chiesa. L'Arcivescovo che la presiede è quello dell'Arcidiocesi di Sant'Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia.

Il pane che si distribuisce ha un nome preciso: è il «pane dei poveri». Per il paese è il gesto che riassume la festa: c'è la fiera dell'11 giugno, la banda musicale, il ritrovarsi con i compaesani, il pane benedetto e donato a tutti, il pranzo con parenti e amici.

La sera del 12 è anche quella della musica colta: è la serata del gran concerto bandistico lirico sinfonico, appuntamento colto e amatissimo della tradizione festiva meridionale, con formazioni ospiti che arrivano dalla Puglia.

Il 13: la processione, e i fuochi dal Monticello

Il giorno del patrono comincia con gli spari e le campane, e prosegue con una liturgia lunga: più celebrazioni eucaristiche si susseguono dal mattino, con la messa solenne di mezzogiorno presieduta dall'Arcivescovo e la solenne processione con la statua del Santo per le vie cittadine, tra canti, incenso e ali di folla.

Chi guarda la vede arrivare dai vicoli: la processione del Santo percorre le strade del paese accompagnata da canti, spari e odori di incenso, seguita da tanta gente e da altri che, uscendo dai vicoli, si raccolgono lungo le strade.

Poi la festa passa alle strade: il rito religioso si conclude con la grande festa civile: bancarelle di ogni genere che sostano per le strade, cibi da asporto, le giostre per far divertire ragazzi e bambini e, immancabili, i fuochi d'artificio, mentre al calare della sera strade e piazze si accendono di luminarie artistiche e i concerti serali si tengono in Piazza Duomo.

La chiusura ha un punto preciso da cui guardare: a mezzanotte lo sguardo si alza verso il Monticello, dove lo spettacolo pirotecnico chiude ufficialmente la festa.

E attorno a tutto questo c'è la tavola, e la ragione per cui in tanti tornano: attorno alla festa patronale ruotano anche la cucina locale — pane cotto a legna, formaggi, carni alla brace, dolci di casa — e quella rete di parentele che, per tre giorni, riporta in paese gli emigrati sparsi in Italia e all'estero.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Bisaccia per la festa di Sant'Antonio di Padova chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Calitri-Pescopagano, a 20 chilometri da Bisaccia, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Lacedonia - Bisaccia ha davanti un percorso di 11 chilometri che in 16 minuti porta a destinazione.

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