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La benedizione degli animali del 17 gennaio: perché si fa
Il 17 gennaio si benedicono gli animali perché sant'Antonio Abate è il loro protettore. Il rito nasce nel Medioevo per proteggere le bestie da lavoro, indispensabili al sostentamento delle famiglie contadine, e oggi riguarda soprattutto cani e gatti. A Roma si fa dal 1437.
Il motivo, in origine, era economico.
Perché sant'Antonio
La data è quella della morte del santo, il 17 gennaio, e con essa la sua memoria liturgica: Antonio, uno dei padri del monachesimo, è raffigurato quasi sempre con un maiale con la campanella al collo.
Quel maiale spiega il patronato. La tradizione di benedire gli animali nasce nel Medioevo in terra tedesca, dove ogni villaggio allevava un maiale destinato all'ospedale degli Antoniani: i monaci di sant'Antonio prestavano servizio negli ospedali, e da quei maiali ricavavano carne e medicazioni. Per loro l'animale aveva un valore quasi sacro.
Da lì sant'Antonio è diventato per estensione patrono di tutti gli animali domestici, e con loro delle stalle.
Che cosa chiedeva chi ci andava
Nel Medioevo la benedizione proteggeva gli animali utili al sostentamento e al lavoro agricolo.
Non era devozione astratta. Gli animali domestici erano strumento di lavoro e fonte di sussistenza: dalla loro salute dipendeva quella della famiglia. Le comunità rurali chiedevano perciò la protezione del santo per gli agricoltori e per le bestie, e lo scopo dichiarato era favorire lo stato di salute del bestiame per l'anno che cominciava.
Contadini e pastori portavano una rappresentanza del bestiame, non l'intera stalla.
Che cosa si benedice
L'elenco è più lungo di quanto ci si aspetti.
- Gli animali: sui sagrati arrivano cani, gatti, cavalli, asini, conigli e galline.
- Le stalle e il fieno, in molte chiese d'Italia.
- Il fuoco e le sementi, nelle zone rurali.
- Le macchine agricole, in molte celebrazioni di oggi.
Il rito si svolge di norma sul sagrato delle chiese o nella piazza antistante, e in diocesi si celebrano Messe in onore del santo con la benedizione all'aperto.
Che cosa è cambiato
Il cambiamento è tutto nel tipo di animale che si presenta.
In passato la benedizione era rivolta soprattutto agli animali da lavoro, e in certi luoghi l'unico ammesso sul sagrato era il cavallo. Oggi, in città, si benedicono soprattutto cani e gatti: animali da compagnia, non da reddito.
La celebrazione si è spostata di senso senza cambiare gesto: unisce il folklore contadino e una riflessione sulla custodia del creato, riconoscendo gli animali come compagni e come aiuto nel lavoro.
Roma, dal 1437
Il caso più antico e più noto è quello romano.
La cerimonia ebbe origine nel 1437 e in origine si teneva nella chiesa di Sant'Antonio Abate all'Esquilino — nel 1831 il cardinale vicario intervenne per confermarne l'esclusiva. Agli inizi del Novecento fu spostata alla vicina chiesa di Sant'Eusebio per ragioni di viabilità, e da allora si rinnova ogni 17 gennaio sulla scalinata di Sant'Eusebio, fra via Napoleone III e piazza Vittorio.
In passato ci arrivavano buoi, asini, animali da cortile e i cavalli delle carrozze dei nobili. Il rito, per i romani, segna la fine dell'inverno e l'inizio di un nuovo ciclo agricolo.
Dove si fa, oggi
La benedizione è diffusa nelle piazze e nei paesi di tutta Italia.
In Vaticano l'appuntamento si ripete da circa diciotto anni: fra piazza San Pietro e piazza Pio XII viene allestita una stalla all'aperto con animali agricoli e domestici portati dalle associazioni, e la benedizione è impartita dal cardinale Mauro Gambetti. A Siena si benedicono animali, cibo e le stalle delle diciassette contrade. A Bagheria il rito si svolge davanti al Santuario Maria Santissima Immacolata.
Fuori dall'Italia il 17 gennaio è, in Spagna, il giorno di San Antón, patrono degli animali domestici: i proprietari portano le bestie in chiesa per la benedizione del sacerdote, e in certe code si aspetta per ore.
La notte in cui gli animali parlano
Alla giornata si accompagna una credenza contadina.
La tradizione vuole che nella notte del 17 gennaio gli animali parlino fra loro. I contadini si tenevano lontani dalle stalle: sentirli conversare era considerato segno di cattivo auspicio.
Domande frequenti
Perché il 17 gennaio si benedicono gli animali?
Perché è la festa di sant'Antonio Abate, protettore degli animali domestici e delle stalle. Il rito nasce nel Medioevo in terra tedesca, dai maiali che i villaggi allevavano per gli ospedali antoniani.
Che cosa si benedice oltre agli animali?
Le stalle e il fieno, e nelle zone rurali anche il fuoco e le sementi. In molte celebrazioni di oggi si benedicono le macchine agricole.
Quali animali si portano?
Sui sagrati arrivano cani, gatti, cavalli, asini, conigli e galline. In passato la benedizione riguardava soprattutto gli animali da lavoro; oggi, in città, soprattutto cani e gatti.
Da quanto tempo si fa a Roma?
Dal 1437. La cerimonia si teneva nella chiesa di Sant'Antonio Abate all'Esquilino e agli inizi del Novecento fu spostata sulla scalinata di Sant'Eusebio per ragioni di traffico.