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I giochi di Carnevale di una volta: la pentolaccia e l'albero della cuccagna
I due giochi di Carnevale di una volta stanno sul confine con il digiuno: la pentolaccia, che si rompe bendati per far cadere i dolci, si gioca la prima domenica di Quaresima; l'albero della cuccagna, il palo unto con i premi in cima, serviva a saziarsi prima del digiuno.
Il primo dei due nasce in una festa medievale genovese.
La pentolaccia: come si gioca
Al centro c'è un contenitore appeso — di cartapesta nelle versioni moderne, di terracotta in quelle antiche — chiamato pentolaccia o pignatta.
Il giocatore viene bendato, gli si mette in mano un bastone e gli si fanno fare alcuni giri su sé stesso per disorientarlo. Poi colpisce, guidato solo dal suono e dalle urla dei presenti. Chi rompe la pentola fa cadere il contenuto, che viene raccolto da tutti.
Da dove viene
L'usanza più antica risale alla festa medievale di mezza Quaresima dei genovesi. A Genova i partecipanti prendevano a bastonate una «monaca» di cartapesta, appesa e ripiena di frutta candita; in seguito entrarono i pinoli confettati, e più tardi i dolciumi.
La funzione era esplicita: interrompere il digiuno quaresimale per una giornata. Una leggenda attribuisce l'istituzione della tabernella — l'altro nome del gioco — a papa Alessandro II, nel 1061.
Dall'Europa il gioco passò alle colonie americane con gli spagnoli, e in Messico si incontrò con riti locali di rottura di contenitori di terracotta: da lì la piñata, che nel Cinquecento assume una funzione allegorica nell'evangelizzazione. Il gioco messicano è quindi un discendente di quello europeo, non il suo antenato.
Quando si gioca
La prima domenica di Quaresima, cioè dopo la fine ufficiale del Carnevale: è il giorno della Festa della Pentolaccia, diffusa in Liguria, in Puglia, nel Lazio, in Toscana e in Umbria. Il calendario dei giochi finisce qui; il Carnevale che si festeggia ancora mette in fila i dolci, i costumi e le feste locali. In alcune zone gli eventi vengono anticipati al sabato, in altre rinviati di una settimana.
Il nome cambia con il luogo. Nell'arcidiocesi di Lucca è la tabernella, o tavernella, che sposta la fine dei festeggiamenti alla prima domenica di Quaresima. In Capitanata la stessa domenica si chiama Carnevalicchio, e con quel nome viene indicata anche la pentolaccia in alcuni paesi del Foggiano; in dialetto foggiano il rito era «a pignata».
Che cosa c'era dentro
Il contenuto racconta un secolo di cambiamenti alimentari. In passato si usava soprattutto frutta secca: castagne, nocelle, noci, arachidi, ceci tostati e fave. Intorno ai primi del Novecento la frutta secca venne sostituita da confetti, caramelle e cioccolatini; oggi si aggiungono giocattoli e piccoli regali.
Metà del divertimento, però, stava nelle pentole finte. Fra quelle appese ce n'era sempre qualcuna riempita d'acqua, crusca, canigghia, segatura o cenere, e a Brindisi di Montagna, dove il gioco si teneva durante il ballo di Quaresima, ci si spingeva oltre: carboni, e perfino un topolino o degli scarafaggi.
Le versioni locali
- Sammichele di Bari. Il Carnevale comincia il 17 gennaio e i festini proseguono ogni giovedì, sabato e domenica fino al martedì grasso; la pentolaccia — Là Pegnàte — è concessa il primo sabato e la prima domenica di Quaresima. Dentro ci sono ceci, biscotti e cioccolatini, e dopo la rottura il contenuto viene offerto a tutti i presenti.
- Casamassima. Il rito familiare si chiamava «Pegnate»: una pentola di terracotta con frutta secca, caramelle e cioccolatini, rotta da bendati. Nel 1977 la Pro Loco lo portò in piazza.
- Benetutti, in Sardegna. Qui la pentolaccia è una corsa a cavallo: i cavalieri, mascherati e in gruppi di due o tre — le pariglie — percorrono il tracciato in senso orario e antiorario e devono rompere vasi di terracotta collocati in due punti. Le salite sono tre o quattro, la corsa finisce al calar del sole, e la manifestazione è puramente ludica, senza premi. Si svolge il sabato dopo il Giovedì Grasso e precede la Sartiglia di Oristano.
L'albero della cuccagna
Il secondo gioco è verticale. Un palo viene innalzato in piazza e ricoperto di grasso animale o di sapone; in cima si mettono i premi, e chi riesce a salire se li prende.
A Napoli il gioco è legato al Carnevale del Seicento e si teneva prima in Piazza Mercato, poi in Piazza del Plebiscito. Sul palo venivano appesi salumi, carni e perfino bestiame, e i nobili facevano costruire carri con alberi alti fino a venti metri. La ragione è la stessa della pentolaccia: saziarsi prima del digiuno quaresimale.
A Roma un'antica tradizione innalzava l'albero della cuccagna in Campidoglio il 1° maggio, e un quadro di Agostino Tassi del 1630 circa, conservato al Museo di Roma, lo documenta.
Che cosa avevano in comune
Entrambi i giochi mettono il cibo in alto o dentro un contenitore chiuso, e chiedono uno sforzo goffo e pubblico per arrivarci. Entrambi si giocano sul confine fra l'abbondanza e il digiuno. E la rottura della pentolaccia porta con sé un'eco più antica: richiama i riti del capodanno e dell'anno che muore.
Domande frequenti
Quando si gioca alla pentolaccia?
La prima domenica di Quaresima, dopo la fine ufficiale del Carnevale. In alcune zone si anticipa al sabato, in altre si rinvia di una settimana.
Da dove viene la pentolaccia?
Dalla festa medievale di mezza Quaresima dei genovesi, dove si bastonava una «monaca» di cartapesta ripiena di frutta candita. Il gioco serviva a interrompere il digiuno; dall'Europa passò poi alle colonie spagnole, dando origine alla piñata messicana.
Che cosa si metteva dentro la pignatta?
Un tempo frutta secca — castagne, noci, nocelle, arachidi, ceci tostati, fave — sostituita dai primi del Novecento con confetti, caramelle e cioccolatini. Alcune pentole erano riempite per scherzo con acqua, crusca, segatura o cenere.
Che cos'è l'albero della cuccagna?
Un palo innalzato in piazza e ricoperto di grasso o sapone, con premi in cima: a Napoli, nel Seicento, si appendevano salumi, carni e bestiame, e serviva a saziarsi prima della Quaresima.