Festa di San Bernardino a Montefranco 2027 - Pane e vino
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.
La Festa di San Bernardino si tiene a Montefranco, in provincia di Terni, il 20 maggio, con la rievocazione storica il fine settimana successivo. Il paese rimette in scena il miracolo del pane e del vino: San Bernardino da Siena, di passaggio nel 1444, chiese ospitalità a una vedova che non aveva niente da offrirgli, e la donna, dopo molte insistenze, aprì la madia e la trovò colma di pane fresco. La rievocazione storica si organizza dal 1986.
Il santo che passò nel 1444
Il frate era Bernardino da Siena, e stava andando a morire. Il transito è datato con precisione: «l'11 maggio 1444 transitò per Montefranco San Bernardino da Siena, in viaggio per l'Aquila, dove trovò la morte pochi giorni più tardi». La data della morte, a L'Aquila, è il 20 maggio 1444.
Quel passaggio ha lasciato al paese un patrono: San Bernardino «è stato scelto come patrono del paese della Valnerina (insieme a San Pietro)», e si celebra proprio il 20 maggio. Le fonti locali tengono distinte le due cose: la «Festa del patrono San Bernardino» la domenica precedente il 20 maggio, e la «Rievocazione storica del passaggio di San Bernardino» il 20.
Il 1444, insomma, non è una data qualsiasi: è l'«anno divenuto quindi data di riferimento dell'evento».
La madia colma di pane fresco
Il primo dei due miracoli è domestico. Il frate chiese ospitalità a una donna del paese — «una povera vecchia, che si rammaricava di non avere nulla da offrire al frate» — e ciò che accadde dopo è il cuore della festa.
Il santo «chiese ospitalità a una vedova a Montefranco e moltiplicò il pane e il vino nella sua dispensa»: la scena che si rappresenta ogni anno è chiamata «il miracolo del pane e del vino». Il documento del Ministero la registra come «la moltiplicazione dei pani di una donna alla quale il santo aveva chiesto ospitalità».
Il cuore della festa non cambia: «la manifestazione centrale resta sempre la rappresentazione del miracolo di San Bernardino, allestita con attori del posto nei panni di Frate Bernardino e dei suoi compagni di viaggio, insieme alla vecchietta alla quale avevano chiesto asilo.»
Una roccia colpita col bastone
Il secondo miracolo avviene mentre il santo se ne va, e riguarda un luogo. «La notizia del miracolo si diffuse tra gli abitanti, che, al momento della partenza del santo, lo accompagnarono per un tratto del suo itinerario, supplicandolo di rimanere con loro.» Arrivati «nei pressi di Monzano», «colpì una roccia, facendone scaturire acqua limpidissima e chiedendo di edificare in quel luogo un convento».
Il documento ministeriale descrive lo stesso episodio come il «segno lasciato su di una roccia per indicare il luogo esatto dove sarebbe poi stato costruito il convento».
Il convento fu costruito davvero, in località Monzano, e la pratica è documentata: «Niccolò V accolse la supplica del popolo di Montefranco e concesse al vicario pro tempore e ai minori Osservanti di costruire un Convento in onore del Santo», il 25 luglio 1454. Il documento «parla di una casa con Chiesa, campanile, campana e cimitero, nonché orti ed officine necessari per l'abitazione e la vita dei frati». Francesco Gonzaga «cita il Convento al numero 40 della Provincia Serafica di San Francesco di Assisi», e «una memoria del 1723 lo descrive formato da due dormitori con diciassette stanze». Dopo le soppressioni, il «29 maggio 1859 venne firmato l'atto con il quale i religiosi rientrarono in possesso formale della casa», di un appezzamento «in vocabolo Collemelardone» e di una seconda abitazione in paese, «conosciuta con il nome di Ospizio dei frati».
Dal 1986, quattro giorni di Quattrocento
La festa religiosa è antica; la rievocazione storica ha una data d'avvio recente e una anteriore che riguarda solo i vestiti: «nonostante il fatto che gli abiti storici per i partecipanti al corteo per i festeggiamenti per il santo siano stati introdotti già nel 1954, è dal 1986 che si organizza la rievocazione storica vera e propria, che dura quattro giorni» — il giorno della festa e i tre del fine settimana successivo.
I due momenti hanno orari opposti. Il corteo storico è di mattina, «nella mattinata del 20 maggio, se domenica, o la domenica immediatamente successiva». La rievocazione, invece, «si svolge nelle ore serali del fine settimana successivo al 20 maggio, nel centro storico, proponendo uno spaccato di vita medievale».
Botteghe da Porta Franca a Porta Spoletina
Le scene occupano tutto il borgo antico: sono allestite «da Porta Franca fino a Porta Spoletina, lungo le strade e nelle vecchie cantine, animata da personaggi in costume».
Che cosa ci si trova lo dicono i rievocatori stessi, e vale la pena leggerlo come lo raccontano: «C'è il cambio monete, il falegname, il fabbro, la speziale, i mastri cerai, l'osteria, il forno, la porchetta e molte altre botteghe con la rappresentazione della vita del borgo nel 1444.»
Fra le botteghe girano «saltimbanchi, mercanti, maghi e fattucchiere», e nelle taverne «vengono serviti i piatti della tradizione locale»; c'è anche «la possibilità di provare cibi preparati seguendo ricette d'epoca».
Tamburini dall'Ottocento e sparatori ad avancarica
Due gruppi in costume hanno una storia propria. I tamburini «hanno origini molto antiche»: nacquero «in onore di San Bernardino da Siena», e la loro linea di successione è documentata — «già dalla fine dell'800 Mariano Giacobini detto "de Parasacco", capostipite del gruppo, capeggiava la processione in onore del santo». Oggi si sfidano nelle gare di tamburini, insieme agli sbandieratori e ai musici, «con la presenza di gruppi in costume di altri paesi».
L'altro gruppo fa rumore in un altro modo: è il gruppo «sparatori» in costume, che «sparano salve con fucili ad avancarica e mortai»; il gruppo ha anche un nome, «Pietro Micca», e «mantiene viva l'antica tradizione degli spari a salve durante la festa». Accanto a loro sfilano «gli abiti storici di dame, cavalieri, gonfalonieri».
Cinque chilometri fino al convento
La parte religiosa non resta in paese. Il corteo storico «è parte di una processione religiosa che parte dal paese e arriva, dopo circa 5 Km, al convento di San Bernardino», quello «costruito, dopo la sua beatificazione, proprio su sua precisa richiesta».
Chi rifà il percorso a piedi cammina di più: una passeggiata organizzata segue «un anello di circa 8 km» che da Montefranco arriva «nel territorio di Arrone e, poi, al convento», dove sono previsti una visita e «l'assaggio della tradizionale ciambella».
La rievocazione, invece, si chiude dove il santo aveva parlato: «la rievocazione si conclude con la predica di San Bernardino presso Porta Franca.» Prima ancora, i figuranti prendono parte alla rievocazione del miracolo del pane e del vino e infine accompagnano il santo che si allontana dal paese.
Quanto alle dimensioni, il censimento ministeriale è preciso: «il numero dei rievocatori coinvolti nell'organizzazione dell'evento arriva a circa cinquanta persone, mentre il numero dei partecipanti è stimato approssimativamente pari a cinquecento al giorno».
Come arrivare alla festa
Arrivare a Montefranco per la Festa di San Bernardino chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Marmore, a 13 chilometri da Montefranco, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Valnerina ha davanti un percorso di 11 chilometri, diciassette minuti di guida.
Feste vicine, in altri paesi
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- Palio dell'Assunta a Lugnano in Teverina — agosto
- Le Rocche Raccontano a Ferentillo — agosto
- Corsa all'Anello a Narni — maggio