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La sottomissione di Manfredi di Svevia a Ceprano 2026 - Rievocazione storica con tornei e teatro dei burattini

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
venerdì, sabato e la seconda domenica di ottobre — quest'anno dal 9 al 11 ottobre 2026
Dove Ceprano (FR), Lazio, Ceprano

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

La Rievocazione Storica della Sottomissione di Manfredi di Svevia si tiene a Ceprano, in provincia di Frosinone, nella regione Lazio, nella seconda domenica di ottobre, ed è distribuita su tre giornate. Sul ponte sul fiume Liri viene rimesso in scena l'incontro dell'11 ottobre 1254, quando il principe Manfredi di Svevia si prostrò davanti a Papa Innocenzo IV e attraversò il ponte reggendo, in segno di sottomissione, le briglie del cavallo del papa. La domenica la rievocazione è un teatro itinerante intitolato «Due mondi», scritto e diretto dal regista Simone Ignagni, e si chiude con la gara di tiro con arco storico del Palio delle Corti e il lancio sul fiume di frecce incendiarie.

L'incontro dell'11 ottobre 1254

A Ceprano il fiume Liri passa sotto un ponte che allora era definito il Passo, perché era il luogo obbligato di passaggio delle carovane da Roma a Napoli. Lì, l'11 ottobre 1254, Papa Innocenzo IV arrivò da Anagni con la sua corte, e Re Manfredi di Svevia, Principe di Sicilia, giunse da San Germano attraverso Aquino, con nobili e cavalieri al seguito, alla vista del verde Liri. Manfredi era colpito da scomunica.

Sul ponte il Papa e il Principe si trovarono l'uno di fronte all'altro. Innocenzo IV, su una mula bianca, attese che Manfredi si prostrasse al suo cospetto, rimarcando l'autorità spirituale su quella temporale. Manfredi subì poi l'umiliazione di attraversare tutto il ponte reggendo, in segno di sottomissione, le briglie del cavallo del papa. Diversi cronisti raccontano che Manfredi dovette aspettare il Pontefice all'inizio del ponte e reggergli il freno del cavallo durante la passeggiata che Innocenzo IV volle fare più volte su e giù. Fu un atto che consegnava praticamente il potere temporale nelle mani della Chiesa, e il preludio della fine della contesa fra Impero e Papato.

Di quella giornata parla anche la Divina Commedia, nell'Inferno al canto XXVIII, versi 16-18, e nel Purgatorio al canto III, versi 103-145. L'associazione culturale Il Verde, che ha sede in città, e la Città di Ceprano hanno svelato sul Passo una targa commemorativa dell'incontro, e la stessa associazione ha istituito il Certamen Manfredi di Svevia, che valorizza con opere di narrativa e di poesia la figura del figlio di Federico II.

Il ponte e la sepoltura dell'ultimo Re Svevo

Sconfitto e ucciso in combattimento a Benevento, il re fu sepolto con onore dai nemici sul campo di battaglia. Poi la Chiesa prese la decisione di traslarlo a lume spento in terra sconsacrata, e il corpo fu tumulato sotto un pilone del ponte di Ceprano: un luogo controllato direttamente dalla Chiesa e, insieme, una terra di nessuno. Il ponte divenne così la sepoltura dell'ultimo Re Svevo.

Tre giornate fra convegni, botteghe e cantine medievali

La rievocazione si tiene nella seconda domenica di ottobre, ma occupa tre giornate. Il venerdì è dedicato ai convegni su eventi storici: nella Sala Consiliare due esperti del Medioevo tornano sul dualismo fra Impero e Papato e restituiscono, anche a livello dialettico, l'opposizione fra Manfredi di Svevia e Papa Innocenzo IV.

Il sabato le botteghe d'arte aprono lungo le vie storiche e nei pressi dell'antica torre medievale. La programmazione guarda ai bambini, con la caccia al tesoro, lo spettacolo di burattini a tema medievale, la giocoleria, la trampoleria, i numeri col fuoco e quelli di falconeria; nel pomeriggio si disputa il torneo dei feudi, e ci sono i giochi popolari a squadre a cui partecipano il Consiglio dei Giovani e le associazioni del territorio. Lungo le strade cittadine corre il percorso enogastronomico, con il banco didattico del cerusico e speziale, il campo dei Templari, il mercatino medievale e i mestieri antichi. La giornata si chiude con un concerto di musica medievale nella piazza centrale, mentre aprono le cantine medievali: ristoratori selezionati propongono i piatti tipici della provincia rivisitati in tema medievale, e i prodotti dell'area cepranese si degustano e si comprano — minestre, lenticchie, fagioli, pecora, abbacchio, dolci artigianali, sidro, birre locali.

La domenica è la giornata della rievocazione vera e propria, con la disputa del palio. La manifestazione è curata dal prof. Franco Palombi e dal presidente della Pro Loco Mario Riccardi, e la voce narrante, fin dal 1997, è quella di Giuliana Lombardi, da sempre impegnata nel settore della cultura e della storia locale. Il progetto finale originario è conservato al Comune di Ceprano: contiene la scenografia puntuale dell'evento e dei cortei, il numero e la tipologia dei figuranti, il disegno dei costumi, le ballate, i dialoghi, i monologhi e la musica originale. Dentro la rievocazione sono nati due gruppi che oggi corrono le gare nazionali, gli Arcieri storici e i Cavalieri Templari, e negli anni si sono aggiunti sbandieratori, giocolieri, artisti di strada, giullari, falconieri e figuranti di altre città.

Dante e le nove parti di Due mondi

Lo spettacolo della domenica è un teatro itinerante intitolato Due mondi, scritto e diretto dal regista Simone Ignagni. A tenerlo insieme è Dante Alighieri, che è insieme attore, narratore e guida: prende per mano lo spettatore e lo conduce lungo i risvolti di tutta la storia. Il pubblico si sposta con lui, dai giardini della Villa Comunale lungo le strade principali, poi nella piazza centrale, e infine sul ponte.

La prima parte, il Purgatorio, si apre con le anime dei Contumaci, i morti scomunicati, interpretati da un Corpo di Ballo: si accorgono che il corpo del poeta proietta l'ombra ed è dunque reale, e si ritraggono impauriti. Fra loro si fa avanti Manfredi, che racconta la sua sventurata fine e spiega perché si trovi in Purgatorio. Nella seconda parte, Due anime due regni, i contendenti appaiono in alto, a due finestre ai lati opposti della piazza: il Papa è altezzoso, calcolatore, avido, sprezzante, e delinea il piano messo su per umiliare pubblicamente lo Svevo; Manfredi, con il falco docilmente appollaiato sul braccio, si mette a nudo in un'ammissione di timori e paure e declama un'ode alla libertà impersonata dalla falconeria, dagli animali che possono volare alto oltre i giochi di potere. Alla fine lascia andare il falco sulla testa degli spettatori, e la terza parte è lo spettacolo di voli acrobatici dedicato alla Falconeria.

La quarta parte, L'umiliazione, è il cuore storico della giornata. Arriva il Corteo Imperiale, schierato e compatto, con soldati e arcieri e un Trio di Musicisti Medievali che ne scandisce dal vivo il fiero ingresso; in coda le Dame di Corte eseguono un ballo-omaggio davanti a Manfredi e a Tebaldo degli Annibaldi, suo braccio destro. Poi tocca al Corteo Papale, preceduto dallo spettacolo acrobatico degli Sbandieratori, con il Chierico che porta la croce, il Papa e l'Arcivescovo Pignatelli. Schierate le due fazioni, Manfredi offre l'omaggio della Chinea e viene liberato ufficialmente dalla scomunica; il popolo porta i doni tipici della città, recati dal Corpo di Ballo che poi si esibisce in una danza popolare in omaggio al Pontefice. Quindi il Santo Padre entra a cavallo e richiede il tradizionale servizio di stratóre: lo Svevo accetta di tenere le redini del ronzino, e l'Atto di Sottomissione va in scena fino al «Basta!» declamato dal Papa.

Nella quinta parte si disputa la finale del Palio delle Corti; nella sesta, Sangue, si drammatizza un omicidio avvenuto nel corso di quella stessa giornata. Attorno al tavolo di una locanda siede Borrello D'Anglano, papalino, ebbro di birra ed esaltato dalla dimostrazione di superiorità del Santo Padre; mentre cerca di sedurre la dama Gemma Cordeschi si scopre troppo, rende pubblico il doppio gioco e il tradimento compiuto per mera avidità, e un soldato Svevo lo pugnala a morte. La settima parte porta tutti sul ponte con la Battaglia di Benevento, simulata da tre Armati Papalini contro tre Imperiali: restano in piedi un Papalino e Manfredi, che cade in un testa a testa glorioso alla fine del ponte. Il Crociato veglia il nobile cadavere, i danzatori coprono i morti in battaglia con veli colorati e restano accanto ai corpi, e un'Anima Guida esegue il cerimoniale funebre. Nell'ottava parte, Da Benevento all'oblio, l'Arcivescovo Bartolomeo Pignatelli convince Papa Clemente IV a far spostare i resti mortali in territorio sconsacrato, e la bara scende a lume spento lungo le rive del Liri fino sotto l'arcata del ponte, davanti al pubblico che guarda dall'alto.

Il Palio delle Corti e i Feudi

Accanto al fatto storico è cresciuta una competizione fra la fazione papale e quella imperiale per la conquista di un trofeo, un palio assegnato al vincitore di un torneo: è frutto di mera invenzione. Le contrade della città sono state chiamate Feudi per restare nel contesto storico in cui l'evento è ambientato.

Il corteo papale giunge in pompa magna in Piazza Martiri di Via Fani, preceduto da sbandieratori e chiarine, e lì si celebra la vestizione del Pontefice, che cambia l'abito da viaggio con quello da cerimonia; il corteo imperiale arriva dal ponte sul fiume Liri, preceduto da tamburi e armati. Poi il corteo solenne accompagna il Palio, e la benedizione del drappo è celebrata e cantata in lingua latina, su musiche realizzate espressamente per l'occasione. I Capitani dei due schieramenti giurano, e la sfida è una gara di tiro con arco storico fra i migliori arcieri del territorio, fino all'ultima freccia. Un'esibizione degli sbandieratori precede lo spettacolo con falchi e rapaci di grossa taglia, e un duello con la spada fra cavalieri delle due fazioni rappresenta la contesa fra Impero e Papato, protrattasi per secoli con alterne fortune. Una Dama papalina e una Dama imperiale battibeccano di continuo e caratterizzano la tifoseria, mentre un attore-arciere illustra l'andamento della gara e tiene a bada l'animosità delle due. Con la proclamazione e la premiazione dell'arciere vincente il Trio Medievale suona musica da taverna.

Le frecce incendiarie sul Verde Liri

La nona parte, Lacrime di fuoco, chiude tutto sul ponte. La voce femminile del Trio Medievale intona un canto a cappella, sospeso, e i danzatori liberano l'anima di Manfredi, che risorge. Lo Spirito dello Svevo incontra un'ultima volta Dante, e il loro dialogo si stringe attorno al concetto dantesco di Giustizia Divina: «Che giustizia, almeno, sia fatta lassù, nelle alte sfere!», dice il poeta; «Che il cielo crolli, ora! Che la coltre celeste pianga lacrime di fuoco!», risponde Manfredi.

Quelle due battute sono anche il segnale per gli arcieri schierati lungo tutta la lunghezza del ponte. Tendono gli archi e scoccano insieme una pioggia di frecce infuocate: decine di archi di fuoco solcano il cielo notturno su Ceprano e vanno a spegnersi, simbolicamente, nelle acque del Verde Liri.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla sottomissione di Manfredi di Svevia a Ceprano è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Ceprano-Falvaterra a un passo dal centro, 3,0 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce al casello di Ceprano, e da lì restano 2,2 chilometri e 3 minuti.

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