Festa della Madre del Buon Consiglio a Genazzano 2027 - L'apertura dell'Immagine all'alba del 25 aprile
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026. La fonte indica queste date come ancora da confermare.
La Festa della Madre del Buon Consiglio si tiene ogni 25 aprile a Genazzano, borgo dei Monti Prenestini in provincia di Roma. Nella prima mattina si apre lo sportello che custodisce, in una cappella laterale della Basilica Santuario, un affresco di dimensioni sorprendentemente piccole: l'apertura dell'Immagine, accompagnata dal suono festoso delle campane, è il momento più atteso della giornata. La data non è mai cambiata dal 25 aprile 1467, quando l'affresco fu scoperto sulla parete della chiesa.
Il 25 aprile 1467, festa di san Marco
La festa ricorda un fatto preciso. Il 25 aprile 1467, festa di San Marco, patrono di Genazzano, su una parete della chiesa fu scoperto un dipinto raffigurante la Vergine con il bambino Gesù, che era stato ricoperto in calce; e si racconta anche che l'affresco «comparve improvvisamente» lungo la parete di una cappella laterale, e che l'immagine «arrivò e si posò» sulla chiesa allora in costruzione. Il dipinto mostra Maria con Gesù Bambino guancia a guancia, sul modello della Madonna della tenerezza.
Sull'origine dell'immagine la tradizione racconta che sarebbe arrivata da Scutari, in Albania, da una piccola chiesa minacciata dall'avanzata ottomana: due uomini devoti alla beata Petruccia, Giorgi e De Sclavis, videro la sacra immagine volare sorretta dagli angeli e decisero di seguirla, percorrendo per volere della Madonna il mare Adriatico a piedi. Un'altra tradizione vuole che l'affresco resti sospeso su uno strato sottilissimo di intonaco.
La vedova che spese tutto
Nel paese viveva allora un'anziana vedova, Petruccia di Ienco, vedova di Giovanni di Nocera, terziaria agostiniana, indicata come beata in tutte le fonti antiche e proclamata tale per volere di papa Clemente XIV il 22 novembre 1735. Petruccia spese tutti i suoi beni per restaurare una chiesa del 1356 ormai in rovina, e volle portare a termine chiesa e convento — senza riuscirci con le sole sue sostanze. Confidando nell'intervento divino, riuscì a vedere il compimento dell'opera negli anni 1467-1470 circa: furono le elemosine dei pellegrini, arrivate dopo l'apparizione, a completare la chiesa e a permettere di erigere il convento.
L'edificio ha radici molto più antiche. La chiesa medievale è citata negli Statuti di Genazzano del 1277 come già esistente da moltissimi anni, e le sue tracce si trovano nella cripta sotto la navata centrale; nel 1356 la parrocchia di Santa Maria fu affidata agli Agostiniani dal principe Pietro IV di Giordano Colonna. L'edificio attuale, a tre navate, fu costruito quasi dalle fondamenta fra il 1621 e il 1629 dall'architetto Domenico D'Ottavio, di Anticoli, e il campanile risale al 1638-1640.
I 161 miracoli del Codex
Che sia accaduto qualcosa lo dicono le carte, non solo la devozione. Il miracolo è attestato già dalle fonti dell'epoca: il Defensorium Ordinis Fratrum Heremitarum sancti Augustini, pubblicato a Roma nel 1481 — appena 14 anni dopo i fatti — dal priore generale dell'Ordine agostiniano Ambrogio Massari da Cori, detto il Coriolano (1432 ca – 1485), che parla di «quaedam ymago beatae virginis in pariete dictae ecclesiae miraculose apparuit». Papa Paolo II, nello stesso anno dell'evento, inviò due vescovi a constatare la veridicità dei fatti: Gaucerio de Forcalquier, vescovo di Gap, e Nicola de Crucibus, vescovo di Lesina, e resta la nota di spesa del 24 luglio 1467 per quel viaggio; l'episodio è riportato anche nella «Vita di Paolo II» del vescovo viterbese Michele Canensi, scritta nel 1478.
Poi c'è il registro. Il Codex miraculorum del santuario, noto anche come Codex bombacinus — perduto durante le persecuzioni napoleoniche, ma trascritto in parte da fra Angelo Maria De Orgio nella prima metà del XVIII secolo — attesta 161 miracoli avvenuti fra il 27 aprile e il 14 agosto 1467. Il Compendio comincia proprio il 27 aprile, con una donna liberata da «un violento e penosissimo male di matre», e prosegue con una sciatica «lunga e contumace», con un cieco che il 20 giugno riacquista la vista, con un uomo morsicato dai serpi e dato per spacciato dai medici. Fra gli altri miracoli si ricordano alcuni ossessi liberati e la risurrezione di un morto. L'archivio del santuario conserva ancora il secondo protocollo notarile con cui il notaio conferiva fede pubblica alle testimonianze sulle guarigioni, e l'archivio della Pia Unione di Maria SS.ma del Buon Consiglio, fondata nel 1753; Genazzano divenne meta di pellegrinaggi già nel 1467, come attesta il «Diarium Nepesinum» degli anni 1459-1468.
Un muro che non si tocca
L'affresco è rimasto dov'era. In tanti restauri e trasformazioni, l'unico spazio sacro mai modificato è il muro su cui si trova la santa Immagine: la proposta, avanzata più volte, di collocarla sull'altare maggiore fu sempre scartata «perché l'immagine della Madonna doveva restare nel luogo che Lei stessa si era scelto».
Intorno a quel muro si è costruito tutto il resto: a pochi anni dalla Venuta un'edicola marmorea e un tempietto usciti dalla bottega dello scultore Andrea Bregno, e più tardi, nel 1819, la nicchia di rame — prima argentato e poi dorato — costruita da Francesco e Luigi Righetti, che ancora oggi contiene l'immagine. L'immagine è stata incoronata il 25 novembre 1681 dal Capitolo Vaticano e di nuovo nel 1867 dal cardinale Luigi Amat di San Filippo e Sorso; davanti all'altare, dal 1954, c'è una notevole balaustra berniniana in marmo di Carrara. Per qualche tempo fu venerata con il nome di Madonna del Paradiso; poi gli agostiniani imposero l'antico titolo di Mater Boni Consilii.
L'alba, la fiera e i fuochi di San Marco
La giornata del 25 aprile è preceduta da una novena di preparazione, con la celebrazione della Venuta nel tardo pomeriggio, il Santo Rosario, il canto delle litanie e la Messa. Alla vigilia, in serata, la processione solenne parte da Piazza della Repubblica, attraversa le vie del centro storico e rientra in Basilica per la veglia mariana. Il 25 l'Immagine si apre alle prime ore del mattino, le Sante Messe si susseguono per tutta la giornata, la Messa solenne è in tarda mattinata e il pontificale nel tardo pomeriggio; il giorno successivo si celebrano le Messe di ringraziamento e supplica.
Fin dal mattino il paese si riempie con la fiera-mercato, con banchi di prodotti locali, articoli devozionali, dolciumi e artigianato lungo le strade che portano al santuario. Ma la tradizione più antica è un'altra: quella dei fuochi di San Marco. Nei secoli passati i pellegrini raggiungevano Genazzano a piedi e attendevano l'alba nelle piazze, accendendo grandi falò per scaldarsi e per illuminare la notte; ancora oggi il ricordo di quei fuochi accompagna la ricorrenza, che coincide con la festa di San Marco Evangelista.
Pellegrini dall'Albania
Il legame con l'Albania non è solo nella leggenda dell'immagine partita da Scutari. La comunità cattolica albanese in Italia considera Genazzano un punto di riferimento e vi organizza i propri pellegrinaggi, con fedeli che arrivano da Torino, Venezia, Firenze e Roma; il calendario del santuario riserva a quel pellegrinaggio l'ultima domenica di maggio, e la Madre del Buon Consiglio è venerata come patrona del popolo albanese. Il santuario è anche meta abituale di pellegrinaggi diocesani e parrocchiali da tutto il Lazio, dalla Ciociaria e dall'area dei Castelli Romani.
La devozione, del resto, ha attraversato i secoli con l'appoggio dei papi. Secondo la tradizione il titolo Mater Boni Consilii venne introdotto da papa Marco, morto il 7 ottobre 336, a cui si attribuisce l'evangelizzazione di Genazzano, e nel V secolo, sotto Sisto III, sarebbe sorta qui una chiesa dedicata alla Madre del Buon Consiglio. In tempi più vicini, Leone XIII approvò un nuovo Ufficio con Messa nel 1884 e uno scapolare con indulgenze nel 1893, elevò il santuario alla dignità di basilica minore il 17 marzo 1903 e, con il decreto Ex quo Beatissima Vergine del 22 aprile dello stesso anno — a firma del cardinale Serafino Cretoni, prefetto della congregazione dei Riti —, dispose di inserire l'invocazione «Mater Boni Consilii, ora pro nobis» nelle Litanie Lauretane.
Come arrivare alla festa
La Festa della Madre del Buon Consiglio a Genazzano si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Valmontone, a 13 chilometri da Genazzano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Valmontone ha davanti un percorso di 13 chilometri, sedici minuti di guida.
Da vedere qui intorno
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Festa della Natività di Maria Santissima a Genazzano — settembre
- Disfida dei Balestrieri a Genazzano — maggio
- Festeggiamenti di Santa Fermina a Civitavecchia — aprile