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Festa di Sant'Egidio a Rocca di Cave e la processione degli otto incollatori 2026

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
primo settembre
Dove Centro storico e Chiesa di San Nicola, Rocca di Cave

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: tuttitalia.it, letta il 19/09/2026.

La festa di Sant'Egidio Abate si celebra ogni anno il 1º settembre a Rocca di Cave, borgo dei Monti Prenestini a 933 metri di quota, in provincia di Roma, nel Lazio. Otto uomini del paese, chiamati tradizionalmente incollatori, caricano sulle spalle la statua di Sant'Egidio e la portano dalla piccola chiesa di Sant'Egidio, situata poco fuori dall'abitato nei pressi del cimitero, fino alla chiesa parrocchiale di San Nicola, nel cuore del centro storico. Il percorso è di circa un chilometro, in salita, e viene poi ripercorso a ritroso per riportare il Santo nella sua chiesetta.

Un chilometro in salita, e poi di nuovo indietro

È un gesto faticoso e collettivo, accompagnato dal suono delle campane, dai canti e dalla partecipazione di tutta la comunità, con chi guarda dalle finestre, chi cammina dietro il simulacro e chi aspetta all'arrivo sul sagrato.

La struttura tradizionale della giornata prevede la celebrazione eucaristica solenne in onore del patrono nella chiesa di San Nicola, la processione con la statua portata a spalla dagli otto incollatori, andata e ritorno, il suono festoso delle campane e gli addobbi lungo le vie del centro storico, e i momenti conviviali di paese con la partecipazione delle famiglie e delle associazioni locali.

Ogni anno, il 1º settembre, il paese si ferma per onorare il proprio patrono con una giornata che unisce riti religiosi, incontri di comunità e il ritorno di tanti emigrati e villeggianti che scelgono proprio questa data per rientrare al borgo.

Il duello del 1º settembre 1634

Il culto egidiano a Rocca di Cave iniziò nel Seicento per un fatto realmente accaduto: il 1º settembre 1634, giorno della festa di Sant'Egidio, il principe Carlo Colonna percorreva le vie di Roma quando la sua carrozza fu superata da quella del principe Gregorio Caetani che, nel sorpassarlo, pare proferisse frasi ingiuriose nei suoi confronti.

Carlo inveì a sua volta e il principe Caetani, sentendosi offeso, lo sfidò a duello.

La contesa si concluse con la morte del Caetani e con gravi ferite del Colonna.

Il Colonna, ristabilitosi, non riuscì a dimenticare l'accaduto e per il rimorso di aver ucciso un uomo rinnegò le armi e si fece monaco benedettino nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco, prendendo il nome di Egidio in memoria del giorno in cui avvenne il delitto.

L'altare in Sant'Arcangelo e le cento messe

Fu nominato in seguito vescovo di Amasia e Patriarca di Gerusalemme.

Fece erigere a Rocca di Cave un altare dedicato a Sant'Egidio nella chiesa di Sant'Arcangelo, che prese poi il titolo di Sant'Egidio quando il santo fu scelto come patrono.

Don Egidio Colonna, che volle e adornò l'altare di Sant'Egidio, dimorò per un certo periodo nella «Grotta dei Santi», che da allora si chiamò Sant'Egidio non solo per la suggestione operata nella popolazione dalla sua conversione, ma anche per il cospicuo lascito di cento messe l'anno in perpetuo di cui il futuro Patriarca di Gerusalemme beneficiò la chiesetta.

A Rocca di Cave il culto si radica in età moderna e viene favorito dalla famiglia Colonna, feudataria del castello e di tutto il territorio a partire dal XIV secolo.

Febbri, epilessia e greggi: chi lo invocava

Sant'Egidio Abate, eremita vissuto tra il VII e l'VIII secolo nella Francia meridionale, è tra i santi più popolari del Medioevo europeo.

La sua leggenda più nota lo vuole nutrito nel bosco dal latte di una cerva mandata dal Signore.

Nel Medioevo era molto venerato perché considerato uno dei santi «avvocati» o «ausiliatori», protettori da malattie frequenti e gravi, che nel suo caso erano le febbri, l'epilessia, la pazzia, gli incubi, la lebbra e le infermità fisiche.

Era invocato dai mendicanti, dalle madri che allattavano, dai pastori per le loro greggi, dai cavalieri per i cavalli e dai fabbri ferrai.

San Nicola titolare, Sant'Egidio patrono

Il titolare della parrocchiale è San Nicola di Bari, mentre il patronato del paese resta saldamente a Sant'Egidio, festeggiato il 1º settembre secondo il calendario liturgico.

La chiesa, costruita tra il 1750 e il 1777 su modelli romani, conserva una grande tela del viterbese Domenico Corvi, del 1795.

In un comune di poche centinaia di abitanti la festa patronale non è folklore per turisti, è il momento in cui la comunità si riconosce, rinnova un impegno che passa di generazione in generazione — quello degli incollatori in primo luogo — e riporta in paese chi se n'è andato.

Come arrivare alla festa

La festa di Sant'Egidio a Rocca di Cave si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Valmontone, a 16 chilometri da Rocca di Cave, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Valmontone ha davanti un percorso di 16 chilometri che in 20 minuti porta a destinazione.

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