Tortellata di San Giovanni a Fidenza 2027 - I tortelli larghi come lenzuola nella notte delle streghe
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.
La Tortellata di San Giovanni si tiene a Fornio, frazione di Fidenza, in provincia di Parma, la sera del 23 giugno. Al circolo del paese si mangiano tortelli d'erbetta larghi come lenzuola, annegati nel burro e coperti di formaggio, e dopo cena si aspetta insieme la rugiada di San Giovanni. L'appuntamento va avanti da oltre 40 anni.
Larghi come lenzuola, annegati nel burro
A Fornio il tortello ha tre requisiti, e sono scritti in dialetto perché in italiano perderebbero il ritmo. Secondo la tradizione parmense i tortelli debbono essere «largh' ch'mi linsö» (larghi come lenzuola), «an'ghè in t'al büter» (annegati nel burro), «quatè dal formai» (coperti dal formaggio).
Sono tre regole di misura, non di ricetta: dicono quanto dev'essere grande la sfoglia e quanto burro e formaggio ci vogliono sopra. Il ripieno, invece, è la cosa più semplice che ci sia — un piatto popolare: farina, ricotta, erbette dell'orto e formaggio — e la serata è costruita intorno a quello.
L'appuntamento ha una lunga storia recente e un motore preciso. Da oltre 40 anni, a Fornio l'inizio dell'estate ha un sapore preciso: quello della Tortellata di San Giovanni, un appuntamento che continua grazie all'impegno dei volontari del Circolo Folkloristico Sportivo Fornio. In tavola, oltre ai tortelli d'erbetta di nostra produzione, arrivano salumi misti, patatine fritte, vino, birra, dolci caserecci e caffè; il servizio è self service, non è previsto il servizio al tavolo, non è richiesta la prenotazione e la serata è aperta a tutti.
Un piatto nato da un obbligo di magro
Il tortello d'erbetta non è nato per essere buono: è nato per essere lecito. Poiché a partire da una certa epoca la Chiesa ordinò che i giorni di vigilia fossero «giorni da magro», con astinenza dalle carni e con l'obbligo di un solo pasto a base di latticini, ecco che nel parmense si inventò un piatto che pur essendo da magro, ebbe grande fortuna.
Prima ancora dei tortelli, però, il 23 giugno si passava fuori. La tradizione vuole che nel pomeriggio del 23 di giugno le famiglie uscivano in gruppo dalla frazione e si recavano nei prati a fare una merenda e lì restavano fino a sera «quand' l'erba a s' bagnava», quando l'erba si bagnava. Oggi, quasi ovunque, si festeggia la ricorrenza con la tortellata: la merenda nei prati è diventata una cena al circolo, ma l'ora è rimasta la stessa — quella in cui l'erba comincia a bagnarsi.
La notte delle streghe e delle nove erbe
Quella del 23 giugno non è una sera qualunque nel calendario contadino. È la notte in cui le streghe si radunano per il loro sabba intorno al fuoco, la notte in cui i mediconi, i segnatori, «l' strol'gh'» passavano i loro poteri ai figli.
Contro quel pericolo si usavano le piante, e ognuna aveva il suo compito. Le erbe di San Giovanni sono nove, tra cui l'indispensabile iperico, e vanno colte in luoghi diversi; raccolte in mazzetti, si pongono sotto il cuscino la sera della festa, e quello che in quella notte si sognerà accadrà certamente.
L'elenco degli amuleti è dettagliato. C'è l'artemisia, conosciuta qui come «al m'd'gu», di cui ancora oggi si fa largo uso per evitare malattie al bestiame ma anche agli uomini; c'è l'iperico, detto anche scacciadiavoli, amuleto contro ogni forma di stregoneria se si ha l'avvertenza di portarlo sul corpo durante la notte; ci sono la verbena, simbolo di pace e di prosperità, e il ribes — l'uvetta di San Giovanni — i cui frutti sono rossi come il fuoco e proteggono da malefici e sortilegi. Senza contare l'aglio, che si deve comprare il giorno di San Giovanni e che, appeso in casa, protegge dai vampiri.
Dopo cena si aspetta la rugiada
Quando i tavoli si svuotano la festa non finisce: si esce. «Dopo cena, come da tradizione, aspetteremo insieme la rugiada di San Giovanni.»
Per le acque si deve parlare innanzi tutto della rugiada che si forma nella notte tra il 23 e il 24 giugno, quella che nei prati bagnava l'erba e faceva tornare a casa le famiglie. A quell'acqua si attribuivano poteri pratici: aveva anche la virtù di preservare i panni dalle tignole, come dice un famoso proverbio romagnolo, «S' t' vù che ai pènn al tignol a n' deg dan, fai ciapè la guazza ad San Zvan».
Le noci staccate con una lama di legno
C'è un ultimo gesto che appartiene a questa notte, e riguarda un liquore che si berrà mesi dopo. Secondo la tradizione, le donne devono staccare le noci per il liquore, quando la drupa è ancora verde, nella notte di San Giovanni: con una falce o una lama di legno, mai di metallo. L'infusione darà un liquore considerato una panacea: il nocino.
Il divieto del metallo viene da lontano. Il rito della preparazione del nocino risale ai Celti, i quali ritenevano sacro l'albero del noce, ed è curioso che anche in Italia, nel medioevo, proprio il famoso noce di Benevento fosse il luogo dove si radunavano tutte le streghe. Le due metà della notte — i tortelli e il sabba — finiscono così per toccarsi sotto lo stesso albero.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa a Fidenza è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Fidenza è a 1,2 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Fidenza centro: da lì bastano 4 minuti di guida (1,8 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- San Donnino a Fidenza — ottobre
- Fornio in Festa a Fidenza — agosto
- San Bernardo e Sant'Ilario di Poitiers a Parma — gennaio