Festa Artusiana a Forlimpopoli 2027 - Le 790 ricette della cucina domestica
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festartusiana.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La Festa Artusiana si tiene a Forlimpopoli, in provincia di Forlì-Cesena, dal penultimo sabato di giugno per nove giornate consecutive, a cavallo fra la fine di giugno e i primi di luglio. Le vie, le piazze e i vicoli vengono rinominati secondo i capitoli del celebre libro di Pellegrino Artusi, i ristoratori dedicano ricette all'illustre concittadino e si assegna il Premio Marietta, lo storico concorso gastronomico riservato ai cuochi non professionisti. «La Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene» raccoglie 790 ricette ed è tradotto in undici lingue.
Il libro e le sue ricette
Il filo conduttore della manifestazione è la cucina domestica, con le 790 ricette de «La Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene», che vengono proposte nei ristoranti e negli stand allestiti lungo le strade.
Quel libro non è un ricettario qualsiasi. È l'opera che ha codificato la cucina domestica italiana ed è considerata il manifesto della tradizione gastronomica del Paese; è tradotto in undici lingue, è una delle opere italiane più tradotte e diffuse al mondo, e ha rappresentato uno strumento di primaria importanza nella costruzione dell'identità nazionale. Ad Artusi, scrivono, va il merito di aver inventato la cucina italiana per come la conosciamo ancora oggi.
Chi era Pellegrino Artusi
Nato a Forlimpopoli il 4 agosto 1820, Artusi è stato uno scrittore, un gastronomo e tra i primi studiosi, oltre che di lingua e letteratura italiana, della cosiddetta cultura materiale.
Da Forlimpopoli se ne andò presto: nel 1851 la sua famiglia subì le angherie della banda del Passatore, e da allora visse a Firenze, dove morì a novantun anni. Ma non dimenticò il paese: nel testamento lasciò a Forlimpopoli 470mila lire — siamo nel 1912 — vincolate per cinquant'anni e destinate ai poveri del paese.
Fu quello a cambiare le cose. Dal giorno del funerale i forlimpopolesi cambiarono opinione sul loro illustre concittadino — fino a quel momento visto come un ricco avaro che se ne era andato dalla città — e si impegnarono a celebrarlo con «pubbliche cerimonie»: quelle cerimonie, un secolo dopo, hanno preso la forma della Festa Artusiana.
Nove serate, una tavola diffusa
La Festa si organizza dal 1997, ogni anno dal penultimo sabato di giugno, per nove giornate consecutive, ed è organizzata dalla Città di Forlimpopoli con il patrocinio del Ministero dell'Agricoltura e della Regione Emilia-Romagna.
Quello che succede lo descrivono così: suoni, profumi e sapori invadono il centro storico, dove gastronomia, cultura e intrattenimento si mescolano, che richiama oltre 5.000 persone ogni sera — e decine di migliaia di curiosi lungo i nove giorni. L'atmosfera è quella di una grande tavola diffusa, che si allunga di vicolo in vicolo.
I ristoratori, di Forlimpopoli e non solo, creano e dedicano ricette all'illustre concittadino, ispirandosi alle sue linee guida; alla chiamata degli organizzatori hanno risposto trenta ristoranti, che portano sapori e tradizioni dai più diversi territori d'Italia. Per le vie si allestisce anche un ricco mercato, e le aziende che vi partecipano seguono un consiglio dell'Artusi che è diventato la regola della festa: «Usate roba della più fine che vi farà ben figurare» — quindi materie prime di qualità, prodotti di stagione e del territorio, legati preferibilmente alla cucina di casa.
Fra i ristoranti diffusi ce n'è uno che ha fatto della scortesia un programma. L'associazione E Gòz nasce nell'estate del 2002 come Osteria Alternativa nei primi anni della Festa, e vuole far rivivere il clima felliniano della ristorazione povera basata su vino, affettati, formaggi, l'accompagnamento di canzoni scurrili, dialetto locale e sapori dimenticati.
L'accoglienza è parte dello scherzo: la clientela viene accolta spesso in maniera canzonatoria da personale vestito in canottiera (fintamente) sudicia. E il nome viene da un detto locale — «Sòt e gòz, l'è tòta merda e lòz!» — che significa: una volta passata la gola, quindi il sapore e il gusto, tutto diventa scarto.
Casa Artusi e il Premio Marietta
Il cuore culturale della festa è Casa Artusi, il primo centro di cultura gastronomica in Italia dedicato alla cucina domestica. È anche il nome della fondazione che dal 2007 mantiene in vita la memoria di Artusi, e sta negli spazi restaurati dell'antico convento dei Servi di Maria, insieme a una scuola di cucina e a un ristorante: lì ci sono la biblioteca comunale che conserva i libri e le carte di Artusi e una stanza che, con arredi originali, rievoca la dimora in cui nacque, demolita negli anni Sessanta del Novecento.
Nei nove giorni la Casa organizza incontri con studiosi, storici, scrittori, maestri di cucina e gastronomi, e coordina le dimostrazioni di cucina con l'Associazione Cuochi Artusiani.
Il premio più caratteristico porta il nome di una cuoca. Il Premio Marietta è lo storico concorso gastronomico riservato ai cuochi non professionisti, in omaggio a Marietta Sabatini, la governante e cuoca di Artusi: i dilettanti sono chiamati a ideare e presentare una ricetta originale di primo piatto che richiami la tradizione regionale e artusiana. Si assegnano anche il Premio Artusi e i Premi Marietta ad Honorem, riservati a personaggi di chiara fama.
La cucina italiana patrimonio UNESCO
Il 10 dicembre 2025, a Nuova Delhi, il Comitato Intergovernativo UNESCO ha iscritto la cucina italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità.
Forlimpopoli c'entra direttamente: il traguardo è stato raggiunto anche grazie al contributo di Casa Artusi, che ha curato e promosso il dossier di candidatura insieme all'Accademia Italiana della Cucina e alla rivista La Cucina Italiana, sotto la direzione scientifica di Massimo Montanari. È il terzo riconoscimento italiano di quel tipo: nel 2010 la Dieta mediterranea, nel 2017 l'Arte del pizzaiuolo napoletano, nel 2025 la Cucina italiana.
Il modo in cui lo raccontano dice bene che cosa intendono per patrimonio: «un patrimonio esiste davvero solo se viene vissuto ogni giorno: nei gesti a tavola, nelle scelte di chi cucina, nella cura con cui si tramandano saperi e pratiche».
La festa la fa il paese
La festa la fa il paese. Alla Festa Artusiana lavorano associazioni, singoli cittadini, volontari e dipendenti comunali, che collaborano alla costruzione di un'identità cittadina fondata sulla propria storia: è una grande festa di paese in pieno stile romagnolo, sorretta però da una struttura fatta di iniziative culturali. Chi la organizza la racconta così: si vuole «rivivere a Forlimpopoli il gusto di ricerca dei sapori» e «origliare le parole di chi lavora fra ortaggi profumati, carni e padelle», per poi, «nella magica atmosfera di un paese che si traveste da chef», carpire ogni profumo e fissarlo nella memoria.
Piazza Garibaldi ospita decine di associazioni con il progetto «Città dei Sapori»; ci sono i volontari di Avis, della Protezione Civile, dell'Associazione Segavecchia e della Pro Loco, il gruppo Alpini e l'Associazione delle Mariette, custodi della cucina artusiana, attive con propri ristoranti nel centro storico. Le associazioni di categoria accompagnano la riflessione sul valore della filiera agricola e della sostenibilità alimentare. Nella stessa area si presentano anche i Comuni che, insieme a Forlimpopoli, fanno parte della rete «Borghi e Rocche di Romagna», e il progetto «Foodland», sviluppato con l'AICCRE. La Festa, del resto, è anche un importante momento di promozione per la filiera agro-alimentare del territorio, e una vetrina soprattutto per i piccoli produttori che coltivano e custodiscono i prodotti del territorio.
C'è anche un legame con la Francia: il gemellaggio con Villeneuve-Loubet, sulla Costa Azzurra, affonda le radici nella comune eredità gastronomica dei due padri della cucina moderna, Pellegrino Artusi e Auguste Escoffier, e fu sottoscritto nel maggio del 2000 e ratificato il 1° luglio dello stesso anno a Forlimpopoli.
Attorno al cibo c'è il resto. Ogni sera ci sono concerti di gruppi emergenti, spettacoli di clown, comici, burattini, artisti di strada, laboratori per bambini e visite guidate ai camminamenti della Rocca.
Uno degli appuntamenti si chiama «Calici a Corte»: un percorso in quattro puntate sui camminamenti della Rocca Ordelaffa che, al calare della sera, invita a un viaggio attraverso i secoli, con una guida d'eccezione — Battistina Savelli, signora di Forlimpopoli — e due assaggi di vino a serata a raccontare il legame fra questa terra e la sua tradizione enologica. I camminamenti ospitano anche esposizioni temporanee, e in paese si visita il Museo Archeologico.
Restano poi i segni che la festa ha lasciato in città tutto l'anno: le luminarie dedicate al prefazio della Scienza in cucina, un murales e una panchina a forma di libro.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Festa Artusiana a Forlimpopoli è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Forlimpopoli-Bertinoro a un passo dal centro, 800 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Ronco, e da lì restano 5,4 chilometri e 7 minuti.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Palio di San Rufillo a Forlimpopoli — maggio
- Festa di Garibaldi a Cesenatico — agosto
- Festa dell'Ospitalità a Bertinoro — settembre