Festa del Mandorlo in Fiore ad Agrigento 2027 - Il Tripode dell'Amicizia acceso davanti al Tempio della Concordia
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.agrigento.it, letta il 03/09/2026.
La Festa del Mandorlo in Fiore si tiene ad Agrigento, capoluogo dell'omonima provincia in Sicilia, all'inizio del mese di marzo, e dura una settimana circa. Gruppi folkloristici arrivati da decine di Paesi si esibiscono nel Festival Internazionale del Folklore e nel festival «I Bambini del Mondo», e la domenica conclusiva la grande sfilata parte dal centro della città e percorre le strade fino alla Valle dei Templi, con le bande musicali, i cortei storici regionali e i carretti siciliani. Davanti al Tempio della Concordia i rappresentanti dei gruppi accendono il Tripode dell'Amicizia: un rito che si ripete ogni anno dal 1956.
Un caffè all'Hotel des Temples
Tutto comincia in una giornata d'inverno del 1934, in una saletta dell'Hotel des Temples. Attorno a un caffè alcuni gentiluomini cominciarono a sognare di festeggiare la primavera precoce agrigentina con una manifestazione folkloristica: c'erano il conte Alfonso Gaetani, trentenne aristocratico di Naro, e l'ambasciatore di Francia a Roma, il conte Charles de Chambrun, e discutevano delle bellezze della Valle dei Templi.
L'idea era semplice e concreta: organizzare una festa contadina che celebrasse la fioritura precoce dei mandorli e insieme facesse conoscere i prodotti tipici siciliani. Una festa che trasformasse in occasione di incontro e di commercio il momento dell'anno in cui la natura dà il primo segnale di risveglio.
La prima edizione si svolse la domenica del 14 febbraio 1937, annunciata dalle pagine del Giornale di Sicilia del 12 febbraio e raccontata in un articolo del 16, corredato da una foto del tempio di Giunone e di un maestoso mandorlo fiorito. I canterini di Val d'Akragas si esibirono con «Canta Agrigento», «O rinninedda», «Jamuninni a Santulì», «A la funtana», «Tammuriniata a San Calò» e «Rapsodia siciliana». La mattina sfilarono i carretti siciliani arrivati da ogni provincia, da Piazza Municipio fino ai Templi, fra due ali di folla, e su alcuni suonavano e cantavano ragazze e ragazzi con i costumi popolari della Sicilia antica, riprodotti fedelmente già allora sulla scorta di testimonianze storiche.
Da Naro alla Valle dei Templi
Il paese dove tutto è nato è Naro, un piccolo borgo barocco a una ventina di chilometri da Agrigento, arroccato su una collina di tufo giallo nel cuore dell'entroterra. Lì la sagra si teneva nella Valle del Paradiso, piena di mandorli fioriti, ed era una festa del mondo contadino: carretti carichi di fiori, donne in costume tradizionale, bande musicali e ballerini, radicata nel ciclo delle stagioni e nell'economia dell'agrume e della mandorla.
Nel 1940, per volontà dell'ideatore, da Naro partì un carretto siciliano seguito da un corteo in costume, che raggiunse il Tempio della Concordia di Agrigento: lì, al suono di magarruna, di zufoli e di quartareddi, ebbe luogo una grande festa. Da quell'anno la manifestazione si trasferì ad Agrigento, che l'adottò molto volentieri, perché offriva la possibilità di esaltare le bellezze naturali e archeologiche della città.
La svolta arrivò nel 1954, quando alla Sagra del Mandorlo in Fiore fu abbinato il Festival Internazionale del Folklore, e Agrigento aprì ai gruppi dell'antico continente; nel 1966 divenne un festival internazionale, con gruppi da ogni parte del mondo. Anche il nome cambiò: era «Sagra del Mandorlo in Fiore», e fu modificato per dare respiro più ampio alla manifestazione — ma la parola «sagra» resiste ancora nel linguaggio comune della gente.
Il tripode acceso al tramonto
La festa si ripete ogni anno all'inizio di marzo e dura una settimana circa, con il cuore nel fine settimana conclusivo. È il momento in cui i mandorli della Valle dei Templi si coprono di fiori bianchi e rosa, fra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, prima ancora che il resto d'Europa si accorga che l'inverno sta finendo; ad Agrigento capita spesso che i primi fioriscano già a gennaio.
Si comincia con una visita al tramonto alla Valle dei Templi. Poi, davanti al Tempio della Concordia, si accende il Tripode dell'Amicizia: una fiamma che sta per l'amicizia fra i popoli e per il dialogo fra le culture. È un rito che si ripete ogni anno dal 1956, ed è quello che dà ufficialmente il via alla settimana centrale.
Accanto al festival principale ce ne sono altri due. Il Festival Internazionale «Bambini del Mondo», istituito nel 2003 su iniziativa di Claudio Criscenzo e Giovanni Di Maida, si tiene la settimana prima e porta ad Agrigento gruppi di bambini in costume da ogni angolo del pianeta, con la sfilata nella via Sacra della Valle dei Templi e la Passeggiata della Pace e della Fraternità. E c'è il Corteo Storico d'Italia, coi costumi storici delle diverse regioni italiane, nato negli anni Ottanta da un'invenzione di Giuggiù Gallo. In mezzo alla settimana trova posto anche una preghiera interreligiosa per la pace fra i popoli.
La fiaccolata del venerdì e il Folk Moda
La Fiaccolata dell'Amicizia si tiene tradizionalmente il venerdì sera. È un corteo che attraversa le vie della città con tutti i gruppi folkloristici in costume, ognuno con la propria fiaccola accesa: un serpentone di luci che parte da piazza Pirandello, percorre la via Atenea fino a piazza Marconi e prosegue per le vie Acrone, Callicratide e Manzoni, oppure si snoda lungo un'antica strada greca fino alla collina dei Templi. Ad aprirla ci sono i Tammura di Girgenti e un carro allegorico realizzato dai maestri carristi del Carnevale di Sciacca, con i simboli della Primavera e la riproduzione del Telamone. Al termine, in piazza, si balla la Festa latina.
Il Folk Moda è la passerella dei costumi tradizionali: i gruppi si presentano con i propri abiti tipici, come in una sfilata di alta moda. Nei giorni centrali le esibizioni si susseguono lungo il corso principale, nelle piazze e nei vicoli del centro storico, ma anche al chiuso — al Palacongressi, al Teatro Pirandello, sul palco di piazza Cavour — ed è un'abitudine ormai consolidata. Nelle piazze cittadine si tiene la maggior parte degli spettacoli, insieme a degustazioni, mercatini dell'artigianato e attività per adulti e bambini; per tutta la settimana i ristoratori che aderiscono a «Mandorlo in Tavola» propongono un menù a base di mandorla.
Fra i premi collaterali ci sono l'elezione di Miss Primavera, che premia la ballerina più bella fra i gruppi, e il riconoscimento al balcone fiorito più bello della Via Atenea; ci sono poi i premi «Gian Campione» e «Casesa», intitolati a due pilastri del folklore agrigentino, e il trofeo «Criscenzo», consegnato durante il festival dei bambini.
Carretti dipinti verso il Tempio della Concordia
Il momento più atteso è la domenica conclusiva. La grande sfilata parte dal centro di Agrigento — da piazza Pirandello verso il Viale della Vittoria — e percorre le strade fino alla Valle dei Templi: decine di gruppi folkloristici in costume, le bande musicali, i cortei storici regionali e i carretti siciliani dipinti a mano con le scene dei paladini e delle battaglie, simbolo dell'identità isolana.
Nella Valle il palcoscenico delle danze è il periptero del tempio di Giunone, anticamente gemello di quello della Concordia per dimensioni e similitudini costruttive. La cerimonia finale si tiene ai piedi del Tempio della Concordia, con la Valle illuminata di notte, il suono dei tamburi e delle launeddas che si mescola ai ritmi africani e sudamericani, e i costumi che passano fra le colonne millenarie.
Il folklore, dal 2008, è parte del Patrimonio Immateriale dell'UNESCO, e la Valle dei Templi è patrimonio UNESCO a sua volta. Poi arriva il premio: il Tempio d'Oro è una riproduzione del Tempio di Castore e Polluce, e lo consegna una giuria internazionale al gruppo che ha danzato e cantato meglio, con riconoscimenti separati per la musica, la danza e il costume tradizionale migliore.
Fillide, gli amaretti e la cubaita
Alla fioritura del mandorlo è legato un mito attribuito a Omero. Acamante, figlio di Teseo, partì per la guerra di Troia lasciando Fillide, figlia del re di Tracia, in attesa del suo ritorno. Lei lo aspettò per anni e, quando fu certa che non sarebbe tornato, morì di dolore; la dea Atena, toccata dalla sua morte, la trasformò in un albero di mandorlo. Acamante in realtà era vivo, ma trattenuto lontano da un guasto alla nave: quando tornò e seppe della morte dell'amata e di ciò che era diventata, corse ad abbracciare l'albero, e il mandorlo fiorì, come se volesse stringerlo a sé. Da allora fiorisce prima di qualsiasi altra pianta, come se Fillide non smettesse mai di aspettare. L'origine della festa viene collegata anche al mito di Proserpina.
Delle mandorle si canta e si mangia. Uno dei brani più eseguiti dal gruppo folcloristico di Agrigento è «Schiacciata di li mennuli», scritta dal musicista e poeta agrigentino Michele Pisciotto, che rievoca la raccolta e le varie fasi della lavorazione. E nei mercatini del centro storico si trova tutta la pasticceria che ne nasce: gli amaretti morbidi, preparati con mandorle dolci e amare tostate e macinate; la pasta di mandorle, usata per la frutta martorana e per i dolci di San Martino; il torrone nella versione dura e in quella morbida; i cannoli con crema alle mandorle; la granita di mandorla servita con la brioche calda di prima mattina; e la cubaita, torrone tipico siciliano di mandorle tostate e zucchero, dal caratteristico colore marrone caramello.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Festa del Mandorlo in Fiore ad Agrigento è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Agrigento Centrale è a 800 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Agrigento Centro: da lì bastano 7 minuti di guida (5,0 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Nello stesso periodo, poco lontano
Se ti fermi qualche giorno, ci sono anche queste.
- San Gerlando ad Agrigento — febbraio
- Archi di Pasqua a San Biagio Platani — aprile
- Festa di Li Tri Re a Canicattì — gennaio