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Zampogna Festival a Scapoli 2027 - La mostra mercato nata nel 1975 e le botteghe di Fontecostanza

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 6 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027
Dove via Etnea 8), Scapoli

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026. La fonte indica queste date come ancora da confermare.

La Mostra Mercato e Festival Internazionale della Zampogna si tiene a Scapoli, in provincia di Isernia, ai piedi delle Mainarde, l'ultimo fine settimana di luglio, per celebrare la tradizione degli zampognari e dei costruttori di zampogne. Migliaia di turisti e musicisti da tutto il mondo affollano le vie del paese, suonano e ballano a ogni ora del giorno e della notte, mentre nelle botteghe della borgata di Fontecostanza i maestri artigiani costruiscono zampogne e ciaramelle. La prima edizione risale al 27 luglio 1975, quando la ideò il sindaco Pasquale Vecchione.

Una mostra mercato nata nel 1975

La prima edizione si tenne il 27 luglio 1975. L'aveva ideata il sindaco Pasquale Vecchione, con un obiettivo dichiarato: creare le premesse per la sopravvivenza di uno strumento millenario e della sua tradizione, attirare l'attenzione regionale e nazionale sull'ancestrale strumento a sacco, e ridare agli zampognari e ai costruttori «passione, orgoglio, consapevolezza di essere i depositari di un antico sapere».

Negli immediati anni successivi la Mostra Mercato fu affiancata dal Festival Internazionale, che è diventato un punto di riferimento della musica popolare tradizionale a livello europeo; il nome «Festival Internazionale della Zampogna» venne usato per la prima volta nel 1996, e dal 2000 la manifestazione di fine luglio porta la denominazione tuttora in uso. Oggi è un appuntamento che attrae visitatori da tutta Italia e dall'estero, e un punto di incontro per etnomusicologi e studiosi stranieri: è per questo che Scapoli viene chiamata la capitale della zampogna.

Le botteghe di Fontecostanza

La borgata Fontecostanza è «la vera anima» di questa cultura musicale: lì sopravvivono le ultime botteghe storiche, dove i maestri artigiani — ormai gli ultimi in Italia — lavorano con una tecnica fatta di abilità, inventiva e tradizione, rimasta segreta e immutata nei secoli. La costruzione di zampogne e ciaramelle, un tempo diffusa in molte parti d'Italia, è oggi realizzata quasi esclusivamente qui, e si rifà a tecniche antichissime basate su segreti tramandati da maestro ad allievo.

È un lavoro lungo e faticoso, fatto con attrezzi ormai introvabili, tutti costruiti a mano dall'artigiano per scolpire i legni pregiati e stagionati: ulivo, ciliegio e prugno. Fu Benedetto Di Fiore, nei primi del Novecento, a distinguersi per talento e a creare la «Bottega Artigiana» da cui sono usciti i maestri successivi; il museo del paese dedica una sezione ai costruttori storici scapolesi — Benedetto ed Ettore Di Fiore, Gerardo Guatieri, Luciano Di Fiore, Palmerino Caccia — che hanno trasmesso la loro arte alle nuove generazioni.

La 25 con chiave

Le zampogne di Scapoli sono di vari modelli, che si identificano a seconda della grandezza con dei numeri: 20, 23, 25, 28, 30, 32. Alle grandezze corrispondono le intonazioni degli strumenti, e il modello più usato è la «25 con chiave»; anche la 28 gode di buona diffusione.

Con questo strumento una singola persona può far suonare contemporaneamente fino a cinque canne, perché le canne non vengono insufflate direttamente dalla bocca, ma dall'aria contenuta in una sacca — l'otre — che il suonatore gonfia soffiando e schiaccia per far uscire l'aria da un ceppo a cui sono attaccate le canne dotate di ancia. Alcune canne, i bordoni, producono un suono fisso; altre, provviste di fori, modulano le melodie. Nella zampogna le canne con i fori sono due, la ritta e la manca, suonate con entrambe le mani: è questo che la distingue dalla cornamusa, che ne ha una sola. Nella scapolese con chiave il chanter destro ha cinque fori digitabili, il sinistro tre più il foro della chiave, e dei due bordoni suona solo il maggiore: il minore è muto. Le campane si avvitano all'estremità e sono di due specie, campagnola e vezzanese.

Per gli otri, a Scapoli, è invalsa la consuetudine di usare camere d'aria di automobile ricoperte di finto vello; su richiesta si utilizzano ancora pelli di capra o di pecora. La zampogna molisana con chiave è uno strumento di accompagnamento: le parti soliste le fa la ciaramella, la biffera, che ha nove fori digitabili ed è ad ancia doppia come l'oboe — non a caso viene chiamata «l'oboe dei poveri». Accanto a quella con chiave si costruisce anche la zampogna «zoppa», in dialetto cioppa, senza chiave.

Dal Natale al resto dell'anno

La zampogna è uno strumento di origine antichissima che nei secoli ha accompagnato i pastori nei loro «movimenti transumanti», ed è particolarmente familiare perché preannuncia l'avvento del Natale, quando la coppia di suonatori bussa alle porte con zampogna e ciaramella, i musicisti avvolti in pesanti mantelli e con i cappelli a falda larga. I Romani la conoscevano e la chiamavano «Utriculus», piccolo otre, per via della sacca che consente il suono continuo; il nome moderno viene probabilmente da sinfonia, cioè insieme di suoni.

A Scapoli, però, «la zampogna non è solo Natale»: con il progetto «Vivere con la Zampogna» la tradizione è stata riproposta non solo come conservazione di un retaggio culturale, ma come fattore di sviluppo possibile per un'area rurale e montana. Nello stesso spirito il Circolo della Zampogna, nel 1991, inventò la Raviolata, la sagra del piatto tipico locale di Carnevale, proprio per ripristinare l'uso musicale dello strumento in un periodo diverso dal solito; pubblicò la musicassetta Utriculus, con i primi tentativi di innovazione; e ideò la Settimana Europea della Zampogna, da cui sarebbe poi nato il Festival Internazionale.

Due musei e un francobollo

A differenza di altri Paesi, in Italia la zampogna non ha mai avuto un luogo tutto suo, una struttura esclusiva che ne mettesse in risalto storia e modalità d'uso, fino al 1991: quell'anno il Circolo allestì a Scapoli la Mostra Permanente di Zampogne Italiane e Straniere, inaugurata il 14 dicembre 1991 senza che venisse richiesto né elargito alcun finanziamento pubblico: esponeva venti strumenti prestati da un socio, e nel tempo è arrivata a oltre 120 pezzi, alcuni di proprietà del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Dal luglio 2010 è allestita in Piazza Martiri di Scapoli e la tengono aperta i volontari, tutti i giorni tranne il lunedì.

Il Museo Internazionale della Zampogna «P. Vecchione» ha avuto una gestazione più lunga: previsto già nel Progetto Mainarde del 1977 — ideato dal Parco Nazionale d'Abruzzo per ampliare l'area protetta al versante molisano — e annunciato dal sindaco nel 1981; ma Vecchione morì prematuramente nel 1984, e il museo civico ha visto la luce solo nel 2002, dodici anni dopo l'inserimento delle Mainarde molisane nel Parco, avvenuto nel gennaio 1990. È disposto su tre piani e raccoglie zampogne di ogni epoca e provenienza — Spagna, Irlanda, Scozia — insieme a un antico tornio e agli arnesi per lavorare le parti dello strumento, oltre a foto e documenti d'epoca.

Un altro riconoscimento è arrivato con il francobollo della serie «Europa 2014», riservata agli strumenti musicali tipici nazionali, che ha dedicato un'emissione alla zampogna scapolese, con l'immagine di uno zampognaro in costume tradizionale mentre suona.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Scapoli per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Roccaravindola, a 17 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Cupone, e il tragitto è di 12 chilometri per 13 minuti di guida.

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