Maitunat a Gambatesa: gli stornelli improvvisati di Capodanno
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.gambatesa.cb.it, letta il 02/09/2026.
Le Maitunat si tengono a Gambatesa, in provincia di Campobasso, dalla notte del 31 dicembre al pomeriggio del 1° gennaio, ed è la più antica e caratteristica manifestazione popolare di Capodanno del paese. Gruppi di cantori e musicisti — le squadre — percorrono i vicoli del borgo e si fermano sotto le finestre a improvvisare stornelli in rima sui padroni di casa, sui fatti dell'anno, su chi in paese conta di più. Le prime testimonianze scritte risalgono al Cinquecento, e nel 1570 il Conte concesse ai giovani il permesso di «andar di notte cantando et facendo musiche».
Quartine in endecasillabi, di casa in casa
Tecnicamente sono componimenti poetici cantati, di solito improvvisati, formati da quartine in endecasillabi con rime baciata o alternata, accompagnati dalla musica di gruppi di strumenti tradizionali; ogni maitunat comincia con un ritornello musicale eseguito dal gruppo. Il termine ha etimologia incerta, ma è riconducibile ai canti di questua europei, quelli in cui si cantava per ricevere doni in cambio di auguri — e infatti nella tradizione più larga del Molise e del sud dell'Abruzzo le maitunate sono canti portati per le vie da paesani che chiedono qualcosa da mangiare alle porte delle famiglie.
Le funzioni sono due, e convivono. Una è augurale, per il nuovo anno; l'altra è satirica, per esprimere giudizi anche critici sulle autorità e sulla comunità. Le origini sono riconducibili al teatro popolare latino e alla tradizione europea dei canti di questua; quel che è certo è che le maitunat rientrano nei riti di passaggio dal vecchio al nuovo, e che a volte la loro cultura si mischia a quella dello zampognaro, tanto che zampogna e ciaramella sono ben accette.
Il permesso chiesto al Conte nel 1570
Le prime attestazioni risalgono almeno al XVI secolo, quando agli abitanti fu concesso di «andar di notte cantando e facendo musiche», e le prime testimonianze scritte che riguardano Gambatesa risalgono al Cinquecento, con una precisione insolita per una tradizione orale. Nel 1570 la popolazione, con un atto pubblico chiamato «I capitoli» — una forma di supplica-istanza —, chiese al Conte il permesso «…che possino li giovani andar cantando et facendo musiche», e il Conte concesse il suo «placet». È da lì che si data l'usanza di andar di notte cantando e facendo musiche.
Le più antiche fotografie delle Maitunat risalgono agli anni Trenta del Novecento e ritraggono squadre di capodanno composte da suonatori non solo di organetti — lo strumento tipico dei pastori — ma anche e soprattutto di fisarmoniche, strumenti ben più complessi e costosi, non appartenenti alla cultura delle bande musicali da giro. Il calendario delle feste di Gambatesa, del resto, segue il ritmo della pastorizia: le greggi scendevano verso la Puglia in primavera per poi risalire in autunno, e le fiere e le feste tradizionali si intrecciano con la necessità di invocare la protezione divina sulle produzioni agropastorali della stagione.
Dalle maitunat preconfezionate all'improvvisazione
Non si è sempre improvvisato, e il paese lo racconta dividendo la propria storia in tre fasi. Fino al 1920 circa le maitunat erano preconfezionate, senza improvvisazione: il cantore sceglieva fra testi fissi. Poi, fino agli anni Cinquanta, si afferma una versione «semimoderna», con ritmi e testi rinnovati ma ancora non improvvisati. Infine, dagli anni Trenta-Cinquanta in poi, arriva la maitunat moderna: improvvisazione, satira pungente e abilità maggiori richieste ai cantori — lessico dialettale, conoscenza del paese, ironia.
È questa che rende Gambatesa diversa. Esistono diverse Maitunat in Molise, ma qui, come afferma Luca D'Alessandro, «è proprio grazie all'estemporaneità dell'interpretazione che le maitunat' di Gambatesa si discostano da tutte le altre elevandosi a una vera e propria forma artistica di teatro vivo e improvvisato che richiede speciali abilità». Fare una maitunat non è solo questione di qualità tecniche: richiede fantasia, genialità, ironia, capacità di improvvisazione e una conoscenza approfondita del paese, dei suoi abitanti e dei fatti accaduti nel corso dell'anno.
Bufù, strucuratora e bassi tuba
Gli strumenti raccontano da soli che cosa sia una squadra. Ci sono gli organetti, le fisarmoniche, le chitarre, i tamburelli e il bufù; ci sono le percussioni di artigianale invenzione, i sonagli e la triccheballacche, che qui si chiama sunagliera; c'è la strucuratora, cioè la tavola scanalata per fare il bucato, che si sfrega con una bacchetta di legno o di ferro per produrre il suono; ci sono le pacchetelle, due tavolette rettangolari dotate di sonagli, unite da una sorta di cerniera e battute l'una contro l'altra.
E poi ci sono i fiati. Gli strumenti a fiato della tradizione bandistica — sax, trombe, tromboni, bassi tuba — sono molto diffusi a Gambatesa per la presenza di due bande musicali, e nel corso del Novecento si sono affiancati agli strumenti semplici, rendendo le squadre sempre più numerose e variopinte. I gruppi sono cresciuti nel tempo e coinvolgono tutte le generazioni.
L'immunità di una notte sola
Quello che si canta, in quelle ore, non si potrebbe dire in nessun altro giorno dell'anno. Gli stornelli servono a rivivere gli eventi accaduti durante l'anno e a togliersi qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto in direzione delle persone più in vista e facoltose del luogo: sono, dunque, anche una forma popolare di denuncia sociale. Alcune maitunate ripercorrono i fatti delle famiglie, altre sono canzonatorie, altre ancora mettono alla berlina le persone, dalla gente normale a chi è più in vista; possono rivelare gli episodi più eclatanti dell'anno, anche segreti o tradimenti.
Questo è possibile perché per la sola nottata di capodanno esiste una sorta di immunità, una licenza poetica: a Capodanno è concesso tutto, purché sia in rima e rispetti lo spirito della festa. E al di là di quanto venga detto, non c'è casa che si rifiuti di ascoltare le maitunat e di concedere ospitalità. C'è qualcosa di liberatorio nel poter dire, almeno per un giorno all'anno, davvero quello che si vuole senza timore di offendere nessuno — e non tutto è satira: le canzoni servono anche a dare supporto a chi attraversa un periodo difficile. Il tema resta in gran parte buffonesco e goliardico, perché deve destinare l'ascoltatore all'allegria e al riso.
La gara del primo pomeriggio dell'anno
Il paese è in fermento già dal mattino del 31 dicembre, con l'apertura dello stand del maiale arrosto e l'arrivo dei camperisti per il Raduno delle Maitunat'; alla benedizione segue l'anteprima, che segna l'inizio ufficiale della Notte delle Maitunat'. Le squadre cominciano il giro nelle prime ore della sera, di casa in casa, fra una canzone, una risata e un bicchiere di vino. L'unica pausa è a mezzanotte, per il brindisi collettivo in piazza, poi si riprende ininterrottamente fino al pomeriggio del 1° gennaio, e la festa prosegue fino al 2.
Nel pomeriggio del primo giorno dell'anno arriva il finale: tutte le squadre si esibiscono in piazza, sul palco, davanti a una giuria che elegge il vincitore. A tenere in piedi tutto questo c'è, dal 2000, l'Associazione Culturale «I Maitunat», composta da giovani gambatesani, che lavora perché il patrimonio non vada disperso e sia tramandato: con il comune, la sezione Auser e il Gal Molise ha messo in piedi la Scuola delle Maitunat, un laboratorio canoro-musicale che ha coinvolto i bambini della scuola elementare, i quali raccontano la comunità dal loro punto di vista. Dalla stessa idea nasce il lavoro sui canti che raccontavano la vita dei gambatesani che andavano in Puglia per la mietitura, conservati grazie a una serie di interviste effettuate nel 1977 e resi fruibili con un archivio multimediale: perché la bellezza delle maitunat non sta nel bufù o nell'organetto e non solo nella sagacia del cantore, ma nella capacità di raccontare la vita delle persone e della comunità che le anima.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Gambatesa per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di San Michele, a 28 chilometri da Gambatesa, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Gambatesa ha davanti un percorso di 2,5 chilometri, cinque minuti di guida.
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