U' Maje ad Acquaviva Collecroce 2027 - L'unica pagliara del Molise con la testa del Maggio
Ricorrenza a data fissa.
Il Maj si tiene ad Acquaviva Collecroce, in provincia di Campobasso, in Molise, il 1° maggio. La popolazione porta in parata per le vie del paese il Maj, una struttura a cono con caratteri antropomorfi, ricoperta di fiori di campo, erbe e primizie, trasportata da un uomo nascosto sotto il manto di vegetazione che la fa ballare. Acquaviva Collecroce è un paese di origine medievale di circa 800 abitanti, su una collina che domina la valle.
L'unica pagliara con la testa
Nei primi giorni di maggio quattro borghi molisani — Acquaviva Collecroce, Fossalto, Lucito e Colle d'Anchise — si riempiono di suoni, canti, colori e profumi: sono i giorni delle Pagliare, composizioni di fiori, erbe e piante con cui fin dall'epoca precristiana si propiziavano la buona stagione e il buon raccolto. Le quattro feste si somigliano: un uomo nascosto all'interno trasporta la Pagliara lungo le vie del paese esibendosi in balli, piroette e giravolte, accompagnato da un gruppo di cantori.
Il Maj di Acquaviva, però, è l'unica Pagliara delle quattro che ha un aspetto antropomorfo: in cima al classico cono fatto di fiori e piante viene rappresentata la testa del Maggio, così da dargli una sembianza umana. E il nome dice la stessa cosa in tre lingue: nell'area balcanica la figura si chiama Zeleni Juraj, cioè Verde Giorgio, in Molise si chiama pagliara, e ad Acquaviva Maj, che significa maggio.
Il giorno prima, nelle campagne
La preparazione comincia il giorno precedente la festa, quando un gruppo di giovani volontari va nelle campagne attorno al paese a raccogliere i fiori e le primizie che serviranno per l'addobbo, e costruisce la struttura. Nella stessa giornata si preparano i cibi che verranno offerti durante il corteo. Da qualche anno questa preparazione, che un tempo restava fra pochi, è aperta a tutti quelli che vogliono vivere la festa secondo la tradizione locale.
La mattina della festa si fanno gli ultimi ritocchi al fantoccio. Quando tutto è pronto, un uomo si infila al suo interno e trasporta il Maj fino alla piazza del paese, dove la festa comincia.
«Esci fuori che lo vedi passare»
È il canto a far prendere vita al Maj. Fra i versi che risuonano per le vie del borgo ce n'è uno che tutti riconoscono: «Ko je reka ka Maja nimaša dokj, jiskod vana ka ga vidiš prokj», cioè «Chi ha detto che il Maja non sarebbe venuto, esci fuori che lo vedi passare».
Il canto annuncia l'arrivo del Maggio ed esalta tutto ciò che la natura può offrire, e viene eseguito rigorosamente in na-našo, il croato molisano. Poi è tradizione cantare stornelli improvvisati riferiti a particolari personaggi del paese, o alla gente dei comuni limitrofi arrivata per l'occasione.
Il Maja attraversa il paese entrando nelle case e incontrando la comunità, accompagnato da musiche popolari e gruppi folkloristici. Il corteo procede fra danze, canti popolari e strumenti tradizionali, e si ferma agli usci delle case: il percorso è scandito da soste in punti stabiliti del paese, dove si assaggiano i cibi e il vino offerti dalla gente. Prima di aprire ogni banchetto viene eseguito il canto tipico del Maj. In quel giorno tornano in piazza anche i compaesani che vivono all'estero.
Un rito agrario venuto dall'altra sponda
La festa è molto antica e si ricollega ai riti primaverili di era pagana, connessi ai cicli stagionali, alla rinascita della natura e alla prosperità delle messi e dei frutti della terra: una sorta di giorno del ringraziamento, e insieme un rito d'auspicio per un prospero raccolto. Ci sono collegamenti con i culti arborei praticati in molte zone d'Europa e anche fra i popoli italici, che veneravano la dea Flora, dea dei fiori e della primavera, protettrice dell'agricoltura.
C'è poi la discendenza slava, che ad Acquaviva è viva nella lingua prima ancora che nel rito. È probabile che la forma a cono della Pagliara sia stata portata dai profughi che trovarono rifugio in queste terre agli inizi del 1500 — altre ricostruzioni fanno risalire la comunità croato-molisana al XV secolo — e si sia poi diffusa nei paesi della regione. Acquaviva Collecroce, Kruč nella lingua locale, è uno dei tre comuni della minoranza croato-molisana, dove la lingua slava è rimasta intatta e si ascolta ancora nelle piazze e nelle strade.
Dalla guerra a oggi
La festa del Maja è stata praticata con regolarità fino agli anni quaranta del Novecento, quando ha subito un arresto a causa della guerra. È poi tornata in uso, e da più di vent'anni l'associazione culturale «Nas Zivot» le ha ridato vita, facendone la manifestazione simbolo della tradizione locale: ogni anno richiama centinaia di visitatori appassionati di folklore.
Intorno al giorno del rito è cresciuto un programma di più giornate, fra la fine di aprile e i primi di maggio: la camminata per la raccolta dei fiori, l'allestimento partecipato della figura, la grande sfilata accompagnata dai gruppi folkloristici — che arrivano da Italia, Austria e Croazia — e poi laboratori creativi, degustazioni di cucina tradizionale ed escursioni naturalistiche. Negli ultimi anni la Fèšta do Maja ha ricevuto il sostegno dell'Ambasciata della Repubblica di Croazia in Italia, ed è considerata una delle espressioni più autentiche del patrimonio culturale immateriale del Molise.
Come arrivare alla festa
La festa ad Acquaviva Collecroce si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Larino, a 23 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Tavenna, e il tragitto è di 8,5 chilometri per 22 minuti di guida.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Le Carresi ad Ururi — maggio
- Parata dei Fucilieri di San Nicola a San Giuliano del Sannio — maggio
- San Pardo a Larino — maggio