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Antica Fiera di Santa Lucia di Piave 2026 - Nel campo si compra solo con le monete coniate in piazza
Fonte: anticafierasantalucia.com, letta il 20/09/2026.
L'Antica Fiera di Santa Lucia di Piave, in provincia di Treviso, si tiene ogni novembre e dura due giornate, durante le quali il paese si trasforma in un borgo del Trecento. All'interno della «Campagnàta», sede della rievocazione storica, i vari prodotti possono essere acquistati solamente usando i soldi dell'epoca: il battimonete conia sul posto le antiche monete con cui i visitatori effettuano gli acquisti, secondo l'uso dell'epoca, e un banchiere effettua lo scambio. La manifestazione comincia però a luglio e prosegue da metà ottobre con concerti, spettacoli e dimostrazioni di arti e mestieri.
Il battimonete, il banchiere e le botteghe
Si entra attraverso le Torri Medievali, si cambiano i soldi dai cambiavalute e si comincia a comprare i prodotti tipici locali dei casari, dei luganegheri e dei vinari. Il mercato medievale è il cuore della rievocazione: vi si commercia con le monete coniate sul posto dal battimonete, secondo gli statuti del Comune di Treviso.
Nel 1300, nelle piazze dei villaggi medioevali, fiere e mercanti scandiscono il corso delle stagioni portando le innovazioni con il commercio da Oriente e dal Nord Europa. Il mercato ricostruisce quello vero: le botteghe in cui un tempo si scambiavano tessuti pregiati, canapa e lane di Fiandra, merci e bestiame, con i banchi degli ambulanti colmi di mercanzie, botteghe artigiane in piena attività e i contadini che espongono i prodotti della terra.
La fiera nata da un fiume in piena
I mercanti si fermavano nel luogo dove oggi si tiene la rievocazione per attraversare il guado di Lovadina, che era il guado sul Piave di proprietà dei Collalto. Nel mese di novembre le acque erano impetuose e le persone si fermavano in quel punto e facevano le fiere a Santa Lucia finché si abbassavano le acque, per poter transitare dall'altra parte per commerciare con Venezia.
I commerci avvenivano principalmente tra Venezia e il Nord Europa, e la fiera rimane legata ai primi traffici sulla via Ungarica, al guado obbligato di Lovadina e ai traffici commerciali tra Venezia e le Fiandre. La posizione geografica della Fiera favoriva gli scambi commerciali, essendo posta in prossimità dell'Ongaresca, una delle principali vie di comunicazione del tempo, e del guado di Lovadina.
Statuti del 1313, e forse il 661
Le Fiere di Santa Lucia trovano il loro primo riscontro negli Statuti del Comune di Treviso del 1313, e proprio quell'edizione ne conferma la scadenza acquisita per diritto di antica consuetudine, «quae fiant sicuti consuéta sunt fieri».
Alcuni storici farebbero risalire le origini del mercato santalucese intorno al 661 d.C., e l'antica fiera sarebbe l'erede di un mercato paleoveneto di cavalli. Di sicuro la Fiera di Santa Lucia conquistò fama in diversi paesi europei soprattutto come mercato di cavalli, ed era anche importante punto di vendita di asini, buoi, ovini, suini, oltre che di canapa e lana. È un mercato tradizionale, iniziato con gli scambi in natura — in primis quello del bestiame — poi granaglie, attrezzi e carri agricoli, opere di artigiani locali.
Il culto di Santa Lucia, nel Trevigiano come altrove, va di pari passo con l'allestimento di mercati per la compravendita di prodotti agricoli e di bestiame. La devozione alla martire siracusana, patrona della vista, si diffuse dopo la sua morte intorno al 300 d.C., e in suo onore si celebrava da secoli, ogni 13 dicembre, una festa religiosa popolare, alla quale si accompagnava il movimento fieristico noto come «Fiere di Santa Lucia».
L'abitato è attestato anticamente come Sub Silva e nel basso Medioevo come Santa Lucia de Foresto, ed era compreso nel Contado di San Salvatore, ma all'esterno delle mura dell'omonimo castello. Nel periodo medievale fu la concomitanza della festa religiosa con la fiera ad attirare a Sancta Lucia de Sub Silva devoti, pellegrini e mercanti: la prima aveva luogo sul sagrato — luogo sacro, e sede di cimitero fino al 1843, perciò chiamato «Sagra» — la seconda si svolgeva in «Campagnàta». La fiera anticamente aveva luogo all'ottava della festa dei Santi e fu trasferita in seguito al 13 dicembre, giorno in cui da secoli si celebra la Patrona.
Due nobili e tutti gli altri popolani
Il corteo è costruito al contrario di quasi tutti gli altri, e il Comitato lo dice apertamente: «il nostro corteo è molto diverso dalle altre rievocazioni storiche dove, solitamente, si dà più importanza ai nobili, perché il nostro è un ingresso alle fiere. Nelle altre vediamo magari cento nobili e dieci popolani, mentre noi facciamo l'ingresso alle fiere con due soli nobili, che sono i conti, e la maggioranza delle altre persone che partecipano al corteo sono popolani o mercanti».
Per ogni mercante c'è un costume particolare studiato per quel preciso mercante, come quello veneziano oppure il mercante di Fiandra.
Il gruppo è formato da oltre 200 soci figuranti, partecipi sia alle rappresentazioni storiche sia ai lavori di preparazione e costruzione di costumi, coreografie, pietanze, allestimenti delle botteghe del mercato e ricerche storiche. I volontari vengono suddivisi in gruppi che vanno a studiare determinate caratteristiche storiche: alcuni si incaricano dei costumi, altri delle pettinature, delle borse, delle scarpe o delle cinture. E ci sono persone che hanno il compito di controllare che tutti i soci non abbiano il rossetto, gli orecchini o cose simili che potrebbero stonare con il corteo. Alla manifestazione collaborano inoltre oltre quaranta associazioni del territorio.
Il corteo di apertura delle fiere schiera oltre 400 figuranti in costume, con cavalieri, giullari, artigiani e mercanti, e prevede l'arrivo dei Conti in carrozza con scorta di cavalieri, arcieri e armati, su una carrozza ricostruita sui modelli arrivati fino a noi. Alla fine il campo fiera si svuota e i figuranti si radunano in corteo al seguito dell'icona di Santa Lucia, scortata da alcuni monaci incappucciati.
Oche francesi, una Domus e le cotte a maglia
Fra i banchi si incrocia uno stormo di oche francesi governate da cani da pastore. C'è poi un cantiere medievale intento nella costruzione di una Domus, e l'esposizione «L'eco del combattimento», che propone riproduzioni di armi e armature storiche con dimostrazioni dal vivo sulla realizzazione delle cotte a maglia.
Per il resto ci sono mercanti, musici e saltimbanchi, falconieri con i rapaci, osti e fantesche, cavalieri, giullari e mangiafuoco, arcieri e soldati, cartomanti, nobili coppie, donzelle che danzano su brani suonati da musici storici, tamburini storici e sputafuoco. I cavalieri si sfidano all'interno di giostre medievali, e al calare della notte arrivano gli spettacoli di fuoco e le sfide tra cavalieri per contendersi il primato. Si mangia nelle taverne, con piatti d'ispirazione medievale, dolci e salati del tempo e la birra dei Frati; i bambini possono coccolare gli animali nei recinti e usare le aree giochi medievali.
Da luglio a dicembre, e le chiesette riaperte
La manifestazione inizia a luglio con una giornata dedicata al banchetto medievale; a metà ottobre si inaugurano gli eventi a tema medievale — concerti e spettacoli, dimostrazioni di arti e mestieri, conferenze — che si tengono anche nelle chiesette medievali sparse nei campi nel territorio, restaurate e rese nuovamente agibili grazie a questa iniziativa.
Ogni novembre Santa Lucia di Piave si trasforma in un borgo del Trecento, e in novembre e dicembre si rinnova l'appuntamento della Fiera di Santa Lucia, preceduto dalla sua storica rievocazione medievale. Nei giorni antecedenti alla rievocazione ci sono pomeriggi di lezioni medievali in centro sociale, aperte a tutti, a cura di UNI3.
Dietro c'è il Comitato Antica Fiera, che i promotori definiscono l'associazione di rievocazioni medievali più grande e attiva della regione, e una ricerca dichiarata: la rievocazione nasce dopo attenta ricerca storica negli statuta del Comune di Treviso del XIV secolo, con minuziosa ricerca storiografica e filologica. Il progetto in corso è un nuovo magazzino, pensato per ospitare costumi, scenografie, materiali e attrezzature. Tutto intorno c'è il paesaggio tra Piave, Montello e le colline, ora Patrimonio Unesco.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Santa Lucia di Piave richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Susegana, a 4,7 chilometri da Santa Lucia di Piave, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Conegliano ha davanti un percorso di 7,8 chilometri che in 10 minuti porta a destinazione.
Altre feste in zona
Nella stessa provincia, altre feste antiche.
- Panevin a Collalto — gennaio
- Giornata medievale a Conegliano — maggio
- Presepe Vivente Inclusivo a Cessalto — dicembre