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Cavalchina a Venezia 2027 - Un cavallo vero in platea
La Cavalchina si tiene a Venezia, in Veneto, al Teatro La Fenice, durante il Carnevale. È un gran ballo in maschera — uno degli eventi mondani più esclusivi del Carnevale di Venezia — in cui la platea viene liberata dalle poltroncine per fare spazio alla pista da ballo, e un cavallo vero attraversa la sala fra due ali di folla per salire a danzare sul palcoscenico. La tradizione risale agli inizi dell'Ottocento.
Dall'Ottocento, dalle corse dei cavalli
Il nome della festa non è decorativo: viene dai cavalli veri. «È una festa che viene da lontano, dall'Ottocento, quando in laguna c'erano le corse dei cavalli.»
La manifestazione «riprende la tradizione in voga tra '700 e '800 nei teatri d'opera di tutta Europa e sulla laguna celebrava i cavalieri dopo una sfrenata corsa a piazza San Marco». Il ballo, cioè, nasce come il dopo-corsa dei cavalieri, e la Fenice ne è il salone.
L'unica eccezione al divieto del 1797
C'è un momento in cui a Venezia le maschere furono vietate del tutto, e la Cavalchina fu una delle pochissime cose che sopravvissero. «Dopo la caduta della Serenissima, avvenuta nel 1797, si arrivò infine alla proibizione definitiva dei mascheramenti, ad eccezione di quelli durante le feste private nei palazzi e del Ballo della Cavalchina al Teatro la Fenice.»
Le eccezioni erano due: le feste dentro i palazzi, che erano private, e questo ballo. Detto altrimenti: per un lungo tratto della storia veneziana, mascherarsi in pubblico e mascherarsi alla Cavalchina sono state la stessa cosa.
Il Carnevale come manifestazione cittadina è tornato molto più tardi: «solo nel 1979, quasi due secoli dopo, la secolare tradizione del Carnevale di Venezia risorse ufficialmente dalle sue ceneri, grazie all'iniziativa e all'impegno di alcune associazioni di cittadini e al contributo logistico ed economico del Comune di Venezia, del Teatro la Fenice, della Biennale di Venezia e degli enti turistici.» Fra chi lo rimise in piedi, dunque, c'era anche il teatro che il ballo non aveva mai smesso di ospitare.
Un cavallo vero, bianco o nero
Il cavallo cambia ogni anno, e cambia anche chi lo monta: «un cavallo vero, a volte bianco, a volte nero, a volte montato da un cavaliere, altre da un'amazzone.»
Quello che non cambia è il percorso, che è la cosa che nessun altro ballo in maschera può permettersi: «un cavallo che fa il suo ingresso, trionfale, montato dal suo cavaliere, nella sala grande del teatro, che attraversa la platea tra due ali di folla stupita, che sale sul palcoscenico, e sul palcoscenico danza.»
La platea senza poltroncine
Perché tutto questo sia possibile, il teatro viene smontato. «Per l'occasione la platea dello storico teatro viene liberata dalle poltroncine per ospitare la pista da ballo.»
È lo spazio dove di solito si sta seduti a guardare, e per una notte diventa la sala da ballo più prestigiosa del mondo.
Uno spettacolo con la festa intorno
La serata non è solo un ballo, e la definizione che ne danno è a doppio senso: «una festa con lo spettacolo dentro. O, se preferite, uno spettacolo con la festa intorno.»
La musica non è registrata: la serata «si compone di musiche classiche e tradizionali rigorosamente suonate dal vivo e spettacoli allestiti sul palcoscenico». E il palco lavora anche mentre si mangia: «sul grande palcoscenico, tra un tempo e l'altro della cena, sfilano i numeri più vari e sorprendenti del teatro di varietà.»
Come arrivare alla festa
A Venezia non si arriva in automobile: il centro storico non ha strade percorribili, e nessun casello porta fin dentro la città. Chi viene da fuori scende alla stazione centrale di Venezia e da lì prosegue a piedi, lungo calli e ponti, oppure sull'acqua, con i mezzi pubblici e i taxi acquei che collegano le fondamenta, la Giudecca e le altre isole.
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