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Da Camarda a Bernalda 2027 - Due chilometri di corteo e l'omaggio di Carlo III di Borbone
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: radiolaser.it, letta il 20/09/2026.
Il 23 agosto, nella piazza del castello di Bernalda, in provincia di Matera, in Basilicata, all'uscita del Santo dalla Chiesa Madre, un uomo in abiti settecenteschi rende omaggio a San Bernardino da Siena: è Carlo III di Borbone, come nel gennaio del 1735. Da quel gesto partono due chilometri di corteo storico che attraversano il paese fino a largo San Donato, seguiti da decine di migliaia di persone lungo Corso Umberto.
Da un accampamento bizantino a una città
Il titolo della rievocazione dice il percorso: da Camarda a Bernalda. Camarda era un insediamento situato nei pressi dell'attuale chiesa di San Donato, a circa 1,8 chilometri dall'attuale castello. Il nome «accenna a stanziamenti greco-bizantini»: per il Ducange camardan indicava «una specie di tenda, a forma arcuata», grande abbastanza da contenere molta gente — da cui l'italico camerata — mentre un'altra ipotesi etimologica, formulata da Antonio Angelini in «I mille anni di Camarda», compone camara, la volta di un ambiente, con la radice germanico-longobarda hard, duro, e ne ricava «luogo dalle volte dure», cioè un posto di grotte o di costruzioni in muratura a volte.
Gli eserciti bizantini erano fatti di mercenari arruolati nelle varie province dell'Impero, che si spostavano con il seguito di mogli, figli e beni mobili: la Camarda del X secolo sarebbe stata popolata in massima parte da quelle genti, con usi, costumi e lingua greco-bizantini; in base alle prove storiche di cui oggi si dispone era un accampamento di «profughi» — il termine è attuale — dove stavano uomini di diverse etnie, razze e religioni. Già dal XIII secolo il luogo «probabilmente si fregiava di un proprio emblema civico», segno di una qualche organizzazione cittadina.
Il passaggio da Camarda a Bernalda ha una data e un nome. Nel 1501 Bernardino de Bernaudo, discendente di una nobile e ricca famiglia cosentina, già segretario di Alfonso II e poi uomo di fiducia e segretario di Federico III d'Aragona, ricevette da quest'ultimo — «come pegno dei suoi preziosi servigi» — la contea di Camarda, appartenente alla provincia di Montescaglioso e feudo di Pirro del Balzo, e ne sostituì il nome con Bernauda, poi Bernalda. Le cronache locali raccontano che Camarda continuò a esistere fino al 1500 e che, col materiale della vecchia Camarda, già mal ridotta, fu fondata l'odierna Bernalda, dove passarono i suoi cittadini: De Bernaudo spostò l'abitato nei pressi dell'attuale centro storico, vi edificò castello e chiesa e vi disegnò la nuova struttura urbana.
Prima ancora ci sono tracce sparse e incerte: il 5 ottobre 1239 Federico II impartisce alcune disposizioni sui castelli la cui manutenzione spettava alla popolazione, e fra questi, oltre a Torre Mare, viene citata Avinella (Petra San Giovanni); un documento del 1280 dà la consistenza del casale Camarda e del casale Avinella; e nel 1100 la fortificazione di San Giovanni dell'Avinella era l'insediamento di templari più a sud d'Italia, tanto che si ipotizza che i sangiovanniti, dopo la distruzione della loro grancia, si siano trasferiti a Camarda ripopolando il casale.
Il re che diede lo status di città
La seconda data che il corteo mette in scena è il 1735. Carlo III di Borbone, durante un viaggio che lo portava in Sicilia per presenziare al matrimonio di una parente e insieme per controllare i territori del Regno, sostò a Bernalda per qualche giorno nel suo castello. Rimase «meravigliato dell'ospitalità, del decoro dei luoghi e della bellezza del paesaggio, della bontà delle produzioni e della natura rigogliosa», al punto che attribuì a Bernalda lo status di città.
In mezzo alle due date sta un passaggio meno glorioso: nel 1687 don Miguel Perez-Navarrete, marchese di Laterza, riscattò dal Regio Fisco per 24.779 ducati il feudo di Bernalda, che era stato sottratto ai De Bernaudo per reiterati inadempimenti economici legati agli usi civici che il popolo praticava nei territori dell'Abbazia Benedettina di Montescaglioso.
La reliquia e il bacio
La festa è quella del patrono, San Bernardino da Siena, nato a Massa Marittima nel 1380. La devozione si sviluppò nel XVII secolo, quando papa Innocenzo X, come ricompensa per una guarigione avvenuta grazie al medico bernaldese Matteo Parisi, donò alla città la reliquia dell'osso di un dito del santo.
Il santo si celebra il 20 maggio, ma il festeggiamento grande è in agosto e coinvolge l'intero centro storico, articolandosi in tre fasi — dal 7 al 18, dal 19 al 22 e dal 23 al 27. Il momento culminante della giornata è il Bacio della reliquia nella chiesa madre a lui dedicata; segue lo scambio dei doni fra le città gemellate — Siena, L'Aquila, Massa Marittima e Mirabella Eclano — che al castello si accompagna al saluto fra le amministrazioni.
Chi sfila, e in che ordine
Il corteo parte da Piazza San Bernardino e arriva a Largo San Donato. Vi sfilano cavalli e cavalieri, sbandieratori, archibugieri, chiarine, arcieri, trombonieri, balestrieri e mangiafuoco, con gruppi storici che arrivano da ogni parte d'Italia: fra gli altri i Trombonieri e Archibugieri «Borgo Scacciaventi Croce» e quelli «Senatore» di Cava dei Tirreni, il gruppo «Torre Accio» insieme al gruppo storico Città di Mesagne, il gruppo «Il Castello» di Leporano, gli sbandieratori e tamburi Città di Oria – Rione Lama, oltre a giocolieri, sputafuoco, un incantatore di serpenti e una scuderia di falconeria. Sfilano anche i Gonfaloni delle province di Potenza e Matera.
All'arrivo del corteo, alla chiesa di San Donato, il Santo prende posto sul carro trionfale, che riparte preceduto dal clero e dai gruppi partecipanti; e alla fine di Corso Umberto la giornata si chiude con lo sparo degli archibugieri e i fuochi pirotecnici. Al programma si affiancano la corsa equestre «Palio di San Bernardino», il trofeo di fuochi pirotecnici e la gara nazionale di tiro con la balestra «Città di Bernalda».
I figuranti del paese
Per molto tempo il corteo, pur attirando migliaia di visitatori, non aveva mai avuto una sezione di figuranti locali che riproducesse la storia della città. Da qualche anno c'è: un progetto culturale triennale, curato dalla Pro Loco con un gruppo di musici e coreografie a cura dell'associazione Borgo Camarda, racconta la storia di Bernalda dalla seconda metà del XV secolo alla seconda metà del XVIII, dividendo il corteo in sezioni, ciascuna dedicata a una grande personalità. La prima parte mette in scena Re Federico d'Aragona e il suo fido segretario Bernardino de Bernaudo.
Il gruppo Borgo Camarda conta 60 elementi fra figuranti e musici e rappresenta i periodi che hanno dato inizio alla storia dell'attuale Bernalda, fra cui Pirro Del Balzo e Maria Donata Orsini, indicati come fondatori della vecchia Camarda. I costumi sono realizzati con tessuti di pregio e arricchiti con monili, oggetti e strumenti musicali dell'epoca, compresi i tamburi imperiali; lo stemma del gruppo, che ritrae elementi religiosi, storici e architettonici della città, viene riprodotto sugli stendardi.
Il corteo storico coinvolge cittadini di tutte le età e di ogni estrazione sociale, e dà alle tradizioni tramandate oralmente dai nonni ai nipoti «un riscontro oggettivo e tangibile». I gruppi storici locali sono fatti in buona parte di ragazzi e bambini del posto.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Bernalda per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Bernalda, a 3,6 chilometri da Bernalda, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Basentana ha davanti un percorso di 11 chilometri, nove minuti di guida.
Altre feste in provincia di Matera
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- La Cavalcata del Borbone a Montescaglioso — agosto
- Enotria Felix a Pisticci — luglio
- Falò di San Giuseppe a Matera — marzo