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La battaglia di Lauria del 1806 2027 - «Che suonino la loro morte»: le due frasi del generale
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
La battaglia di Lauria del 1806 si commemora a Lauria, in provincia di Potenza, attorno all'8 agosto. La città ricorda l'assedio, l'incendio e il sacco compiuti fra il 7 e il 9 agosto 1806 dalle truppe francesi del generale Massena, con arti performative, rappresentazioni teatrali e musicali, giri sui luoghi della battaglia e giochi urbani. Per quella resistenza, nel 1815, i Borbone conferirono a Lauria il titolo di Semper Fidelis.
Due risposte, e una città in fiamme
Di quel giorno le cronache hanno conservato due battute, dette da un generale a cavallo mentre riceveva notizie dai suoi ricognitori.
Il primo aiutante di campo, mandato in ricognizione, tornò a riferire che dal paese si sentiva suonare la campana a martello. Distinte furono le sue parole rivolte ai soldati: «Che suonino la loro morte!»
Poco dopo arrivò il secondo, con la notizia che si era cominciato a sparare. La risposta fu una parola sola: «Bruceranno!»
E non era un modo di dire: Massena, laconico come uno spartano, mantenne la sua parola: Lauria fu data alle fiamme.
La campana a martello
A dare l'allarme era stata una persona precisa: le rievocazioni recenti hanno allargato la commemorazione anche alle figure popolane ancora non sufficientemente conosciute, né valorizzate, quale quella di Angiola Perrone — la donna che lanciò dal torrione l'allarme iniziale.
Il paese era pronto a resistere già da giorni: Lauria era un focolaio di rivolta, alimentato dagli stessi briganti, così denominati dai francesi, in realtà insorgenti capeggiati da Vincenzo Geniale Versace, che il 4 agosto avevano abbandonato Lagonegro.
E la decisione di non arrendersi era stata presa contro una parte degli stessi concittadini: la quasi totalità degli abitanti di Lauria non era intenzionata a consegnare il paese allo straniero e riversava la propria rabbia, anche con la violenza fisica, contro gli stessi concittadini che invece consigliavano la resa.
L'attacco arrivò da due parti insieme: i soldati si distribuirono su due fronti: il primo, comandato dal generale Gardanne, si diresse sulle colline, nella parte alta del paese; il secondo fu condotto da Massena ad accerchiare la borgata.
Gli abitanti, nei due rioni Borgo e Castello, avevano preparato la difesa: le truppe furono accolte a fucilate dagli abitanti che, nell'attesa, avevano predisposto delle barricate; quindi i francesi appiccarono il fuoco alle case per costringere i ribelli a uscire allo scoperto.
Le cronache del tempo narrano che i soldati còrsi, tra i più efferati, si accanirono contro gli inermi, massacrando anche i malati ritrovati nel proprio letto e impossibilitati a fuggire.
Il conto lo fanno i documenti militari: le relazioni militari dell'epoca riportano, oltre all'eccidio di circa un migliaio di abitanti di Lauria sui novemila dell'epoca, dell'incendio e della distruzione di edifici sacri e di palazzi istituzionali, nonché del tremendo saccheggio di cui il Masséna concesse licenza alle sue truppe. La Lauria del 1806 era un'opulenta città lucana all'estremo lembo meridionale della regione, sul confine con la Calabria.
I fatti si svolsero nell'arco di tre giorni — una strage compiuta tra il 7 e il 9 agosto 1806 — e sono noti anche con altri nomi: Sacco di Lauria o Assedio di Lauria, mentre la data che la città ha scelto per ricordarli è l'8 agosto 1806.
Le travi bruciate, e i nomi
I segni di quei giorni si vedono ancora sulle case: diverse abitazioni e residenze palazzate, in via Carlo Alberto e via Cairoli, conservano ancora segni dell'incendio (bruciature) sulle travi portanti e scritte in lingua francese che riportano i nomi dei soldati.
C'è poi un luogo che è insieme cimitero e memoria, scoperto per caso: i corpi degli uccisi, insieme a quelli dei partigiani napoletani, vennero gettati in una fossa comune ricordata come l'onda dei morti e scoperta durante i lavori per l'edificazione della villa comunale del rione superiore, ove una lapide è stata eretta in memoria dei caduti nel bicentenario del tragico evento (2006).
Il centro storico conserva gli altri luoghi dello scontro: i resti dell'antica cinta muraria medievale; le porte dell'antica città; il monastero di San Bernardino, all'ingresso del rione Borgo, e all'epoca luogo di resistenza dei monaci; il convento di Sant'Antonio, anch'esso luogo della battaglia; l'antico Palazzo Parrazzini, luogo di acquartieramento delle truppe francesi.
E c'è un monumento che segna il ritorno all'ordine di prima: monumento per eccellenza è la «croce» che sostituì definitivamente l'«albero della libertà» dopo la cacciata delle truppe.
Fuori dal paese, infine, un posto che vive solo nel racconto: luogo simbolo e mitico è diventato il piccolo spiazzo, in contrada Seta, sul tracciato dell'antica via Popilia, dove, come si narra, il generale Massena osservò la città prima dell'attacco. Proprio lì sorgeva una quercia molto grande che, in seguito, fu indicata in dialetto locale come la «cersa di Massena».
Il titolo dato dai Borbone
Nel 1815, una volta tornati sul trono di Napoli, i Borbone conferirono alla città di Lauria il titolo di Semper Fidelis per il coraggio mostrato dagli abitanti nel resistere all'invasore francese.
Gli storici, dal canto loro, considerano quel fatto un caso a sé: la battaglia rappresenta un unicum da un punto di vista storiografico generale, per la sconfitta di un fortino legittimista asserragliato.
La vicenda, del resto, sta dentro un movimento più largo: la città vive i movimenti più ampi che caratterizzano l'Europa del tempo, tra la rivoluzione giacobina del 1799 e la normalizzazione restauratrice, che finirà solo nel 1861, anno dell'unità d'Italia. All'invasione francese si opposero le frange popolari del Sud Italia, sostenute fortemente dal clero, che continuarono a restare fedeli alla corona borbonica, e la repressione colpì soprattutto Calabria e Basilicata.
La comunità ricorda ancora oggi anche i personaggi di quella stagione: monsignor Lodovici, il beato Domenico Lentini — all'epoca giovane sacerdote — e il duca Pietro Ulloa, di origine lauriota e ultimo presidente del Consiglio delle Due Sicilie.
Le carte scritte dai due fronti
Di quei giorni esistono resoconti redatti a caldo, e vengono da entrambe le parti in causa. Nello stesso 1806 furono messe per iscritto le Lettres a Mr. le General Pelet, la Relazione Ducomet a Giuseppe Bonaparte e la Relazione Nisco al re Ferdinando.
Prima ancora, gli archivi ecclesiastici avevano registrato lo stato della città: una Relazione ad limina del 1798 e una Memoria del 1804, entrambe nell'Archivio Diocesano di Policastro.
Nell'Ottocento la vicenda entra nella storiografia con una serie di opere: Della sollevazione delle Calabrie contro a' francesi (1866), la Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata (1889), le Ricerche storiche per la città di Lauria (1895) e la Cronaca del Sacco di Lauria (1899); poi, nel Novecento, gli Uomini illustri di Lauria (1984) e Lauria tra leggenda e realtà (1993). Nel 1906, per il centenario, usciva in città un quindicinale, «L'ora presente».
A tenere insieme questo lavoro sono due istituzioni locali: il centro culturale «P. Ulloa» e l'Istituto di Studi Storici per la Basilicata Meridionale, in particolare, si possono definire quali «praticanti» del sapere relativo a tali eventi, proprio grazie alla ricerca, svolta negli anni, e alla conservazione della documentazione d'archivio.
La memoria di oggi
La commemorazione acquista forma espressiva soprattutto nella data rievocativa, attorno all'8 agosto, e l'evento viene commemorato nel suo centenario e nel suo bicentenario.
Il metodo scelto mescola teatro, gioco e visite guidate: la rievocazione della battaglia è oggi un'opportunità per animare la memoria in modo innovativo, con arti performative, rappresentazioni teatrali e musicali, e in ultimo il «gioco».
Nel programma ci sono giri turistici dimostrativi in minibus, pranzo tematico con ricette dell'epoca, gioco storico nel rione Castello, laboratorio sociale di interviste testimonianza, spettacoli dal vivo, laboratori artistici a tema, laboratorio teatrale e musicale, rappresentazioni sceniche in luoghi caratteristici. La comunità partecipa gratuitamente, perché sono attività pubbliche: giri turistici in minibus per maggiorenni e minorenni; giochi urbani, con attenzione specifica ai minorenni; spettacolo interattivo.
C'è anche un percorso sui luoghi dello scontro, segnato con cartelli e mattonelle con supporto QR Code, e uno spettacolo che porta il pubblico dentro la scena, trasformando almeno per una sera uno spazio del centro cittadino in un teatro immersivo.
La battaglia di Lauria è un evento storico e culturale, ma anche uno spaccato dentro il quale osservare la nostra passata vita urbana.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la battaglia di Lauria del 1806, a Lauria, richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Maratea, a 23 chilometri da Lauria, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Lauria si trova un percorso di 6,1 chilometri che in 8 minuti porta a destinazione.
Altre feste in provincia di Potenza
Altre feste di agosto nella stessa zona.
- Beato Domenico Lentini e San Nicola di Bari a Lauria — febbraio
- La cavalcata dei Normanni e Venuta di Papa Urbano II a Banzi — agosto
- Alla Corte del Duca Vitale a Trecchina — agosto