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Folklore e Rievocazioni

Assedio di Canelli 2027 - Il Tiletto, la Bulletta di sanità e la disfida della Carra

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
22 novembre 2026
Dove via G.B. Giuliani 29, Canelli

Fonte: memoriaviva-canelli.it, letta il 03/09/2026.

L'Assedio di Canelli si tiene a Canelli, in provincia di Asti, nel terzo fine settimana di giugno. Oltre duemila figuranti in costume seicentesco riportano il centro storico al 1613, e chi entra deve avere le carte in regola: il «Tiletto», un lasciapassare da far vidimare in tre postazioni militari per non finire alla gogna, e la «Bulletta di sanità», che serve a non prendersi il marchio di «appestato». Nel giugno del 1613 Carlo Gonzaga, duca di Nevers, attraversò il fiume Belbo con un reggimento di cavalleria, uno di fanteria e diversi cannoni, e pose l'assedio alla città.

Le carte per entrare

Le postazioni dove far timbrare il Tiletto stanno alla porta principale, in via G. B. Giuliani e nel piazzale San Leonardo, nel borgo di Villanuova; la Bulletta si ritira all'ospedale militare in piazza San Lorenzo e si porta con sé per tutta la manifestazione.

Il monito ai visitatori è esplicito: «Questi sono tempi oscuri e sospettosi. Procurati il Tiletto, il lasciapassare che ti permetterà di muoverti senza finire alla gogna. Fallo timbrare a tutte e tre le Porte. Le guardie di ronda non scherzano e nelle osterie la derisione è garantita.» E chi non ce l'ha, avvertono gli organizzatori, «sarà scherzosamente coinvolto in una scenetta con gli armigeri e finirà alla gogna».

Il patto è questo: i visitatori diventano al tempo stesso testimoni e protagonisti degli eventi, devono sottostare agli obblighi ferrei del lasciapassare e accettare di buon grado l'eventuale inquisizione delle guardie di ronda.

Che cosa successe nel 1613

La storia comincia con una morte. Nel 1612 muore Francesco Gonzaga, duca di Mantova che aveva diritti sul Monferrato, e alla sua morte si aprono molte controversie per la successione; Carlo Emanuele I, duca di Savoia e nonno dell'unica figlia del defunto, decide di difendere con le armi i secolari interessi di casa Savoia sul Monferrato. È l'inizio della guerra per la successione del Ducato di Monferrato.

Canelli sta sul confine fra Savoia e Monferrato — un'area contesa, allora sotto influenza spagnola — è interamente fortificata, e subisce numerosi attacchi. Nel giugno del 1613, approfittando della mancanza di soldati dalle fortificazioni canellesi, Carlo Gonzaga duca di Nevers attraversò il fiume Belbo con un reggimento di cavalleria, uno di fanteria e diversi cannoni, e pose l'assedio alla città.

Le truppe tentarono in più modi di entrare, ma la piccola guarnigione rimasta fu aiutata in modo determinante dalla popolazione, che riuscì a resistere a tutti gli attacchi e a reagire. I nemici si ritirarono dopo la morte di molti cavalieri, capitani e soldati, lasciando sul luogo della battaglia armi, scale, cannoni e altri mezzi d'assedio; l'assedio, raccontano, venne rotto dopo appena due giorni.

Il premio arrivò dopo. Il Duca di Savoia, per ringraziamento e per premiare gli uomini e le donne di Canelli, li esentò per trent'anni, con apposito decreto, dal pagamento delle tasse.

Duemila figuranti e la notte dell'assediato

La rievocazione è stata realizzata per la prima volta nel 1992, e per anni ha messo in scena la battaglia intera. Oltre duemila figuranti in costume seicentesco ricreano, nell'arco di due giorni, l'atmosfera e le situazioni di una città assediata: l'andirivieni di soldati e ufficiali, gli spari delle artiglierie, i combattimenti, i contadini sbandati con i loro animali, il passaggio di carri di masserizie, le osterie e le taverne frequentate anche da malfattori e accattoni.

Il copione ha una scansione precisa. Il borgo antico prende vita dal tardo pomeriggio del sabato, quando la porta centrale viene chiusa; contadini e popolani fuggono dalle campagne e i militari ispezionano i carriaggi alla ricerca di spie; i nemici intimano la resa e i canellesi rifiutano sdegnati. Le truppe di Carlo Emanuele I di Savoia, guidate dal colonnello Camillo Taffini D'Acceglio, si sfidano in scaramucce con i nemici del Duca di Nevèrs, che culminano in una battaglia notturna nei prati sotto il Castello Gancia.

Poi c'è il fuoco. Il tentato incendio del castello segna la «notte dell'assediato», con la processione «dei Penitenti» e il ballo «del Sabba e del Fuoco»; il capitano delle guardie chiede aiuto alla popolazione e l'incendio viene domato dagli uomini e dalle donne di Canelli. Nella notte i briganti assaltano i nottambuli e gli avventori delle osterie ancora aperte, mentre negli accampamenti si fanno ronde e veglie; e per la morte della contessa Francesca Scarampa passa un corteo funebre con fiaccolata.

Il giorno dopo si combatte per l'ultima volta: gli uomini e le donne di Canelli intervengono in soccorso delle truppe savoiarde e scacciano il nemico, che lascia sul campo morti e feriti mentre i cerusici curano i sopravvissuti e i frati raccolgono i caduti. Poi la sfilata della vittoria per tutte le vie fino a Villanuova, e lungo il percorso il Duca annuncia l'esenzione dalle tasse.

La disfida della Carra

Nel pomeriggio, in piazza Cavour, si gioca. La disfida della «Carra» prende nome dall'unità di misura anticamente usata in Piemonte per il vino: su un carro ricostruito dai mastri falegnami canellesi è montato un grande contenitore in legno lavorato, e dentro sta una botte da circa 650 litri piena di vino, che va in premio al vincitore.

Il gioco è semplice e faticoso. Alle due estremità del carro è montato un lungo timone in legno, che sporge per oltre due metri, lungo il quale sono fissati quattro pioli; due squadre di otto elementi si piazzano fra i pioli dei due timoni e devono spingere la carra, e vince chi riesce a ricacciare gli avversari oltre il limite prestabilito.

A tavola, intanto, si mangia di conseguenza: tredici fra «Hosterie» e «Taverne» sfornano piatti tratti da ricette seicentesche, curati e valutati dall'Accademia Italiana della Cucina. I trattati gastronomici dell'epoca hanno fornito la documentazione, e i piatti sono rigorosamente storici anche se interpretati per il gusto moderno: legumi e carni arrosto, salsicce e zuppe, pani ripieni, pesci d'acqua dolce e il merluzzo salato che già quattro secoli fa allietava le tavole di chi poteva permetterselo; e poi dolci con ricotta, miele, frutta fresca e secca. Il vino è quello di casa, il Moscato di Canelli Docg, e si visitano le «cattedrali sotterranee», le cantine storiche Patrimonio dell'Unesco, con guide in costume del Seicento.

Il borgo come scenografia

Tutto si svolge nel centro storico, e il centro storico è la scenografia. Si riscoprono piazze, vie, cortili e sentieri, la collina di Villanuova, la «Sternia», l'acciottolato che sale fino all'ex chiesa barocca di San Rocco e al Castello Gancia; e poi «I Piagg», i pedaggi, il sentiero che tagliava le mura dove si pagava il dazio, e la Casa del Dazio.

Il portale di accesso al borgo fortificato viene costruito là dove realmente esisteva nel 1613. Si privilegia l'ambientazione notturna, con un gioco di luci e di chiarori, e ogni segno di modernità viene coperto con oggetti che ricordino il Seicento.

I figuranti in costume militaresco, fra Savoia e Mantovani, sono circa cinquecento — con molti spadaccini e portatori «di picca», e cannoni ricostruiti su stampi seicenteschi — e con loro sfilano frati, viandanti, vinattieri, contadini, commercianti, nobili e il Podestà. Sono arrivati gruppi anche dalla Scozia, dalla Francia e dalla Svizzera.

La formula nuova: aspettando l'Assedio

Di recente la manifestazione ha cambiato punto di vista. «Canelli 1613 – Aspettando l'Assedio», organizzata dall'Associazione Colline 50 con il patrocinio della Città, non ripropone la grande battaglia: racconta la quotidianità dei mesi che la precedettero, quando la voce della guerra arrivava lentamente nel borgo e la vita continuava fra mestieri, commerci, fede e paura.

Ci sono le prime notizie della guerra del Monferrato, le tensioni fra i borghesi di Canelli e quelli della vicina Nizza, gli accampamenti che si montano, le processioni dei frati, i mendicanti e i briganti. La sera è «la lunga notte del 1613», con osterie e taverne aperte, musica dal vivo, danze e antichi giochi popolari; la mattina dopo il grande mercato storico, con episodi di vita quotidiana: furti, processi e persino uno sposalizio, che si celebra nella chiesa di San Rocco. Si apre e si chiude con una sfilata al rullo dei tamburi.

Il perno è la partecipazione: sono i cittadini stessi a vestire i panni dei propri antenati, e commercianti e associazioni allestiscono le attività, mentre le sarte dell'associazione «Dal fuso in poi» hanno confezionato più di 300 abiti d'epoca. Nel Piazzale di Fuori si tiene la disfida del tiro alla fune fra le Associazioni delle Arti e Mestieri del loco; in via Roma c'è il Mercato degli ulivi, in piazza San Leonardo il Battesimo della sella; e al Piazzale della Villa il cielo si accende con lo spettacolo del fuoco.

Il paese, del resto, è lo stesso: una sera di giugno, i tamburi che risuonano fra i vicoli, le botteghe che profumano di pane appena sfornato, le osterie che si riempiono di voci, risate e musica.

Come arrivare alla festa

Partecipare all'Assedio a Canelli è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Canelli si trova a 1,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Isola D'Asti - Vigliano dista 17 chilometri, cioè 21 minuti di strada.

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