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Folklore e Rievocazioni

La Battaglia della Marsaglia a Volvera 2026 - La sepoltura collettiva dei caduti messa in scena

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
Settembre - Ottobre
Dove Volvera (TO), Piemonte, Volvera

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 21/09/2026.

La Rievocazione Storica della Battaglia della Marsaglia si tiene a Volvera, in provincia di Torino, in Piemonte, ogni ultimo sabato e domenica del mese di settembre. Il centro storico viene trasformato in un borgo di fine Seicento, mentre in via Dante due grandi accampamenti — l'esercito francese e la Grande Alleanza dei Savoia — fanno da cornice al campo dove va in scena la battaglia campale, che si chiude con la sepoltura collettiva dei caduti. Rievoca lo scontro del 4 ottobre 1693 fra l'esercito della Lega di Augusta guidato da Vittorio Amedeo II di Savoia e quello francese del maresciallo Nicolas de Catinat, combattuto nella pianura fra il torrente Chisola, Volvera e i contrafforti del monte San Giorgio di Piossasco.

La scena con cui tutto finisce

A Volvera, dopo lo scontro corpo a corpo, lo spettacolo rievocativo si completa con scene della vita popolare del tempo e con la sepoltura collettiva degli oltre 13.000 caduti, nella quale intervenne tutta la popolazione.

I caduti di entrambe le parti restarono insepolti per circa quattro mesi, provocando l'inquinamento dell'aria e dell'acqua. Ne resta traccia anche nei registri parrocchiali: un uomo di sessant'anni, pretore di Volvera, ucciso dai francesi il 6 ottobre, «non ebbe il conforto dei sacramenti e giacque insepolto fino al 20 del medesimo mese», quando finalmente fu sepolto in chiesa.

La rievocazione si chiude con «un messaggio di morte che chiude il ciclo della battaglia e che anticipa quello di pace»: la messa in posa di una copia della Croce Barone e di un enorme striscione. Secondo gli organizzatori, la partecipazione dei militari e dei figuranti popolani crea un'aura di sacralità. La Marsaglia non è l'unica battaglia rievocata che l'elenco di folklore e rievocazioni raccoglie.

Nebbia, tamburi, baionette

Lo scontro avvenne il 4 ottobre 1693 — è conosciuto anche come battaglia di Piossasco — nella pianura fra il torrente Chisola, Volvera, Bruino e i contrafforti del monte San Giorgio, e coinvolse anche Orbassano, Cumiana e Piscina. Fu uno degli episodi principali della Guerra della Grande Alleanza, detta anche guerra dei nove anni o guerra della Lega d'Augusta, cominciata il 24 settembre 1688 e conclusa col Trattato di Ryswick il 20 settembre 1697.

Ci si arrivò dopo due saccheggi: Catinat aveva incendiato e saccheggiato la Reggia di Venaria il 30 settembre e il Castello di Rivoli il 2 ottobre. Il principe Eugenio aveva posto la sua base strategica presso il castello della Marsaglia, allora in un'acquitrinosa pianura coltivata a riso; Catinat aveva osservato il terreno dalle alture piossaschesi e individuato il punto debole nel fronte sinistro avversario. Vittorio Amedeo II schierò 25.000 uomini, Catinat 40.000.

La mattina del 4, fra le otto e le nove, rullii di tamburi, squilli di trombe e grida scossero gli alleati. Quando l'artiglieria alleata entrò in azione la nebbia copriva ancora il paesaggio; poi svanì, e apparve l'esercito francese, che avanzava a piccoli passi, come in parata, fino a giungere sotto il tiro dei cannoni, che sparavano a non più di seicento metri. Il cannoneggiamento durò circa due ore e mezzo.

Poi Catinat diede ai generali La Hoguette e Vendôme l'ordine dell'assalto: l'attacco con la baionetta innescata nella canna del fucile era ancora una novità nella strategia militare dell'epoca.

L'ala destra alleata resse a tre assalti. Cedette invece la sinistra, con i reparti spagnoli sopraffatti dalla carica avvolgente della cavalleria francese, mentre i reparti di cavalleria dello Stato di Milano si ritirarono dal campo senza aver ingaggiato battaglia. Due unità restarono a combattere fino alla fine: il Tercio Lisbona, che trovando protezione in un rigagnolo d'acqua si difese strenuamente fino a essere completamente sopraffatto, e i battaglioni protestanti, anch'essi annientati. Nei terreni a nord di Volvera, dove la battaglia fu più cruenta, i Dragoni Rossi diedero prova di coraggio e tenacia.

Il Duca di Savoia ordinò allora la ritirata caricando con i Dragoni per rallentare l'inseguimento, e gli imperiali del Principe Eugenio riuscirono a rientrare a Torino e Moncalieri. Catinat occupò il Castelletto della Marsaglia — tuttora esistente, e in realtà ad alcuni chilometri dall'epicentro dello scontro — e la relazione di guerra scritta da lì per Luigi XIV fissò il nome con cui la battaglia sarebbe stata ricordata. Lo scontro durò circa quattro ore.

Nei francesi combattevano inglesi cattolici, della fede del loro re Giacomo II in esilio; negli alleati, reggimenti inglesi riformati, della fede di Guglielmo III, schierati a fianco dei Valdesi. Il generale inglese Schomberg, scontento delle scelte tattiche, per protesta combatté retrocedendosi al grado di colonnello, e morì per le ferite.

Vita negli accampamenti del Seicento

Il pane si preparava in forni allestiti nei campi, ma le razioni non sempre raggiungevano le truppe, e il soldato era costretto ad arrangiarsi «prelevando» il sostentamento dai contadini. Al seguito di ogni esercito, benché in teoria banditi, si muovevano vere e proprie carovane di mezzi, animali e persone: mogli degli ufficiali, amanti, mercanti, giocolieri, che si intrufolavano fra i soldati per i loro affari più o meno leciti.

Non c'erano ospedali da campo: nelle retrovie si usavano cascine per radunare i feriti, raccolti sul campo di battaglia in genere dai musicanti, che il chirurgo, i cappellani e le monache cercavano poi di curare.

Le pene erano durissime: al bestemmiatore recidivo veniva perforata la lingua con un ferro rovente, l'insubordinazione e la diserzione erano punite con la morte, il furto con vergate.

Anche i cavalli avevano un capitolato: venivano approvvigionati dallo Stato al momento della formazione dei reggimenti di ordinanza, provenivano dalla Germania, e dovevano essere alti e robusti e di età fra i cinque e i sette anni. Le armi, sia da taglio sia da fuoco, erano invece spesso molto disuniformi.

La notte del 3 ottobre 1693 faceva freddo e c'era una fitta nebbia.

Trentamila lire di danni

Che cosa significò tutto questo per Volvera lo dice il verbale del consiglio comunale del 17 aprile 1694.

Il paese, vi si legge, fu «sachegiatto dall'armata francese tutto intieramente, eziandio le chiese», con asporto di grani, vini, denari, mobilia e biancheria, tutte le campane, un calice, il tabernacolo rotto, una parte delle ancone guastata. Il danno viene quantificato in più di lire trentamila: «li poveri Particolari sono ridotti ad una tal miseria, e ruina, che vi andarà più di vinti anni avanti che si possino rimetter in statto».

Attorno, tutto rovinato: le vigne bruciate, i raccolti perduti. Il Priore di San Vito di Piossasco annotò in latino: «Proh dolor… totum Castrum… ardebant. Furores Martiales ac bellici reboabant».

A ricordarlo, al centro della piana, c'è la Croce Barone, posta nel 1913 su iniziativa del conte Ludovico Laderchi: è di granito rosa di Baveno, e vi è scolpito «Victis et victoribus in Deo resurrecturis». Una seconda scritta ricorda il fatto storico: «In questi campi – il 4 ottobre 1693 – le truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia – difesero fino all'ultimo l'onore di Savoia – speranza d'Italia».

Un borgo di fine Seicento

La rievocazione si tiene ogni ultimo sabato e domenica di settembre, e occupa due aree distinte del paese.

La prima è il centro storico — via Ponsati, via Airasca, via Bainotti —, che viene trasformato in un borgo di fine XVII secolo «con un meticoloso e attento lavoro di copertura degli elementi di disturbo», cioè la segnaletica, e con l'addobbo di juta, canne e fiori. Lì stanno i gruppi storici dei nobili e dei popolani con gli antichi mestieri, alcuni accampamenti militari, le bancarelle storiche e la Locanda del buon ritorno. La seconda è via Dante, dove i due grandi accampamenti — l'esercito francese e la Grande Alleanza dei Savoia — fanno da cornice al campo di battaglia.

Il programma comincia la sera prima con una grande cena per le vie del paese, con menù a tema, servita in abiti tradizionali insieme ai gruppi storici militari, ai nobili e ai popolani, fra cui i Paisan d'la Marsaja. La domenica mattina il corteo storico accompagna i rievocatori alla messa commemorativa dei caduti della battaglia e di tutte le guerre; nel corso della giornata gli stessi gruppi animano il centro storico con balli storici, arruolamenti e visite guidate agli accampamenti. Dopo il pranzo alla Locanda, un lungo corteo raggiunge il campo, e va in scena la battaglia campale con manovre militari dell'epoca, caroselli di cavalli, spari di cannoni e di mortai, fino al corpo a corpo. Le manovre sono curate nei particolari per rievocare le dinamiche con cui si svolse la battaglia del 1693. Alla fine, una fiaccolata che si chiude in chiesa con la benedizione.

Un rievocatore che ha partecipato a tredici edizioni su ventinove racconta che «i gruppi storici sono mutati nell'arco degli anni: alcuni si sono estinti, altri sono rinati dalle ceneri dei precedenti, i più strutturati sono sopravvissuti patendo una drastica riduzione dei propri figuranti», tanto che negli ultimi anni si è fatto ricorso a rievocatori dalla Catalogna e dall'Inghilterra. Quello che rimpiange sono le serate ai bivacchi, con il fuoco dei falò, delle torce e delle lanterne accese nei campi militari, a scambiarsi racconti, facezie, cibo e bevande, e i balli in piazza fra figuranti e gente in borghese.

Come arrivare alla festa

La Battaglia della Marsaglia a Volvera si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di None, a 3,7 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Volvera, e il tragitto è di 1,2 chilometri per 2 minuti di guida.

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