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Danza delle Spade a Bagnasco 2027 - Il condannato muore sulla rosa di sciabole, poi il giullare gli ridà il fiato
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
La Danza delle Spade, il Bal do Sabre, si tiene a Bagnasco, in provincia di Cuneo, in Piemonte, nel mese di maggio: dodici spadonari in costume moresco ballano con le sciabole per le vie del paese, fino all'esibizione finale in piazza Santa Margherita. A un certo punto della danza gli spadonari formano velocemente una rosa di sciabole. Non è una figura decorativa: è il patibolo, e sopra ci viene issato il condannato. L'araldo legge la sentenza di morte, la rosa si apre, l'uomo è giustiziato. Poi il giullare gli alita il «soffio della vita», e l'uomo si risveglia a una nuova esistenza.
La vicenda che si racconta
Il Bal do Sabre — il ballo delle sciabole — narra la vicenda di Protasio Gorrisio, che avendo rifiutato di dare la propria figlia a Ramset, capo dei Saraceni occupanti il paese, viene condannato a morte e giustiziato in pubblico.
La danza in origine è probabilmente da ricondurre alle tradizioni rituali contadine, ma nei secoli è stata associata alla celebrazione della lotta contro i Saraceni che nell'alto Medioevo dominavano l'entroterra ligure-piemontese: è questo che giustifica i costumi in stile moresco e la presenza dei mori come scorta del condannato. La leggenda locale racconta che gli abitanti di Bagnasco, al termine della dominazione saracena, abbiano inventato il ballo delle sciabole come festeggiamento per la riacquistata libertà.
Il costume dei danzatori è fatto di pantaloni giallo-arancio, camicia rosa scuro, gilet verde con due fiocchi, un turbante rosso, bianco, oro e verde e una fascia in vita degli stessi colori. La spada è una lama in ferro, ricurva, simile a una scimitarra-sciabola.
Serpentine, accoppiata, duello ritmato
La danza comincia lentamente, al ritmo dei tamburi, con passi semplici: il salto delle sciabole e il passaggio sotto di esse. Poi arrivano le «serpentine», in cui ogni danzatore fa un salto all'indietro senza perdere mai il contatto della propria sciabola con il compagno che lo segue o lo precede, a cui è unito a catena.
Nel passo successivo gli spadonari si trovano schiena contro schiena, formando l'«accoppiata», e passano alternativamente sopra e sotto le spade. Il ritmo dei tamburi cambia e porta a un «duello ritmato», in cui si simula un combattimento. Entrano allora in scena i mori, che sistemano al centro dello spazio un cerchio di legno coperto da un nastro giallo e verde: i danzatori, disposti in un'unica fila, lo saltano a ritmo accelerato.
È a questo punto che entra il condannato. I danzatori, con movimento circolare sempre più veloce, formano un intreccio di sciabole attorno al suo collo per imprigionarlo; lui riesce a fuggire, ma è subito ripreso dai mori suoi guardiani, poi maltrattato e deriso dal giullare. Dopo l'esecuzione e il soffio della vita, i danzatori si allontanano dal giustiziato a passi cadenzati e gravi, finché i tamburi non passano a una tonalità più allegra.
Dodici uomini, dodici nastri, dodici mesi
L'ultimo numero della danza è un cerchio formato dagli spadonari. Al centro viene portato il palo con i 12 nastri colorati che simboleggiano i mesi; i danzatori, con passo cadenzato, creano un preciso intreccio, poi lo sciolgono, tornano sulla linea di partenza disposti su un'unica fila, alzano le sciabole in segno di saluto e si allontanano.
Il dodici torna due volte, perché gli spadonari sono dodici come i mesi, e dodici sono i nastri che si intrecciano sul finire della danza a richiamare il risveglio primaverile dopo l'inverno. E la spada, in tutto questo, non serve mai a combattere davvero: pur trattandosi di danza armata, non viene usata per simulare figure di combattimento, ma per legare in una catena o in un cerchio le evoluzioni dei dodici danzatori e del buffone — una forma di mutua assistenza.
Che cosa ci sta sotto
Le danze degli spadonari sono considerate preziose testimonianze di culture ancestrali, collegate ad antichissimi riti propiziatori per la fertilità della terra e a riti solari. Il Bal do Sabre si connette a valori simbolici che sono espressione della struttura sociale tipicamente contadina di queste valli.
Chi lo studia ci trova anche un'affinità con la cosiddetta Schwerttanz dei paesi germanici, per la presenza di elementi simili: la catena, la rosa, il cerchio e la treccia. E ci legge un intreccio fra leggenda e simbologia tradizionale, con rimandi al fluire del tempo, alla vita dopo la morte, alla primavera che succede all'inverno, al figlio che subentra al padre, all'adolescente che abbandona l'infanzia per diventare uomo. Che è, in fondo, esattamente quello che si vede: un uomo che muore sul patibolo di sciabole e uno che gli ridà il fiato.
Uno dei pochissimi posti rimasti
Gli specialisti distinguono tre tipi di danza delle spade: le «moresche», le «danze a catena» e le «danze frontali». Diffuse nei secoli scorsi in molti paesi europei, queste espressioni artistiche si sono via via estinte, e Bagnasco, centro dell'Alta Val Tanaro in provincia di Cuneo, è oggi fra i pochissimi paesi in Italia e in Europa ad aver mantenuto in vita questo genere di danza, tramandata di generazione in generazione. Figure simili si ritrovano anche a Castelletto Stura, in Val Chisone a Fenestrelle e in Francia, a Briançon.
Che sia antica lo dicono le carte: a Bagnasco esistono testimonianze fotografiche e manoscritti riguardanti le rappresentazioni del 1900, 1905, 1914, 1927, 1946 e 1952, e la ricerca su quei documenti contribuisce a tramandare una tradizione ultracentenaria. Il ballo è ricreato e messo in scena ogni anno da un gruppo folkloristico del Comune, e oggi vive grazie all'impegno e alla passione di un gruppo di giovani.
Da piazza Sant'Antonio alla polenta saracena
La danza si svolge nel mese di maggio. Un tempo le rappresentazioni erano legate al Carnevale e alle feste di primavera; dagli anni Settanta si tengono anche in occasione di manifestazioni culturali, in Italia e all'estero.
I ballerini guidano il pubblico a ritmo di marcia da piazza Sant'Antonio fino a piazza Santa Margherita, ed è lì, nel cuore del paese, che si tiene l'esibizione finale — quella in cui la danza si sposa con la tradizione culinaria locale più autentica. Alla fine si mangia la tipica polenta saracena condita con il sugo di porri, insieme alla tradizionale polenta bianca.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Danza delle Spade a Bagnasco è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Bagnasco è a 400 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di Ceva: da lì bastano 9 minuti di guida (10 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Altre feste in zona
A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.
- Giostra dell'Oca a Fossano — giugno
- Rievocazione Armistizio 1796 a Cherasco — aprile
- Festa della Segale a Valdieri — agosto