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Il Biagio delle Castellare a Castello Tesino 2027 - La rivolta del 1365 e il fantoccio
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 01/09/2026.
Il Biagio delle Castellare è la tradizione carnevalesca di Castello Tesino, in provincia di Trento, in Trentino: si tiene l'ultimo giorno di carnevale e il primo giorno di Quaresima, e nella versione completa, con il corteo storico e i due processi, viene allestita in grande stile ogni cinque anni. Il conte Biagio viene cercato per la Valsugana dalla polizia segreta, catturato nel castello di Ivano Fracena e processato prima a Pieve Tesino e poi in piazza a Castello Tesino, dove viene condannato a morte; sulla forca finisce però un fantoccio di paglia, con cui il tiranno ha scambiato le vesti dopo essere scivolato fra le guardie. La versione completa coinvolge più di 400 figuranti e attira migliaia di visitatori.
La rivolta del 1365 contro il conte Biagio
Il Biagio delle Castellare — in dialetto tesino Biasgio o Biargio — è un'antica tradizione carnevalesca festeggiata in Tesino, in provincia di Trento, da oltre seicento anni. Commemora umoristicamente la rivolta dei tesini scoppiata nel 1365 contro il dispotico conte Biagio, e ne mette in scena la ricerca, la cattura e il processo.
La storia comincia nel 1356. La nobile famiglia padovana dei Carraresi, minacciata dalle incursioni in Valsugana di Siccone da Caldonazzo, alleato di Carlo IV di Lussemburgo, ordinò al condottiero Biagio di difendere i territori carraresi valsuganotti. Il capitano si recò in Tesino in cerca di uomini, cavalli e viveri, ma i tesini, temendo pesanti conseguenze, gli negarono ogni aiuto: dovette affrontare Siccone con i rinforzi venuti da Padova, e nell'estate di quell'anno fu sconfitto a Selva di Levico. Costretto a ritirarsi nei castelli di Ivano e di Grigno, adirato per la disfatta e per il mancato aiuto, saccheggiò e bruciò Castello, Pieve e Cinte.
I nove anni del signore delle Castellare
Nonostante la sconfitta, e nonostante la cessione ai duchi d'Austria dei castelli e feudi di Pergine Valsugana e Selva di Levico, Francesco da Carrara affidò a Biagio i territori di Grigno e Tesino, con poteri assoluti. Da quel momento fu Biagio delle Castellare, dal nome del castello di Grigno dove si era insediato. Per nove lunghi anni sottopose il Tesino e i suoi abitanti a violenze, saccheggi, incendi, omicidi, devastazioni e stupri.
Verso la fine del 1364 il duca d'Austria Rodolfo IV mosse guerra a Francesco da Carrara, e Antonio d'Ivano e Biagio delle Castellare passarono con gli austriaci, che reputavano di gran lunga più forti. I tesini, intravista l'occasione, si armarono in fretta e raggiunsero Grigno per appoggiare l'esercito carrarese che assediava il fortilizio delle Castellare. Difeso da pochi uomini, il maniero cadde presto, ma il conte era già fuggito con un gruppo di fedeli nel vicino castello di Antonio d'Ivano, a Ivano Fracena. Dopo giorni di battaglia anche quel rifugio fu espugnato, e Biagio fu catturato insieme al signore d'Ivano e alle loro famiglie.
Secondo la tradizione i tesini chiesero con insistenza a Francesco da Carrara la consegna del prigioniero, ma il carrarese non acconsentì. Allora sfogarono la rabbia come potevano: condannarono Biagio a morte in contumacia e impiccarono un fantoccio di paglia con le sue sembianze, insieme ad alcuni dei suoi sgherri che si erano distinti per misfatti e crudeltà.
La ricerca e la cattura del tiranno
Durante il carnevale gli uomini della polizia segreta, parodia degli agenti segreti, perlustrano la Valsugana in cerca del tiranno; la mattina del Martedì grasso un gruppo di popolani parte da Castello Tesino verso Grigno. Da piazza Crosara, il punto centrale del paese, escono le guardie a cavallo precedute da tre giovani di discreta statura, con lunghe vesti variopinte e altissimi cappelli su cui è scritto Diritti Antichissimi. Un secondo gruppo di guardie e la polizia segreta seguono la strada che scende verso Grigno e risale verso Strigno, passando per Ospedaletto e Villa Agnedo.
Il punto d'arrivo è il castello di Ivano Fracena. Lì la polizia segreta consegna alle guardie tesine il conte Biagio in catene, con la moglie, i due figli e un nobile di corte — lo stesso che più tardi impersonerà il corruttore. Il corteo si ricompone e riparte verso il Tesino, e quando arriva nella piazza principale del paese è già buio; il prigioniero viene tradotto nelle carceri di Castello Tesino.
Il processo di Pieve e la Corte Suprema
Il mattino seguente, che è il Mercoledì delle Ceneri, tutto riprende con rigorosa solennità. In mattinata si forma il corteo al gran completo, con la banda e i gruppi folkloristici locali, le donne negli antichi costumi, le guardie a cavallo e gli armigeri, i cortigiani, i boia incappucciati, la polizia segreta, Biagio e la sua famiglia, i testimoni e i tre rappresentanti dei Diritti Antichissimi, che con i loro lunghi cilindri simboleggiano l'autonomia e le libertà acquisite nei secoli dai tesini. Sfilano anche cavalieri e donzelle, balestrieri, carrozze e tamburini, e il popolo si sposta tutto a piedi da Castello a Pieve Tesino.
A Pieve il processo si apre nel Tribunale Speciale, in Piazza Maggiore. La corte è composta dal cancelliere, che introduce alcune note storiche e spiega le circostanze che hanno portato Biagio davanti al tribunale, dal presidente, che apre le sedute, interroga i testimoni e annuncia la sentenza, dal pubblico ministero che legge l'atto d'accusa e dall'avvocato difensore, che assai poco abilmente si destreggia a difendere un uomo dei cui misfatti si considera lui stesso una vittima. Il dibattimento viene rinviato alla Suprema Corte di Castello Tesino per la mancanza di un testimone della difesa, e il corteo torna indietro.
A metà giornata il processo riprende in piazza, davanti alla chiesa di San Giorgio: è l'apice della manifestazione, con il pubblico che non smette di inveire contro il tiranno. I tre classici testimoni — Jijo Mescola, Toni Renga e Nane Narò — attribuiscono al conte la colpa o il merito dei loro destini grotteschi, e Nane Narò, beneficiato da Biagio, depone a suo favore senza però scalfirne la colpevolezza. Intanto il conte cerca con lo sguardo l'uomo che lo segue fin dall'arresto, il quale tenta di corrompere le guardie con denaro e gioielli: gli armigeri scuotono la testa, il loro capitano se ne accorge e lo arresta, e i giudici lo processano per direttissima condannandolo all'immediato taglio della mano destra.
L'impiccagione e la pasta cole sardele
Quando arriva la sentenza definitiva, la moglie e i due figli piangono rumorosamente e la folla comincia a rumoreggiare. Ed è qui il colpo di scena: approfittando della confusione creata dagli spostamenti dei giudici, Biagio scivola fra le guardie e fugge nelle vie interne del paese. La polizia segreta si mette sulle sue tracce, ma lui si infila in una casa e scambia le sue vesti con un fantoccio di paglia — l'espediente che sostituisce l'attore con il pupazzo. È il fantoccio a essere trascinato davanti alla corte, ed è lui che, maledetto persino dal frate, finisce alla forca.
Dal palco di legno dove è pronto un vistoso cappio scendono due uomini interamente vestiti di rosso, con un grande cappuccio in testa: il boia e il suo aiutante. Il capitano delle guardie dà l'ordine, e il conte viene lasciato penzolare fino all'arrivo del dottore, che lo fa calare a terra e ne certifica il decesso. La banda avvia la marcia funebre — di solito L'é morto el biscaro — e la salma viene deposta su una barella e accompagnata a Palazzo Gallo, il vecchio municipio. Allora il giudice supremo grida: «Giustizia è fatta, il Biagio è morto, viva il Biagio, si butti la pasta». La festa continua tutto il pomeriggio con la pasta cole sardele, rigorosamente sardine e non ragù per via della Quaresima, i balli del gruppo folk e la musica.
Sei secoli, il divieto fascista e le due guerre
La festa si tiene l'ultimo giorno di carnevale e il primo giorno di Quaresima, una data legata per tradizione cristiana all'astinenza e alla penitenza. Il processo si celebra ogni anno il primo giorno di Quaresima, con la partecipazione di tutta la valle, mentre la versione completa, con il corteo storico e i due processi, viene allestita in grande stile ogni cinque anni e coinvolge più di quattrocento figuranti, attirando migliaia di visitatori. I cittadini del Tesino sono invitati a vestirsi da contadini, giudici, guardie e personale della corte, e a questi ultimi il costume viene fornito; si aggiungono giochi e allestimenti medievali.
La tradizione è stata vietata dal regime fascista e contrastata senza successo dalla Chiesa, per la sua peculiare concomitanza con il Mercoledì delle Ceneri, ed è arrivata fin qui tramandata senza interruzioni, sopravvissuta a severi tentativi di soppressione e a due guerre mondiali. L'antropologo Giovanni Kezich dice che «esprime con chiarezza esemplare alcuni dei valori originari più significativi del carnevale europeo», e in Trentino resta uno spettacolo unico nel suo genere. Una delegazione di oltre cinquanta tesini l'ha portata anche al Carnevale di Venezia, dentro l'iniziativa Carnevali della Tradizione organizzata da UNPLI, l'Unione Nazionale Pro Loco, insieme ad altri dodici carnevali tradizionali arrivati da tutta Italia.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Castello Tesino per il Biagio delle Castellare chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Grigno, a 12 chilometri da Castello Tesino, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Grigno si trova un percorso di 12 chilometri che in 11 minuti porta a destinazione.
Altre feste in provincia di Trento
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- Carnevale Asburgico a Pinzolo — febbraio
- Carnevale Ladino a Canazei — gennaio
- San Romedio a Val di Non — gennaio