Home » Folklore e Rievocazioni
Calcio Storico Fiorentino a Firenze 2027 - La sfida del 1530
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
A Firenze, in Toscana, c'è una data a cui tutte le edizioni moderne si richiamano, ed è quella di una partita giocata mentre la città era circondata. Il 17 febbraio 1530, «i cittadini, seppur stremati dalla fame e dall'assedio di Carlo V, scesero in piazza e si misero a giocare al Calcio in scherno del nemico». Da lì viene tutto: il torneo di giugno, il corteo, i colori dei quattro quartieri.
La partita del 17 febbraio 1530
I fiorentini erano ridotti alla fame, «ormai stremati dalla scarsità del cibo», ma «decisero di non rinunciare ai festeggiamenti del Carnevale e addirittura, in segno di sfida verso gli assedianti, vollero organizzare una partita di calcio nella piazza di Santa Croce, che per la sua posizione era ben visibile dalle truppe nemiche accampate sulle colline circostanti».
Non bastava giocare: bisognava farsi vedere. «Per ridicolizzare maggiormente gli avversari, un gruppo di musici si mise a suonare sul tetto della chiesa, cosicché gli imperiali avessero un'idea più chiara di ciò che stava succedendo.» La risposta arrivò dalle batterie: «d'improvviso una palla di cannone fu sparata verso la piazza, ma volò sopra le teste dei musici e andò a finire oltre la chiesa non facendo alcun danno, accolta dallo scherno della folla e dagli squilli delle trombe fiorentine».
Non si hanno notizie dei vincitori di quella partita, probabilmente perché fu sentita più come uno sforzo collettivo contro il nemico che come un torneo vero e proprio.
Dall'Harpastum al calcio in livrea
Il gioco è molto più antico di quella data. Le sue origini stanno «nella storia dei primi giochi con la palla, dalla Sferomachia degli antichi Greci passando per l'Harpastum romano» — dal verbo greco harpázō, «strappare, acchiappare, portar via con la forza» — «e attraverso il Medioevo, in cui il Calcio sulle strade era un'attività molto gradita ai fiorentini». Notizie certe si hanno a partire dal XVI secolo. A quell'epoca il pallone era ripieno di stracci o di pelle; oggi, invece, è gonfio d'aria.
All'inizio era roba di pochi: «i giocatori che scendevano in campo erano perlopiù nobili (anche futuri papi) dai 18 ai 45 anni e vestivano le sfarzose livree dell'epoca, che diedero poi il nome a questo sport» — di qui calcio in livrea, o calcio in costume. Si giocava d'inverno, «la notte prima dell'Epifania e della Quaresima» e per tutto il Carnevale.
Poi il declino: «la popolarità di questo gioco, che spostò la sua sede nel piazzale di Porta al Prato, durò per tutto il Seicento, ma nel secolo successivo cominciò un lento declino che lo portò alla scomparsa, almeno come evento organizzato». Nei rioni però si continuò a giocare, forgiando «lo spirito moderno del calcio antico». La rievocazione come la conosciamo oggi si realizzò per la prima volta nel 1930, dopo due edizioni precedenti nel 1898 e nel 1902.
Ventisette per parte, quattro quartieri
Oggi si affrontano «le quattro squadre di ventisette calcianti, rappresentanti i quattro quartieri storici: Azzurri per Santa Croce, Bianchi per Santo Spirito, Rossi per Santa Maria Novella e Verdi per San Giovanni», a eliminazione diretta, due semifinali e una finale.
Il numero non è casuale: le squadre sono di ventisette «in accordo alle fonti d'epoca su cui si basò la ricostruzione del 1930, e in particolare del Discorso sopra il giuoco del Calcio Fiorentino di Giovanni de' Bardi e del regolamento incluso nelle Memorie del Calcio Fiorentino». I ventisette si dividono in quattro ruoli — Sconciatori, Datori Innanzi, Datori Indietro e Innanzi o Corridori —, cinque i primi e quindici gli ultimi; dei due gruppi dei Datori, uno è di quattro e l'altro di tre.
In campo non ci sono solo loro: «al centro della rete di fondo viene montata la tenda del Capitano e dell'Alfiere, che hanno il compito di intervenire nelle risse per pacificare gli animi dei propri calcianti». E poi gli ufficiali di gara: il Giudice Arbitro, sei Segnalinee, il Giudice Commissario fuori campo e, sopra tutti, il Maestro di Campo, che «sorveglia lo svolgersi regolare della partita e interviene per ristabilire l'ordine».
Cinquanta minuti per vincere la caccia
Il campo è la piazza, preparata come allora: «Piazza Santa Croce viene allestita così come era ai tempi in cui il gioco ebbe inizio, ovvero una piazza sporca e polverosa in cui non c'erano pietre», oggi ricoperta di sabbia.
La partita comincia «con il lancio del pallone da parte del Pallaio sulla linea centrale e la seguente "sparata" delle colubrine che salutano l'apertura delle ostilità». Poi vale una regola sola: portare la palla nella caccia avversaria, cioè «la rete che si estende lungo l'intera lunghezza dei due lati corti del rettangolo di gioco», con i piedi o con le mani. Se la palla passa sopra la rete si assegna mezza caccia alla squadra avversaria, a meno che non l'abbiano deviata i difensori; a ogni caccia segnata le squadre si scambiano il campo; e vince chi al termine dei 50 minuti ha segnato più cacce, con un tempo supplementare a oltranza in caso di parità.
Il gioco «ricorda molto più il rugby, con un contorno di scontri corpo a corpo tra pugilato e lotta libera», o come dice un'altra fonte «una combinazione di calcio, rugby e lotta». Ma i limiti sono scritti: «si può atterrare l'avversario mediante placcaggio; sono ammessi scontri fisici 1 contro 1 solo se i giocatori interessati dimostrano entrambi di aver accettato lo scontro; sono vietati scontri tra un numero maggiore di calcianti e non si può colpire un uomo atterrato».
Le regole del Bardi
Il regolamento antico si legge ancora. Le prime regole furono pubblicate nel 1580 da Giovanni de' Bardi, conte fiorentino: «Nel Calcio diviso, il numero de' Giuocatori sia di 27 per parte»; «al primo tocco della Tromba, che faran sonare i Giudici, si ritirino tutte le genti di servizio, lasciando libero il campo. Al secondo, vadano i giuocatori a pigliare i lor posti. Al terzo, il pallaio vestito d'amendue i colori… giustamente batta la palla».
E la caccia era definita così: «Sia vinta la caccia sempre, che la palla spinta con calcio, o pugno esca di posta fuora degli ultimi steccati avversarj di fronte», mentre «due falli, in disfavore di chi gli fé, vagliano quanto una caccia».
Restano anche le misure e un segno sul muro: il campo era di «172 × 86 braccia fiorentine» — un rettangolo con i lati lunghi doppi dei brevi —, e «un disco di marmo con la data 10 febbraio 1565, collocato sotto la terza finestra da sinistra del Palazzo dell'Antella, segna la metà del lato sud: è lanciando la palla contro questo segnale che il pallaio segnava l'inizio del gioco».
Il Corteo della Repubblica Fiorentina
Prima delle partite c'è la sfilata, e ha una data di nascita precisa: «il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina nasce in occasione dei festeggiamenti per il quarto centenario dell'Assedio di Firenze, della battaglia di Gavinana e della morte dell'eroe fiorentino e italiano Francesco Ferrucci».
Non è un corteo qualsiasi: «nel suo aspetto rievocativo rappresenta l'Esercito che difese Firenze dalle truppe imperiali di Carlo V», in tenuta da parata militare cinquecentesca, e la sua simbologia «fa riferimento agli stemmi araldici e alle insegne della Repubblica Fiorentina del 1529-1530» — su tutti il Giglio rosso in campo bianco, stemma adottato nel 1251. Del cerimoniale fa parte il Saluto alla Voce che il Capitano grida in onore delle autorità presenti, con i comandi militari del Cinquecento che si concludono con «Viva Fiorenza!»; e i Bandierai degli Uffizi ne sono «l'espressione spettacolare». Il corteo parte da piazza Santa Maria Novella e arriva in piazza Santa Croce, con tutte e quattro le squadre, anche quelle che non giocano la finale.
Una vitella dalle corna dorate
Il torneo si tiene in tre giorni di giugno: due variabili, mentre l'ultimo è sempre il 24 giugno, per San Giovanni, santo patrono della città; le due semifinali si disputano di solito in un unico fine settimana nella prima metà del mese.
Il premio è agricolo e antico: «mentre i musici intonano l'inno della vittoria, il Maestro di Campo consegna simbolicamente una vitella di razza chianina con le corna e gli zoccoli dorati alla squadra vincitrice del torneo», oltre al palio.
E la sera del 24 la festa esce dalla piazza: la città vive la giornata del patrono con la sfilata in costumi storici per le vie del centro, e in serata i fuochi d'artificio lanciati da Piazzale Michelangelo, visibili sulle rive dell'Arno.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Firenze per il Calcio Storico Fiorentino non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Firenze Campo di Marte si trova a 2,4 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Firenze Sud dista 6,6 chilometri, cioè 8 minuti di strada.
Da vedere qui intorno
Altri appuntamenti in provincia di Firenze.
- San Giovanni Battista a Firenze — giugno
- Mercato di Natale in Santa Croce a Firenze — novembre
- Dante ghibellino a San Godenzo — luglio