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Calendimaggio di Assisi 2027 - La Nobilissima e la Magnifica
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: visit-assisi.it, letta il 20/09/2026.
Ad Assisi, in provincia di Perugia, in Umbria, lo statuto le chiama per nome, e i nomi dicono già il tono della sfida: «le antiche fazioni, che sono: la Nobilissima Parte de Sopra; la Magnifica Parte de Sotto». Per quattro giorni di maggio Assisi si divide in due e si contende un palio a colpi di cortei, scene recitate e — soprattutto — di canto.
Due Parti, sei sestieri
«Le parti sono due unità territoriali e di popolo in cui, secondo antiche tradizioni, è idealmente suddivisa la Città di Assisi. Una, denominata Nobilissima parte de Sopra, comprende i Sestieri di Porta Moiano, S. Rufino e Porta Perlici. L'altra, chiamata Magnifica parte de Sotto, comprende i Sestieri di Porta San Giacomo, Porta San Francesco e Porta San Pietro.»
L'origine della spaccatura è medievale e famigliare: la città si divise in due parti, che facevano capo alle famiglie rivali dei Fiumi e dei Nepis, che «per molto tempo rivaleggiarono per il predominio della città» — i Nepis (prima i Brancaleone), ghibellini, per la Parte de Sopra, i Fiumi, conti di Sterpeto e guelfi, per quella de Sotto.
La festa sopravvisse alle lotte: «durante questi periodi di lotte civili si mantiene sempre viva la consuetudine di celebrare la festa di primavera, che appunto prende il nome di Calendimaggio», e in quei giorni si abbandonavano «per qualche giorno scontri e rivalità»; si eleggeva allora un Re della festa.
Dai riti degli Umbri alle canzoni di maggio
La festa «vuole riprendere e far rivivere antiche consuetudini pagane che celebravano il ritorno della primavera e quindi il rinnovarsi del ciclo della vita, feste e riti in uso presso l'antico popolo degli Umbri»; e il nome stesso viene dal calendario romano, dove «Calendae era il primo giorno di ogni mese», quando a Roma si celebrava «una festa dedicata alla dea Flora, che proteggeva piante e alberi in fiore». Si ballava, si beveva il vino dell'annata precedente dopo il dovuto periodo di riposo, si cantava.
Poi c'è la seconda radice, che è musicale: le «canzoni di maggio», «composizioni di poesie da ballo e di canti, attestate anche nelle vecchie cronache e nei documenti che riguardano la vita di San Francesco», che «nella sua giovinezza eccelleva nella composizione di poesie da ballo e di canti». Le eseguivano «brigate di giovani che si spostavano gaiamente nei vari rioni della città» all'inizio del mese, con un'influenza «provenzale e francese» sulla musica. E la gente restava fuori ad ascoltarle: «i cittadini per queste notti interrompono l'abitudine di rientrare a casa al suono della campana che annuncia le due ore dopo l'Ave Maria e restano nelle piazze e nelle vie ad ascoltare i menestrelli.»
Il 1954, e la sfida che torna incruenta
La forma attuale ha una data. «È nel 1954 che la festa assume la forma che viene proposta anche nell'attualità: si organizza una sfida incruenta fra le due "Parti" della città, che rievoca quelle avvenute nell'epoca di riferimento epurandole della violenza che un tempo le caratterizzava.» Prima, nel 1927, Arnaldo Fortini aveva dato vita a una manifestazione con lo stesso nome, «incentrata sulla musica canora, come saluto alla Primavera».
L'epoca che si rievoca è delimitata con precisione: «dal 1200 al 1442 per la parte storica», e per il repertorio musicale «fino all'anno 1580». È un rigore rivendicato: il Calendimaggio «rimane oggi tra i pochi eventi a rispettare rigorosamente le fonti storiche medievali».
Il lavoro dura tutto l'anno e non si vede: «le due Parti lavorano in gran segreto, organizzate in gruppi a seconda dell'ambito in cui essi stessi si cimentano – sartoria, settore tecnico, scenografia, scrittura dei testi», e le scene «vengono scritte ogni anno in dialetto "medievale"».
La consegna delle chiavi
Si comincia il mercoledì pomeriggio, e l'unico momento religioso è il primo: la «Benedizione dei Vessilli», «che per la Parte de Sotto ha luogo nella Basilica di San Francesco mentre, per la Parte de Sopra, avviene nella Cattedrale di San Rufino» — «l'unico momento religioso di una Festa assolutamente profana».
Poi le due Parti sfilano fino alla piazza del Comune, che è «il centro pulsante della manifestazione», per «La Consegna delle Chiavi», «un atto simbolico con il quale il sindaco offre al Maestro de Campo la potestà giudiziaria per il periodo della manifestazione». Nella stessa occasione la Parte che ha vinto l'anno prima restituisce il Palio, e si presentano e si investono i giurati.
Alla fine dei primi cortei si leggono i «bandi di sfida», che sono «l'occasione per colpire verbalmente la parte avversaria con le armi dell'ironia e del sarcasmo».
Tregge, fune e balestra
Il giovedì pomeriggio si gareggia davvero. Le prove sono tre: «il tiro alla fune, la corsa con le tregge» — «carri rustici senza ruote trainati, in questo caso, da tre persone» — «e il tiro con la balestra».
Il premio non è un punteggio ma un diritto: «la Parte che avrà vinto almeno due delle tre competizioni potrà eleggere fra le sue cinque Madonne la regina della Primavera». E il meccanismo dell'elezione è un sorteggio incrociato: «ogni Madonna viene abbinata, a sorte, ad un balestriere: sarà eletta colei che sarà stata abbinata al balestriere che avrà totalizzato il punteggio più alto.»
C'è anche una conseguenza che si vede solo l'anno dopo: «la Parte che elegge Madonna Primavera acquisisce la possibilità di rappresentare per prima le scene nell'edizione successiva.»
Le scene nei vicoli
La sera tocca alle scene, ed è la parte che gli assisiati difendono di più dalle parole sbagliate. «Il protocollo parla di rievocazioni di vita medioevale, anziché di "scene". In realtà non si "rievoca", semmai si "evoca", ma è ancor più giusto dire che si "vive" una notte di Medioevo.»
Ogni Parte le organizza «in un pezzo di città di propria pertinenza», con la città «illuminata da torce e fiaccole e riccamente decorata da fiori e bandiere». E c'è una regola d'ingresso che vale per tutti: «sono ammesse a partecipare alle scene soltanto persone in abiti medievali, appartenenti della Parte di turno.»
Nei cortei, invece, «si raccontano storie e vicende, spesso fantastiche, ma pur sempre attinte a modelli narrativi medievali, in un alternarsi di effetti scenografici, coreografici e azioni teatrali». Gli assisiati li chiamano semplicemente «sfilate».
Tre brani a testa
Il cuore della gara, però, è il canto — e su questo il Calendimaggio non somiglia a nessun'altra festa italiana: «nessuna presenta una sfida tra cori polifonici, nessuna è nata col canto; in nessuna, insomma, la musica, specialmente vocale, è così presente e importante, tanto da diventare l'elemento qualificante e distintivo della festa.»
La sfida canora ha regole semplici: «i cori delle due Parti si alternano nella conchiglia appositamente montata per garantire una migliore diffusione acustica ed eseguono tre brani a testa»; il primo, «detto "di sfida"», è comune alle due Parti, gli altri due li sceglie ciascun coro. Le esibizioni si chiudevano sempre con il Coprifoco, «inno del Comune di Assisi il cui testo viene fatto risalire al XIV sec.».
Quanto pesasse la musica lo dice il primo regolamento: «la Giuria avrà a disposizione 120 punti, di cui 66 per la musica, 18 per la regia, 18 per i costumi, 18 per l'addobbo dei quartieri e per la fiaccolata congiuntamente».
Un fazzoletto blu o rosso
A decidere è «una giuria composta da esperti di fama internazionale, cioè uno storico, un musicologo e una personalità del mondo dello spettacolo», che cambia ogni anno e si ritira «presso gli uffici del Comune, nel palazzo del Capitano del Popolo». Il verdetto è inappellabile.
Poi arriva la formula, che ad Assisi sanno a memoria: «Popolo de Ascesi! Noi, Maestro de Campo, avvalendoci dei pieni poteri conferitici, udito lo parere dell'eletto collegio dei giudici… assegnamo lo Palio de Calendimaggio alla parte de…». E il finale è un gesto: «infine sventola per aria il fazzoletto del colore della parte vincente: blu per la Parte de Sopra, rosso per quella de Sotto.»
Il Palio è «una orifiamma: lo stendardo con tre code, bordato d'oro, a suo tempo insegna dei re di Francia», adattato per l'occasione — «le code da tre diventarono due, che ospitarono degnamente gli stemmi delle Parti», con in alto lo stemma del Comune «decapitato», cioè senza corona. Gli stemmi furono trovati in città: quello di Parte de Sopra su un palazzo di via Perlici, «un bello stemma con due felini araldicamente stilizzati dirimpettai e rampanti» — da lì «erano nati i "GATTI MAMMONI"» —, quello di Parte de Sotto in via Fontebella, con riscontro «all'Atlante del Coronelli, un'edizione del 1708». E a cucirlo fu «il Laboratorio San Francesco, istituzione ricreativa ed educativa per le figlie del popolo, fondato nel lontano 1902 e affidato alle Suore di Sant'Anna».
Attorno alla gara ci sono poi il Calendimaggio dei Piccoli per bambini e ragazzi, gli Sbandieratori di Assisi, l'intrattenimento musicale del venerdì e la Taverna dell'Ente, dove si servono «alcuni piatti tratti dal ricettario del 1430» riscoperto da Giovanni da Montemalbe, accanto alla cucina umbra rivisitata in versione d'epoca.
Come arrivare alla festa
Arrivare ad Assisi per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Assisi, a 4,4 chilometri da Assisi, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Assisi-Santa Maria degli Angeli sud ha davanti un percorso di 5,2 chilometri, nove minuti di guida.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- San Rufino ad Assisi — agosto
- Mercato delle Gaite a Bevagna — giugno
- Perugia 1416 — giugno