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Folklore e Rievocazioni

Corteo Storico Corpus Domini a Orvieto 2027 - La cappella aggiunta al Duomo per il reliquiario del 1338

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
25 maggio 2026
Dove Centro storico di Orvieto, dal Palazzo del Capitano del Popolo al Duomo, Orvieto

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: comune.orvieto.tr.it, letta il 20/09/2026.

Il Corteo Storico del Corpus Domini si tiene a Orvieto, in provincia di Terni, nel giorno della solennità del Corpus Domini, che cade la domenica successiva o il giovedì seguente alla Santissima Trinità. Oltre quattrocento figuranti in costume medievale accompagnano per le vie della città la processione del Sacro Corporale, il lino macchiato dal sangue del miracolo eucaristico di Bolsena, custodito nel Duomo. La sfilata è nata nel 1951 e riproduce l'Orvieto della seconda metà del Trecento, divisa nel Corteo del Podestà, nei quattro quartieri della città e nel Corteo del Capitano del Popolo.

Il Duomo di Orvieto era già in costruzione — la prima pietra fu posta da papa Niccolò IV nel novembre del 1290 — quando Beltramo Monaldeschi, vescovo della città, commissionò al senese Ugolino di Vieri un reliquiario per custodire il lino macchiato del sangue del Miracolo di Bolsena. «La superba opera giunse in città nel 1338, esattamente 75 anni dopo il miracolo, e gli Orvietani del periodo furono talmente impressionati dalla sua bellezza che modificarono la pianta della Cattedrale per aggiungere una cappella in cui ospitare il prezioso oggetto.»

L'entusiasmo non si fermò lì: si volle festeggiare l'arrivo del reliquiario con una solenne processione, a cui presero parte le maggiori autorità cittadine — Podestà, Gonfaloniere di Giustizia, Consoli, Capitano del Popolo, rappresentanti delle milizie, nobili — «tutte rigorosamente di sesso maschile».

Un sacerdote che dubitava

All'origine c'è un dubbio di fede. Nell'estate del 1263 il sacerdote boemo Pietro da Praga, che dubitava della reale presenza di Cristo nell'ostia consacrata, si fermò a Bolsena durante un pellegrinaggio verso Roma; mentre celebrava la messa a Santa Cristina, gocce di sangue scesero dall'ostia che teneva in mano e andarono a bagnare il corporale, cioè il tessuto di lino usato nella celebrazione liturgica.

L'indomani Pietro da Praga si recò a Orvieto, dove risiedeva papa Urbano IV — che nella città aveva stabilito la Sede Apostolica sin dal 1261 — e il pontefice fece subito recuperare le reliquie. L'11 agosto 1264, con la bolla Transiturus de hoc mundo, Urbano IV istituì la solennità del Corpus Domini come festa di precetto e la estese alla Chiesa universale. Il 19 giugno di quello stesso anno il papa portò il Santissimo in processione per la città. Nel 1290 Niccolò IV fece edificare il duomo proprio per custodire il Santo Corporale, che ancora oggi vi è conservato ed esposto nel giorno del Corpus Domini.

Nella bolla «non si fa riferimento alcuno al Miracolo di Bolsena», e le vere ispiratrici della festa furono due mistiche di Liegi, Eva di Saint Martin e Giuliana di Mont Cornillon — quest'ultima, suora agostiniana, nel 1246 ottenne dal suo vescovo la facoltà di celebrare il mistero dell'Eucarestia nel territorio di Liegi, dove Urbano IV era stato arcidiacono. Ancora nel 1584 Monaldo Monaldeschi scriveva del miracolo che «quantunque e più oggi sia cosa notoria, nondimeno pochi ne hanno scritto e pochi ne hanno notizia».

La cappella che ospita la reliquia fu costruita a metà del XIV secolo; il tabernacolo gotico, oltre l'altare, fu disegnato da Niccolò da Siena e realizzato da Andrea di Cione detto l'Orcagna. Il reliquiario del 1338, invece, oggi si vede nel Museo dell'Opera del Duomo, nella Libreria Albèri.

Erbe, essenze e fiori: le regole del 1337

Come si fa la processione lo dice un documento con una data precisa: la Riformanza del Comune orvietano del 24 maggio 1337, «Super festo et offitio festi Corporis Cristi», conservata nella Sezione di Archivio di Stato di Orvieto. Vi si descrive il percorso per le vie della città e le modalità della solennità: le strade dovranno essere tappezzate di erbe, essenze e fiori, i palazzi e le chiese addobbati con drappi e palii, e il tabernacolo con il Santissimo portato in solenne corteo «scortato da dodici boni homines "armati"».

La memoria dell'evento è stata fissata più volte in immagine: la processione di Urbano IV è incisa sulle formelle del reliquiario di Ugolino di Vieri e dipinta sugli affreschi della cappella del Corporale, opera di Ugolino di Prete Ilario nel 1357; il tragitto è riportato su una carta del 1618 del Carrarini; e nella Galleria delle Carte Geografiche ai Musei Vaticani si legge l'epigrafe, del 1580, «CHRISTI CORPORIS MIRACULUM VULSINI ACTUM IN URBEVETO AB URBANO IIII CELEBRATUR».

Una signora, un vescovo e degli abiti in prestito

Il Corteo Storico come si vede oggi è invece giovane. Negli anni Quaranta la Curia pensò di «rivitalizzare» la giornata del Corpus Domini con una «Sacra rappresentazione» del miracolo di Bolsena, sul sagrato del Duomo. Poi, nel 1951, monsignor Francesco Pieri, vescovo di Orvieto, incaricò Lea Morelli Pacini di «inventarsi qualcosa per rendere ancora più attraente la processione del Corpus Domini»: d'intesa con quella che allora si chiamava Azienda Autonoma del Turismo, ottenne in prestito dal Maggio Musicale Fiorentino un primo nucleo di abiti, e nel giugno di quell'anno il Corteo fece la sua prima uscita. Solo dopo venne la creazione ex novo degli attuali 400 costumi.

Il metodo era di ricerca: Lea Morelli Pacini studiava gli affreschi in Duomo e nelle chiese orvietane «per carpire i particolari degli abiti medievali», e artigiani locali davano forma ai suoi progetti. «Sono nati così i preziosi mantelli, gli elmi, le corazze, le alabarde, gli stendardi e le bandiere che sfilano ancora oggi e solo per una volta all'anno.» Ciascun pezzo è realizzato su disegno originario, e anche le bandiere delle terre del dominio orvietano «non sono stampate sulla tela, ma realizzate cucendo e ricamando pezzo su pezzo».

Il risultato è una fotografia datata: «nella "fotografia" del Corteo Storico, siamo nella seconda metà del Trecento», quando Orvieto aveva raggiunto il massimo del potere economico e politico. Nella sfilata si apprezzano «lo struscio dei calzari completamente realizzati a mano in cuoio naturale, l'ondeggiare policromo dei vessilli istoriati come vetrate di cattedrali, il caratteristico suono dei metalli delle armi, delle corazze, degli elmi e degli scudi modellati, sbalzati e cesellati a mano da abili maestri armaioli».

Tre cortei, quattro quartieri, due quadriglie

Il Corteo si divide in tre parti. Il Corteo del Podestà è il potere politico: trombettieri, tamburini, insegne del Comune e scudieri aprono la strada al Podestà, seguito dai cavalieri delle famiglie nobiliari; poi il Gonfaloniere di Giustizia con notabili, cancellieri, giudici, sindaco, ambasciatori e sapienti, e i vessilli dei nobili delle terre assoggettate.

Il corpo centrale è la città, con i quattro quartieri in cui era divisa l'Urbe antica: Corsica, Serancia, Olmo e Santa Maria. Ognuno porta i propri tamburini, l'Anterione, i nobili del quartiere, i Ceri Votivi, gli sbandieratori, il Vessillifero Maggiore e i vessilliferi dei rioni. I costumi hanno tutti lo stesso taglio, e a distinguerli sono soltanto i colori: giallo e rosso per il Corsica, bianco e verde per l'Olmo, giallo e blu per il Santa Maria, bianco e rosso per il Serancia. Segue il Corteo delle Corporazioni, che rappresenta tutte le principali attività economiche della città stato, insieme ai Signori Sette.

Chiude il potere militare, col Corteo del Capitano del Popolo. Dopo i tamburini e i vessilli del Comune sfilano due quadriglie: quella delle «Alabarde», «una lunga asta con in cima un ferro simile ad un'ascia», e quella degli «Spiedi». Poi le insegne della città, la scorta armata con gli spadoni, l'insegna del Capitano del Popolo con gli scudieri porta scudo e porta lancia, il cavaliere con la bandiera di San Giorgio, il Conestabile dei cavalieri Filippeschi, e i cavalieri Della Greca, Montemarte, Marsciano, Mazzocchi, Ranieri e Bisenzi, ciascuno col proprio scudiere. Infine l'insegna dei Balestrieri col Capitano dei Balestrieri Avveduti, i balestrieri e i pavesieri, e le quadriglie di ronconi, lance taglio e punta, lance a giglio. Alle donne è riservato uno speciale Corteo delle Dame, che sfila il giorno antecedente e si è costituito nel 1994.

Perché quei colori e non altri

Nel corteo il colore non è decorazione. «I diversi colori venivano usati, nell'abbigliamento maschile e femminile, per significare un'appartenenza sentimentale o familiare o ancora sociale o politica»: i cavalieri portavano in segno di omaggio i colori dell'innamorata, altri quelli della propria casata, altri ancora quelli di un signore di cui si riconoscevano dipendenti.

Il colore in assoluto più valutato è il rosso scarlatto, «tinta per eccellenza dei manti regali e nobili in genere, di quelli dei magistrati e in alcuni casi dei medici», seguito dal verde intenso, spesso accoppiati a contrasto; apprezzati anche il porpora rosato, il vermiglio, il violetto, il pavonazzo, il morello, l'alessandrino — un blu-turchese cupo — e il blu-azzurro. Il grigio in tutte le sue varianti, dal cenere al bigio, e i toni del marrone spento erano invece i colori degli artigiani dediti ai mestieri, «mentre al popolo basso — contadini, muratori, salariati in genere — rimaneva il bianco». Anche il nero contava, perché «designava una tipologia sociale nobiliare o quantomeno elevata per autorità»: costava assai meno ed era imposto dalle leggi sanitarie, e simbolicamente denotava fermezza, autorità, perseveranza e saldezza di propositi. L'esempio più eclatante nel corteo è il mantello del conestabile dei cavalieri, ricamato in seta nei colori bianco, rosso, oro e argento.

Il giro della città

Il Corteo esce dall'ex-Caserma Piave di Piazza Cahen e percorre via Roma, piazza Angelo da Orvieto, via Arnolfo di Cambio, piazza XXIX Marzo, via della Pace, piazza Corsica, via Corsica e piazza Vivaria. L'uscita ufficiale parte invece dal Palazzo del Capitano del Popolo e, per via della Costituente e via Duomo, arriva in piazza Duomo, dove il corteo entra in cattedrale dal lato della Porta del Santissimo Corporale: lì la processione religiosa si unisce al Corteo Storico, e si esce insieme dalla Porta Centrale del Duomo.

Da quel momento la processione unita attraversa mezza città — via Maitani, piazza Febei, via Ippolito Scalza, piazza Santa Chiara, via Ghibellina, via Alberici, via Garibaldi, piazza Ranieri, via Loggia dei Mercanti, via della Commenda, via Filippeschi, piazza della Repubblica, corso Cavour, piazza del Popolo, piazza Vivaria, via Corsica, via della Pace, piazza XXIX Marzo, via Arnolfo di Cambio, piazza Angelo da Orvieto, via Montemarte, corso Cavour e via Duomo — per tornare in piazza Duomo, dove avviene la benedizione. Il Corteo rientra poi all'ex-Caserma Piave passando per via Soliana, piazza Marconi, via Postierla, via Santo Stefano, corso Cavour e piazza Cahen. La data cambia ogni anno, perché segue la solennità del Corpus Domini.

Come arrivare alla festa

Il Corteo Storico Corpus Domini a Orvieto si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Orvieto, a 3,3 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Orvieto, e il tragitto è di 5,2 chilometri per 7 minuti di guida.

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