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Canti del Maggio a Gubbio 2027 - Gruppi di cantori e canti augurali per la primavera
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.
I Canti del Maggio si tengono a Gubbio, in provincia di Perugia, nella notte fra il 30 aprile e il 1° maggio. Gruppi di «maggiaioli» partono a piedi e passano di casa in casa fino al mattino, cantando canti allegri e primaverili accompagnati dal suono delle fisarmoniche. A Purello il gruppo «Cantamaggio Purello» è attivo da oltre cinquant'anni.
La notte fra il 30 aprile e il primo maggio
Il Cantamaggio è un'antica manifestazione folcloristica eugubina, diffusa in quasi tutta l'Italia centrale, e si tiene ogni anno nella notte fra il 30 aprile e il 1° maggio. È una delle tradizioni più antiche e radicate del territorio di Gubbio, in provincia di Perugia: canti dialettali eugubini accompagnati dal suono delle fisarmoniche, una sorta di benvenuto alla stagione primaverile.
La consuetudine vuole che gruppi di «maggiaioli» partano a piedi nella notte del 30 aprile e passino di casa in casa, fino al mattino, per «cantar il maggio»: un insieme di canti allegri, primaverili, di saluto, e canzoni d'amore. Girano per i vicoli dei centri storici e per i borghi della campagna, e cantano fino all'alba. In quella notte il territorio eugubino e la Fascia Appenninica eugubino-gualdese si riempiono di voci, musica e tradizione, con gruppi composti da uomini e donne, ragazzi e ragazze, che attraversano borghi, frazioni e centri storici.
Gli strumenti sono vari, ma uno comanda: lo strumento principe è la fisarmonica. I canti sono prevalentemente in lingua italiana, con più o meno leggere inflessioni dialettali, e hanno un'andatura allegra e gioiosa, perché sono il benvenuto alla bella stagione dopo il lungo inverno; li accompagnano stornelli, sonetti e tresche suonati con chitarre, violini, strumenti ad ancia e piccole percussioni, che non coprono mai la voce, ora in coro ora sola. I temi sono svariati: la natura, la primavera e le stagioni, Dioniso e l'allegria in sé, e anche un eros velato in serenate dolci e maliziose.
Uova, prosciutto e un ramoscello piantato nel campo
In cambio del canto si riceve. Un tempo i contadini della campagna eugubina offrivano ai maggiaioli alimenti e doni, raccolti durante il giro notturno; oggi la ricompensa arriva soprattutto in denaro. Le offerte si raccoglievano nel «paniere», il contenitore tradizionale che i gruppi portano ancora con sé.
C'era anche un altro gesto, e riguardava una pianta. Spesso i maggiaioli portavano con sé un ramo del «Maggio», cioè la ginestra. Dopo aver cantato e ricevuto in cambio uova o formaggio, prosciutto e qualsiasi altra cosa il capo di casa fosse disposto a offrire, per ricambiare l'ospitalità e il ristoro piantavano nel terreno del loro benefattore un ramoscello di quel «Maggio», come segno propiziatorio della fecondazione e della prosperità. Il segno è rimasto nella lingua: ancora oggi, nel simbolismo allegorico dialettale eugubino, «piantare maggio» indica un atto sessuale teso alla fecondazione.
Il senso era quello. Il cantar maggio testimoniava il desiderio di festeggiare l'arrivo della primavera, che rappresentava il rinnovarsi della natura dopo il freddo dell'inverno e la ripresa dell'attività riproduttiva di tutto il mondo vivente, uomo compreso. Nel tempo la tradizione si è trasformata in un'occasione per cantare un inno al nuovo mese che entra e per sfoggiare le proprie doti canore, e anche di improvvisazione.
Beltaine e i riti tribali del ritorno della buona stagione
Le radici di questa tradizione sono lontane, perché si intrecciano con le feste pagane in onore della primavera e, prima ancora, con i riti tribali che celebravano il ritorno della buona stagione e il risveglio della natura sopita durante il lungo periodo invernale.
La celebrazione del cambiamento delle stagioni, in queste zone, ha origini altrettanto lontane. Gli antichi celti, etruschi e liguri celebravano nel periodo di maggio Beltaine, e più in generale ogni passaggio e cambiamento importante stagionale: l'arrivo dell'inverno, circa il 31 ottobre, e quello dell'estate, circa il 1º agosto. Celebravano anche gli equinozi e i solstizi, e i momenti legati all'agricoltura. Quei canti sono un'allegoria della vita, della rinascita e dell'allegria, a imitazione dell'arrivo della bella stagione, e i canti dialettali accompagnati dalla fisarmonica segnavano il passaggio dall'inverno alla primavera: un momento simbolico, un augurio di prosperità e rinascita.
Purello, Mocaiana, Sigillo e i gruppi che tengono il filo
I gruppi sono molti, e alcuni hanno un nome che dura. Fra quelli ben costituiti ci sono «I Faraoni de Monteleto», i «Brestolli», «i Senza Meta», «i Maggiaioli di Semonte», «Quelli de Biagio e Leverino», «Quelli de Monteluiano» e «Quelli di Mocaiana»; ma per lo più i gruppi si formano ogni anno in maniera spontanea e quasi improvvisata. A Sigillo hanno cantato le donne dell'Associazione Fantasy Art, e lì il canto si protrae anche nella mattina del 1° maggio.
A Purello il gruppo «Cantamaggio Purello» è attivo da oltre cinquant'anni, e i suoi cantori percorrono a piedi decine di abitazioni private, fermandosi davanti alle case per cantare e condividere momenti di festa con le famiglie, per poi concludere la serata nel centro storico del paese. «La nostra è una tradizione vecchia di oltre 50 anni, tramandata di generazione in generazione, dai nonni ai padri, fino ai figli di oggi», raccontano i ragazzi e le ragazze del gruppo, sottolineando il valore della continuità e del passaggio di testimone.
A Mocaiana, frazione di Gubbio, «Quelli di Mocaiana» scelgono di presentarsi in abiti storici, riportando in vita un'antica usanza legata al mondo contadino: vestiti con gli abiti da campagna di una volta e il fazzoletto rosso al collo, portano il paniere con cui un tempo si raccoglievano le offerte in alimenti donate dai contadini della campagna eugubina. È un gruppo di giovanissimi della frazione, che tengono viva la tradizione tramandandola di padre in figlio.
La notte ha le sue soste. I maggiaioli sono arrivati dopo la mezzanotte al bar di Mocaiana, ospiti di Dante e di sua sorella Mariangela, e hanno cantato per i borghi da Mocaiana a Petazzano; poi si sono fermati per il resto della notte da Silvana e Fernando, che hanno offerto loro un rinfresco, e sono tornati a casa all'alba. E a Sigillo il Canta Maggio si conclude, come da tradizione, con un pranzo collettivo al Circolo Acli di Purello, il momento conviviale che chiude una lunga notte di canti.
Il faggio tripartito e le rame del vèrde
Accanto al canto c'è l'albero. Alcuni «riti dell'albero», di probabile origine pagana e legati alle cerimonie propiziatorie per il rinascere della vita vegetale in primavera, si celebrano ancora oggi col nome di «Maggio» nel territorio eugubino-gualdese. Si tratta di una sorta di albero della cuccagna, che s'innalza da tempo immemorabile a Isola Fossara e, forse dall'anno 1004, a San Pellegrino.
Il nome potrebbe non venire dal mese. È possibile che «maggio» derivi dal comparativo di maggioranza latino maior, o major, «più grande», «più alto»: un'ipotesi che trova conforto nel fatto che tali celebrazioni vengono solennizzate scegliendo l'albero più alto rispetto a tutti gli altri incontrati durante la ricerca.
Il faggio è «tripartito», e si compone di tre elementi fondamentali: il Maggio vero e proprio, la giunta e la cima. In cima si mette il bosso, che per essere sempreverde simboleggiava l'immortalità presso varie culture, e in specie presso i Galli: probabilmente con la stessa valenza viene posto a coronamento della cima del Maggio, e in dialetto si chiama «le rame del vèrde».
Come arrivare alla festa
I Canti del Maggio a Gubbio si raggiungono con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Ex Stazione FAC di Padule, a 13 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Gubbio Nord, e il tragitto è di 5,1 chilometri per 7 minuti di guida.
Altre feste in provincia di Perugia
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- Corsa dei Ceri a Gubbio — maggio
- Palio della Balestra a Gubbio — maggio
- Torneo dei Quartieri a Gubbio — agosto