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Folklore e Rievocazioni

Corsa all'Anello a Narni 2027 - Torneo medievale a cavallo in Piazza dei Priori

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
ogni seconda domenica di maggio — quest'anno 9 maggio 2027
Dove Campo de li Giochi, Narni

Fonte: corsallanello.it, letta il 20/09/2026.

Il pomeriggio del primo maggio 1371, a Narni, uno dei tre banditori del Comune si affaccia dalla loggia dell'Arengo in piazza dei Priori e legge il banno: «Madonne, cavalieri et lo populo tucto… che millanta fochi en allumino la nocte». Chiama i giovani della città al certamen, in una Narni ancora dilaniata dalla lotta tra guelfi e ghibellini, e annuncia che il 3 maggio, al termine della messa per il patrono, si correrà l'anello.

Oggi, a Narni, in provincia di Terni, la scena si ripete quasi identica. Il banditore esce dall'antico pulpito della piazza principale e poi percorre a cavallo le vie del centro storico, e da lì cominciano quasi venti giorni di rievocazioni, cortei, spettacoli, mercati e mostre, che si chiudono la seconda domenica di maggio con la gara equestre. L'edizione moderna è stata ricreata nel 1969, e da allora non si è più fermata.

Il bando che sta negli Statuti

La Corsa all'Anello non è un'invenzione moderna con un vestito antico: è scritta in un documento. Gli Statuta Illustrissimae Civitatis Narniae del 1371 — a loro volta riedizione di testi che risalgono ad almeno cinquanta anni prima — le dedicano il capitolo V del Libro I, con un titolo che è già un programma: De anulo argenteo currendo in festo beati Iuvenalis de mense maij.

Il testo prescrive che il Vicario faccia annunciare la gara tre giorni prima della festa, una volta al giorno, che chi vuole correre si presenti nella piazza maggiore, che i concorrenti stiano «dall'angolo della chiesa di San Salvato, all'interno verso la fontana», e che corrano «uno dopo l'altro con l'asta o bordone, uno per volta». L'anello d'argento vale cento soldi cortonesi, circa 2 fiorini d'oro; il palio di seta, premio dell'altra gara, ne vale tre libbre d'oro ed è lungo circa sei metri. Perfino le esclusioni sono normate: «Ronzini da soma o giumente non possano correre ne conquistare l'anello». A comprare il palio e l'anello, per 4 fiorini d'oro, era la comunità ebraica — l'unica cosa che oggi non si ripete.

Il santo, i ceri, la corsa

Tutto nasce dalla devozione a san Giovenale, «medico originario di Cartagine che intorno alla metà del IV secolo iniziò la conversione al cristianesimo dei cittadini della colonia narnese», patrono di Narni e primo vescovo della città. Il suo giorno è il 3 maggio, e nessuna festa narnese superava per fasto e durata quella che si svolgeva in suo onore.

L'ordine dei giorni è ancora quello. Il 1° maggio il banditore rende pubblico l'evento. La sera del 2, dopo compieta, la luminaria sfila sotto lo sventolio dei gonfaloni fino alla Cattedrale, dove i castelli soggetti a Narni e le corporazioni delle arti offrono la loro cera: una tradizione documentata dal 1227, che gli Statuti regolano fin nel dettaglio del materiale — cera bianca, con stoppino di cotone, senza scarto di lavorazione dell'olio — e in cui il cero è di peso tanto maggiore quanto è il peso sociale di chi lo offre. Nel Trecento sfilavano Lanari, Funari, Molendini, Falegnami, Speziali, e i ceri finivano nelle mani del vescovo Guglielmo; quel corteo contava oltre 600 persone.

Il 3 maggio, dopo la messa solenne e la processione col busto del santo, la celebrazione diventa festa sportiva. È allora che in Piazza dei Priori — l'antica Platea Maior — si corre la Corsa Storica, che gli Statuti chiamano De Anulo Argenteo Currendo e che è stata riproposta dal 1969: i cavalieri si lanciano al galoppo per infilare con la lancia un anello tenuto sospeso da due fili sottili, uno per volta, su un percorso rettilineo. Il diametro dell'anello diminuisce tornata dopo tornata, chi sbaglia è escluso, e l'ordine di partenza è quello fissato dalle antiche Brigate militari: prima Mezule, poi Fraporta, poi Santa Maria.

Mezule, Fraporta, Santa Maria

Come nel Medioevo, la città entro le mura è divisa in tre Terzieri, e ognuno è un pezzo preciso di Narni. Mezule è la zona a monte, che sale verso la Rocca, e porta una Torre Nera in campo Bianco. Fraporta è il cuore cittadino, compreso tra Piazza dei Priori e il Duomo, col vessillo rosso e blu e una porta d'ingresso bianca. Santa Maria va dall'antica chiesa di Santa Maria Impensole fino a Porta Polella, e ha una chiesa nera in campo arancio.

Non sono squadre: sono organizzazioni che lavorano tutto l'anno. Ogni terziere ha una propria scuderia, dove si allenano cavalli e cavalieri, una sartoria, un gruppo storico, una scuola di tamburo, di bandiera e di danza, e una o più «hostarie», che sono di fatto l'unica fonte di finanziamento. Nelle sartorie le donne dei Terzieri lavorano sotto la guida di costumisti storici: le stoffe si scelgono in fabbriche di Prato che hanno tessuti simili a quelli storici, gli abiti si disegnano e si tagliano seguendo per quanto possibile la metodologia dell'epoca, i particolari si rifiniscono a mano e i bottoni si fanno con gli scarti di stoffa.

E la competizione non è solo equestre: i terzieri si sfidano anche nel Corteo, nelle ricostruzioni di Ambienti Medievali e nei gruppi Musici, e nelle giornate medievali che spettacolarizzano eventi realmente o verosimilmente accaduti nel cinquantennio tra il 1350 e il 1400. In palio c'è il Bravio, un drappo dipinto ogni anno da un artista contemporaneo, che interpreta il tema dell'edizione e viene assegnato da una giuria di esperti.

Il corteo che riporta la città al Trecento

La sera del sabato che precede la gara, Narni si ferma. Più di mille figuranti attraversano il centro storico rievocando la processione in onore di San Giovenale così come si svolgeva nel 1371, alla luce delle fiaccole e accompagnati dal suono dei musici. In testa i musici, poi le Magistrature Comunali e quelle del Pontefice, poi i Terzieri, che sfilano secondo l'ordine d'arrivo dell'anno precedente.

L'anno di riferimento non è stato scelto per suggestione: nel 1993 fu stabilito di prendere come riferimento storico la seconda metà del XIV secolo, il periodo in cui furono riscritti gli Statuti cittadini, e da allora ogni costume nasce da schede di catalogazione, ricerche d'archivio e confronto con le fonti iconografiche. Nel corteo le cariche di oggi vestono i panni di quelle di allora: la Giunta comunale diventa i notai del Podestà, il Camerlengo, il Cancelliere, i portanari, gli ufficiali della Rocca. Ci sono anche personaggi storicamente esistiti — i tre banditori citati negli Statuti, Pellegrino di Nello, Giannuccio di Stefano e Mancia di Lucetello, il primo Governatore della Rocca, il nobile francese Giovanni di Novico, e Luca Bertini, vescovo di Narni dal 1371 al 1377.

Una scelta di metodo si vede alla fine della sfilata: le donne che hanno cariche istituzionali odierne sfilano solo alla fine del Corteo, perché nella Narni del Trecento i ruoli di potere erano di esclusiva pertinenza maschile. Nel Corteo, insomma, si rappresentano contemporaneamente la Narni medievale e la Narni attuale.

L'anello da 6 centimetri

La gara che chiude tutto si corre la seconda domenica di maggio, fuori dalle mura, al Campo de li Giochi, cioè lo Stadio di San Girolamo, dove il corteo arriva partendo da Piazza dei Priori. Qui la corsa non è più quella degli Statuti: il tracciato è ellittico, a forma di numero otto, «o meglio di infinito», con una corsia larga 4 metri, due rettilinei lunghi 52 metri e un raggio di curvatura interna di 20 metri.

Ogni terziere schiera tre cavalli e tre cavalieri, ma a contendersi l'anello sono due alla volta, che partono contemporaneamente dal centro, da due stalli, in direzione opposta, e percorrono il tracciato per una volta e mezza. Ai cavalieri sono concessi due palafrenieri, ai quali è però vietato incitare il cavallo. Al centro dei due rettilinei stanno i porta anelli: con una lancia lunga 2,60 metri bisogna infilare, in una frazione di secondo, un anello di ferro del diametro di appena 6 centimetri.

C'è poi il colpo di scena tecnico: chi arriva per primo al terzo anello, tramite un congegno elettrico, fa cadere l'anello dell'altro cavaliere nel lato opposto — e ogni tornata resta imprevedibile fino all'ultimo istante. Servono tre tornate per decretare il terziere vincitore, e chi esce di pista, si fa cadere la lancia o si distacca dal cavallo è eliminato; le bandiere che delimitano il tracciato costano 5 punti di penalità se colpite dall'esterno e 15 se colpite dall'interno. Alla fine i tre cavalieri vincitori di ciascun gruppo di tornate disputano un'ulteriore gara per il titolo di «Miglior cavaliere in campo».

Il terziere che vince tiene in custodia l'anello d'argento fino alla successiva edizione della corsa, e ha il diritto di aprire il corteo storico di ritorno alle sedi dei terzieri e quello serale dell'anno successivo — «perché ne vanti gloria per uno anno intero», come dicevano gli Statuti. Chi ha perso, comunque, ha una seconda occasione: agli inizi di settembre si corre La Rivincita, preceduta da una settimana di eventi, per la conquista dello stesso anello.

Cosa si trova in città nei giorni della festa

Dalla lettura del Banno fino alla gara, il centro storico è aperto: taverne che offrono i piatti preparati secondo le ricette medievali, mercato medievale, mostre d'arte, conferenze, concerti musicali, danze, spettacoli teatrali e di giocoleria, esibizioni degli sbandieratori e delle scuole di tamburo dei tre Terzieri. Sotto le volte della loggia della Piazza dei Priori si allestisce un mercato in cui si comprano oggetti realizzati con tecniche vicine a quelle dell'epoca, e gli artigiani spiegano come sono stati realizzati e come possono essere usati.

Ci sono anche gli Ambienti medievali, con scene teatralizzate nei luoghi più caratteristici: la ricostruzione della Via dei Mercanti — oggi via dei Priori — coi grandi portali di legno, la chiesa di San Francesco illuminata con candele, dove ogni anno si svolge l'investitura dei cavalieri giostranti, l'imbandieramento di via del Campanile, lo Speziale e l'Orto Medievale ricostruiti nello spazio retrostante l'abside gotico di San Francesco, affacciato sulle Gole del Nera.

E nei giorni che precedono la gara ci sono le benedizioni dei cavalieri, che i narnesi contano fra i momenti più suggestivi: si svolgono nelle chiese simbolo dei tre Terzieri — San Francesco per Fraporta, Santa Maria Impensole per Santa Maria, Santa Margherita per Mezule — e al termine i cavalieri si recano in Cattedrale per porgere una rosa al patrono San Giovenale.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Narni per la Corsa all'Anello non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Narni-Amelia si trova a 2,5 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Narni Scalo dista 3,3 chilometri, cioè 6 minuti di strada.

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