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Folklore e Rievocazioni

Cavalcata dell'Assunta a Fermo 2027 - I 1300 figuranti del corteo e la barca portata in spalla dai pescatori

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
15 agosto 2026
Dove Piazza del Popolo, Fermo

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: viverefermo.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

La Cavalcata dell'Assunta si tiene a Fermo, nelle Marche, nei primi quindici giorni di agosto, e rievoca la struttura della Festa dell'Assunta attestata nel Messale de Firmonibus del 1436: la sera del 14 il corteo storico, con circa 1300 figuranti, e il 15, dopo la solenne messa pontificale, la Corsa al Palio fra le dieci contrade. Non nasce come spettacolo estivo né come gara sportiva, ma come atto religioso e civile insieme: il corteo è la città che si muove verso la sua Patrona.

Perché si chiama Cavalcata

Ogni anno, alla vigilia della festa di Maria Assunta, Fermo rinnova l'antica tradizione che prevedeva che un corteo religioso a cavallo, partendo dalla porta di Santa Lucia, si recasse alla cattedrale per rendere omaggio alla Vergine, patrona della città. Alla processione partecipavano le corporazioni artigianali, i castelli assoggettati e le autorità cittadine, secondo un ordine prestabilito rimasto immutato per quasi otto secoli. Le Arti più nobili — droghieri, orefici, speziali e mercanti —, i rappresentanti dei Castelli e la Magistratura erano tenuti a partecipare a cavallo: per questo la processione prese il nome di Cavalcata.

La cerimonia, oltre a rendere omaggio alla Vergine, assumeva un significato politico: ostentare la potenza e il prestigio raggiunti dal comune di Fermo davanti ai castelli sottomessi; in occasione di queste celebrazioni la città riscuoteva anche la maggior parte dei canoni e dei tributi. Le comunità soggette donavano tessuti preziosi, attestando la propria subordinazione.

Ognuno portava il suo dono. Le corporazioni recavano prodotti del loro lavoro, le più ricche lampade e monete d'argento; i castelli una quantità di cera, stabilita da precisi accordi; macellai, mugnai, osti e albergatori dovevano offrire un cero «ornatum et laboratum», e gli ultimi due erano obbligati a preparare la «taberna» ornata e piena di regalie; i proprietari di muli e di asini, insieme ai fornaciai, portavano una salma di laterizi e di pietre ben squadrate.

A chiudere il corteo c'era la «barca del Porto», che per quasi otto secoli i pescatori di Porto San Giorgio hanno portato in spalla per poi donarla ai prelati della cattedrale. Porto San Giorgio, del resto, sfilava a parte rispetto agli altri castelli, perché aveva stipulato una convenzione speciale, e nel corteo antico stava in testa per il suo ruolo chiave nella difesa di Fermo.

Il corteo di oggi

Il percorso storico prevedeva la partenza da Santa Lucia, la sosta in Piazza Grande e la salita fino al Girfalco, la sommità della città dove sorge il Duomo, con torce accese e ceri votivi da offrire all'Opereria del Duomo, l'organismo responsabile della manutenzione del tempio. È lo stesso tracciato che il corteo ripercorre oggi, in notturna.

Sfilano le corporazioni degli artigiani, seguite dagli osti e tavernieri, dai mulattieri e vetturali; poi le delegazioni dei castelli del territorio, che precedono i gonfaloni e i gonfalonieri di contrada e le cariche cittadine — podestà, capitano, giudici, armati, priori, Consiglio di Cernita. Ogni contrada presenta il Priore con i paggi, il Gonfaloniere, la Dama con le damigelle, la nutrice con i pargoli, il Capitano d'Armi, le coppie di nobili signori, gli armati e i popolani. Fedele a una tradizione secolare, un corteo di rappresentanza sale al Duomo nella notte del 14 agosto per ricevere la benedizione, rinnovata il giorno successivo ai fantini che si apprestano a gareggiare.

Le contrade sono dieci: alle sei storiche della città — Castello, Pila, San Martino, Fiorenza, San Bartolomeo e Campolege, documentate nel bando del 1672 — se ne sono aggiunte quattro dette «foranee», i cui territori si trovano fuori dalle mura del centro storico. Ognuna ha il proprio motto e i colori riportati sullo scudo affisso sulla facciata del palazzo municipale e sulle bandiere degli sbandieratori.

Il documento che la certifica

Il Messale de Firmonibus, conservato al Museo Diocesano dell'Arcidiocesi di Fermo, è un codice membranaceo del XV secolo di Giovanni di maestro Ugolino da Milano, che nel 1436 vi appose firma e data. La carta 296v ospita la messa dell'Assunzione della Beata Vergine, alla quale è dedicato il Duomo, e nella fascia inferiore, su fondo oro, è raffigurato il corteo: un gruppo di bambini intenti a giocare precede la sfilata, che si apre con un suonatore di tamburo e uno di piva, poi due suonatori di chiarine della municipalità e due di pifferi, quattro uomini che reggono la giardiniera con fiori e nastri, e alcuni uomini dell'antica Porto San Giorgio che conducono sulle spalle una barca a vela.

Le testimonianze scritte sono anche più antiche. Il Codice 1030 dell'Archivio di Stato di Fermo registra, fra il X e il XIII secolo, menzioni liturgiche della festa — «in festo Adsumptionis beate semper virginis Marie vel in octaba eius» —, mentre gli «Statvta Firmanorvm» del 1382-83 dedicano un capitolo alla venerazione della Festa di Santa Maria nel mese di agosto, descrivendo come dovesse svolgersi. La Cavalcata è fatta risalire al 998, anno del documento in cui si menziona per la prima volta il culto della Vergine Maria a Fermo, e attestata dal 1182 come rito votivo; le contrade nascono nel 1251, e l'edizione moderna si corre dal 1982.

C'è poi un oggetto che racconta la stessa storia con ago e filo: la Tovaglia policroma, o Tovaglia delle Benedettine, cinque metri di lunghezza per ottanta centimetri di altezza, cucita e ricamata in seta e oro nel 1917 dalle Benedettine di Fermo su disegno del pittore fermano Francesco Federici. Nacque proprio mentre, in piena guerra mondiale, la Cavalcata era interrotta, e porta un'iscrizione che comincia «Affinché non perisca la memoria». Viene esposta ogni anno all'altare maggiore della Cattedrale dal 1° agosto, per circa tre settimane.

Il Palio, la stora e la spada

Il Palio — il premio, prima ancora che la corsa — era un drappo di stoffa pregiata, di solito velluto, damasco o raso, di circa quindici braccia di lunghezza, e restava in possesso del proprietario del cavallo vincente. Il secondo classificato riceveva la «stora», dello stesso tessuto ma di sole cinque braccia; il terzo una spada, premio abolito già dalla metà del XVII secolo. I premi venivano acquistati dal Comune ed esposti in Cattedrale, con festa e manifestazioni il primo agosto, fra gli spari dei mortaretti.

Per tutto il Trecento e il Quattrocento il colore più in voga era il rosso, in tutte le sue gradazioni, seguendo sia una moda dell'epoca sia motivazioni allegoriche — indicava vigore, forza, vitalità, ed era molto usato in araldica; negli anni seguenti il rosso si alterna con il verde. Per essere ben visibile il palio veniva innalzato su aste di legno, e in cima aveva una banda di zendado vermiglio con gli stemmi del Comune, contornata da una frangia di filo dorato. Oggi il Palio fa il suo ingresso trionfale da una delle porte della città, portato da uno degli storici castelli e presentato in Piazza del Popolo: lo realizza ogni anno un artista che rimane segreto fino alla consegna al vincitore.

La tratta dei barberi e la corsa

Il 12 agosto, in Piazza del Popolo, si tiene la Tratta dei Barberi: la presentazione dei cavalli e dei fantini davanti alle dame e ai contradaioli. Il Consiglio di Cernita, dopo aver selezionato cavalli e fantini di dieci scuderie, assegna per sorteggio i «bàrberi» alle contrade; una volta assegnato il cavallo, la Dama gli mette il fiocco con i colori di contrada, mentre il Priore consegna al fantino la giubba.

La Corsa al Palio si articola in due batterie con cinque cavalli ciascuna, e nella finale corrono i primi due classificati di ogni batteria più il vincente del sorteggio fra i terzi. Il percorso è lungo circa 850 metri ed è tutto in salita: parte da Largo Ostilio Ricci, attraversa via Trevisani e viale XX Settembre, affronta il «curvone» e arriva in viale Vittorio Veneto. L'ordine di sfilata delle contrade segue una regola precisa: sfila per prima la vincitrice dell'ultima edizione, seguita dalla contrada arrivata ultima l'anno precedente, mentre le altre scalano all'indietro di uno o due posti. Dopo la corsa si tiene la Festa della Vittoria.

Va detto che, negli statuti medievali, la corsa dei cavalli era solo una delle prove, e non la principale: prima venivano la quintana e la corrida. Le rubriche statutarie del 1382 documentano la giostra dell'anello, la corsa dei cavalli e le prime forme di tauromachia, e dalla fine del Quattrocento l'oligarchia fermana trasformò la festa in un'occasione per esporre i propri giovani rampolli in competizioni pubbliche.

I giochi delle contrade

Fra il 2 e il 9 agosto si disputano i giochi popolari fra le dieci contrade: il Torneo del Gallo d'oro, sfida fra tamburini; il Torneo Bandiere al vento, fra sbandieratori; il Torneo Tiro per l'astore, fra arcieri; e il Torneo di Tiro al canapo, sfida di tiro alla fune. Negli stessi giorni si tengono la Contesa del Pallino, una gara di bocce introdotta nel 1984, e il Palio dei bambini, organizzato dalle contrade insieme alle scuole.

Nelle serate si mangia: le Hostarie di Contrada invadono Piazza del Popolo con la gastronomia medievale e le degustazioni di cibi tipici. L'apertura, a fine luglio, mette in scena l'arrivo di Bianca Maria Visconti, accompagnata dalle ancelle e scortata dai Morlacchi, truppe mercenarie: alfieri e musici ricreano l'atmosfera voluta da Francesco Sforza per accogliere in città la sua promessa sposa, preceduti dall'esibizione di sbandieratori e tamburini.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Fermo per la Cavalcata dell'Assunta chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Porto San Giorgio-Fermo, a 7,5 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Fermo - Porto San Giorgio, e il tragitto è di 8,0 chilometri per 11 minuti di guida.

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