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Folklore e Rievocazioni

Contesa del Pozzo della Polenta a Corinaldo 2027 - Il sacco di farina che cade nel pozzo sulla Piaggia

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
terzo fine settimana di luglio — quest'anno dal 17 al 18 luglio 2027
Dove Corinaldo (AN), Marche, Corinaldo

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

La Contesa del Pozzo della Polenta si tiene a Corinaldo, borgo murato in provincia di Ancona, tradizionalmente la terza domenica di luglio. Il corteo storico, con oltre ottanta figuranti in costume rinascimentale, sfila per le vie del centro, e sui 109 gradini della scalinata della Piaggia si rievoca la caduta del sacco di farina nel pozzo che ha dato ai corinaldesi il soprannome di «polentari». È la rievocazione storica più antica della provincia di Ancona, nata nel 1978.

La storiella da cui tutto è partito è questa. Un uomo saliva la scalinata con un sacco di farina di granoturco sulle spalle; sfinito, lo appoggiò sul bordo del pozzo per riprendere fiato, e il sacco cadde dentro. Nel tentativo di recuperarlo l'uomo si calò nel pozzo, e la cosa non passò inosservata alle pettegole di paese: non vedendolo riaffiorare, cominciarono a dire che si stava mangiando la polenta nel pozzo — e alcune giuravano di aver visto buttare dentro anche delle salsicce di maiale.

La diceria, che voleva far passare i corinaldesi per «picchiatelli» e «polentari», superò in fretta i confini della regione. Ma qui sta il punto: invece di offendersi, gli abitanti l'hanno trasformata in un marchio di fabbrica.

Il pozzo, che è vero

Il pozzo esiste davvero, e ha una storia documentata. Fu fatto costruire dal tiranno di Corinaldo, Antonello Accattabriga, nella seconda metà del Quattrocento, per approvvigionare le abitazioni della via — che allora non era una scalinata ma una strada lastricata in pendio, con alcuni tratti fatti di scalini bassi e profondi.

Poi sparì: fu interrato con la ristrutturazione della scalinata, nei primi anni del Novecento. Quello che si vede oggi è stato ricostruito nel 1980, come scenografia della Contesa; il pozzo originale stava leggermente più verso l'esterno. Chi la festa l'ha inventata racconta che nei primi due anni il pozzo non c'era e ne era stato costruito uno di legno, e che solo dopo, vista la partecipazione, l'amministrazione comunale autorizzò il rifacimento di quello in muratura.

Da elemento ironico, dice ancora, il pozzo è diventato un simbolo della città: «meta di turisti, un'icona del nostro centro storico, raffigurato in cartoline e materiale pubblicitario diffuso in tutto il mondo».

L'assedio del 1517, che invece è storia

Accanto alla leggenda c'è un fatto. Nel 1517 Corinaldo resistette all'assedio delle truppe di Francesco Maria I della Rovere, duca di Urbino — uno spodestato che tentava di riprendersi lo Stato — e la città non cadde. Papa Leone X, per premiare il coraggio degli abitanti, concesse a Corinaldo lo status di città.

È quella vittoria che la Contesa rievoca, ricreando l'atmosfera dei festeggiamenti che la seguirono. Ed è l'incontro fra le due cose — la storiella del pozzo e l'assedio — ad aver fatto la festa.

Nata nel 1978 per stare insieme

Il racconto di chi c'era è preciso. «Ci venne l'idea nell'estate del 1978: la prima Festa fu quella Rionale della Scalinata; mi ricordo che facemmo la polenta dentro il pozzo, che allora era di legno». E ancora: «Dalla voglia di stare insieme è nata la Festa». Era un'occasione di svago per chi viveva lungo la scalinata, niente di più.

Il passaggio decisivo arrivò subito dopo: «da qui venne la brillante idea di collegare le leggende cittadine alla vera storia di Corinaldo, che vantava la grande e rinomata vittoria dell'assedio nel 1517». Il passo verso la rievocazione rinascimentale, dice il fondatore, «fu praticamente una conseguenza naturale».

Anche il nome racconta l'evoluzione: prima Festa della Scalinata, poi Festa del Pozzo della Polenta, infine Contesa del Pozzo della Polenta — e a quei cambiamenti «sono seguite importanti evoluzioni nei contenuti, nella ricerca storica e artistica della manifestazione». L'Associazione Pozzo della Polenta si costituì formalmente nel maggio del 1989, quando erano già dieci anni che la rievocazione animava le vie del paese.

Gli abiti li cuciono le sarte del paese

Nel corteo storico sfilano oltre ottanta costumanti fra nobili, dame, cavalieri, armati e popolani. E quegli abiti non si noleggiano: sono creati «dalle abili mani di decine di sarte», che li hanno confezionati volontariamente e con grande amore per vederli sfilare durante la Contesa. L'associazione ha messo insieme negli anni una raccolta straordinaria di abiti rinascimentali, e ha allestito una sala del costume e delle tradizioni popolari.

Il corteo è accompagnato dai tamburi, dagli sbandieratori e dagli arcieri dei gruppi storici cittadini. Anche loro sono cresciuti insieme alla festa: il primo gruppo tamburi nasce nel 1980, per accompagnare il corteo; poco dopo arriva il gruppo arcieri; nel 1994 il primo nucleo di sbandieratori.

Archi di legno, senza mirini

Gli arcieri meritano un paragrafo, perché la loro è una scelta tecnica precisa. Usano archi storici — un blocco unico di legno — o tradizionali, fatti di lamine di legno legate assieme, senza mirini né stabilizzatori: la precisione, spiegano, «dipende in larga misura dall'abilità del singolo tiratore». Le frecce sono di legno, con piume d'oca e punta di metallo.

Nelle esibizioni tirano su candele, piattelli, pendoli e centri mobili, e ricorrono a modalità che si vedono raramente: la torre umana, e le frecce infuocate con effetti pirotecnici. Le prime gare rionali di tiro con l'arco risalgono ai primi anni Ottanta.

Accanto a loro i musici, nati per le marce di accompagnamento con timpani e rullanti e poi arricchiti dalle chiarine, grandi trombe di ispirazione rinascimentale; e gli sbandieratori, che si inseriscono nel filone originario di Ascoli Piceno e le cui coreografie fanno riferimento ad antichi codici e trattati, continuamente attualizzati.

Quattro rioni e un cannone

Il cuore agonistico è la sfida fra i quattro rioni del borgo, che si affrontano nei giochi rionali: tiro alla fune, gioco della campana, Torneo Tre Bandiere, il combattimento fra i condottieri campioni di ogni rione e soprattutto il Palio degli Arcieri, che decreta il vincitore. I quattro rioni sono chiamati ora col nome delle porte, ora con quello dei santi.

Poi c'è un dettaglio che tiene in tensione tutto il paese: la coppia ducale è tenuta segreta fino al giorno della festa, ed è affidata al rione che ha vinto l'edizione precedente. La Coppia Ducale esce da Palazzo Cesarini Duranti, il Corteo del Gonfalone dal Palazzo Comunale, e tutti convergono in piazza Il Terreno per gli onori e il saluto alla cittadinanza, prima che il grande corteo parta per le vie del centro storico.

Intorno c'è il resto: l'accampamento militare, gli artigiani e i mestieranti che espongono e fanno sperimentare tecniche e materiali, uno spazio creativo per bambini con il «palio dei cavalieri» e «il gioco della polenta», i buffoni di corte, i giullari, gli acrobati, gli spettacoli di fuoco. La sera i costumanti si ritrovano per la Cena Ducale nel giardino della comunità «Il Cedro», davanti alla taverna dove chiunque può mangiare i piatti preparati dai volontari.

La festa si chiude con la proclamazione del rione vincitore e lo sparo del Cannone di Fico, che dà appuntamento all'anno successivo.

E la polenta

Le taverne del borgo aprono con menù d'ispirazione rinascimentale, e l'ingresso alla manifestazione è libero. Ma su una cosa non ci sono dubbi: la polenta, condita con ricchi sughi di carne, è la regina incontrastata dei menù.

Il momento più scenografico resta però quello che dà il nome a tutto: la rievocazione della caduta del sacco di farina nel pozzo, che si mette in scena lungo i 109 gradini della Piaggia. Una città che ha preso lo sfottò dei paesi vicini e ne ha fatto la propria festa più antica.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Corinaldo per la Contesa del Pozzo della Polenta chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Marotta Mondolfo, a 19 chilometri da Corinaldo, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Marotta-Mondolfo ha davanti un percorso di 18 chilometri, diciannove minuti di guida.

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