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Folklore e Rievocazioni

Contesa dello Stivale a Filottrano 2027 - La staffetta delle torce e il rogo del fantoccio

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
la prima domenica di agosto — quest'anno 1 agosto 2027
Dove le vie del paese, Filottrano

Fonte: tdh.comune.filottrano.an.it, letta il 20/09/2026.

A Filottrano, in provincia di Ancona, la prima domenica di agosto le sette contrade della città si contendono uno stivale. Chi organizza la manifestazione tiene a precisare che non si tratta di «una semplice rievocazione storica, ma una sfida viva»: lo Stivale è simbolo di vittoria, maestria e profonda appartenenza, e per prenderselo bisogna correre.

La sfida finisce come finiva secoli fa, con un fantoccio di paglia dato alle fiamme. E subito dopo, con un messaggio di pace letto ad alta voce.

Lo stivale del soldato osimano

La contesa risale al 1466, quando i continui scontri di confine turbavano i rapporti fra Filottrano e Osimo — due centri che distano fra loro circa 15 chilometri. Nel corso di una spedizione punitiva gli osimani catturarono cavalli e buoi facendo molti prigionieri; i filottranesi riuscirono a prendere un soldato nemico, che fuggendo lasciò nelle loro mani lo stivale per il quale era trattenuto.

Lo stivale divenne il simbolo della rivalsa sugli osimani, e ogni anno i giovani del posto portavano per le vie del paese un fantoccio di paglia che calzava lo storico stivale, poi bruciato fra lazzi e sberleffi.

Il contesto era quello di un'epoca di confini contesi: Filottrano fu coinvolta nello scontro fra Guelfi e Ghibellini, e per ragioni sia di confine sia di interessi politico-religiosi ebbe da ridire con le vicine Cingoli, la Cingulum latina, e Osimo, Auximum. Poi la tradizione del fantoccio fu sospesa, e per lungo tempo non se ne fece più niente.

Le sette contrade, e i loro attrezzi

Il Comune di Filottrano è diviso in sette settori, ciascuno differenziato da propria denominazione, insegna e colore. Dai quartieri Torre, Marina, Stimmate e Monti, e dai rioni Storaco, Montoro e San Biagio, sono nate le sette Contrade della Contesa.

Ogni contrada ha un vessillo, un colore e un oggetto che i suoi rappresentanti portano sfilando: la mazza per la contrada azzurra, l'arco per la marrone, il martello d'arme per la rossa, il flagello — un antico bastone snodato, che serviva per la battitura del grano — per la gialla, le aste principali dell'antica confraternita per la nera, l'ascia per la verde e la balestra per la bianca.

Chi ha riscoperto e valorizzato i colori, i costumi e i nomi delle antiche contrade è la Società dello Stivale, l'associazione fondata nel settembre del 1979 apposta per riportare in vita la festa. Ed è una disputa che coinvolge davvero il paese: unisce e appassiona tutti gli abitanti, che si preparano a lungo in vista di questa sfida pacifica ma accanita.

Quattro giorni di giochi

La manifestazione si svolge nell'arco di quattro giorni, dal giovedì alla domenica, a ridosso della prima domenica di agosto.

Il giovedì nel centro storico si aprono le taverne medievali, e in serata le contrade si sfidano nei giochi: la corsa delle oche, la corsa delle botti, la camminata sui ceppi. Il venerdì, in Piazza Cavour, si tiene l'investitura del Capitano del popolo e il giuramento dei capi delle contrade; subito dopo si gioca, e stavolta è Filottrano contro Osimo, con il taglio del tronco, la corsa coi sacchi, la corsa a tre gambe, il lancio delle uova e il tanto atteso tiro alla fune. In altri giorni compaiono anche la presa del drappo e la corsa sui trampoli.

Il sabato pomeriggio, in Piazza Garibaldi, si allestisce l'accampamento del gruppo armati della Società dello Stivale, con sessioni di tiro con l'arco affidate al Gruppo Arcieri S. Michele; ci sono i mercatini medievali, lo spettacolo dei Tamburi e le prove degli Sbandieratori. La sera del sabato è dei più giovani, con il Corteo della Minicontesa nel centro storico, la Minicontesa in Piazza Garibaldi e la Contesa Juniores in Piazza Mazzini. Per tutti i quattro giorni ci sono spettacoli itineranti con musicisti e giullari medievali, un mercatino a tema e la degustazione dei piatti tipici della tradizione locale.

Il corteo, e la corsa che non deve spegnersi

La domenica, nel tardo pomeriggio, esce il corteo storico: oltre 500 figuranti in costume che percorrono le vie del centro, preceduti dai suonatori di chiarina e tamburi. Sfilano dame e cavalieri, popolane e signori, donzelle e paggi, militari e dignitari, insieme ad armati, danzatrici, nobili e popolani.

La cosa che colpisce è chi c'è dentro il corteo: il Gonfalone e le insegne di Osimo, cioè della città avversaria, scortati a vista dagli alabardieri e cannonieri che li precedono e dagli armigeri e arcieri di San Michele che li seguono. Con loro sfilano i rappresentanti delle due città gemellate, Raon-l'Étape (FR) e Kuppenheim (D). Gli sbandieratori aprono la strada al Fantoccio, issato su un carro trainato dalla pazienza del cavallo e del suo palafreniere. L'ordine e la coreografia sono affidati al Capitano del Popolo, che deve contendersi la sua fetta di gloria con il Mastro della Contesa, quello che dirige la corsa.

La sera, in piazza Cavour, si corre. Ogni contrada schiera una squadra di sei corridori, tutti di Filottrano, uomini e donne, che gareggiano col costume della contrada, pantaloncini e scarpe idonee alla corsa. Si passano una torcia di stracci, cera e pece, che non deve mai spegnersi: se si spegne, lungo il percorso ci sono dei punti per l'accensione, pena la squalifica della squadra. La contrada che vince ha l'onore di incendiare il fantoccio di paglia — quello che rappresenta il soldato osimano in fuga — e conserva per un anno intero lo stemma dello Stivale, prima che venga rimesso in palio nell'edizione successiva.

Il messaggio del 1468

Il rogo non è l'ultima cosa che succede, ed è qui che questa rievocazione si distingue dalle altre. Dopo il rogo, «per eliminare dalla ricostruzione ogni carattere di animosità», il rappresentante di Filottrano legge al rappresentante di Osimo un messaggio di amicizia tratto dalla riformanza del 24 novembre 1468, quella in cui è scritto che «gli uomini di Montefilottrano hanno deciso di vivere in pace». La serata si svolge in presenza della cittadinanza, delle autorità locali e di quelle di Osimo, invitate per l'occasione. Seguono una bicchierata generale e la consegna dello Stivale di bronzo alla contrada vincente.

La Contesa così come la si vede oggi fu progettata nel 1979, e la prima si tenne il 10 agosto 1980, realizzata da un manipolo di motivati organizzatori raggruppati sotto il nome di Società dello Stivale. Da allora si ripete ogni anno, in costume quattrocentesco, ed è ormai una tradizione che dura da oltre trent'anni.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Contesa dello Stivale a Filottrano richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Jesi, a 16 chilometri da Filottrano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Jesi Centro ha davanti un percorso di 14 chilometri, quattordici minuti di guida.

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