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Folklore e Rievocazioni

Corsa alla Spada e Palio a Camerino 2027 - La spada sfilata dal ceppo all'angolo di Santa Maria in Via

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 13 al 24 maggio 2026
Dove Centro storico di Camerino, Camerino

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.

La Corsa alla Spada e Palio è la rievocazione con cui Camerino, in provincia di Macerata, nelle Marche, celebra il suo patrono san Venanzio martire, il 18 maggio; la corsa si tiene nel pomeriggio della domenica successiva. Trenta giovani in costume, dieci per ciascuno dei tre terzieri, corrono per le vie del centro storico. La rievocazione è stata istituita nel 1982.

A Camerino il traguardo non è una linea dipinta per terra: è un'arma infissa nel legno. Il corridore che arriva per primo sfila la spada dal ceppo in cui è infissa, all'angolo della chiesa di Santa Maria in Via, e quella spada resta sua. È il gesto attorno a cui ruota tutta la rievocazione della Corsa alla Spada e Palio, la festa con cui la città ducale celebra il suo patrono, san Venanzio martire, il 18 maggio.

La spada non è un trofeo qualsiasi, e nemmeno lo stesso di un anno fa: viene offerta e forgiata appositamente per l'occasione ogni anno, e rappresenta la cavalleria e i capitani di ventura, cioè un omaggio alla signoria dei Da Varano. Chi la vince la porta a casa. Il palio, invece, resta della squadra: raffigura la mano di San Venanzio che sorregge la città di Camerino, e va al terziere che piazza il maggior numero di atleti fra le prime dieci posizioni, che lo custodirà fino all'anno successivo. Quell'immagine ha una provenienza precisa: è ripresa dal Trittico di Camerino realizzato da Carlo Crivelli tra il 1482 e il 1483, proveniente dalla Chiesa di San Domenico a Camerino e oggi conservato alla Pinacoteca di Brera.

Le carte del Duecento e il lutto del 1527

Il ricordo più antico di queste gare sta in un manoscritto dell'Archivio comunale, il cosiddetto "Libro Rosso del Comune di Camerino", scritto nel 1345 ma che riproduce documenti originali della seconda metà del Duecento. Da lì risulta che la fiaccolata e la corsa del palio erano in uso a Camerino già nel Duecento, e che le stesse manifestazioni continuarono nei secoli successivi. Strumenti notarili risalenti al 1220 indicano la corsa alla spada come l'unica gara che si svolgeva a piedi.

Poi ci sono i diari privati, che raccontano le annate. Da quello di Pierantonio Lili, antenato dello storico Camillo Lili, risulta che nel 1515 "fu corso ad un bello palio e vinselo un Barbaro de Visse e fonne fatto gran trionfo". Un altro antenato annota invece che nel 1527 "la solennità di san Venanzio fu ridotta ai soli riti religiosi e non fu corso Palio, né Spada, né fu posta Inquintana per commissione del Duca Giovanni Maria da Varano, in segno di lutto per il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi". Quella riga dice due cose: che la corsa si faceva da tempo, e che era abbastanza importante da doverne annunciare la sospensione.

Le gare erano quattro, e la spada era solo una. La Corsa del Palio si correva a cavallo dalla località ancora chiamata "Le Mosse" fino a piazza Santa Maria in Via, dove sull'angolo destro della chiesa veniva posizionato un palio di velluto cremisi: vinceva il cavaliere che per primo riusciva a toccarlo. C'era poi la Corsa all'Anello, prova di abilità in cui i cavalieri dovevano infilare un anello d'argento con la punta della lancia, e la Giostra della Quintana, riservata alla nobiltà, con un fantoccio rotante raffigurante un Saraceno.

La Spada al posto del Palio, sullo stesso angolo

Il modo in cui le due corse si davano il cambio è descritto da Giacomo Boccanera nella pubblicazione "Antico folclore nella festa patronale di san Venanzio a Camerino": "Finita la prima corsa, la Spada, già recata col Palio a santa Maria in Via, veniva innalzata al posto del Palio". Stesso angolo, premio diverso.

La procedura era in mano al Sindaco. Risalito da Le Mosse, riceveva nella chiesa di san Venanzio le iscrizioni dei concorrenti alla nuova gara, una corsa a piedi dalla piazza antistante la chiesa fino a Santa Maria in Via, sullo stesso itinerario del Palio; poi metteva i competitori in fila, al paro, davanti alla linea di partenza, e quelli partivano a uno squillo di tromba. Il primo che fosse giunto al luogo dove era issata la spada la riceveva in premio.

Anche la strada aveva le sue regole, e riguardavano gli animali: durante le corse a cavallo e a piedi le vie del percorso dovevano essere completamente libere, perché gli statuti dettavano che "nessuna bestia stia in strada, né si dia impedimento". Agli inizi dell'Ottocento le antiche celebrazioni in onore del patrono scompaiono pian piano, e solo nel 1982 vengono ripristinate: l'intento dei fondatori era riportare Camerino alla sua epoca più feconda, quella in cui la signoria dei Da Varano dominava su un vasto territorio, e in particolare al tempo di Giulio Cesare, il personaggio più autorevole della casata, vissuto dal 1434 al 1502. Fra le gare descritte dai documenti si scelse di ripristinare proprio la corsa a piedi, quella rivolta ai giovani del contado, che richiedeva velocità e resistenza.

Il focaraccio della vigilia e il bando coi nomi

La corsa non comincia il giorno della corsa. La sera del 17 maggio, vigilia del patrono, dalle sedi dei rispettivi terzieri muovono separati cortei che, in sfarzosi costumi d'epoca, al lume delle torce, con vessilli, chiarine e tamburi, passano per le vie del centro medievale interamente pavesate di drappi e stemmi, e conducono alla Basilica di San Venanzio per la cerimonia dell'offerta dei ceri. Ai tre cortei dei terzieri si aggiungono quelli delle Corporazioni Alte e delle Corporazioni Artigiane, o minori.

Nella piazza davanti alla basilica si legge poi il bando che invita la città a vestirsi a festa, e che elenca pubblicamente i nomi dei dieci atleti che correranno per ogni terziere. Finita la lettura, gli atleti muniti di fiaccole accendono un falò propiziatorio, il focaraccio, tra squilli di chiarine e rulli di tamburi.

Le squadre non sono gruppi sportivi ma le tre parti storiche in cui è divisa la città, ciascuna coi suoi colori e il suo emblema: Di Mezzo, verde e nero, col ceppo legato; Muralto, azzurro e bianco, con le spighe di grano; Sossanta, rosso e bianco, con la colomba. Lo spirito della competizione è riassunto in una frase: "Tre terzieri, una città. Tre spiriti, una festa. Tutti legati da una forte rivalità, eppure l'uno non avrebbe senso senza l'altro".

Millecentotrenta metri quasi tutti in salita

Il pomeriggio della domenica successiva alla festa del patrono, per le vie principali si snoda il fastoso corteo del Palio, composto da oltre 300 figuranti fra dame, cavalieri, armigeri, musici e sbandieratori, col Duca e la Duchessa scortati da armigeri, balestrieri e arcieri.

Poi tocca ai trenta giovani in costume, dieci per ciascun terziere, che arrivano alla gara dopo mesi di allenamento e, prima di schierarsi, ricevono una benedizione speciale dall'Arcivescovo. Ciascuno corre col costume antico e i colori del proprio terziere; al suono delle chiarine e a un colpo di tamburo parte una corsa velocissima. Il tracciato è quello storico, da San Venanzio attraverso il centro fino a Santa Maria in Via: 1.130 metri, in buona parte in ripida salita. Accanto alla gara maschile corrono le trenta staffettiste dei tre terzieri, che si contendono il Palio di Santa Camilla, e ci sono le categorie giovanili dei "Giovani in Corsa".

Alla fine il Magnifico Messere consegna il Palio alla presenza del Duca e della sua corte, tra lo sventolio dei vessilli e le figurazioni degli sbandieratori. La manifestazione, che dal 1982 si ripete ogni maggio e dura ormai da oltre quarant'anni, tiene insieme due cose che già nel 1200 stavano insieme: il culto del santo, che a Camerino è nato ed è stato martirizzato, e la memoria di una corte. E lega anche due paesi: san Venanzio è il legame spirituale tra Camerino, sua città natale e luogo del martirio, e Raiano, dove la tradizione colloca il passaggio del santo.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Camerino per la Corsa alla Spada chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Castelraimondo-Camerino, a 10 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Camerino - Università, e il tragitto è di 8,3 chilometri per 10 minuti di guida.

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