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Cavalcata Sarda a Sassari 2027 - Le traccas, carri di fiori
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
Nella penultima domenica di maggio, a Sassari, capoluogo dell'omonima provincia sarda, l'intera isola si mette in costume e attraversa la città. Lo fa a piedi, a cavallo, e su un mezzo che ha un nome proprio: le traccas, «i caratteristici carri addobbati con fiori e oggetti della quotidianità», trainati dai buoi. In città sfilano «oltre duemila figuranti divisi in 67 gruppi a piedi e 26 a cavallo», e su una cosa non c'è dubbio: qui non si scioglie nessun voto.
Il 1711, per far cavalcata
Le radici stanno nelle sfilate a cavallo organizzate per i sovrani. Secondo lo scrittore Enrico Costa la prima edizione «risale al 1711, quando il Consiglio comunale di Sassari, sul finire della dominazione spagnola, deliberò di "far cavalcata" in omaggio al re Filippo V di Spagna», e «alla manifestazione partecipò tutta la nobiltà sassarese, orgogliosa di mettere in mostra i propri costumi».
C'è però un altro episodio ricordato come l'antenato vero, ed è di segno opposto. «Quando, nel febbraio del lontanissimo 1796, il giudice Giovanni Maria Angioy, inviato dagli Stamenti sardi, entrò a Sassari per moderare la tirannia dei baroni, lo seguiva un imponente corteo di uomini a cavallo. Arrivò in piazza del Duomo, i canonici si affacciarono sul sagrato e lo benedissero.» Quel corteo spontaneo è ricordato come la prima Cavalcata che Sassari abbia conosciuto.
Non è un dettaglio da poco: Angioy, «l'uomo d'ordine inviato per combattere l'oppressione feudale», si sarebbe poi ribellato alla monarchia diventando «il protagonista della Sarda rivolutzione». È chiamata anche «la cavalcata spontanea che nel 1796 accolse trionfalmente l'ingresso in città di Giovanni Maria Angioy, capo del movimento antifeudale in Sardegna».
Aprile 1899, per Umberto e Margherita
La Cavalcata che si vede oggi nasce da una visita reale. Fu organizzata «in onore di Umberto I di Savoia e della regina Margherita, giunti in città per l'inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II che Giuseppe Sartorio aveva innalzato in Piazza d'Italia».
A idearla fu ancora Enrico Costa, che «pensò di intrattenerli organizzando una Esposizione di costumi sardi». Sul numero dei partecipanti la cifra più dettagliata è quella riportata dallo storico Manlio Brigaglia, che scompone il totale: «410 coppie a cavallo, 214 cavalieri senza donne, 297 donne a piedi: in totale 1331 persone, 624 uomini e 707 donne». E i costumi erano «prevalentemente del nord Sardegna».
Il racconto della giornata è rimasto. Dopo il Te Deum in Duomo i sovrani si recarono al Giardino Pubblico; suonavano due bande, «quella della Scuola di musica e della Società S. Cecilia»; il corteo partì da piazza d'Italia e attraversò corso Vico, corso Vittorio Emanuele, piazza Castello e via Carlo Alberto. «Ad aprirla fu il porta-stendardo, il sindaco Fiori di Sennori, vestito con il costume tradizionale del suo paese.»
Ci fu anche un gesto che nessuno aveva in programma: «un momento particolare fu l'episodio di una donna di Osilo che lanciò una supplica alla regina: Margherita la raccolse e la affidò a un gentiluomo.» Quanto ai costumi, erano «di una bellezza tale da suscitare stupore persino nei giornalisti francesi, i quali affermarono che una simile manifestazione avrebbe avuto enorme successo a Parigi durante l'Esposizione Universale». Le immagini di quel giorno sono le «celebri immagini storiche di Felicetti».
Non tutti però erano d'accordo. «Di fatto fu un tributo al Re d'Italia da parte di tutto il popolo sardo, cosa non condivisa da tutti, essendo Sassari una delle prime roccaforti anti-monarchiche d'Italia.» Anche le edizioni del 1929 e del 1939 «accolsero esponenti della casa reale».
Oreste Pieroni, 1951
La Cavalcata come appuntamento annuale comincia dopo la guerra: «nel 1951, a guerra ormai conclusa, Oreste Pieroni, sindaco di Sassari, fece rinascere la manifestazione, che da allora è diventato un appuntamento annuale della città.» Da allora si tiene ogni anno «salvo nel 2020 e nel 2021 per la pandemia di Covid».
Il motivo per cui rinacque, però, non era celebrativo: «la rivoluzione arrivò nel 1951, quasi per caso». «I rotariani sassaresi, insieme all'Ente provinciale per il turismo guidato da Sergio Costa e diretto da Felice Mura e al Comune guidato dal sindaco Oreste Pieroni, organizzarono una rassegna di gruppi folk in abito tradizionale, per allietare la gita sassarese dei delegati del Rotary, sbarcati dal "Biancamano" ancorato nella rada di Porto Conte.» Fu, annota chi lo racconta, «una manifestazione nata, sul modello ideato nel 1899 da Costa, per intrattenere i visitatori forestieri» — e con lo stesso esito imprevisto: «la prima Cavalcata inaugurò, senza saperlo, una tradizione cui sarebbe quasi impossibile rinunciare».
Le cifre dell'anniversario tengono insieme le due storie: si parla di «75 anni della Cavalcata moderna, 125 complessivi». E l'organizzazione ha cambiato mano di recente: la Cavalcata «coincide anche con la ventesima organizzata dal Comune di Sassari, che l'ha ereditata dall'Azienda autonoma di soggiorno e turismo nel 2005».
Traccas, carri trainati da buoi
Il mezzo che dà il titolo alla giornata è agricolo. «A piedi e sulle traccas, carri trainati da buoi e addobbati con fiori, procedono una sessantina di gruppi folk e più di venti a cavallo provenienti da tutta la Sardegna.» Sopra i carri, insieme ai fiori, ci sono «oggetti della quotidianità».
Chi sfila porta il proprio paese addosso: «tutti indossano l'abito tradizionale, caratteristico del luogo di provenienza, spesso arricchito da curati ricami e gioielli in filigrana d'oro e d'argento». Dietro ai gruppi viene «un imponente corteo di oltre trecento cavalieri».
E c'è uno scambio con chi guarda: «cavalieri e amazzoni omaggiano spettatori e Autorità offrendo pani, dolci e primizie», i prodotti tipici sardi passati di mano lungo la strada.
Chi apre, e in che ordine
Il corteo segue «un cerimoniale consolidato»: aprono i motociclisti della polizia locale, seguiti dalle bande cittadine «Luigi Canepa» e «Città di Sassari», poi i carabinieri a cavallo in alta uniforme e il Gonfalone di Sassari; quindi il Gremio dei Massai e i Tamburini dei Gremi.
Poi tocca ai gruppi, con una regola e un'eccezione: «i gruppi sfileranno in ordine alfabetico, dalla A di Aggius alla V di Villassalto. Ma, come da tradizione, i primi a calcare il basolato di via Roma saranno i gruppi di casa.» In mezzo, «l'incursione delle maschere tipiche»: i Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada, i Boes e Merdules di Ottana, i Thurpos di Orotelli, Su Bundhu di Orani, Sos Colonganos di Austis, i Mamutzones di Samugheo.
Segue il momento che le cronache chiamano centrale: l'«Omaggio alla Bellezza», «la sfilata di 160 donne in abito tradizionale in rappresentanza dei territori della Sardegna», accompagnate «con s'affuente e l'organetto da Maria Antonietta Bosu». C'è anche una sfilata dei più piccoli, la «Cavalcata dei bambini», «circa 250 partecipanti in costume tradizionale provenienti da diversi centri dell'isola», curata dalla Fondazione «Maria Carta».
Il corteo è scandito in fasi che hanno un nome: dopo i gruppi di casa «inizia la fase "Viaggio in Sardegna", con gruppi e associazioni folk provenienti da tutta l'Isola», poi «"Donne di Sardegna", una sfilata di donne vestite in abiti tradizionali». E dentro l'«Omaggio alla bellezza» passa anche un oggetto che non c'entra con i cavalli: «l'auto storica Orsa Siata Spring 1968, unica automobile italiana prodotta in Sardegna, per la precisione a Cagliari».
Fra la sfilata a piedi e quella a cavallo si inseriscono altri due passaggi: «il momento del passaggio di 14 asinelli sardi per la tappa sassarese della transumanza, curata dal gruppo Sa Cumpàngia de is Molentis di San Vito», e «il carro a buoi dell'Associazione culturale Juos proveniente da Scano Montiferro». Poi si chiude «con i gruppi a cavallo, provenienti da diversi paesi dell'Isola, e con la sfilata delle coppie a cavallo».
Il percorso è di «circa due chilometri nelle vie del centro cittadino» e «attraversa tutta la città, dalla periferia fino a Piazza d'Italia»; le cronache lo dettagliano di anno in anno fra corso Cossiga, l'emiciclo Garibaldi, via Brigata Sassari, via Cagliari, i portici Bargone e Crispo, piazza d'Italia, via Roma e via Asproni. Quanto ai partecipanti, «sono selezionati per rappresentare storicamente tutte le province della Sardegna».
Il risultato complessivo è «uno spettacolo che è come un museo vivente, fatto di donne, uomini e bambini con gli abiti tradizionali, corpetti, gonne, copricapo velati e berritte».
Le pariglie all'ippodromo Pinna
Il pomeriggio cambia scena e si sposta all'ippodromo, dove «cavalli e cavalieri si esibiscono in ardite pariglie e figure acrobatiche». Sono giostre equestri «nelle quali i più coraggiosi cavalieri si esibiscono in spettacolari acrobazie sui cavalli in corsa»; e si legano a «una consuetudine ormai radicata nei secoli con cui gli uomini sardi dimostrano la loro destrezza e forza».
Qui «sfrecciano i cavalieri di Padria e i sartiglieri di Oristano»; l'esibizione è «a cura della Società Ippica Sassarese», e le pariglie «saranno intervallate dal Gruppo Tamburini e Trombettieri Pro Loco di Oristano».
Attorno alla sfilata, nei giorni precedenti, la città si riempie: dodici casette in legno accolgono venticinque delegazioni fra associazioni locali e Pro Loco, con «la lavorazione della tradizionale pasta fresca del paese di Usini, le dimostrazioni di tessitura sui telai verticali tipici di Nule e l'intreccio dei cesti in vimini», i laboratori sui dolci e i biscotti di Uri e Ozieri, «le tecniche di ricamo e di vestizione degli abiti storici curati dal gruppo di Ittiri», il raviolo berchiddese e la lavorazione delle erbe officinali.
Launeddas fino a notte
La giornata finisce dove è passata la sfilata. In serata, in piazza d'Italia, si tiene «la rassegna dei canti e delle danze tradizionali della Sardegna: musiche e balli tradizionali, sulle note di launeddas, canti a tenore e fisarmoniche, sino a notte inoltrata».
Le launeddas sono quelle «del Sarrabus», e i cantanti a tenore, durante il corteo, «alternano il loro ritmo al calpestio dei cavalli». Si chiude «con il tradizionale Ballu tundu».
Nessun voto da sciogliere
C'è un motivo per cui questa festa non somiglia alle altre due grandi dell'isola. Fra le tre — «le altre due sono la processione del Redentore a Nuoro e quella di Sant'Efisio a Cagliari» — «la Cavalcata sarda di Sassari è l'unico evento di natura laica». I figuranti sfilano «non per sciogliere un voto rivolto a un santo, ma per mostrare con orgoglio il loro patrimonio culturale e materiale»: è «una cerimonia diversa, profana, dove non è la religione protagonista, ma lo sono proprio i costumi, i canti, i suoni, le danze e soprattutto i cavalieri».
Lo storico sassarese Manlio Brigaglia la definiva nel 2012 «una sorta di grande assemblea popolare della Sardegna». E il disordine, in questa assemblea, sembra far parte della cosa: «Elemento caratteristico della Cavalcata sembra essere la ribellione a qualunque irreggimentazione. Del resto non è facile con tanti uomini e donne e cavalli dare una regola da parata tedesca a quella che è diventata una grande assemblea popolare.»
Il nome che si è guadagnata per strada, del resto, non parla né di fede né di ordine: la chiamano «festa della bellezza», «perché lo sfarzo e la maestosità la fanno da padrone». «La caratterizzazione laica e trascinante della "festa della bellezza" – è l'appellativo che si è guadagnata – risale alla fine del XIX secolo, da allora il fascino è rimasto immutato.» Nel corso dell'ultimo secolo vi hanno trovato spazio «la ricchezza e la varietà del costume sardo tradizionale, la preziosità e la bellezza dei gioielli, la varietà dei suoni e delle danze della tradizione popolare».
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere della festa, a Sassari, è alla portata di tutti. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Sassari a un passo dal centro, 800 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Sassari Via Amendola, e da lì restano 2,4 chilometri e 3 minuti.
Eventi nei dintorni
A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.
- Faradda di li Candareri a Sassari — agosto
- S'Ardia di San Costantino a Pozzomaggiore — luglio
- Bastida di Sorres a Borutta — agosto