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Falò di Sant'Antonio a Bosa e la croce di fuliggine sulla fronte 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: contusu.it, letta il 02/09/2026.
Il Falò di Sant'Antonio si tiene a Bosa, in provincia di Oristano, il 17 gennaio, ai piedi del ponte sul fiume Temo, fra il Castello Malaspina e le case di Sa Costa. Gli abitanti accendono diversi falò, il più grande dei quali, Su Fogarone, arde nella piazza omonima; un cavaliere con lo stendardo del Santo compie tre giri in senso antiorario e tre in senso orario intorno al fuoco, seguito da tutti i partecipanti alla processione. Il rito, curato dall'Associazione di Sant'Antonio Abate, è documentato dalla metà del XIX secolo.
Il falò ai piedi del Temo
I fuochi, in realtà, sono più di uno. Gli abitanti di Bosa realizzano diversi falò, ma il più grande è Su Fogarone, che si accende nella piazza omonima, presso la chiesetta popolarmente detta di Sant'Antonio — in realtà intitolata a Santa Maria degli Angeli.
La festa ha una data e un padrone di casa: si tiene il 17 gennaio ed è curata dall'Associazione di Sant'Antonio abate. Il rito appartiene a una tradizione che in Sardegna prende il nome di Sant'Antoni 'e su fogu, «sant'Antonio del fuoco», e che unisce devozione cristiana e riti pagani: è documentata dalla metà del XIX secolo, ma le sue origini sono più remote.
S'Inghìriu, sei giri attorno al fuoco
Il gesto centrale della giornata è una camminata circolare, e la compie prima uno solo. Dopo la messa i partecipanti si dirigono in processione, prima per il paese e poi verso la piazza, dove un cavaliere con lo stendardo del Santo effettua S'Inghìriu — o Sas Inghiriàdas — ossia tre giri in senso antiorario e tre giri in senso orario attorno al falò, seguito subito dopo da tutti i partecipanti alla processione.
Il corteo è aperto dal parroco, e i giri hanno uno scopo dichiarato. I fedeli ripetono gli stessi sei giri per invocare la protezione del santo contro il mal di ventre, e sono soprattutto i più anziani a ripeterli, come protezione dal mal di stomaco.
La croce di fuliggine
C'è poi un gesto che si fa con le mani sporche, ed è quello che più di ogni altro distingue Bosa. L'usanza caratteristica è tracciarsi una croce sulla fronte, o anche cospargersi tutto il viso, con la fuliggine del Fogarone.
Il fuoco, del resto, non è solo calore: è una materia da cui si prende qualcosa. Quando il falò si spegne da sé, le ceneri vengono raccolte e utilizzate per scongiurare malattie sia degli uomini sia del bestiame e per preservare il raccolto da brutte annate; i tizzoni servono a riaccendere il fuoco nelle case.
E mentre brucia, il fuoco parla. I disegni del fumo emanato forniscono auspici e profezie per l'annata agraria: si guarda in che direzione va, e si prende nota.
Sas tilìcas ai piedi dell'altare
La parte dolce comincia in chiesa, prima ancora che in piazza. Nel primissimo pomeriggio viene celebrata la Messa, e numerose famiglie depongono i dolci tipici — sas tilìcas — ai piedi dell'altare come offerte votive.
Finita la funzione, quei dolci tornano fra la gente. Sas tilìcas vengono tagliate e distribuite ai festanti, e accanto ad esse si offrono piatti a base di carne — fra cui sa piscadura — e vino locale.
Il giorno dopo c'è un'altra consegna, ed è di pane. Vengono distribuite sas palzidas de drigu, forme di pane di grano benedetto durante la messa. Nel frattempo la questua l'hanno già fatta i più giovani: i ragazzi girano per le case chiedendo salame, frutta e dolciumi.
Ferula, maialino e la scintilla rubata
La ragione per cui è proprio questo santo a portare il fuoco sta in una leggenda che rielabora il mito di Prometeo. Nell'antichità l'uomo, non conoscendo l'esistenza del fuoco, era costretto a sopravvivere al freddo: Sant'Antonio abate, preso dalla compassione, si recò all'inferno con al seguito il suo maialino e il suo bastone di ferula.
Alle porte degli inferi la strada era sbarrata. Lucifero e gli altri diavoli lo bloccarono, ma il maialino riuscì a infiltrarsi creando un gran subbuglio, e i diavoli furono costretti a far entrare il santo per riprendersi l'animale.
Il furto avvenne in quel trambusto, e riuscì per una proprietà della pianta. Il santo avvicinò alla brace il suo bastone di ferula — pianta che a diretto contatto col fuoco si annerisce ma non brucia — conservando al suo interno il fuoco; poi richiamò il maialino e uscì. Una volta sulla terra gli bastò soffiare sul bastone per farne scaturire scintille che si sparsero per tutta la terra.
Quando comincia il carnevale bosano
La festa non chiude l'inverno: ne apre un altro pezzo. La festività segna tradizionalmente l'inizio del carnevale bosano, e da quella notte il paese entra nella stagione delle maschere.
C'è anche una memoria più concreta, che riguarda le epidemie. Nell'Ottocento, il giorno della festa venivano benedetti anche i cavalli, e il santo era ringraziato per la liberazione dalle epidemie scoppiate nel corso dei secoli precedenti.
E c'era una ragione pratica persino nella scelta della legna. I fuochi, alimentati con legno d'alloro e di ulivo, evocavano i falò che venivano accesi durante le pestilenze per la purificazione dell'aria dai miasmi: l'alloro, come il rosmarino, è una pianta sempreverde, e la sua presenza nel falò rituale auspica un proficuo ripetersi del ciclo agrario, senza interruzioni causate da calamità naturali.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Bosa è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Bosa Marina si trova a 2,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Macomer – Bosa dista 30 chilometri, cioè 34 minuti di strada.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- Mercatini di Natale a Bosa — dicembre
- Rievocazione del Giudicato di Arborea ad Oristano — febbraio
- Sa Sartigliedda ad Oristano — febbraio