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Faradda di li Candareri a Sassari 2027 - La processione danzante dei ceri votivi
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: lanuovasardegna.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La Faradda di li Candareri, la Discesa dei Candelieri, si svolge a Sassari, in Sardegna, la sera del 14 agosto, vigilia dell'Assunta. Tredici colonne di legno da quattro quintali scendono a spalla dalla parte alta del centro storico fino alla chiesa francescana di Santa Maria di Betlem. Non camminano: ballano. E più ballano, dice la tradizione, meglio andrà l'annata.
Sa festha manna della vigilia
La Discesa dei Candelieri, in sassarese Faradda di li Candareri, si svolge la sera precedente alla solennità dell'Assunzione di Maria, il 14 agosto. È considerata il principale rito religioso della città e uno degli eventi tradizionali più noti della Sardegna, tanto che a Sassari la chiamano sa festha manna, la festa grande. Dal 2013 è riconosciuta patrimonio immateriale dell'umanità dall'UNESCO, insieme agli altri eventi della Rete delle grandi macchine a spalla italiane: Viterbo, Nola e Palmi.
È un rito paraliturgico assimilabile a una processione danzante: vengono trasportati a spalla, per conto degli antichi ceti di mestiere cittadini, i Candelieri, grandi colonne lignee che rappresentano enormi ceri votivi simbolici offerti come ex voto. Il percorso è invariato da cinque secoli e parte dall'oratorio del Rosario in Pla de Castell, l'antica denominazione dell'attuale piazza Castello, per giungere alla chiesa di Santa Maria di Betlem, antico convento francescano presso Porta Utzeri, attraversando in discesa il corso Vittorio Emanuele II, arteria principale della città storica, poi piazza Sant'Antonio e corso Vico. Ogni anno la Faradda porta in città 100.000 visitatori da tutto il mondo.
La cera di Pisa e le colonne di legno
Sassari nell'XI e XII secolo si trovava sotto il dominio di Pisa, e furono i pisani a introdurre la tradizione dell'oblazione dei candeli: in occasione della Festa dell'Assunta si offriva alla chiesa di Santa Maria di Pisa un quantitativo di cera vergine, che sarebbe poi stata utilizzata nell'attività liturgica. La cera era portata in chiesa con una cerimonia solenne su macchine di legno, e veniva anche modellata in modo artistico; era insieme omaggio devozionale e tributo da pagare all'Ente dell'Opera del Duomo di Pisa. Le prime celebrazioni sono documentate nel XIII secolo.
I ceri erano posti sopra delle portantine, indicate in antichi documenti come «trabache»: una semplice pedana quadrangolare con almeno quattro stanghe, con i ceri assicurati da supporti alla base e da tiranti nella parte sommitale, perché i movimenti del trasporto non li spezzassero. Poi la cera, troppo costosa, fu sostituita dal legno: furono gli stessi sassaresi a decidere di risparmiare sulla materia prima, e da quel momento i gremi portarono in corteo alte colonne sormontate da bandiere. Un documento del 1504 attesta che la processione dei candelieri si faceva ancora a Sassari. La forma cambiò progressivamente, dai modelli «a tabernacolo» o a palma aperta ai cosiddetti candelieri a fioretto, colonne sormontate da bandierine, più agevoli da portare nei balli rituali. Gli aragonesi tentarono senza successo di sopprimere la Faradda, a causa delle forti spese.
Il voto del 1528 e l'ordinanza del 1531
Nel XVI secolo Sassari fu colpita più volte dalla peste. Secondo la tradizione, l'epidemia del 1528 cessò il 14 agosto per intercessione della Madonna e di san Sebastiano: al santo fu dedicata una chiesa extra moenia oggi scomparsa, ma solo il voto alla Vergine sopravvisse nel tempo come processione della vigilia dell'Assunta. Secondo lo storico sassarese Enrico Costa, l'istituzione della festa con questo significato è del 1528.
Il voto alla Madonna è ufficialmente documentato dopo la peste del 1652, ma era già praticato almeno dal 1531, anno in cui fonti civiche stabilirono l'ordine di ingresso dei candelieri nella processione. Otto gremi dell'epoca — massai, mercanti, sarti, muratori, calzolai, ortolani, carradori e pastori — insieme alle autorità civiche e alla curia arcivescovile si impegnarono solennemente a portare in processione ogni 14 agosto otto candelieri, dalla piana di Castello fino alla chiesa di Santa Maria di Betlem, lasciandoli per otto giorni accanto al catafalco della Vergine Dormiente. L'antica tradizione pisana divenne così un voto collettivo alla Madonna Assunta, ringraziata per aver protetto la città dalla peste e, in epoca più recente, dal colera.
Quattro quintali su otto spalle
Il candeliere è un grande cilindro di legno che non supera i quattro quintali di peso, formato da tre parti: il piedistallo, basamento quadrangolare nel quale si inseriscono le stanghe che servono a trasportarlo, il fusto cilindrico alto tre metri e del diametro di 40 centimetri, su cui è raffigurata l'immagine del santo patrono o della Madonna, e il capitello, a quattro o sei facce, con le rappresentazioni dei santi protettori e i simboli del mestiere. Per trasportarlo lungo tutto il percorso servono otto persone.
In cima a ogni candeliere, eccezion fatta per quello dei sarti che presenta un braciere ardente, viene posto il cappelletto, una corona di bandiere in damasco con dipinti e con sopra ricamati i nomi di tutti gli obrieri che si sono succeduti negli anni; al centro, issata su una croce, svetta la bandiera dell'obriere di candeliere in carica per quell'edizione. La colonna è ornata con fiori di oleandro e rami di salice, il capitello con ghirlande colorate di carta, i bandereddi o bora-bora. Alla base si attaccano li vetti, nastri di seta multicolori lunghi quaranta metri: tenuti per mano dai ragazzi del gremio durante la discesa e tesi a raggiera durante il ballo del cero, creano un affascinante effetto scenico. La Faradda è una delle feste raccolte sotto rievocazioni e folklore.
I gremi, i colori, i patroni
I gremi sono le antiche corporazioni di arti e mestieri che, a partire dal XVI secolo, hanno animato la vita religiosa e politica della città; il termine deriva dal catalano, e oggi operano come vere e proprie confraternite religiose laiche. Ogni gremio è presieduto da un Obriere maggiore, che rappresenta tutta la corporazione e ne trasporta la Bandiera, un grande vessillo di circa 4 metri in damasco, del colore di riferimento della corporazione, sormontato da un puntale che raffigura il santo patrono. Lo coadiuva un Secondo di bandiera, detto anche Obriere di candeliere, cui spetta l'organizzazione della Faradda. I gremianti, divisi fra novizi e anziani a seconda che abbiano ricoperto o meno la carica di Obriere maggiore, sfilano in ordine di anzianità con la divisa del gremio, mentre il trasporto e il ballo sono operati da squadre di portatori esterni al sodalizio, capitanati da un capo candeliere.
I ceri sono tredici, e undici dei tredici gremi sono riuniti nell'Intergremio. Ognuno si riconosce dai suoi colori. Quello dei macellai è crema e oro, con il patrono San Maurizio sul fusto, il coltello e la mannaia nella cassa inferiore, San Bartolomeo e la Madonna del Rimedio sul capitello, e la bandiera bordeaux. Quello dei fabbri è rosso, con l'incudine, il martello e il compasso, Sant'Eligio attorniato da fregi d'oro e, nella base, la torre emblema della città di Sassari con due grifoni rampanti. I viandanti, gli antichi trasportatori e venditori ambulanti, hanno un candeliere della seconda metà del XVIII secolo, rosso mattone, con la Madonna del Buon Cammino e un putto che sostiene un panneggio.
Il candeliere dei piccapietre — gli antichi maestri scalpellini, cavatori e tagliatori di pietra — fu costruito nel 1955 ed è bianco avorio, con la Madonna della Salute; quello dei falegnami fu costruito nel 1921 dai fratelli Clemente, affermati mobilieri sassaresi, e porta nel capitello il patrono San Giuseppe. I contadini, detti anche zappatori, si costituirono nel 1803 dopo la separazione dai massai, e il loro candeliere apparteneva anticamente al Gremio dei Pastori, ormai estinto: sul fusto sono raffigurati gli attrezzi del mestiere e San Giovanni Battista mentre battezza Gesù. I calzolai, con le cesoie, il martello e la tenaglia e lo stendardo rosso cupo, venerano Santa Lucia e portano un candeliere del 1924, con quattro colonnine, bianco, coi martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario.
Gli ortolani hanno bandiera verde, patrona la Madonna di Valverde e una copia del 1988 dell'originale di fine XVI secolo. I muratori portano la squadra, il martello e il compasso, venerano la Madonna degli Angeli e hanno sul fusto tre angioletti su un piedistallo che tengono in mano i simboli del mestiere. I sarti hanno per simbolo le forbici, stendardo di damasco giallo oro e patrona la Madonna di Monserrat: il loro candeliere si distingue per lo stile baroccheggiante con un motivo a spirale, quattro medaglioni con la Madonna di Monserrat, San Gavino, Sant'Omobono e il Beato Francesco Zirano, e sulla cima arde il braciere. I massai, che erano i grossi proprietari terrieri dediti alla coltivazione dei cereali, hanno il grano fra i simboli, lo stendardo bianco e la Madonna delle Grazie dipinta sulla colonna decorata a motivi floreali.
Vestizione e discesa danzante
Alle primissime ore del mattino del 14 agosto ogni gremio preleva dalla propria cappella patronale il candeliere, che, privo degli addobbi, è stato custodito lì per tutto l'anno. Dopo una breve preghiera i candelieri vengono trasportati a passo di tamburo — per i braccianti e per i viandanti anche al suono del piffero — fino alla sede del gremio o all'abitazione dell'obriere di candeliere, dove ha inizio la cerimonia della vestizione. È il momento da cui di fatto comincia la festa: è con la vestizione che i gremianti danno al legno un'anima, addobbando il proprio candeliere con fiori, ghirlande e bandiere, e alcuni aggiungono elementi del mestiere, come le spighe di grano dei massai e dei contadini.
In mattinata un corteo con le autorità cittadine si dirige da Palazzo Ducale al Palazzo di Città, dove viene vestita ed esposta dal balcone la bandiera del gremio dei massai. Nel pomeriggio i gremi con i loro rappresentanti e i portatori si radunano in piazza Castello, e dopo una sosta di ringraziamento alla Vergine nella vicina chiesa del Rosario la processione parte, prevista per le 18. La apre la banda musicale, seguita dai candelieri in ordine di ammissione e di rilevanza storica, dal gremio più giovane al più antico: braccianti, autoferrotranvieri, macellai, fabbri, piccapietre, viandanti, contadini, falegnami, ortolani, calzolai, muratori e sarti, con i massai a chiudere il corteo.
Ogni candeliere, accompagnato dal suono del tamburo, compie numerose evoluzioni durante il tragitto, oscillando fra la folla, girando su se stesso e facendo così avvolgere i nastri, o cambiando rapidamente direzione. Secondo una vecchia tradizione, più il candeliere sarà baddarinu, cioè ballerino, più l'annata sarà buona. I gremi che si trovano vicini possono far danzare insieme i rispettivi ceri votivi, inclinandoli e facendoli toccare con il cosiddetto «bacio». E quando il candeliere dei muratori arriva nel corso Vico, anziché dirigersi in chiesa devia verso largo Porta Utzeri, dove anticamente si trovava uno degli ingressi della città e da cui era uscito l'ultimo morto di peste: lì compie un ballo per bloccare simbolicamente un nuovo ingresso della peste in città.
L'intregu e lo scioglimento del voto
A metà del corso i candelieri passano davanti al Palazzo di Città, dove il sindaco li attende insieme alla sua Giunta. Una volta che anche l'ultimo è passato davanti alla soglia, i massai entrano nell'edificio e, dopo aver scambiato la loro Bandiera con il gonfalone comunale, brindano alla lunga vita — «A zent'anni!» — e invitano il sindaco a unirsi al corteo. È il rito dell'intregu, che si compie davanti al Teatro Civico, dove un tempo aveva sede il Palazzo di Città, con l'investitura del nuovo obriere maggiore che si occuperà dell'organizzazione del rito l'anno successivo.
I candelieri raggiungono infine il sagrato della chiesa di Santa Maria di Betlem, intorno a mezzanotte. L'ordine d'ingresso è quello stabilito dalle antiche regole del 1531: prima le autorità e il gremio dei massai, ricevuti dal padre guardiano, poi i candelieri in ordine inverso rispetto alla sfilata. Oggi però il voto si scioglie nel piazzale dell'antica chiesa, e il sindaco ha dichiarato che l'obiettivo dell'amministrazione resta «restituire Santa Maria alla città e permettere il pieno scioglimento del voto all'interno della chiesa». Una volta donato all'Assunta il cero, i portatori eseguono i tradizionali tre giri in onore della Vergine, e quando il candeliere dei viandanti si accinge a entrare i gremianti danno l'ordine di spezzare la croce con la bandiera dell'obriere che sta in cima al capitello, perché ritengono che porti fortuna.
Dopo una breve cerimonia finale, con l'intervento del Padre Guardiano del convento — che dal 1274 ospita i frati minori — e dell'arcivescovo metropolita di Sassari, il voto si può considerare sciolto fino all'anno successivo. La festa si conclude quando i massai, in corteo con le autorità e il sindaco, si recano a Palazzo Ducale, sede del municipio, per la restituzione del gonfalone e l'investitura del nuovo obriere maggiore.
Ma la Faradda non finisce il 14. La sera di Ferragosto i ceri sono di nuovo parte di una processione, aperta dal simulacro dell'Assunta adagiato su un antico letto risalente al Seicento, e la festa si chiude ufficialmente il 22 agosto, quando la Chiesa celebra l'Ottava dell'Assunta: è il giorno in cui i candelieri sono riportati nei luoghi che li custodiscono nel resto dell'anno, alcuni nelle cappelle di Santa Maria di Betlem, gli altri negli edifici sacri del centro. E comincia prima: il 5 agosto con la discesa dei Piccoli Candelieri, poi quella dei Medi Candelieri, il concerto in piazza Santa Caterina e la consegna del Candeliere d'Oro e d'Argento ai sassaresi che da più tempo vivono all'estero e nella penisola, e del Candeliere di Bronzo al non sassarese di origine da più tempo residente in città.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Sassari è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Sassari si trova a 800 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Sassari Via Amendola dista 2,4 chilometri, cioè 3 minuti di strada.
Altre feste in provincia di Sassari
Nella stessa zona, altre feste con una loro storia.
- Cavalcata Sarda a Sassari — maggio
- I Candelieri di Nulvi — agosto
- Bastida di Sorres a Borutta — agosto