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Folklore e Rievocazioni

Contesa Estense a Lugo 2027 - Il tiro alla fune a quattro squadre e la dote della Soave Creatura

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
a metà Maggio
Dove piazze di Lugo, Lugo

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: contesaestense.com, letta il 20/09/2026.

La Contesa Estense si tiene a Lugo, in provincia di Ravenna, per nove giorni, nella settimana che comprende il 15 maggio, festa del patrono Sant'Ilaro Abate da Galeata. Quattro rioni-contrada si sfidano in una serie di pali — sbandieratori, musici, Soave Creatura, Caveja — e la manifestazione rimette in scena il dominio estense sulla città, durato dal 1437 al 1598. Il palio che chiude tutto è il Palio della Caveja: quattro squadre tirano una fune tutte insieme, nello stesso momento, attorno a una ruota di carro agricolo. Il marchio è registrato dall'associazione che organizza la manifestazione, ed è «unica nel suo genere» proprio per quel dettaglio: non due contendenti, quattro. A decidere non è un giudice, ma da che parte cade un perno.

Una notte del 1471 nel castello

Tutto nasce da una sosta. Nel 1471 il duca Borso d'Este stava andando a Roma per ricevere «dalle mani del Papa Paolo II l'imprimatur a Duca di Ferrara», e decise di pernottare nel Castello di Lugo «insieme al suo imponente e spettacolare corteo». Una marcata ricerca documentaria ha fissato la data: il 13 marzo 1471, e l'episodio «è riportato nella "Storia di Lugo ed annessi" scritta da Girolamo Bonoli nel 1732».

La città non era una tappa qualunque: in quell'anno «godeva di benessere e pace grazie alla guida illuminata di Niccolò d'Este, prima, e del Duca Borso d'Este, poi». Fu proprio quella posizione di rilievo a portare il duca a fermarsi. Furono «giorni di grande festa», con un'accoglienza «di grandiosità e senza risparmio», e con banchetti e festeggiamenti «che durarono tutta la notte».

Il ringraziamento arrivò in forma di titolo: «come riconoscimento di queste magnificenze, il duca Borso onorò la città di Lugo capitale della Romagna Estense». Non era un complimento vuoto. Dal 1437 al 1598 Lugo restò sotto il dominio degli Estensi, che la «caratterizzarono profondamente nell'organizzazione della vita civile ed amministrativa, garantendo un periodo di pace, benessere e stabilità». È quel periodo che la Contesa rimette in scena ogni anno.

Quattro rioni e un solo palio

I contendenti sono quattro rioni-contrada: Cento, Dè Brozzi, Ghetto e Madonna delle Stuoie. Non si sfidano in una gara sola, ma in una serie di pali distinti — sbandieratori, musici, Soave Creatura, Caveja — ciascuno con la propria premiazione. «I punteggi ottenuti in ogni singolo Palio vengono elaborati e determinano la classifica del Palio Contesa Estense»: vince chi ha fatto meglio nell'insieme, non chi ha vinto l'ultima prova.

Il meccanismo dei premi ha una regola che vale la pena spiegare, perché è quella che tiene insieme un'edizione con la successiva. Al rione vincitore di ogni palio «viene consegnato il relativo stendardo che rimane in custodia del Rione/Contrada fino al Palio Contesa Estense dell'anno successivo»; poi, all'apertura della manifestazione nuova, «gli stendardi dei Pali vengono riconsegnati e "rimessi in gioco"». Nessun trofeo resta per sempre a nessuno, tranne uno: il drappo del vincitore assoluto, dipinto dalla pittrice fiorentina Paola Imposimato e «dedicato ogni anno alla rappresentazione di un personaggio o di un episodio storico diverso», che «rimarrà di proprietà del rione-contrada vincitrice».

La manifestazione dura nove giorni e cade nella settimana che comprende il 15 maggio, festa del patrono Sant'Ilaro Abate da Galeata. Ha in realtà due tempi distinti: il Palio di San Franceschino, fatto di «giochi di piazza che possono cambiare di anno in anno» e — dettaglio che lo distingue nettamente — disputato «non tra i Rioni/Contrada ma da squadre che rappresentano le principali chiese cittadine di allora»; e il Palio Contesa Estense vero e proprio. I luoghi sono il Pavaglione e la Rocca Estense.

Sbandieratori, tamburi, chiarine

Il palio degli sbandieratori è una gara federale, non una sfilata. Ogni rione presenta i propri alfieri, Under e Assoluti, per quattro esercizi in gara — Singolo, Coppia, Piccola Squadra e Grande Squadra — e la valutazione la fanno «Giudici Federali F.I.SB. in base al vigente regolamento» della Federazione Italiana Sbandieratori. Ai vincitori vanno il Palio Sbandieratori per gli Assoluti e il Palio Giovani Alfieri per gli Under.

Il palio dei musici è fatto di tre prove: l'accompagnamento della Grande Squadra degli sbandieratori, un Brano Libero per soli Tamburi e un Brano Libero Sezione Fiati, cioè le chiarine. E c'è una regola particolare: «gli spartiti dei Brani Liberi Tamburi e Fiati vengono composti direttamente dagli stessi atleti». Non si eseguono musiche d'epoca, se ne scrivono di nuove ogni anno, giudicate da «professionisti di settore (esperti di percussioni e fiati)». Ai vincitori delle due prove vanno il Tamburo d'epoca e la Chiarina d'epoca, che come tutto il resto «saranno riconsegnati e "rimessi in gioco"» l'anno dopo.

La dote dei frati Carmelitani

La sera del 15 maggio, mentre la città festeggia il patrono, dalla Rocca Estense escono in fila il Gonfalone della Contesa Estense, il Massaro della Comunità, il Podestà di Lugo, il Commissario Ducale Cavalier Roberto Strozzi e infine Borso d'Este, e si dispongono all'inizio della rampa. Al loro cospetto sfilano i rioni, «ciascuno rappresentando figure storiche realmente vissute al loro interno insieme a personaggi più generici quali nobili e popolane». In fondo al corteo vengono le «Soavi creature».

La gara che segue non è un concorso di bellezza, anche se le somiglia. «La competizione riprende una tradizione dei frati Carmelitani, in uso sin dal XV secolo, di conferire una dote per il matrimonio ad una ragazza non abbiente, ma particolarmente meritevole per virtù e integrità». Ogni rione presenta due ragazze «di età compresa tra 16 e 23 anni», e la vincitrice è eletta «per grazia e leggiadria… in base ai meriti ottenuti in molteplici prove di abilità e virtù».

Le prove sono quattro, e sono tutte manuali tranne la prima. Il portamento, dove si valutano «il costume, l'eleganza della camminata e il livello di immedesimazione nel suo personaggio storico». La sfida del gomitolo, in cui ognuna «deve realizzare un gomitolo arrotolando i fili di due diversi gomitoli con i colori del proprio Rione». La composizione floreale, giudicata da esperti «per l'abbinamento dei colori, l'aspetto geometrico e l'aspetto estetico». E la sfida della pagnotta, dove le concorrenti impastano farina e acqua «mentre mastri fornai analizzano la grandezza, la forma e la consistenza dell'impasto». I punti finiscono nella classifica generale come quelli degli sbandieratori.

Il perno che decide la tirata

L'ultima domenica, nel pomeriggio, si chiude con la Caveja. Prima però sfilano i rioni: ciascuno «organizza una sfilata di oltre cento figuranti» che rappresentano «le figure e i personaggi degli antichi borghi lughesi del Quattrocento», con costumi «che si rifanno a miniature presenti su pergamene o tratte da testi e statuti originali dell'epoca». La ricerca non è generica: si basa sugli Statuti della Terra di Lugo, citati per anno — D'Este, 1520; Bonoli, 1732; Soriani, 1834. I personaggi principali «rappresentano le figure amministrative, sociali, militari, culturali e popolari realmente esistite negli antichi borghi».

La caveja, prima di essere un palio, è un oggetto di lavoro. È «il simbolo in ferro battuto dominato dal gallo, altro segno distintivo della Romagna, contornato dagli anelli che, in base alle loro dimensioni, producevano suoni diversi capaci di contraddistinguere le varie famiglie»: un attrezzo che suonava, e dal suono si capiva di chi era. Veniva posizionata «al centro del giogo che stringeva il collo dei buoi utilizzati nel lavoro dei campi o esposti alle fiere di paese»; il regolamento la descrive «composta da uno stelo di ferro e da una parte alta e piatta… dalla parte piatta, detta pagella, pendevano larghi anelli».

Nel palio quell'oggetto diventa il centro geometrico della gara. Al centro del campo c'è un tavolo con una ruota di carro agricolo in cui è inserito un perno; nel mozzo della ruota si innesta la caveja, e attorno alla ruota si avvolgono le corde «disposte a novanta gradi l'una sull'altra», così che «tutti e quattro i rioni-contrada possono tirare contemporaneamente». Il verdetto è meccanico: «il lato in cui cade il perno determina il vincitore della tirata».

I numeri sono fissati con precisione da regolamento sportivo. Ogni squadra è «costituita da dieci atleti», ma a ogni tirata «possono partecipare al massimo sei tiratori per un peso complessivo di 540 chili». Si fanno sei tiri, «e la vittoria è la sommatoria dei punti delle vittorie parziali di ogni tiro»; in caso di parità «si prosegue con lo spareggio fino a determinare una classifica finale».

Giuramenti e processione del patrono

Prima che cominci tutto, però, c'è un atto formale. Nella Chiesa del Carmine si tiene la benedizione degli stendardi e dei ceri, «accompagnata dai giuramenti delle principali figure del Palio: Podestà, Consiglieri Anziani, Maestro di Campo, Maestre di Sfilata, Sbandieratori, Musici e Tiratori». È da lì che la manifestazione comincia ufficialmente — «con le benedizioni e i giuramenti dei quattro rioni è iniziata ufficialmente la Contesa Estense» — ed è il punto in cui il gioco si aggancia alla festa religiosa.

Il 15 maggio, nel tardo pomeriggio, la parte propriamente religiosa prende la strada. La processione parte dalla Chiesa del Carmine, aperta dal Gonfalone del Comune di Lugo e seguita da «autorità, rappresentanti della Contesa Estense, dei Rioni e delle Contrade, ordini religiosi, clero e vescovo». La statua del patrono, «accompagnata dai portantini e scortata da carabinieri e polizia», gira attorno al Pavaglione «attraversando piazza Trisi, piazza Cavour e piazza Martiri fino a piazza Baracca, dove si terrà la benedizione alla città»; poi il corteo «farà ritorno alla chiesa ripercorrendo, a ritroso, lo stesso itinerario».

Intorno, per nove giorni, la città si riempie di accampamenti militari, mercatini medievali di arti e mestieri, conferenze a tema e osterie rionali; c'è il torneo d'armi, l'accampamento degli arcieri coi giochi medievali per il pubblico, i fuochi d'artificio e l'assalto alla Rocca, che mette in scena la Battaglia di Zagonara del 1424.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della Contesa Estense, a Lugo, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Lugo si trova a 1,6 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Lugo dista 4,7 chilometri, cioè 5 minuti di strada.

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