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Festa del Barbarossa a Medicina 2026 - La serpe nel pentolone e i 198 metri in quindici rintocchi
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: ilbarbarossa.net, letta il 20/09/2026.
La Festa del Barbarossa si tiene a Medicina, in provincia di Bologna, il terzo fine settimana di settembre, compresa la notte fra il venerdì e il sabato, e ricorda l'arrivo dell'imperatore Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, al Castello di Medicina. Quattro atleti per ciascuna delle cinque Torri corrono lungo la via di Mezzo trasportando su una portantina i doni per l'imperatore, e la squadra vincitrice deve recuperare a mani nude una serpe dal pentolone e portarla dinnanzi al Messo Imperiale: quella serpe è in realtà un'anguilla. La rievocazione è organizzata dalla Pro Loco e dal Comune di Medicina e va avanti da oltre tre decenni, con circa duemila figuranti in costume.
La serpe caduta nella pignatta
L'imperatore Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, passando per questi luoghi provenendo da Milano per l'incoronazione a Roma, si ammalò gravemente e fu costretto al riposo nei pressi del piccolo castello. Gli abitanti prepararono un brodo curativo e, mentre cuoceva, una serpe vi cadde dentro accidentalmente: da quel momento il brodo si trasformò in medicina miracolosa. Guarito, l'imperatore volle che quella terra si chiamasse Medicina.
L'evento ricorda i fatti accaduti nell'anno 1155. La memoria antica, però, non è sicura di chi fosse il malato. Un'epigrafe recita «Mira tu viator historia bella qui per un serpe ebbe pietosa aita Lotario imperator ond'ebbe vita per cui qui Medicina ognun l'appella», e l'archivio storico bolognese attribuisce la guarigione ora a Lotario II il Sassone, ora a Federico di Hohenstaufen detto Barbarossa.
Una cronaca conservata dall'archivio storico bolognese racconta che l'imperatore, accampato nella campagna, si ammalò «con dubio di male contagioso di lepra», e che una mattina il cuoco trovò nella pignatta della minestra «una spina di vipera» caduta dall'albero sotto il quale si cucinava. Il cuoco, temendo di essere castigato e cacciato di corte, si risolse a tacere e mandò la minestra così com'era; il padrone la mangiò con grandissimo gusto, testimoniando di non avere mai più sentito vivanda migliore, e fece chiamare il cuoco per sapere che cosa vi avesse messo. Quello si gettò piangendo dirottissimamente ai suoi piedi, confessò tutto e ne ottenne benignamente il perdono. Da allora l'imperatore stette sempre meglio, e in memoria del fatto ordinò la costruzione di un castello che volle chiamato Medicina, perché con un veleno gli era stato improviso et impensabilmente remedio efficacissimo contro d'ogni male et infirmità.
La Bolla del 13 maggio 1155
Dietro la leggenda c'è però un atto vero, ed è quello a cui i medicinesi sono più legati. Il 13 maggio 1155, con una solenne Bolla imperiale, Federico I pose Medicina sotto la protezione diretta dell'Impero, fissandone i confini — che ancora oggi, in gran parte, coincidono con quelli attuali — e concedendole importanti privilegi: l'esenzione perpetua da tasse e tributi e l'indipendenza dal dominio bolognese. La festa ricorda l'arrivo dell'imperatore al Castello di Medicina e la liberazione del paese dalla dominazione del Senato di Bologna.
La presidente della Pro Loco, Simona Zullo, dice della leggenda della guarigione: «È una storia inventata circa 35 anni fa, ma si basa sul reale passaggio di Federico I di Svevia documentato storicamente». Sulla leggenda della serpe, una volta all'anno, si mobilita tutto un territorio.
Le cinque torri e la corsa delle dodici e tre quarti
Medicina, per la festa, si divide in cinque Torri: Cavalli, Maniscalco, Oca, Porco, Uva. Non sono soltanto squadre: la Torre dell'Oca rappresenta una frazione, la Torre del Porco rappresenta Villa Fontana, e ognuna gestisce un proprio punto ristoro con piatti tradizionali o ispirati a piatti d'epoca.
La prima sfida arriva prima ancora che la festa sia entrata nel vivo, a mezzanotte fra il venerdì e il sabato, e si chiama in dialetto «Caursa dal dog e tri», la corsa delle dodici e tre quarti. Cinque atleti in rappresentanza delle Torri devono concludere il percorso in un tempo scandito dai quindici rintocchi del campanile, i rintocchi che corrispondono alle dodici ore e tre quarti dell'ora. Il percorso è di 198 metri lungo viale Oberdan. In palio c'è la griglia di partenza del Palio della Serpe.
Alla stessa griglia contribuisce anche il Palio degli Arcieri, che si corre nel sagrato di San Mamante: gli arcieri dell'Imperatore sono convocati al suo cospetto per un solenne sorteggio che li divide in squadre scelte dalla sorte, ogni squadra è abbinata a una Torre, e il risultato della gara all'ultima freccia stabilisce le posizioni di partenza per la grande sfida della Serpe.
Il Palio della Serpe e i giudici col cappello a fungo
La domenica arriva il Palio vero e proprio, costituito da cinque sfide. È una corsa a staffetta di quattro atleti per ciascuna delle cinque torri, in costume storico, lungo la via di Mezzo: ogni squadra deve trasportare con la portantina dei doni all'imperatore nel minor tempo possibile e cercando di rovesciarne il minimo quantitativo al di fuori della portantina stessa. I doni sono il carbone, le uova, il vino, la biada e le mele, e il percorso va da via Libertà fino ai giudici che attendono in piazza Andrea Costa. «Non conta solo la velocità», precisa Simona Zullo, «ma anche l'integrità dei prodotti trasportati: ogni dettaglio è regolamentato».
Alla fine la squadra deve prelevare a mani nude la serpe dal pentolone e riporla in un recipiente da trasportare dinnanzi al Messo Imperiale; poi il Giudice Supremo decreta il vincitore. A presiedere le varie attività ludiche ci sono dieci o dodici giudici in costume, con cappelli particolari a forma di fungo. E il premio non sparisce a fine giornata: il Palio di quell'anno è realizzato da un artista locale, la Torre vincitrice lo conserva per dodici mesi e poi lo riconsegna alla Pro Loco, che conserva i pali di tutte le edizioni.
Duemila figuranti, venti punti di ristoro, la visita ai saggi
La festa è organizzata dalla Pro Loco e dal Comune di Medicina, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della Città metropolitana di Bologna, e si tiene il terzo fine settimana di settembre, compresa la notte fra il venerdì e il sabato. Da oltre tre decenni coinvolge centinaia di cittadini come volontari e protagonisti — è «una manifestazione ormai diventata un rito, una tradizione irrinunciabile», scrive la Pro Loco — e in quei giorni circa duemila figuranti riempiono le piazze, le vie e gli oltre venti punti di ristoro allestiti nel centro storico. I gruppi sono una ventina, quattro dei quali storici e legati alle torri — Torre dell'Oca, Torre dell'Uva, Torre del Porco e Torre del Maniscalco — oltre agli Eretici, che non competono nel palio ma propongono un'ambientazione medievale con un castello ricostruito. La Pro Loco noleggia i costumi medievali adatti al periodo, e la rievocazione comincia in realtà già dal primo fine settimana di settembre, quando il futuro imperatore gira tutte le frazioni medicinesi per delimitarne i confini.
Il venerdì sera gli spettacoli sono realizzati prevalentemente da gruppi artistici di Medicina; il sabato agli itineranti locali si aggiungono i gruppi ingaggiati dalla Pro Loco sulla base del bilancio annuo, e nel programma tornano i Musici del Barbarossa, i Tamburini e Sbandieratori del Borgo, gli sbandieratori della Pandolfaccia, le musiche medievali dei Rota Temporis, Li Nadari Giullari e le Ancelle della danza. Presso l'Accampamento delle Arti Venatorie si possono ammirare falchi e rapaci, e un'installazione didattica mette al centro il ruolo della balestra e dei balestrieri ai tempi dell'Imperatore, con riproduzioni di balestre storiche appositamente depotenziate che bambini e adulti possono provare in sicurezza.
La cena a ferro di cavallo e le chiavi del castello
Il sabato sera si tiene il Convivium, la cena medievale della Pro Loco: un banchetto a forma di ferro di cavallo, riservato a nobili, dame e cavalieri del Castello e dei Castelli vicini, che accoglie ospiti illustri, sindaci, rappresentanti regionali e delle frazioni, con cibi ispirati all'epoca e spettacoli dal vivo. Nei punti di ristoro delle Torri, invece, i piatti non sono necessariamente medievali ma appartengono alla tradizione antica: cipolle, stufati, zuppe, stinco di maiale, accompagnati da birra e vino.
Fra un gioco e l'altro trovano posto anche cose che con la gara non c'entrano. Studiosi e storici rievocano la figura di Pillio da Medicina, insigne giurista al tempo del Barbarossa. E la domenica il corteo dell'imperatore, con i Musici, gli Armigeri, gli Arcieri e i nobili, fa visita agli anziani nei due centri di cura più grandi del paese, un appuntamento fisso pensato per consentire loro di apprezzare l'atmosfera della rievocazione pur non potendovi partecipare.
Tutto si chiude la domenica sera con il Corteo Imperiale: nobili e popolani, giudici e armigeri, tamburini e musici sfilano dietro alla coppia imperiale, l'imperatore attraversa a cavallo le vie del castello salutando la folla insieme alle torri, ai gruppi e ai figuranti, e in piazza sale sul Gran Palco per la cerimonia della consegna delle chiavi del castello di Medicina. Poi i Rota Temporis offrono l'ultima sinfonia medievale, e la festa finisce.
Come arrivare alla festa
La Festa del Barbarossa a Medicina si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Castenaso, a 7,9 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Idice, e il tragitto è di 11 chilometri per 11 minuti di guida.
Altre feste in provincia di Bologna
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- Corteo Storico di San Cassiano ad Imola — agosto
- San Michele Arcangelo ad Argelato — settembre
- Legiones in Agro Boiorum a Castenaso — settembre