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Donazione della Santa Spina a Montone e il dono della reliquia 2027
Fonte: museomontone.com, letta il 20/09/2026.
La Donazione della Santa Spina è la rievocazione storica di Montone, borgo altotiberino in provincia di Perugia, in Umbria, e si celebra due volte l'anno: il Lunedì dell'Angelo e nella settimana che si chiude con la penultima domenica di agosto. Per otto giorni, da domenica a domenica, i tre rioni Porta del Borgo, Porta del Monte e Porta del Verziere si sfidano nei bandi di sfida, nelle rappresentazioni medievali e nel tiro con l'arco per aggiudicarsi il Palio ed eleggere la propria Castellana, e il corteo storico conclusivo rimette in scena il ritorno del conte Carlo Fortebracci, che nel 1473 donò al paese una spina della corona di Gesù Cristo. La rievocazione si tiene dal 1961 per iniziativa della Pro Loco Montonese e impegna il lavoro di circa mille persone.
Il borgo di Braccio da Montone
Montone è il paese d'origine del condottiero Andrea Fortebracci, meglio conosciuto come Braccio da Montone (1368-1424), e la rievocazione che porta il suo nome ha un'epoca di riferimento precisa: un periodo circoscritto di centoundici anni, che va dal 1368 al 1479. Per una settimana il borgo altotiberino torna nel Quattrocento, ai tempi della casata dei Fortebracci.
La festa si tiene due volte l'anno, e le due date sono fissate dalla tradizione: il Lunedì dell'Angelo e la penultima domenica di agosto. La rievocazione si svolge nella penultima settimana d'agosto, con un calendario di otto giorni, da domenica a domenica, e si chiude con l'Ostensione della Santa Spina.
L'anno di grazia 1473 e la spina di Tugnano
Il fatto che si rievoca è raccontato così: «L'anno di grazia 1473 il Conte Carlo de Fortebracci, Generale delle Milizie della Serenissima Repubblica di Venezia, ricacciati i Turchi dai confini veneti, ebbe in dono dall'Arciprete della villa di Tugnano una spina della corona di Nostro Signore Gesù Cristo». Carlo, figlio di Braccio, combatté al servizio di Venezia fra il 1470 e il 1477, e ricevette la reliquia come premio per l'alto valore militare a capo delle truppe veneziane.
Tornato a Montone, il Conte fece dono della Santa Spina al popolo «arietano», e la reliquia fu collocata, per la devozione di tutti, nella Chiesa di San Francesco dei Minori Conventuali. Le parole con cui il dono è stato tramandato sono queste: «Vivente il Carlo Conte, si come portava grande affetto alla sua Patria, così non volle mancare di riconoscerla con farle un preziosissimo Regalo, mentre l'anno 1473 mandò con molto onore a Montone una delle Spine…».
Attorno a quel giorno è nata una leggenda. Si narra che all'arrivo al Castello del primo drappello di soldati, guidati dallo stesso Conte Carlo, le campane della città da sole iniziarono a suonare a festa. Si racconta anche che la Spina fiorisse il Venerdì Santo, emanando un dolcissimo profumo.
Le prime spine della corona di cui si ha notizia sono quelle donate da Sant'Elena nel 323 a Roma, provenienti da Gerusalemme, dove la corona restò certamente fino al IV secolo — presenza confermata da San Paolino da Nola.
Reliquiario d'argento e due ostensioni l'anno
La venerazione fu sempre molto fervida. Nel 1635 la Santa Spina fu esposta in un ricco reliquiario d'argento finemente cesellato, ancora oggi ammirabile, e fu stabilito di farne la festa con grande solennità il Lunedì di Pasqua di ogni anno.
Il richiamo era tale che si dovette raddoppiare. Nel 1638, per evitare i disordini causati dall'afflusso di fedeli, fu disposta una seconda ostensione, la penultima domenica di agosto: nacque così la Festa della Donazione. I documenti dell'archivio storico attestano che per la festa del Lunedì di Pasqua, da ogni parte della regione, era tutto un accorrere di gente; e ancora oggi la reliquia attira un'infinità di persone da ogni parte d'Italia in entrambe le date.
Anche la sua casa è cambiata almeno una volta. Dal 1798, anno dell'incendio della chiesa di San Francesco, la Spina nel suo prezioso reliquiario è stata custodita dalle suore del convento di Sant'Agnese; oggi è tornata nella chiesa di San Francesco, il luogo che per secoli l'ha ospitata, dove si trova il Museo Comunale.
Nel 1961 la Pro Loco mette in scena la donazione
Il primo anno in cui si decise di celebrare la donazione con una rievocazione storica fu il 1961, per iniziativa della Pro Loco Montonese, e da allora la celebrazione si è ripetuta ogni anno. Nei primi tempi era legata quasi esclusivamente all'evento religioso dell'Ostensione: arrivava in piazza un piccolo corteo, con in testa il conte Carlo Fortebracci, che portava in dono la reliquia al popolo montonese.
Poi il programma si è ampliato, inserendo la sfida fra i tre rioni — Porta del Borgo, Porta del Monte e Porta del Verziere — che si affrontavano, e tuttora si affrontano, in gare e giochi popolari. Nel 1994, insieme all'Elezione della Castellana, viene istituito anche il Palio della Santa Spina: è l'inizio della versione moderna della festa. Dallo stesso anno gli stendardi sono ideati e realizzati da Raffaele Bei, presidente della Pro Loco.
Bandi di sfida, stornellate e tiro con l'arco
I punti per il Palio si conquistano in tre prove, e ognuna ha il suo peso: il Bando di Sfida vale 15 punti al primo rione, 10 al secondo e 5 al terzo; il tiro con l'arco 6, 4 e 3; le rappresentazioni medievali 18, 12 e 6.
Le prime due sono teatro, ma diversissime fra loro. I bandi di sfida sono spettacoli comici, in cui i rioni si fronteggiano mettendo in risalto le proprie virtù e i vizi degli altri; le rappresentazioni mettono in scena un evento storico, e i rionali assumono le sembianze dei protagonisti politici e culturali della Montone del Quattrocento. A Montone queste scene si chiamano «Stornellate», in memoria di quando, nel passato, le prime venivano cantate su musica, sotto forma di stornelli, e ogni rione le ambienta nel proprio angolo del centro storico.
Il giudizio è severo e anonimo: i bandi e le rappresentazioni sono valutati da una giuria di esperti che ne considera la storicità, la scenografia e l'interpretazione, sotto il profilo estetico-espressivo e filologico, e i giudici restano anonimi fino alla proclamazione.
La terza prova ha creato una scuola. Negli anni a Montone si è formata una vera tradizione di tiratori, che si allenano tutto l'anno e competono non solo alla Festa della Santa Spina, ma in tutta Italia nelle gare di arco storico. Alla rievocazione partecipano tre gruppi di rievocatori: gli sbandieratori, i suonatori di tamburi e chiarine e il gruppo di arcieri Malatesta.
I punteggi restano segreti fino al sabato sera, quando nella piazza del paese, in un clima intriso di tensione, viene proclamato il rione vincitore. Durante la settimana si sfidano anche i più piccoli nei giochi popolari, e ogni sera aprono le taverne rionali con i piatti della tradizione.
La Castellana che governava in assenza del conte
Il premio non è solo il drappo. La somma dei punteggi consente al rione vincitore di eleggere la propria Castellana, e quella figura ha un nome nella storia: rappresenta Margherita Malatesta da Rimini, moglie di Carlo Fortebracci, che governava la città in sua assenza.
La presentazione delle Castellane dei tre rioni si tiene nella centrale piazza Fortebraccio, con l'esibizione degli sbandieratori.
Mille persone dietro il corteo della domenica
La Donazione della Santa Spina è organizzata da un gruppo di dieci persone, il Consiglio della Pro Loco locale, tutti volontari, che predispone il lavoro di circa mille persone: volontari e professionisti dei tre rioni, artisti, registi, costumisti, tecnici delle luci, fonici, grafici, editori, artigiani, relatori delle conferenze e addetti alla sicurezza. La manifestazione ha il sostegno dell'Amministrazione comunale, ed è in rapporto con la rievocazione «Perugia 1416».
Da quel lavoro nascono i cortei di figuranti con preziosi costumi quattrocenteschi, musici, giullari, mercanti, focolieri e giocolieri, antichi mestieri e quadri di vita medievale. E gli oggetti sono parte del racconto: abiti storici, spade, archi, balestre, armature, alabarde, tamburi e chiarine, palii, bandiere, stendardi, e gli accessori di scena costruiti apposta.
Il Lunedì dell'Angelo la giornata comincia con la lettura del «Proclama» del Gran Gonfaloniero e l'arrivo del Conte Carlo Fortebracci con il Corteo Storico, accompagnato dai Tamburi di Braccio, e prosegue con la messa nella chiesa della collegiata, accompagnata dalla corale Fortebraccio.
Ma il momento che chiude tutto è la domenica d'agosto. La piazza si trasforma in una macchina del tempo con il Corteo Storico della Donazione: tutto il popolo di Montone, con in testa la Castellana appena eletta, rende omaggio al ritorno di Carlo Fortebracci, che entra recando in dono la Santa Spina.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Montone richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Montecastelli, a 7,1 chilometri da Montone, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Montone - Pietralunga ha davanti un percorso di 6,0 chilometri, sei minuti di guida.
Da vedere qui intorno
Altri appuntamenti in provincia di Perugia.
- Festa del Bosco a Montone — novembre
- Palio della Brocca a Deruta — agosto
- Giochi de le Porte a Gualdo Tadino — settembre