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Corteo Storico di Alfonso d'Aragona a Napoli 2027 - L'ingresso trionfale del 26 febbraio 1443

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Corteo Storico di Alfonso d'Aragona si tiene a Napoli, in febbraio, per ricordare l'ingresso trionfale del sovrano nella città, avvenuto il 26 febbraio 1443. Il grande corteo in Costume Aragonese, con figuranti in abiti del Quattrocento e con la partecipazione degli Archibugieri Trombonieri Senatore, si muove dal Maschio Angioino verso Piazza del Plebiscito, dove va in scena la rappresentazione dell'arrivo del sovrano. Nel cortile del castello si tengono dimostrazioni di scherma medievale, con le tecniche tratte dai manoscritti del tempo.

Nel cortile del Maschio Angioino

Oltre alle dimostrazioni di scherma, si possono toccare con mano le armi, le divise e gli accessori costruiti in epoca medievale, dentro il grande castello napoletano, la fortezza che fu orgoglio e trionfo per il sovrano aragonese.

Che cosa accadde il 26 febbraio 1443

Il giorno che si ricorda è preciso. Era il 26 febbraio 1443 quando “il Magnanimo”, dopo aver dichiarato l'unione del Regno di Sicilia con quello di Napoli, entrò nella città partenopea. L'anno prima, nel 1442, aveva cacciato i precedenti dominatori francesi, al termine di sette anni di guerra contro Renato d'Angiò: l'ingresso fu celebrato proprio come quello del vincitore di Renato, e venne accuratamente preparato con un preciso cerimoniale elaborato dalla corte reale.

Il corteo reale si svolse fra la porta del Mercato, dove era stato realizzato un effimero arco di trionfo, e Castel Nuovo. Il re procedeva su un carro dorato condotto da quattro cavalli bianchi, preceduto dai musici a cavallo, dalle sette Virtù rappresentate da altrettanti cavalieri e dai carri allegorici; dietro, a piedi, venivano il principe ereditario e i nobili aragonesi e napoletani. Nella piazza del Mercato il Popolo eresse una grande macchina da festa detta “catafalco”, che riproduceva il classico Sedile quadrifronte ad archi e cupolato.

Davanti ai baroni e ai signori che si erano da poco arresi tornava a piedi, con una scopa, un servo di colore chiamato Malfusso (o Fellusso), che finse di ripulire la strada davanti a loro «per burla»: un gesto di cortesia riservato di norma a persone di riguardo, compiuto invece da una persona di rango così basso da suonare come un'umiliazione voluta, tanto che i baroni lo presero «per malo augurio».

A costruire la regia dell'evento furono le competenze antiquarie degli intellettuali di corte, Antonio Beccadelli detto il Panormita e Lorenzo Valla, che attinsero alla storia antica e alla letteratura classica per celebrare la figura del sovrano.

Le sette Virtù a cavallo e il discorso di Cesare

La parte più elaborata la organizzarono i Fiorentini. Il corteo era preceduto da una cavalcata di giovinetti, seguiti dai carri allegorici: prima la Fortuna, poi le sette Virtù a cavallo. La Speranza portava la corona, la Fede il calice, la Carità un bambino nudo, la Fortezza una colonna di marmo in mano, la Temperanza mesceva acqua e vino, la Prudenza teneva lo specchio e il serpente, e la Giustizia veniva sotto un baldacchino.

Seguiva un carro con Cesare posto su un globo, armato e coronato d'alloro, che fece un discorso: esortava il Re a seguire sempre le virtù, come aveva fatto fino ad allora, e a non fidarsi della Fortuna.

Gli spagnoli, gli arabi e la torre dei Catalani

I Catalani portarono altre due rappresentazioni. La prima era una lotta fra spagnoli e arabi. La seconda era una torre, il cui ingresso era custodito da un angelo e sulla quale stavano la Magnificenza, la Costanza, la Clemenza e la Liberalità.

Anche qui l'Angelo e le Virtù rivolsero dei versi al Sovrano: «Eccelso Re, o Cesare novello, / Giustizia con Fortezza e Temperanza, / Prudentia, Fede, Carità e Speranza, / ti farà trionfar sopr'ogni bello». E l'avvertimento tornava lo stesso del discorso di Cesare: «E la Ventura, che ti porge il crino, / no ti dar tutto a lei, ch'ell'è fallace».

L'arco di marmo che racconta quel giorno

La storia di quel giorno si può leggere ancora oggi sull'arco trionfale marmoreo che si trova all'ingresso del Castel Nuovo, il castello che a Napoli chiamano Maschio Angioino. Fu eretto in più fasi dal 1452 per volere di Alfonso, con l'intento di celebrare la conquista di Napoli e di iniziare il rinnovamento architettonico dell'antica fortezza angioina.

L'arco è il monumentale ingresso alla nuova sede del sovrano, e rappresenta il contributo di Napoli al Rinascimento italiano, soprattutto nel campo della scultura: emula la gloria degli imperatori romani, ispirandosi alle antiche tipologie della porta urbana e dell'arco trionfale dell'architettura romana. Il fregio collocato a coronamento dell'arco di passaggio inferiore raffigurava l'entrata del re in città alla maniera degli antichi imperatori, sopra il suo carro, con un riferimento anche alla porta di Federico II a Capua, del 1240. Nel rilievo del fregio centrale Alfonso è raffigurato come un imperatore, seduto sul carro condotto dalla Fortuna e circondato dai dignitari della sua corte.

Della giornata restano otto cronache in prosa o in versi e le rappresentazioni scolpite o dipinte, fra cui una tavola che mostra con ricchezza di dettagli lo svolgimento della cerimonia: probabilmente faceva parte di un cassone nuziale fiorentino.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Corteo Storico di Alfonso d'Aragona, a Napoli, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Napoli Piazza Amedeo si trova a 2,1 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Arenella - Zona Ospedaliera dista 3,7 chilometri, cioè 7 minuti di strada.

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