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Corteo Storico della Real Colonia di San Leucio a Caserta 2027 - Il giorno in cui si aprono i cancelli ai forestieri
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
Il Corteo Storico della Real Colonia di San Leucio si tiene a Caserta, in Campania, nel borgo di San Leucio, fra giugno e luglio, la domenica precedente il primo luglio, e rievoca «il periodo di maggior splendore della Colonia», dal 1789 al 1805. «Uno dei momenti più solenni» è quello in cui si aprono i cancelli del recinto dei setaioli, e le parole sono quelle di una pergamena letta a voce alta dai balconi: «si aprono i cancelli, fedeli custodi di leggi illuminate e degli arcani segreti del tessere, mentre il Re si confonde tra la sua gente; agli esteri quest'oggi è dato di entrare liberamente nel geloso recinto dei setaioli e sentirsi abitatori della Real Colonia che tutti dicono città ideale».
Una colonia nata da un lutto
All'origine di tutto c'è la morte di un bambino. «La Colonia nasce, infatti, a causa di un evento tragico: il figlio di Ferdinando IV, Carlo Tito, all'età di soli tre anni, muore di vaiolo nel casino di caccia che il re si era fatto costruire nei pressi di Vaccheria, area limitrofa a San Leucio».
Ferdinando IV «decide quindi di spostarsi e di costruire un'ulteriore dimora che però fungesse anche da opificio di produzione della seta». Fece arrivare imprese dal settentrione e, «col rapido crescere della colonia, costruì le abitazioni per i lavoratori e istituì una serie di servizi tra cui una scuola per i bambini, una parrocchia, un monte dei pegni». Il corteo rievoca «il periodo di maggior splendore della Colonia», e precisamente gli anni «dal 1789 al 1805».
Un codice che parlava di case, scuole e uguaglianza
«L'elemento principale attorno cui ruota l'evento è il Codice Leuciano: una raccolta di leggi promulgata nel 1789 e voluta fortemente dalla regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena e da re Ferdinando IV di Borbone». La scheda ministeriale lo giudica «piuttosto avanzato rispetto ai codici dell'epoca su molti fronti: l'uguaglianza di genere, l'assistenza sociale, il diritto alla casa e all'istruzione, il lavoro e l'assistenza sanitaria», e considera lo Statuto, redatto da Antonio Planelli, «uno dei vertici del despotismo illuminato del regno di Ferdinando IV di Borbone».
L'Abito leuciano, disegnato «coi suggerimenti dello stesso Ferdinando IV», «era piuttosto simile tra uomo e donna, a sottolineare l'uguaglianza di genere promossa dall'esperimento di San Leucio e del suo Codice». Per entrambi la giacca verde oliva e il panciotto; la donna aggiunge la gonna e un cappello a falda larga con due piume, l'uomo i pantaloni bianchi e un cappello più piccolo con una sola piuma. E su tutti e due i copricapi c'è la stessa lettera: «entrambi i copricapi riportano la "F" del re Ferdinando».
Ogni figura del corteo è un'istituzione
«I personaggi qui elencati, storici o fittizi, hanno lo scopo di rappresentare la complessità della società civile della Colonia alla fine del XVIII secolo».
Ci sono i «Seniori», cioè «i cinque magistrati del popolo eletti per un anno tramite votazione segreta dei capifamiglia». Ci sono sei contadini con la Cassa di Carità, «istituita dal Codice per i lavoratori "non istato di potersi lucrare il pane"». Ci sono gli allievi e le allieve della Scuola Normale, «la scuola interna alla Colonia che garantiva ai figli delle famiglie operaie l'istruzione». E ci sono i dipendenti della Fabbrica della Seta, dieci o dodici in tutto, «che portano grandi drappi di seta pregiata».
C'è anche chi ha costruito il posto: l'architetto Collecini (1723-1804), «allievo di Luigi Vanvitelli», che «dopo la morte di Vanvitelli, avvenuta nel 1773, ereditò diversi suoi progetti tra cui il prosieguo della Real Colonia», e che nel corteo «tiene in mano un grande compasso». Chiudono il Re e la Regina con la corte.
«Ciascun gruppo è preceduto da una fanciulla o da un fanciullo in abiti leuciani recante in mano un cartello con il nome del personaggio storico o del gruppo che presenta».
Dal Belvedere alle due fontane
Si parte dall'ampio piazzale del Belvedere, dove «al centro campeggia la statua di Re Ferdinando IV»: il corteo si dispone lungo i lati, poi il rullo dei tamburi e lo squillo delle trombe aprono i cancelli del piazzale. All'inizio della salita «un banditore, da un balcone di una ex casa operaia, declama alcuni articoli del Codice leuciano» e riassume la storia del borgo.
Davanti alla chiesa di San Ferdinando Re due banditori «declamano le "delizie" di Caserta — le migliori architetture cittadine, tra cui la Reggia e la Real Colonia — nell'italiano dell'epoca», con un testo preso da un volume di Ferdinando Patturelli del 1826. Poi si scende per via del Setificio e via Vaccheria fino alle due fontane di via Antonio Planelli, dove «due pretendenti si sfidano in una serenata a botta e risposta, chiedendo la mano dell'amata che si trova sul balcone».
È lì, a pochi metri dalla porta, che l'Amministratore consegna la pergamena a uno dei Seniori e i banditori la leggono dai balconi dei due quartieri gemelli, San Carlo e San Ferdinando. Ad aprire materialmente i cancelli è l'architetto Collecini, «con la chiave consegnatagli su un cuscino da un paggetto», mentre l'orchestra suona l'Inno del Re di Giovanni Paisiello, del 1787 — a seconda delle edizioni nella versione originale, solo strumentale, o in quella con il testo scritto negli anni Cinquanta. Sul piazzale, intanto, si suonano musiche del Settecento, «prevalentemente Vivaldi e Paisiello».
La coperta di seta che si agita in aria
Le «Popolane in festa» ballano tammurriate, tarantelle e «la danza della coperta», una tarantella composta apposta per l'evento, «in cui le danzatrici fanno volteggiare una coperta di seta sanleuciana». E in chiusura, all'Atrio Inferiore della parrocchia, «alcune giovani contadine ballano la tarantella agitando nell'aria una coperta di seta per comunicare che la raccolta del grano ha dato buoni frutti».
Tre domeniche di fila, e le pallottole
Il Corteo non è un evento isolato: fa parte di una sequenza di tre. «La Processione di Maria Santissima delle Grazie viene svolta il primo luglio, il Corteo Storico la domenica precedente e la Sagra il fine settimana precedente ancora», mentre la festa patronale cade il 2 luglio. A organizzarle è «un gruppo contiguo di persone» fra l'Associazione Corteo Storico, la Pro Loco San Leucio e la parrocchia.
La Sagra è quella delle Pallottole, «una pietanza tipica di San Leucio proveniente dalla cucina popolare, realizzata con patate, uova, basilico e pecorino romano», e in alcune varianti anche mortadella. Secondo «le testimonianze orali tramandate a San Leucio», pare sia stata preparata per la prima volta nel 1805, in occasione dell'inaugurazione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Vaccheria, mentre altre testimonianze orali affermano che fosse già in uso fra le massaie del posto.
Il Corteo si svolge dal 1976, nato da un'idea dell'allora parroco della chiesa di San Ferdinando Re «con l'appoggio della comunità giovanile che allora frequentava l'ambiente parrocchiale», e oggi rientra nel progetto di mappatura delle rievocazioni storiche condotto dall'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Caserta per il Corteo Storico della Real Colonia di San Leucio non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Caserta è a 1,6 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Caserta Ospedale: da lì bastano 4 minuti di guida (2,2 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Presepe Vivente del '700 Napoletano a Caserta — dicembre
- La Giostra a Castello del Matese — agosto
- Rievocazione della Battaglia del Volturno a Santa Maria Capua… — ottobre